venerdì 26 febbraio 2016

La parola “petaloso” in un libro del 1693: ecco perchè non è un neologismo


Il piccolo Matteo ha coniato un termine che oltre ad essere apprezzato dall’Accademia della Crusca, è diventato il tormentone del web, dei media e persino della politica, in pochissime ore. “Petaloso“, ormai, è un aggettivo che ci ritroviamo davanti agli occhi ogni qual volta accediamo a Facebook o accendiamo la televisione.
 C’è chi ne parla bene e chi ne parla male, ma questa è prerogativa di ogni novità che si rispetti: le opinioni in merito sono sempre controverse.
 Peccato solo che non si tratti affatto di una novità. E già, perché quello che il piccolo Matteo non poteva sapere, data la sua tenera età, e nemmeno noi adulti potevamo sapere, data la nostra tenera età, è che “petaloso” è già stato utilizzato oltre tre secoli fa. 

La segnalazione in merito, neanche a dirlo, è arrivata da un altro social, Twitter, da parte di Victor Rafael Veronesi, un 30enne appassionato di arte e storia.
 Ad utilizzare per primo il termine, tra l’altro per errore, nel lontano 1693, pare sia stato tale James Petiver, botanico e farmacista.
 Lo inserì in un libro in cui definì “petaloso” il fiore del peperoncino, ovvero la pimenta. 
Il testo, il Centuriae Decem Rariora Naturae, è un trattato di specie animali, vegetali e fossili, nel quale sono stati utilizzati termini sia latini che italiani.
 La parola “petaloso” fu scritta per sbaglio, dato che il suo autore era erroneamente convinto che fosse un termine latino, per la precisione un ablativo.
 E già ai tempi era stato accusato, dai suoi colleghi, di non conoscere la lingua in questione.


Anche Matteo, che ha solo 8 anni, era convinto che in italiano la parola “petaloso” esistesse, ma nel suo caso non si può parlare di errore. 
L’aggettivo è il risultato dell’interpretazione che il bambino ha dato ad un insieme di sensazioni, altrimenti non descrivibili con un unico termine.
 Un plauso dunque al piccolo di Ferrara, che ci ricorda, nell’epoca dei tag, degli hashtag, dei like, dei “bannare”, dei link e di tutti quei termini che di italiano hanno ben poco, quanto sia in realtà meravigliosa la nostra lingua. 
Una tra le più difficili, ma allo stesso tempo affascinanti, al mondo.

 Fonte: meteoweb.eu
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