mercoledì 22 ottobre 2014
Qui nascerà un oceano
Alcuni anni or sono si scoprì in Etiopia un luogo davvero unico sul nostro pianeta: una gigantesca frattura in una remota area desertica dove "un nuovo oceano sta letteralmente prendendo forma".
Si trattava di una fessura lunga 60 metri e larga 4 m, che si era aperta tra settembre 2004 e i primi mesi del 2005 nel deserto dell'Afar, a 990 km a nord est della capitale Addis Abeba.
La frattura è poi diventata via via sempre più lunga e larga.
"Questa fessura è l'inizio dell'apertura di un nuovo mare che tra pochi milioni di anni si formerà tra l'Africa occidentale e la nuova isola, la quale si muoverà verso l'Oceano Indiano", aveva spiegato Dereje Ayalew, dell'Università di Adis Abeba, che guidò il gruppo di geofisici in quella affascinante ricerca.
"A nessun uomo era mai capitato di studiare la nascita di un nuovo oceano. Fino ad oggi infatti, conosciamo quelli che si sono già formati, ma mai avevamo avuto modo di osservarne uno nella sua fase primordiale", disse Ayalew.
Ora ricercatori della Missouri University of Science and Technology hanno scoperto che già 1,8 milioni di anni fa del magma si era introdotto nella crosta terrestre precedendo di molto tempo la nascita delle prime spaccature che si stanno manifestando ai nostri giorni.
Interessante è un elemento che i ricercatori hanno scoperto. “Il ferro presente nelle rocce di quei filoni si è indirizzato secondo il campo magnetico che vi era a quel tempo e che risultava avere il Polo Nord dove oggi c’è il Polo Sud”, ha detto David Brideg che ha guidato l’attuale ricerca.
Tratto da : focus.it
L’Egitto costruisce il nuovo Canale di Suez: cattive notizie in arrivo per il Mediterraneo
L’Egypt state information service ha informato ufficialmente che «il primo ministro Ibrahim Mahlab ha assistito alla firma degli accordi tra la Suez Canal Authority e delle companies mondiali di dragaggio. Il capo dell’ Authority del Canale di Suez, Mohab Mamich, ha firmato questi accordi con i rappresentanti delle compagnie mondiali di dragaggio». Si tratta di 6 companies che hanno formato il consorzio “Challenge Coalition”: National Marine Dredging Company degli Emirati arabi uniti; le olandesi Royal Boskalis Westminster e Van Oord, both; i gruppi belgi Jan de Nul e Deme Group; le statunitensi Great Lakes Dredge e Dock Company.
Chiamato il Canale di Suez Axis, il nuovo progetto sarà lungo 72 Km, con 37 Km di scavo all’asciutto e 35 Km di espansione e approfondimento del canale di Suez esistente.
Mamich ha detto all’agenzia ufficiale del governo egiziano che «il progetto per la costruzione del nuovo Canale di Suez è sotto il controllo della Suez Canal Authority in cooperazione con le Forze Armate».
Tradotto vuol dire che i lavori sono controllati dall’esercito che d’altronde, ormai, dopo aver annichilito i fratelli Musulmani e messo a tacere le componenti più laiche e progressiste della “primavera araba”, controlla anche la vita politica dell’Egitto, quindi è difficile credere, vista la storia di corruzione e malversazioni delle Forze Armate egiziane durante il regime di Hosni Mubarak, credere che «i cartelli sono stati scelti con trasparenza», come assicura Mamich, anche perché il capo della Suez Canal Authority non ha fornito dettagli finanziari sui contratti.
Ma i mugugni non mancano nemmeno nell’Egitto “normalizzato”: il progetto del nuovo canale prevede l’esproprio di un’area di 76.000 Kmq intorno alla via d’acqua, per realizzarci un polo industriale e della logistica internazionale, per attirare più navi, almeno raddoppiare i transiti, e produrre reddito, ma le imprese egiziane lamentano l’ingombrante presenza dell’esercito come imprenditore, che annichilisce ogni possibilità di competere ad appalti e progetti.
Il nuovo canale verrà realizzato accanto a quello esistente, costruito 145 anni fa, e a settembre il governatore della banca centrale egiziana aveva detto che lo Stato si è dato l’obiettivo di finanziare il progetto con 8,5 miliardi dollari, attraverso l’emissione di certificati di investimento sul mercato nazionale.
L’Egitto spera che il nuovo canale entro il 2023 fornirà più del doppio dei ricavi, passando dagli attuali 5 miliardi di dollari a 13 miliardi di dollari.
