giovedì 8 ottobre 2015

Ecco come è stata scoperta la frode di Volkswagen

Un team di ricercatori della West Virginia University ha messo in ginocchio il colosso delle auto con una semplice tecnica per raccogliere gli scarichi.



L'affaire Volkswagen (che abbiamo ampiamente raccontato nella nostra "guida") occupa le prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo.
Dopo le dimissioni del Ceo Martin Winterkorn decise ieri durante la riunione dei vertici della casa a Wolfsburg, è emerso quale sia stato il sistema utilizzato per smascherare uno dei peggiori scandali industriali di sempre.
IL TEAM DI RICERCA.
Il merito va a un team di cinque ricercatori della West Virginia University, che ha condotto le analisi sulle auto tedesche nel 2014 e ha mantenuto il riserbo sulla questione per oltre un anno.
Ora i ricercatori hanno rivelato come hanno fatto a rendersi conto che i dati sulle emissioni erano truccati. Si tratta di un sistema piuttosto semplice: due membri del gruppo si sono messi alla guida di due auto diverse, una Jetta, una Passat e una BMW X5 prese a noleggio, percorrendo le strade della West Coast per un migliaio di chilometri.
L'"ACCROCCHIO".
Le auto erano state equipaggiate con piattaforme di rilevamento posizionate nel bagagliaio e connesse al sistema di scarico. Il rig era stato ideato per raccogliere i gas di scarico dai tubi e analizzarli attraverso una serie di misurazioni che rivelassero i livelli di emissione a diverse velocità.
Non è nulla di diverso dagli apparecchi usati nei test sulle auto condotti in laboratorio, solo che stavolta sono stati impiegati in strada.
DOPPIO TEST.
Sono state così scoperte emissioni di ossido di nitrogeno fino a 35 volte oltre quelle dichiarate dalla casa. «Quando abbiamo guardato i risultati, erano più alti del previsto», spiega Daniel Carder, della WVU, al Wall Street Journal. E dato che «la prima cosa che uno scienziato fa è mettere in dubbio i risultati», sono tornati in strada per rifare i test. I quali presentavano gli stessi numeri, così i ricercatori hanno contattato Volkswagen per informali, ricevendo immediata contestazione.
Da lì, nel maggio 2014, il coinvolgimento dell'Environmental Protection Agency e del California Air Resources Board, fino all'esplosione dello scandalo dei giorni scorsi.Carder, ingegnere del Center for Alternative Fuel Engines and Emisison, viene celebrato da alcune testate come una sorta di Davide che ha sconfitto Golia, precisa che «Non è una questione diesel sporco contro diesel pulito, ma quali siano le effettive performance su strada delle auto, rispetto alle loro certificazioni».

