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martedì 26 marzo 2013

Ora tocca all'Ungheria - Il colabrodo Europa

Ungheria, mercati in allarme per il golpe bianco di Orban.
Il Parlamento Ungherese ha votato ieri la modifica della Costituzione compiendo, di fatto, un GOLPE BIANCO.
Tutto questo avviene nel silenzio dell'Unione Europea e dei paesi membri. L'Europa deve intervenire immediatamente, levando forte la propria voce e prendendo provvedimenti immediati.
Non vogliamo pensare che se succedesse in Italia, noi verremmo abbandonati!

Queste sono le riforme in sintesi:
1- LIMITAZIONE DELLA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE.
L'esecutivo ha diritto di limitare la libertà d'espressione.
La formulazione è abbastanza vaga da aprire spazio a pericolosi abusi.
Si autorizzano questi super poteri in nome della difesa "della dignità della Nazione, dello Stato e della persona", oltre che vietare i "discorsi di odio".
2-SVUOTAMENTO DEI POTERI DELLA CORTE COSTITUZIONALE.
La Corte costituzionale non potrà più sollevare obiezioni di sostanza ma solo di forma su emendamenti alla Costituzione, e decadono le sue decisioni precedenti il gennaio 2012, cioè soprattutto ricusazioni di leggi liberticide su stampa o giustizia o scuola volute da Orbàn.
3- DISCRIMINAZIONI RELIGIOSE. Non tutte le religioni saranno riconosciute come tali a pari dignità, bensì soltanto quelle definite come tali dalle recenti leggi del governo.
4- DISCRIMINAZIONI DI GENERE.La famiglia riconosciuta dallo Stato è solo l'unione ufficializzata da matrimonio di una coppia eterosessuale che si sposa al fine di fare figli.
Nessun altro tipo di unione avrà pari dignità con la famiglia sposata etero che vuole prole.
5- LIMITAZIONE DELLA LIBERTÀ POLITICA. Il vecchio partito comunista del passato (che nel 1988-89 divenne Partito socialista e attualmente è divenuto una forza politica affiliata ai socialisti europei come Pd o Spd o il ps francese o il New labour) è definito nella costituzione "associazione criminale", quindi di fatto processi politici diverranno possibili.
Il governo nazional populista ha riscritto la Costituzione e ha avviato una politica economica che sembra allontanare sempre di più il Paese dall'Europa. Budapest è in recessione da quattro trimestri, ma intanto il premier adombra una parziale statalizzazione del sistema bancario, costringendo il presidente della banca centrale ad una precisazione per rassicurare gli interlocutori internazionali.


di ANDREA TARQUINI
Dall'Ungheria nuova sfida all'Europa Banca Intesa sta valutando di ridurre la propria presenza in Ungheria, anche in modo aggressivo, perché la perdita registrata nel Paese pari a 279 milioni “si è trasformata in una specie di incubo”. Lo ha detto pochi giorni fa il ceo dell’istituto di credito italiano, Enrico Cucchiani.
E il suo giudizio è solo un esempio, è sintomatico di come i mercati guardano alla situazione creata a Budapest dall'esecutivo nazionalpopulista ed euroscettico del premier-autocrate Viktor Orbàn.
Il recente golpe bianco del partito di governo (Fidesz), con la riscrittura autoritaria della Costituzione, s’inserisce nel quadro di tendenza generale: i mercati sembrano bocciare Orbàn, la sua politica economica, la sua Weltanschauung.
I dati fondamentali già la dicono lunga.
Il rating dell’Ungheria l’anno scorso è stato abbassato da Moody’s a BB+, praticamente quasi livello spazzatura.
La disoccupazione è all’11,20%.
Il debito pubblico totale si mantiene attorno all’80%, ma il disavanzo è ancora alto, secondo Bruxelles al 3,4%.
Cifra contestata dal premier che parla di un 3% scarso e dice che “quelli a Bruxelles non sanno mai fare i conti giusti”.
Comunque Budapest rischia la procedura di deficit eccessivo.
I dati sul prodotto interno lordo sono allarmanti: l’economia è in recessione da ormai quattro trimestri, il Pil è caduto del 2,7% rispetto a un anno fa.
La produzione agricola è crollata, scendendo del 26,4%,
Quella industriale è diminuita del 3,8%, l’edilizia ha subito una flessione del 6,1%.

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