Memish ha detto che i lavori inizieranno subito e che si prevede che il nuovo canale «Sarà completato entro agosto 2015», un obiettivo ambizioso fissato dal Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi in persona e il Capo Authority ha sottolineato che «Per completare questo lavoro entro un anno sarà necessario fare uso di macchinari di dragaggio enormi, macchinari da dragaggio internazionali, perché la quantità di dragaggio umido è molto grande». Gli ingegneri dell’esercito egiziano si erano portati avanti con i lavori: avevano cominciato a scavare nell’area già ad agosto, appena il governo rivelò l’esistenza del progetto di dragaggi di 6 zone per realizzare il nuvo Canbale di Suez, in 5 delle quali opererà la “Challenge Coalition”, in tutto verranno utilizzate almeno 36 draghe per rimuovere circa 250 milioni di m3 di materiale.
Pierre Catteau, del Deme Group, ha detto che «Per rispettare l’ambiziosa scadenza a del progetto, ci sarà una mobilitazione massiccia di attrezzature provenienti da tutto il mondo. Penso che siamo stati tutti sorpresi di quanto velocemente questo sia arrivato sul mercato, di quanto velocemente è stato assegnato e quanto velocemente verrà eseguito. Ma faremo ogni sforzo possibile per riuscirci»
Per il regime militare/civile egiziano il canale di Suez rappresenta una fonte vitale di valuta pregiata dopo il crollo del turismo e degli investimenti esteri provocati dalla rivoluzione del 2011 e poi dal colpo di Stato che ha messo fine al governo democraticamente eletto dei Fratelli Musulmani. Un colpo di Stato che è stato appoggiato e finanziato da molti dei Paesi occidentali e da Emirati arabi uniti, Arabia Saudita e Kuwait che hanno dato miliardi di dollari di aiuti all’ex capo dell’esercito Sisi e che il 1 ottobre presenziavano con i loro ambasciatori alla conferenza stampa di presentazione dell’appalto per il nuovo Canale di Suez. Tanto che William Murchison, di Great Lakes Dredge, ha commentato soddisfatto: «Gli aspetti tecnici del progetto sono semplici, ma la sfida è di scala e di tempi. In questo c’è un cosa fondamentale e buona: il finanziamento è a posto. I soldi ci sono. Abbiamo un datore di lavoro motivato».
Forse anche troppo motivato, visto che un team di 18 scienziati specializzati in ecosistemi marini qualche giorno prima della firma dell’appalto aveva pubblicato su Biological Invasions un preoccupato avvertimento (“Double Trouble”) sulle conseguenze ecologiche del piano del governo egiziano per il nuovo canale di Suez.
Gli scienziati hanno detto che si tratta di «una notizia inquietante» e che «è sicuro che il progetto avrà un vasto range di effetti, a livello locale e regionale del Mediterraneo, sia sulla diversità biologica che sui beni e servizi ecosistemici del Mediterraneo».
Già il vecchio Canale che collega il Mar Rosso al Mediterraneo ha reso sicuramente più facile spedire le merci asiatiche ed africane verso l’Europa, ma ha causato enormi problemi ambientali, soprattutto con la moltiplicazione delle specie aliene nel Mediterraneo.
La polemica è particolarmente forte in Israele, dove il quotidiano Haaretz ha rilanciato l’appello dei 18 scienziati di 12 Paesi diversi, che sottolineano come il problema sia destinato ad aumentare dato che un ulteriore riscaldamento degli oceani permetterà alle specie provenienti dall’Oceano Indiano di adattarsi ancora meglio nel Mar Mediterraneo.
Il corso d’acqua artificiale che collega il Mar Mediterraneo e Rosso è una delle fonti principali del paese di entrate in valuta estera, insieme al turismo e rimesse degli espatriati egiziani, ma gli scienziati sottolineano su Biological Invasions che «delle quasi 700 specie pluricellulari non autoctone attualmente riconosciute nel Mar Mediterraneo, una buona metà sono state introdotte attraverso il Canale di Suez dal 1869» e «influenzano negativamente lo stato di conservazione di specie ed habitat critici, così come la struttura e la funzione degli ecosistemi e la disponibilità di risorse naturali. Alcune specie sono nocive, tossiche o velenose e pongono chiare minacce per la salute umana».
