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venerdì 8 marzo 2013

Castello di Trezzo d'Adda



Vera e propria fortezza inespugnabile, il Castello di Trezzo d'Adda fu costruito nella forma che oggi conosciamo verso la fine del XIV secolo. 
 Circondato per tre lati dal fiume, il castello era difeso via terra da imponenti mura e da una torre a pianta quadrata alta più di quaranta metri. Il vero capolavoro ingegneristico però era l’ardito ponte ad una sola arcata che collegava le due sponde dell’Adda, di cui oggi sono visibili solo la spalla e l’attacco: il ponte infatti fu inutilmente distrutto dopo soli trent’anni dal Carmagnola durante un assedio nel 1416.

La posizione, altamente strategica grazie ad una doppia ansa dell’Adda, era già conosciuta da tempo: secondo la tradizione in quel punto sorgeva una rocca appartenuta alla reginaTeodolinda e durante la sua discesa in Italia nel 1158 lo stesso imperatore Barbarossa ne sfruttò le qualità militari, costruendo qui la sua sede imperiale.
 La storia del castello però è intimamente legata alle vicende del suo costruttore,Barnabò Visconti. Signore crudelissimo, utilizzava la sua fortezza per i suoi maggiori piaceri: feste lussuriose che non raramente terminavano con la morte cruenta delle sue numerose amanti, e battute di caccia al cinghiale che coinvolgevano i suoi cinquemila cani (dalla sorte dei quali dipendeva la vita dei contadini di Trezzo).
 Fu proprio in questo castello che Barnabò trovò la morte: imprigionato nelle sue stesse segrete, fu ucciso dal nipote e rivale Gian Galeazzo Visconti, Signore di Milano. Negli anni successivi il castello non perse il suo ruolo strategico, posto com’era sull’Adda, confine tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia, divenendo vera e propria emanazione della corte milanese. 
Durante la dominazione spagnola furono adeguate le mura al progresso militare del tempo, così da rendere la fortezza impenetrabile anche di fronte ad un cannoneggiamento.
 Anche Napoleone Bonaparte ne riconobbe l’importanza militare, quando durante la sua campagna in Italia ordinò “di dar mano senza ritardo alla fortificazione di Trezzo sull’Adda”.
 Nella prima metà dell’Ottocento il castello divenne proprietà privata e svuotato del suo ruolo strategico subì una sistematica distruzione: i blocchi squadrati di ceppo furono smantellati e venduti per la costruzione dell’Arena di Milano, mentre alcuni frammenti decorativi furono impiegati negli edifici annessi alla Villa Reale di Monza.
 Nel 1891 il castello fu acquistato dall’industriale tessile Cristoforo Benigno Crespi: l’antica fortezza ormai in rovina divenne così parte integrante dell’imponente centrale idroelettrica Taccani. Il castello ebbe un ruolo non secondario anche durante la Seconda Guerra Mondiale: qui infatti si rifugiavano i trezzesi durante i bombardamenti, e proprio tra queste mura si svolsero drammatiche battaglie tra partigiani e truppe naziste.
 Il castello godette anche di una certa fama letteraria, quando Giovanni Battista Bazzoni pubblicò nel 1826 uno dei primi romanzi storici italiani d’imitazione scottiana, Il Castello di Trezzo, che narra, mescolando fatti storici e fantasia, le vicende di Barnabò Visconti.

Non mancano anche per il castello di Trezzo storie di fantasmi. Militari tedeschi che durante l’ultima guerra si accamparono proprio sotto la torre, si risvegliarono al mattino all’interno delle mura, raccontando tutti il medesimo strano sogno: un cavaliere in armatura medievale li aveva invitati ad entrare per partecipare ad un sontuoso banchetto.
 Alcuni riferiscono invece di aver visto tra le mura lo spettro di una fanciulla: sembra che una delle molte figlie di Barnabò, a causa del suo amore proibito per lo stalliere, fu gettata dal padre nel pozzo alla cui base erano state poste affilatissime lame. 
Secondo un’altra tradizione, invece, in un punto imprecisato del parco, è ancora oggi sepolto il fantastico tesoro di Federico Barbarossa.

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