mercoledì 30 settembre 2015

India, gli antichi pozzi a gradini che stanno scomparendo


Da semplici barili per raccogliere l'acqua piovana alla costruzione di veri e propri acquedotti, nel corso dei secoli gli uomini si sono dovuti ingegnare per raccogliere e poter utilizzare una delle fonti più preziose del Pianeta: l'acqua. 

 Esempi affascinanti di come si possa unire alla funzionalità, un'estetica mozzafiato sono gli stepwell indiani, ovvero pozzi sotterranei a gradini, nascosti dal trambusto turistico delle città del paese asiatico. 
La maggior parte di questi pozzi si trova, infatti, in regioni dell'India nord occidentale come Gujarat e Rajasthan, luoghi che per metà dell'anno sono caldi e secchi, mentre per i rimanenti mesi hanno un clima monsonico, accompagnato da cicloni e tifoni.


I primi pozzi furono costruiti tra il secondo e il quarto secolo dopo Cristo, l'idea dalla quale partì la popolazione indiana fu quella di creare da un lato, una struttura che potesse mantenere costante il rifornimento di acqua nei lunghi mesi di siccità dall'altro, un luogo da utilizzare per altre attività.
 E' per questo che con il passare del tempo, i pozzi a gradini sono diventati capolavori architettonici per i turisti e luoghi di socializzazione per gli abitanti delle zone circostanti. Insomma una sorta di agorà in cui rifugiarsi per meditare o per pregare gli Dei protettori, per ristorarsi o abbeverare il proprio bestiame.










Con l'ammodernamento delle infrastrutture i pozzi sono stati abbandonati o addirittura distrutti. 
Ultimamente però a causa delle crisi idriche, alcuni di questi monumenti a cielo aperto sono tornati ad assolvere alla loro funzione originaria ma per la maggior parte, il rischio rimane quello che i pozzi siano l'ennesima vittima dell'industrializzazione.

 Dominella Trunfio
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