Gli scienziati temono che l’invasione delle specie aliene possa solo crescere non appena il nuovo Canale di Suez entrerà in funzione: «Mentre il commercio e lo shipping globali sono di vitale importanza per la società, gli accordi internazionali esistenti riconoscono anche la necessità urgente di pratiche sostenibili che minimizzino gli impatti e le conseguenze a lungo termine indesiderate.
Non è troppo tardi per i firmatari della “Convenzione di Barcellona” e della Convention on Biological Diversity per onorare i loro obblighi e sollecitare una supervisione regionale, una valutazione di impatto ambientale di vasta portata (comprese le opzioni di gestione innovativa del rischio) che limiti, se non impedisca, una nuova ondata di invasioni nel XXI secolo attraverso il Canale di Suez di nuova generazione».
Ma il regime militare/civile egiziano, è il caso di dirlo, ha tirato dritto. E gli ambientalisti dicono che parlare di ambiente per i progetti è un lusso in Egitto, dove le violazioni dei diritti umani e la povertà sono in crescita e dove il governo promette un milione di posti di lavoro a Canale di Suez Axis realizzato.
L’impatto delle specie invasive è particolarmente sentito nel Mediterraneo orientale, in particolare al largo delle coste di Israele, Libano e Siria, dove, uno studio del 2012, quasi tutte le specie invasive sono arrivate attraverso il Canale.
Bella S. Galil, del National Institute of Oceanography di Israele, ha scoperto al largo di Israele 338 specie aliene, tre volte di più di quelle presenti nel mare della Francia continentale, sono stati trovati in mare al largo di Israele.
Pesci palla velenosi sono stati trovati lontanissimi da Suez, come in Italia.
Sciami di meduse velenose Rhopilema nomadica sono ormai diffuse dalla Tunisia al Levante, dove sono pizzicano i bagnanti e ingolfano le reti da pesca, mentre nel 2011 hanno addirittura ostruito il sistema di raffreddamento con acqua di mare di una centrale elettrica israeliana.
Nel Mar Rosso, le meduse causano qualche problema perché non hanno predatori naturali che le tengano sotto controllo; nel Mediterraneo, dove si nutrono di larve di pesci e crostacei, stanno perturbando la catena alimentare marina.
«E’ un gioco a somma zero» ha detto Galil. Noi non sappiamo in anticipo quello che sarà l’ultima goccia che farà traboccare il vaso. Ogni ambiente ha qualche riserva, ma sappiamo che la riserva nel Mediterraneo orientale è chiaramente molto scossa. Non sappiamo quali specie entreranno o quando, ma sappiamo che stanno arrivando».
Galil capisce che la dura realtà politica ed economica dell’Egitto rende difficile porre problemi come questi, ma sottolinea che il governo del Cairo dovrebbe prendere esempio dal Canale di Panama, dove gli ingegneri hanno creato un sistema di porte sia sul Pacifico che sull’Atlantico, che impediscono che le specie invasive passino attraverso le chiuse:
«Gli scienziati non sono contro la realtà della globalizzazione del commercio. Quello che chiediamo è del tutto accettabile».
http://www.greenreport.it
E’ tempo di…Litchi (Lychee). Cos’è, proprietà e come utilizzarlo in cucina
Il Litchi o Lychee,conosciuto anche come “ciliegia della Cina” (Litchi chinensis Sonn), è un frutto insolito e ricco di buone proprietà che inizia a farsi vedere proprio in questo periodo nei reparti ortofrutticoli dei nostri supermercati.
E’ un frutto esotico di origine cinese appartenente alla famiglia delle Sapindacee, ma che resiste bene anche nella zona mediterranea, infatti si trovano alcune coltivazioni in Sicilia e in Calabria.
Ha forma ovale ed è ricoperto da una buccia bitorzoluta non commestibile, verde quando acerbo e rossa quando maturo.
La polpa all’interno è lucida, succosa e di colore bianco, il sapore è molto delicato, ricorda la fragola e l’uva moscata.
All'interno si trova un grosso nocciolo simile a quello delle nespole.
Il momento migliore per gustare il Litchi è quando raggiunge il culmine della maturazione, infatti, se i frutti non sono ben maturi, risultano abbastanza insipidi.
Il Litchi è un frutto poco calorico (solo 55Kcal/100g) privo di grassi saturi e colesterolo ma ricco di fibra alimentare, ottimo dunque per coloro che devono tenere a bada il peso.
Contiene più vitamina C degli agrumi, infatti bastano nove piccoli frutti per soddisfare il bisogno giornaliero di un uomo; è digestivo, antinfiammatorio, ricco di potassio e magnesio, utili per rafforzare e rendere più tonico il cuore e l’apparato circolatorio.
