lunedì 22 settembre 2014

L'equinozio d'autunno tra storia, credenze e miti


Ancora poche ore e l’addio alla stagione estiva astronomica verrà sancito dall’equinozio d’autunno, evento previsto quest’anno il 23 settembre alle 2.29: succede solo due volte l’anno e solo per pochi istanti. Pochi attimi in cui il sole si presenta all’intersezione tra eclittica ed equatore terreste. 
Giorni particolari che, come spesso accade, hanno dato origine ad innumerevoli credenze e miti.
 Sono tante anche oggi le celebrazioni legate all’equinozio d’autunno. 
Ad esempio questo segna il primo giorno del Mehr nel calendario iraniano, una delle festività chiamate Jashne Mihragan ossia della ”condivisione dell’amore”.
 L’equinozio di settembre, anche se per una casualità, rappresentava però anche il primo giorno dell’anno nel calendario repubblicano francese, che venne usato dal 1793 al 1805.
 La prima repubblica francese venne proclamata infatti il 21 settembre 1972 trasformando il giorno successivo (giorno dell’equinozio) nella data di nascita dell’era repubblicana francese. Nel Regno Unito il giorno dell’equinozio viene utilizzato per calcolare la ricorrenza di un particolare festival, quello del raccolto, che viene celebrato la domenica della luna piena più vicina all’equinozio di settembre.
 Ma è il mondo del paganesimo e dell’esoterico a trovare, ancor oggi, nel giorno dell’equinozio un punto di riferimento. 
Dal punto di vista astrologico, poi, l’entrata del sole in bilancia, segno dell’equilibrio, riporta al significato latino del nome equinozio, che ricorda come questi siano gli ultimi giorni in cui le forze si bilanciano, mentre a seguire l’oscurità vincerà per i successivi sei mesi sulla luce.
 Nella tradizione iniziatica, ad esempio, questo momento rappresenta un passaggio, un tempo per la meditazione, per rivolgersi all’interno, durante il quale la separazione tra ciò che è visibile e ciò che invisibile si assottiglia sin quasi a scomparire. 

Diversi anche i miti, soprattutto celtici, che si legano a questa giornata. Nella memoria di queste antiche popolazioni, infatti, l’equinozio autunnale veniva festeggiato con il nome di Mabon, il giovane dio della vegetazione e dei raccolti. Indicato col nome di Maponus nelle iscrizioni romano-britanne, è figlio di Modron lsa, dea madre. 
Rapito tre notti dopo la sua nascita, venne imprigionato per lunghi anni fino al giorno in cui venne liberato da Culhwch, cugino di Re Artù. 
A causa del soggiorno ad Annwn, Mabon rimase giovane per sempre. Il suo rapimento è poi l’equivalente celtico del rapimento greco di Persefone. 

Nell’antica Grecia si celebravano i grandi misteri elusini, riti misterici che rievocavano appunto il rapimento di Persefone, figlia della dea Demetra, che regolava i cicli vitali della terra, condotta agli inferi dal dio Ade che ne fece la sua sposa.


La leggenda racconta che Demetra, come segno di lutto e fin quando non riebbe sua figlia, rese impossibile il germogliare delle sementi e delle pianti e rese sterile la terra.
 In sostanza in entrambe i miti quello che viene ciclicamente rivissuto ogni autunno è il sacrificio del dio/dea che, dopo le gioie e glorie amorose della primavera e dell’estate, dopo aver dato con la massima potenza fecondante i frutti a tutti gli esseri viventi, è costretto/a a morire a se stesso, a declinare nel buio della terra, intesa come ventre, utero, tomba, inferno. 

Il mito si interseca quindi con la realtà e con i ritmi vitali dell’uomo, che nonostante la tecnologia, continuano ad essere intimamente legati con l’ancora, per certi versi, misterioso movimento degli astri.
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