venerdì 2 ottobre 2015

I nuovi tesori sommersi di Antikythera


A più di 100 anni dal ritrovamento del relitto di Antikythera, la nave romana affondata nel 65 a.C. al largo dell'isola dell'Egeo continua a riservare sorprese. 
Un'equipe di archeologi marini della Woods Hole Oceanographic Institution ha recentemente portato alla luce più di 50 nuovi manufatti rimasti sul fondale, tra cui un flauto osseo, una pedina di un'antica scacchiera, raffinate ceramiche e un bracciolo forse appartenuto a un trono di bronzo.


«Il relitto è tutt'altro che "esaurito"», ha dichiarato il co-direttore della spedizione Brendan Foley.
 «Ogni singola immersione regala favolose scoperte, e rivela come viveva "l'1%" della popolazione ai tempi di Cesare.»

 Il valore del carico finora rinvenuto nella nave - statue di marmo e di bronzo, raffinata cristalleria e il celebre meccanismo di Antikythera, considerato il primo "computer" della Storia - fa pensare che i proprietari conducessero una vita opulenta e che parte delle ricchezze trasportate sia stata saccheggiata. 
 I primi veri scavi sistematici nel relitto erano iniziati nel 2014, ma le avverse condizioni climatiche avevano limitato le finestre utili per le immersioni a soli 4 giorni.


La spedizione di quest'anno, realizzata tra agosto e settembre, ha previsto nel sito ben 40 ore di lavoro: l'equipaggio (10 esperti subacquei di cui 4 archeologi) conosceva bene lo scavo, un'area di 40 x 50 metri fino a 55 m di profondità, grazie alle mappe 3D del relitto realizzate nei mesi scorsi da robot sottomarini. 

Un sottomarino a comando remoto (ROV) ha seguito e filmato tutte le 61 immersioni e ha tenuto i contatti con l'equipaggio di superficie. 
Scansioni 3D dei reperti sono state eseguite sia prima della rimozione dalla nave, sia sui manufatti riportati in superficie. 

 Gli archeologi stanno ora conducendo analisi specifiche sui reperti: lo studio del DNA ritrovato in antiche anfore di ceramica, per esempio, ha rivelato la presenza di cibi, bevande, medicine e profumi di 2000 anni fa.

 L'anali isotopica degli oggetti in piombo ritrovati nel sito, come parti della prua e del rivestimento dello scafo, dovrebbe invece chiarire da dove fu estratto il metallo, e suggerire il porto di provenienza della nave.


«Questi artefatti testimoniano lo stile di vita di una nuova élite emergente tra Roma e la Grecia, con una enorme ricchezza distribuita tra molte persone come mai era accaduto prima di allora», spiega Foley. 
«Crediamo ci siano almeno altre sei statue in bronzo di eroi e divinità a grandezza umana all'interno del relitto», che si sommano alle 36 statue di marmo di eroi mitologici e ai resti ossei dell'equipaggio della nave venuti alla luce durante le prime immersioni, nel 1900.

 Fonte: focus.it
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