Contiene inoltre un polifenolo dal forte potere antiossidante, l’Oligonolo, ottimo non solo per contrastare i radicali liberi ma anche il virus dell’influenza tanto che in commercio ci sono delle preparazioni che lo contengono.
Infine, recenti studi, attribuiscono a questo piccolo frutto la capacità di prevenire la gastrite.
L’ideale è acquistarlo in questo periodo in cui appunto è facile reperirlo fresco per poi apprezzarlo in gelati, macedonie, per preparare dei sorbetti o dei cocktail sfiziosi, aggiunto a spumante o rhum ma anche in ricette salate in abbinamento con lo zenzero.
In qualsiasi momento dell’anno altrimenti, potete contare su quelli in scatola e in tal caso, leggete bene le etichette poiché spesso, oltre ad acqua e zucchero, sono conservati con additivi come acido citrico e ascorbico ,ma soprattutto, fate attenzione al contenuto di Litchi che spesso non sono neanche il 50% del peso totale!
Al momento dell’acquisto, sceglietelo col guscio di un bel rosso acceso, privo di ammaccature e ben sodo.
Fresco si conserva a temperatura ambiente fino a due settimane e potete anche surgelarlo senza buccia, chiuso in sacchetto sigillato per consumarlo entro tre mesi circa.
Per eliminare la buccia con facilità potete incidere il guscio oppure metterlo a bollire per alcuni minuti e vedrete che verrà via subito!
Una curiosità: la Medicina Tradizionale Cinese considera il Litchi un frutto “caldo”, in grado di attivare il fuoco digestivo ed ecco perché in Cina viene servito a fine pasto per favorire appunto la digestione!
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martedì 21 ottobre 2014
Autunno, in Giappone è tempo di foglie d'acero...in tempura!
In Giappone sono considerate una vera e propria prelibatezza.
Si tratta delle foglie d'acero in tempura.
Si attende l'autunno per poter raccogliere le foglie che cadono e preparare questo snack descritto come davvero delizioso.
Spesso si dice che qualsiasi cibo diventa buono se viene fritto, ma avevate mai pensato di poter friggere delle foglie d'acero?
In alcune zone d'Italia si preparano le foglie di alloro e di salvia in pastella, una vera delizia, ma la tradizione di friggere le foglie d'acero nel nostro Paese sembra davvero sconosciuta.
Quando ci si ciba di erbe e foglie di piante spontanee si parla di fitoalimurgia.
Certo, bisogna saper riconoscere le piante prima di cibarsene, ma con le foglie d'acero, data la loro forma inconfondibile, non ci sono dubbi.
Al ristorante giapponese forse avrete assaggiato le alghe o le verdure in tempura.
Il principio per preparare le foglie d'acero in tempura è praticamente lo stesso.
All'estero la ricetta è nota coma Maple Tempura. Si prepara una pastella a base di acqua, farina e semi di sesamo, con aggiunta di un po' di zucchero se si vuole un risultato dolce.
Le foglie d'acero ricoperte di pastella si friggono in padella per una ventina di minuti, o comunque fino a doratura.
A quanto sembra le foglie d'acero di per sé non hanno un sapore particolare, per questo si cerca di preparare una pastella gustosa.
Pare che la preparazione delle foglie d'acero in tempura risalga a ben 1000 anni fa e che sia nata nella regione di Kansai, nel Giappone centro-meridionale.
A Kyoto e Osaka le foglie d'acero in tempura sono un piatto tipico e vengono vendute anche come snack e street food.
Marta Albè
Le stelle cadenti d'autunno : le Orionidi
Puntuali come ogni anno, questa sera tornano le Orionidi, le meteore più importanti dei mesi autunnali.
Originate dai resti della Cometa di Halley che periodicamente si scontrano con l'atmosfera terrestre, le stelle cadenti quest'anno saranno ben visibili, grazie all'assenza della luce lunare.
Il 23 ottobre infatti ci sarà il novilunio, condizione ottimale per l'osservazione del cielo visto che non ci sarà il disturbo della luna. E stasera, se le nuvole lasceranno intravedere qualche spicchio di cielo al Nord, sarà possibile ammirare le Orionidi.
Oggi 21 ottobre sarà il momento migliore per osservarle soprattutto dopo la mezzanotte quando la Costellazione di Orione, da cui hanno origine, inizierà ad essere più alta sopra l'orizzonte.
