martedì 21 ottobre 2014

“Voglio toccare un cane”, in Malesia un evento contro il tabù


Un evento insolito, che ha riscosso un inaspettato successo: “I want to touch a dog” (letteralmente, “Voglio toccare un cane”), l’iniziativa partita da Facebook per promuovere la conoscenza e la familiarità dei musulmani con il mondo dei cani, ha portato oltre 800 persone al Central Park di Petaling Jaya, città della Malesia.

 I fedeli curiosi di conoscere e vedere da vicino un cane, sono accorsi sul posto seguendo il codice di vestiario stabilito dagli organizzatori: giallo per gli arditi decisi ad accarezzare un cane, arancione per chi invece volesse solo guardarli e infine rosso per i possessori degli animali.


Ma come mai ci si raduna per “toccare un cane”?

 L’Islam ha un rapporto piuttosto complesso con questo animale. 
Se il Corano tollera che i cani siano tenuti come animali da caccia o da guardia, è invece proibito al fedele tenerli in casa.
 Secondo la tradizione islamica infatti gli angeli non entrerebbero in una casa abitata da un cane.
 Motivo per cui, spesso andando al di la di quanto prescritto dalla religione, molti fedeli musulmani nutrono una forte diffidenza nei confronti dei cani. Perciò gli organizzatori avevano preso tutte le precauzioni del caso per cercare di superare questa difficoltà di interazione : durante l’incontro sono state insegnate ad esempio le pratiche di purificazione prescritte dal Corano dopo il contatto con i cani, come il Sertu.
 La pratica prevede di lavarsi con un mix di acqua e terra e poi per sei volte con dell’acqua.
 Inoltre all’evento ha partecipato anche Ustaz Mohd Iqbal Parjin, insegnante di fede musulmana, che ha dato vita ad un dibattito e a letture religiose sul tema del rapporto con gli animali.


Presenti tantissimi bambini, una fonte di soddisfazione per gli organizzatori, il cui obiettivo era proprio quello di ridurre al diffidenza dei fedeli fin dall’età più piccola.

 Eppure l’ evento, forse anche a causa del grande successo, ha sollevato forti polemiche.
 Il Dipartimento dello Sviluppo Islamico del governo Malese ha infatti deciso di avviare un’inchiesta e non c’è più traccia dell’evento su Facebook.
 Su Twitter però i partecipanti mostrano tutto il loro orgoglio nell’aver superato quello che per molti di loro era davvero un tabù.

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