mercoledì 25 settembre 2013


Vita breve per l'isola nata dal terremoto in Pakistan


E' destinata d una vita breve e a scomparire in poche settimane, la piccola isola generata dal violento terremoto che il 24 settembre ha colpito il Pakistan. Ne sono convinti i sismologi, che escludono comunque un legame diretto fra il terremoto e l'affiorare dell'isolotto a forma di mezzaluna, lungo circa 200 metri, largo 100 e alto una ventina di metri. 
''Si esclude che l'isola sia nata dalla deformazione causata dalla faglia a causa della grande distanza, di circa 500 chilometri'', osserva il sismologo Gianluca Valensise, dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). ''Piuttosto - aggiunge - potrebbe essere un effetto indiretto del terremoto''. Quest'ultimo potrebbe avere generato pressioni elevate che avrebbero causato la liquefazione dei sedimenti sottomarini, che potrebbero essere emersi in superficie attraverso una frattura. Il fondale, poco profondo in quel punto, avrebbe fatto il resto.
 
Per i sismologi del Servizio di sorveglianza geologica degli Stati Uniti (Usgs) potrebbe essere un grande vulcano di fango, paragonabile a quelli, molto più piccoli, portati in superficie dal terremoto in Emilia Romagna del 2012. ''Sono fenomeni piuttosto simili, anche se su scala molto diversa'', osserva Valensise. Isole effimere generate dallo stesso meccanismo sono nate anche in passato, come quelle generate nel 1945 e nel 2001 dal terremoto di Makran, scomparse nell'arco di un anno. Vulcani di fango si sono formati inoltre nell'Azerbaijan nel 1902, in Mongolia nel 1957 e nel 2006), a Sumatra nel 2004.
 
Intanto, per studiare meglio il fenomeno, gli esperti sono in attesa delle prime immagini dell'isola prese dai satelliti, mentre i curiosi di tutto il mondo stanno già inviando dei tweet agli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale nei quali chiedono se hanno già le prime foto dell'isola.


www.ansa.it

Natura meravigliosa

L’homo Sapiens attraversava lo stretto di Messina


Ventimila anni fa il Ponte sullo Stretto di Messina non sarebbe servito.
 Una sella di roccia, prima sommersa nelle acque fra Scilla e Cariddi, emerse in quel periodo, consentendo finalmente il passaggio dell’Homo Sapiens dal continente in Sicilia. 
Una occasione unica per il nostro antenato che con le sue fragili piroghe non avrebbe potuto attraversare quel tratto di mare in cui le correnti, all’epoca, erano ben quattro volte più violente di oggi.
 A scoprirlo e’ stato un team internazionale di scienziati coordinati dall’Enea che hanno presentato i risultati della ricerca a Roma.

 Con l’emersione di un ponte continentale fra l’Europa e la Sicilia, “in un periodo compreso tra 27mila e 17mila anni fa, si può ora spiegare come mai la migrazione sulle coste siciliane di Homo Sapiens e di alcuni grandi mammiferi con poca capacità a nuotare, sia avvenuta con ritardo rispetto all’Europa” ha affermato Fabrizio Antoniolo, geomorfologo dell’Enea nel presentare la ricerca.
 Lo studio, durato due anni, ha impegnato, con l’Enea, ricercatori del Max Planck Institute, dell’Australian National University di Canberra, e di numerose istituzioni scientifiche italiane fra cui Cnr, Ispra, e le Universita’ Palermo, Roma La Sapienza, Napoli, Messina, e Trieste. 

 I risultati della ricerca multidisciplinare documentano come, nel corso dell’ultima glaciazione, il mare, in quel tratto fra la Calabria e la Sicilia, si sia abbassato fino a creare un ponte. ”La sella sommersa nello Stretto di Messina, che oggi si trova ad una profondità di 81 metri sul livello del mare, ha costituito per l’Homo Sapiens l’unica possibilità di collegamento tra l’Italia peninsulare e la Sicilia” ha detto ancora Antonioli nel corso della conferenza cui hanno preso parte anche il responsabile dell’Unita’ Tecnica Modellistica Energetica Ambientale dell’Enea, Vincenzo Artale, l’oceanografo dell’Enea Gian Maria Sannino, il geologo marino de La Sapienza di Roma, Francesco Latino Chiocci, e la paleontologa de La Sapienza Maria Rita Palombo.