Ma ci sarà tempo fino all'alba per ammirarle. Poche ma intense.
Le stelle cadenti Orionidi non sono numerose – si parla di 25-30 meteore ogni ora - non solo questa notte ma anche le prossime, fino a giorno 23.
Per individuare il radiante, ossia il punto da cui sembrano originarsi, bisogna rivolgere lo sguardo verso est e cercare la Costellazione di Orione. A fornire un aiuto è la famosa “Cintura”, le tre stelle che tagliano a metà la costellazione, sovrastate da Betelgeuse, la decima stella più luminosa del cielo.
Un mese ricco di eventi. Le Orionidi non saranno l'unico spettacolo celeste di questa settimana.
Giovedì 23 ottobre dagli Usa, dal Canada, dal Pacifico e dalla parte orientale dell'Asia sarà possibile ammirare un'eclissi parziale di sole.
Purtroppo non sarà visibile dalle nostre latitudini ma l'oscuramento del sole potrà essere osservato sul web.
Francesca Mancuso
“Voglio toccare un cane”, in Malesia un evento contro il tabù
Un evento insolito, che ha riscosso un inaspettato successo: “I want to touch a dog” (letteralmente, “Voglio toccare un cane”), l’iniziativa partita da Facebook per promuovere la conoscenza e la familiarità dei musulmani con il mondo dei cani, ha portato oltre 800 persone al Central Park di Petaling Jaya, città della Malesia.
I fedeli curiosi di conoscere e vedere da vicino un cane, sono accorsi sul posto seguendo il codice di vestiario stabilito dagli organizzatori: giallo per gli arditi decisi ad accarezzare un cane, arancione per chi invece volesse solo guardarli e infine rosso per i possessori degli animali.
Ma come mai ci si raduna per “toccare un cane”?
L’Islam ha un rapporto piuttosto complesso con questo animale.
Se il Corano tollera che i cani siano tenuti come animali da caccia o da guardia, è invece proibito al fedele tenerli in casa.
Secondo la tradizione islamica infatti gli angeli non entrerebbero in una casa abitata da un cane.
Motivo per cui, spesso andando al di la di quanto prescritto dalla religione, molti fedeli musulmani nutrono una forte diffidenza nei confronti dei cani. Perciò gli organizzatori avevano preso tutte le precauzioni del caso per cercare di superare questa difficoltà di interazione : durante l’incontro sono state insegnate ad esempio le pratiche di purificazione prescritte dal Corano dopo il contatto con i cani, come il Sertu.
La pratica prevede di lavarsi con un mix di acqua e terra e poi per sei volte con dell’acqua.
Inoltre all’evento ha partecipato anche Ustaz Mohd Iqbal Parjin, insegnante di fede musulmana, che ha dato vita ad un dibattito e a letture religiose sul tema del rapporto con gli animali.
Presenti tantissimi bambini, una fonte di soddisfazione per gli organizzatori, il cui obiettivo era proprio quello di ridurre al diffidenza dei fedeli fin dall’età più piccola.
Eppure l’ evento, forse anche a causa del grande successo, ha sollevato forti polemiche.
Il Dipartimento dello Sviluppo Islamico del governo Malese ha infatti deciso di avviare un’inchiesta e non c’è più traccia dell’evento su Facebook.
Su Twitter però i partecipanti mostrano tutto il loro orgoglio nell’aver superato quello che per molti di loro era davvero un tabù.
Le caverne di smeraldo della Kamchatka
Kamchatcka, estremo nord orientale della Russia.
Con queste spettacolari immagini il fotografo Sergey Krasnoshchekov ci invita a scoprire alcune delle grotte di ghiaccio più suggestive al mondo.
I colori del soffitto ghiacciato variano dal verde smeraldo al rosso rubino, a seconda dei giochi di luce e della rifrazione dei raggi solari che filtrano dalla superficie.
Nonostante la penisola della Kamchatcka si trovi alla stessa latitudine della Gran Bretagna, da ottobre a maggio è interamente ricoperta da una spessa coltre di neve e ghiaccio.
Il clima è infatti determinato dai venti artici provenienti dalla Siberia, combinati alla fredda corrente marina Oya-Shio.
Le straordinarie forme che decorano i soffitti di queste caverne sono frutto dell'interazione tra l'erosione dell'acqua e il calore sviluppato dall'attività geotermica del sottosuolo.
Nella penisola sono infatti presenti oltre 160 vulcani, di cui 29 ancora attivi.
Da : http://www.focus.it/ambiente/natura
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