di -MARTINO DE MORI

La guida per capire il caso Volkswagen e le sue ripercussioni in Italia Cosa è successo e cosa potrebbe succedere (anche in Italia). Tutto quello che c'è da sapere sullo scandalo delle auto dalle emissioni truccate, che ha aperto un acceso dibattito sul presente e il futuro del mondo delle quattro ruote.È un'autentica bufera quella che si è scatenata sul gruppo Volkswagen, una delle più importanti case automobilistiche del mondo.
Lo scandalo ruota intorno a un software, secondo l’agenzia federale statunitense per la protezione dell’ambiente (EPA), in grado di analizzare la posizione dello sterzo, le variazioni della velocità e altri dati in modo da capire se l'automobile viene guidata su strada oppure sui rulli di un laboratorio. In presenza di questi ultimi, interviene su alcuni parametri del motore e della centralina, limitando le prestazioni e - di conseguenza - le emissioni di NOx (gli ossidi di azoto).
Così facendo consentirebbe di superare i test che verificano il tasso di inquinamento prodotto. La situazione è complessa e in continua evoluzione, ma ecco il punto.
CHE COS'È SUCCESSO?
La storia è lunga, comincia nei primi mesi del 2014 e per uno sguardo complessivo su tutto ciò che è accaduto vi rimandiamo alla timeline della crisi che trovate poco sotto.
Ma la prima avvisaglia della futura tempesta arriva quando un'agenzia indipendente, l'International Council on Clean Transportation, scopre una discrepanza fra i test condotti in laboratorio e quelli condotti su strada
Le autorità statunitensi avviano indagini approfondite e raccolgono i dati che mettono sotto accusa il colosso tedesco. È il 18 settembre 2015 e da questo momento la situazione precipita: l'azienda crolla in borsa, altre nazioni annunciano controlli severi e fioccano le prime azioni legali da parte dei consumatori.
Il governo statunitense ordina all'azienda tedesca di ritirare 482mila auto prodotte a partire dal 2009.
Ma si tratta di una goccia nell'oceano. L'azienda infatti, ha ammesso che le automobili compromesse potrebbero essere 11 milioni (dunque anche quelle vendute in Europa e in Italia).
CHE COSA SUCCEDERÀ A VOLKSWAGEN?
L'ammissione della frode da parte della casa tedesca è il preludio alla multa da parte degli Stati Uniti che, tenendo conto dei 37.500 dollari esigibili per ogni veicolo modificato, potrebbe arrivare a 18 miliardi di dollari.
E si potrebbero aprire scenari simili anche in Europa.
Volkswagen rischia anche una incriminazione da parte del Dipartimento di Giustizia americano per violazione delle norme antismog. E si aggiungeranno probabilmente le class action da parte dei consumatori e degli azionisti, sia negli Usa che in Europa, una volta arrivati a uno stato più avanzato delle indagini. VOLKSWAGEN FALLIRÀ? Oltre alle auto con il proprio marchio, il gruppo Volkswagen controlla Audi, Seat, Skoda, Bentley, Bugatti, Lamborghini, Porsche, Ducati e Scania, e inoltre ha partecipazioni e interesse in altri settori. Il gruppo dà lavoro a oltre 600mila persone.
Il governo tedesco è uno dei maggiori azionisti e l'azienda procura dividendi allo Stato. Volkswagen, insomma, non può fallire.
COSA ACCADRÀ IN ITALIA?
Considerando gli 11 milioni di esemplari truccati confessati da Volkswagen, è probabile che l'inchiesta coinvolga anche auto che circolano sulle nostre strade. Quali poi potranno essere le rivalse legali ed economiche nei confronti della casa dipenderà, sia in Italia sia a livello europeo, dagli esiti delle indagini e dalla raccolta di dati più dettagliati.
Va notato però che è difficile paragonare il sistema americano a quello europeo: i test si svolgono in modi differenti. Tuttavia, in generale la normativa statunitense e i controlli vigenti sono più restrittivi di quelli europei.
Come tutti gli altri paesi membri, anche l'Italia aderisce alla direttiva quadro 2007/46/CE, che indica principi comuni e validi per tutti in merito all'omologazione dei veicoli a motore. In particolare, è sufficiente che un'auto venga certificata in regola da un omologatore (solitamente un soggetto terzo, non indipendente e non pubblico) di un singolo paese perché sia automaticamente immatricolata anche negli altri stati, senza dover sottostare a ulteriori controlli.
Per questo motivo il nostro Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha interpellato direttamente, oltre a Volkswagen, anche il KBA (Kraftfahrt-Bundesamt), ossia l'omologatore tedesco che ha effettuato le verifiche sulle auto del marchio. Nella lettera inviata il MIT ha chiesto «se le anomalie riscontrate possano riguardare anche veicoli



Nella lettera inviata il MIT ha chiesto «se le anomalie riscontrate possano riguardare anche veicoliomologati e commercializzati nel territorio dell’Unione», e quindi anche in Italia.
COSÌ FAN TUTTI?
Lo scandalo Volkswagen potrebbe avere aperto un vaso di Pandora nel settore dell'automotive. Molti esperti sostengono da tempo che le prestazioni promesse dai sistemi anti-inquinamento delle varie case automobilistiche siano quanto meno sospette.
Greg Archer, un ex consigliere del governo britannico e attuale membro dell'organizzazione europea Transport & Environment ha dichiarato al Guardian che probabilmente la questione «non si limita al gasolio e alle emissioni di Co2», ma che soprattutto le modifiche ad arte coinvolgerebbero diversi altri costruttori.



CHE COS'È SUCCESSO DAVVERO ALL'AMBIENTE? È la domanda più importante. Il Guardian stima che l'inganno di Volkswagen abbia prodotto quasi un milione di tonnellate di emissioni di NOx all'anno, più o meno «quanto ne producono tutte le centrali elettriche, le auto, le industrie e l'agricoltura del Regno Unito».
E questo solo negli Stati Uniti, dove le auto diesel sono il 3% dei veicoli privati; in Europa sono circa la metà del totale, e se la frode dovesse essere confermata anche da noi, i dati sull'inquinamento sarebbero enormi.
Un indizio sono le analisi dell'atmosfera che continuano a rilevare livelli di NOx più alti di quelli attesi.



UN'OCCASIONE PER VOLTARE PAGINA Le conseguenze della vicenda Volkswagen potrebbero comunque far riflettere il mondo della mobilità a quattro ruote.
Guardando la faccenda da un punto di vista ottimistico, questo scandalo di portata storica, che riguarda direttamente il tema dell’impatto sull’ambiente dei motori a combustione, potrebbe dare forse una significativa spinta alla ricerca e allo sviluppo di diverse e più pulite soluzioni per la propulsione.
Molte storiche aziende automobilistiche sono già impegnate in questo senso, come BMW con i suoi progetti elettrici e ibridi o come i pionieri dell’ibrido di Toyota, da poco orientati anche verso l’idrogeno.
Studi, ricerche e produzioni già in circolazione, ma che ancora si scontrano talvolta con ostacoli di natura legislativa, infrastrutturale ed economica. E chissà che forse anche Volkswagen, per riscattarsi e recuperare credibilità, non si impegni (questa volta sena sotterfugi) in un percorso del genere.
A cura di
Martino De Mori,
Davide Decaroli,
Filippo Ferrari,
Aldo Fresia

Tratto da Focus
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