martedì 16 luglio 2019

La statua dell’aquila più grande del mondo nata da una leggenda


Rajiv Anchal riporta in vita un vecchio mito che i residenti del villaggio di Chadayamangalam nel distretto di Kollam, nel Kerala, raccontano da sempre alle generazioni successive e che ora possono vedere materializzato nella pietra.


La storia fa parte del Ramayana (Rāmāyaṇa), un testo sacro e uno dei più grandi poemi epici dell’induismo. 
 Vi si racconta che un’aquila gigante, Jatayu cadde proprio su quell’altura mentre combatteva contro Ravana, per difendere la dea indù Sita.

 La leggenda narra che Jatayu cercò di salvare Sita rapita da Ravana mentre questi si stava dirigendo a Lanka. 

La gigantesca aquila combatté valorosamente con Ravana, ma essendo molto vecchio, Ravana riuscì ad avere la meglio su di lui. 

Rama mentre cercava con il fratello Lakshmana, la sua sposa rapita Sita si imbatterono nel vecchio Jatayu colpito e morente che li informa della lotta tra lui e Ravana e dice loro che il rapitore si era diretto a Sud. 


Da un anno, una gigantesca aquila accasciata sul dorso svetta sulla cima del Jatayupara, sovrastando le verdi distese del Chadayamangalam.


 I lavori sono iniziati nel 2011 e gli operai che hanno affiancato l'artista nel progetto ci hanno messo due anni a scoprire che si trattava di un'aquila.

La sagoma è stata realizzata in calcestruzzo, ad eccezione degli artigli, che sono in acciaio inossidabile. Materiali che dovrebbero durare nel tempo.


Ma quest'incredibile opera non è solo una scultura: è parte integrante di un edificio di cinque piani che ospita al suo interno un museo e un teatro multidimensionale dedicati all'epica battaglia tra Jatayu e Ravana.




Per Anchal non è solo un progetto turistico. 
«C'è stato un tempo in cui l'uomo e la natura vivevano in armonia e Jatayu è un simbolo di quel tempo».

 Ecco perché il suo obiettivo è sempre stato «proteggere la roccia e preservare la natura circostante. 
Nulla domina la roccia poiché tutta la costruzione, compresa la scultura, è strutturata per sembrare una parte integrante del paesaggio».
 Come se quell'aquila fosse sempre stata lì, dalla notte dei tempi.

 Fonti: lastampa

          caffebook.it
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