 Secondo i ricercatori, inoltre, questo passaggio naturale fra la Sicilia e la Calabria ha fatto arrivare sull’Isola anche mammiferi oggi scomparsi come l’Equus hydruntinus, i cui resti risalenti a circa 22 mila anni fa, sono stati rinvenuti dagli scienziati nella grotta di San Teodoro, nei pressi di Messina. 
“La presenza di forti correnti, valutate fino a 16 nodi, nel braccio di mare che separa per circa 4 chilometri la punta meridionale della Calabria dalla Sicilia rende inverosimile -hanno detto i ricercatori- ogni ipotesi che il nostro antenato Homo Sapiens abbia potuto traversare a nuoto e con barche rudimentali questo tratto“.
 Per arrivare a queste conclusioni, gli scienziati si sono serviti del calcolo delle variazioni del livello del mare e dell’analisi integrata dei dati più recenti raccolti in differenti discipline come la geologia marina, la tettonica, la geofisica, la modellistica oceanografica, la paleontologia e l’antropologia. “Con questo studio molti dei nostri ricercatori hanno tradotto competenze sul nucleare, sul clima o sull’energia in conoscenza in settori differenti della scienza” ha detto il Commissario dell’Enea, Giovanni Lelli 

Fonte: http://www.adnkronos.com

Un Email dall' aldilà

Una coppia decide di passare le ferie in una spiaggia dei Caraibi, nello stesso hotel dove passarono la luna di miele 20 anni prima. Però per problemi di lavoro, la moglie non può accompagnare subito il marito: l'avrebbe raggiunto alcuni giorni dopo.
Quando l'uomo arriva, entra nella camera dell'hotel e vede che c'è un computer con l'accesso ad Internet.
Decide allora di inviare una e-mail a sua moglie, ma sbaglia una lettera dell'indirizzo e, senza accorgersene, la manda ad un altro indirizzo.
La e-mail viene ricevuta da una vedova che stava rientrando dal funerale di suo marito e che decide di controllare i messaggi ricevuti.
Suo figlio, rientrando a casa poco dopo, trova sua madre svenuta davanti al computer e sul monitor legge l'e-mail: 'Cara sposa, sono arrivato.
Tutto bene. Probabilmente ti sorprenderai di ricevere mie notizie per e-mail, ma adesso anche qui hanno il computer ed è possibile inviare messaggi alle persone care.
Appena arrivato mi sono assicurato che fosse tutto a posto anche per te quando arriverai venerdì prossimo...
Ho molto desiderio di rivederti e spero che il tuo viaggio sia tranquillo, come lo è stato il mio...
N.B. Non portare molti vestiti, perchè qui fa un caldo infernale!!!' 

Tratto da Permalink

Le grotte di Ajanta in India



Le grotte di Ajanta in India sono circa 300 monumenti buddisti rupestri che risalgono al 2 ° secolo aC 
Le grotte comprendono dipinti e sculture descritte dal governo Survey of India come "i migliori esempi superstiti di arte indiana, in particolare le pitture che sono capolavori di arte buddista religiosa ,con figure di Buddha e raffigurazioni di dei Jataka

Le grotte sono state costruite in due fasi a partire dal 2 ° secolo aC, il secondo gruppo di grotte costruito intorno 400-650 d.C secondo i racconti più antichi Il sito è un monumento protetto a cura del Survey of India, e dal 1983, le grotte di Ajanta sono un patrimonio mondiale dell'UNESCO .

Le grotte si trovano nello stato indiano del Maharashtra, vicino Jalgaon e appena fuori dal villaggio di Ajinṭhā 
Le grotte di Ajanta sono tagliatie sul fianco di una scogliera che si trova sul lato sud di una gola a forma di U sul piccolo fiume Waghora , un percorso moderno attraversa la rupe originariamente si raggiungeva tramite scale dal lato del fiume con uno strapiombo dai 35 ai 110 metri L'area è stata precedentemente ricca di foreste, e dopo che il sito ha cessato di essere utilizzato le grotte sono state coperte dalla giungla e riscoperto casualmente nel 1819 da un ufficiale britannico su una battuta di caccia.
Sono edifici monastici,  o collegi.


Le grotte sono numerate da 1 a 28 in base al loro posto lungo il percorso, a partire all'ingresso.
Diverse sono incompiute e alcune appena iniziate gli altri sono piccoli santuari, incluse nella numerazione tradizionale Inoltre intorno alla gola sono un certo numero di cascate, che quando il fiume è alto sono udibili al di fuori delle grotte.
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