venerdì 6 marzo 2020

Una spada anatolica del 3.000 a.C.


L’archeologa Vittoria Dall’Armellina, dell’Università di Ca’ Foscari, ha scoperto un’antichissima spada nel Museo di San Lazzaro degli Armeni a Venezia. 
L’arma era stata erroneamente collocata in una vetrina con oggetti di epoca medievale. 
La spada invece è molto simile alle spade più antiche del mondo, risalenti a circa cinquemila anni fa, rinvenute nel Palazzo Reale di Arslantepe in Turchia.


Vittoria Dall’Armellina stava visitando il Museo di San Lazzaro degli Armeni, quando la sua attenzione era stata attirata da una piccola spada in mezzo a reperti medievali. 
Tuttavia Dall’Armellina, il cui dottorato verte proprio sulla nascita e lo sviluppo della spada nel Vicino Oriente antico, aveva capito che spada era ben più antica.

 Le analisi scientifiche hanno confermato che la spada è simile a quelle più antiche del mondo, risalenti al 3000 a.C., non solo nella forma ma anche nella composizione della lega.


 Come ha fatto però un’arma anatolica a finire in un monastero della Congregazione Mechitarista a Venezia? 
Per rispondere a questa domanda, Dall’Armellina si è avvalsa della preziosa collaborazione con Padre Serafino Jamourlian, del Monastero di San Lazzaro degli Armeni, il quale, consultando gli archivi del museo, ha contribuito a svelare una parte di questa lunghissima storia. 
Un foglietto scritto in armeno attesta che un mercante d’arte e collezionista, tale Yervant Khorasandjian, fece una serie di donazioni al celebre teologo Padre Ghevond Alishan, monaco della Congregazione Mechitarista. 
Ghevond Alishan morì a Venezia nel 1901, quindi la vicenda si colloca verosimilmente negli ultimi decenni dell’800.
 Il biglietto d’accompagnamento alla spada svela anche il luogo del ritrovamento: “Il Sig. Yervant Khorasandjian, che abitava a Trebisonda, manda in regalo a Padre Ghevont (Leonzio) Alishan, tramite Padre Minas Nurikhan, monaco mechitarista, fondatore e direttore del Collegio Mechitarista di Trebisonda (1882-1894), una spada di bronzo, ritrovata nei pressi di Trebisonda e precisamente a Kavak”.


Le analisi sulla composizione del metallo sono state condotte in collaborazione con la professoressa Ivana Angelini e il centro CIBA dell’Università di Padova. 

La spada è risultata essere di rame arsenicato: una lega di rame e arsenico molto comune prima della diffusione del bronzo. 
Questo dato e la marcata somiglianza con le spade gemelle del sito di Arslantepe hanno permesso di datare con sicurezza il reperto tra la fine del IV e l’inizio del III millennio a.C.
 È una tipologia di spade piuttosto rara, poiché diffusa in una regione ristretta dell’Anatolia orientale, tra l’alto corso del fiume Eufrate e la costa meridionale del Mar Nero.
 L’analisi degli elementi in traccia potrà precisare ulteriormente la provenienza del metallo da uno specifico giacimento. 

La spada, contrariamente ad alcuni degli esemplari da Arslantepe, non presenta decorazioni, iscrizioni o altri segni. 
A causa delle condizioni di conservazione non ottimali, non è stato possibile rilevare eventuali tracce di utilizzo.
 Potrebbe trattarsi dunque sia di un’arma da offesa, realmente utilizzata, sia di un’arma da parata o di un oggetto di corredo funerario. 
Un’ipotesi possibile è che fosse stata deposta in una sepoltura, rinvenuta casualmente dagli abitanti di un villaggio locale, il cui corredo sarebbe stato successivamente smembrato, come purtroppo avveniva frequentemente fino a pochi anni fa. 
È infatti proprio nell’epoca a cui risale la spada che si assiste in Anatolia orientale e nella vicina regione del Caucaso alla diffusione di tombe che presentano ricchi corredi composti da armi e gioielli, interpretate come evidenza della nascita di una nuova élite di stampo guerriero.

 Fonte: ilfattostorico

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