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lunedì 14 settembre 2015

Ogni anno, per attrarre le femmine, sciami di maschi di Photinus carolinis si accendono tutti assieme illuminando le notti

Fotografia di Jim Richardson

Già da circa 60 anni gli studiosi conoscono gli elementi che permettono alle lucciole di illuminarsi: ossigeno, calcio, magnesio più un composto chimico naturale, la luciferina.
Finora però le reazioni chimiche che permettono alle lucciole di illuminarsi erano rimaste un mistero. "Il modo in cui enzimi e proteine convertono l'energia chimica in luce è un fenomeno di base", dice Bruce Branchini del Connecticut College, "e abbiamo voluto scoprire come funzionava quel processo biochimico".
Come altri chimici, Branchini non era soddisfatto dalle ipotesi già avanzate: ossigeno e luciferina, infatti, sono due sostanze che normalmente non sono suscettibili di creare una reazione chimica. Ma lo studioso e la sua équipe hanno scoperto che l'ossigeno che contribuisce a illuminare le lucciole si presenta in una forma che contiene un elettrone spaiato, l'anione superossido.
In questo modo, spiega la ricerca pubblicata su Journal of the American Chemical Society, l'ossigeno può combinarsi chimicamente con la luciferina nel corpo delle lucciole, liberando i fotoni che brillano nelle notti d'estate.
Secondo Branchini, è plausibile che l'anione superossido sia coinvolto in tutte le forme di bioluminescenza presenti in natura, dal plancton ai pesci di profondità.

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