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martedì 16 giugno 2015

La Torre dell’Orologio a Venezia


Il progetto iniziale della Torre dell’Orologio, ratificato dal Senato di Venezia nel 1493, prevedeva la sostituzione dell’obsoleto orologio di Sant’Alipio. 
Inizialmente, quindi, l’idea era quella di porre l’orologio nell’angolo nord-occidentale della Basilica di San Marco, col progetto affidato a Zuan Carlo da Reggio; solo due anni più tardi si decise di ubicare il nuovo orologio all’inizio delle Mercerie, la via commerciale della città.
 Il 1° febbraio del 1499 l’orologio venne aperto al pubblico. 
 Un elemento di grande novità all’interno della piazza è rappresentato dalla torre stessa, alla quale vennero ben presto aggiunte le ali laterali che terminano in due terrazze; per dieci anni, fino all’incendio delle Vecchie Procurae, la Torre dell’Orologio restò quasi una struttura amorfa rispetto al resto della piazza.
 Al momento di ricostruire l’edificio andato in fiamme, però, a testimonianza del grande prestigio che la torre raggiunse sin da subito, si cercò di farlo in maniera tale che risultasse in armonia con la Torre dell’Orologio.


L’Orologio fu costruito dai fratelli Gian Paolo e Gian Carlo Ranieri, e fu un vero e proprio capolavoro dell’ingegneria meccanica. 
Sul quadrante centrale venivano rappresentati i movimenti dei pianeti allora conosciuti (Saturno, Giove, Marte, Venere e Mercurio), dove sono visibili anche le fasi lunari e la posizione del Sole nello Zodiaco. 
Oltre a questo, venne aggiunta una scena animata dei tre re Magi che si dirigono in processione verso la statua dorata della Madonna, scena che rende l’idea della complessità e della bellezza di questo meraviglioso congegno meccanico.




Una campana scandisce il tempo tramite due statue (chiamate Mori, di qui anche il nome di Torre dei Mori) poste ai suoi lati, col Leone di San Marco poco sotto, in bella vista. 
 Talmente riuscita fu la realizzazione di questo capolavoro, che la leggenda narra che la Serenissima fece staccare gli occhi ai fratelli Ranieri, affinché non potessero mai più realizzare una simile meraviglia; di leggenda si narra, appunto, poiché Gian Carlo Ranieri sarà incaricato della manutenzione dell’orologio: è il primo esempio di temperatore, una vera e propria figura professionale che si occupa a tempo pieno della Torre dell’Orologio, dove si trasferisce con tutta la sua famiglia.


Il congegno è talmente perfetto che, fino al 1769, non fu necessario intervenire per interventi concreti per il funzionamento della macchina: fu Bartolomeo Ferracina a terminare i lavori di restauro che portarono l’applicazione del pendolo e un notevole ridimensionamento del funzionamento del quadrante.
 Un intervento simbolico compiuto dal Ferracina, inoltre, fu quello del numero dei colpi che i Mori inferiscono alla campana, ridotta in cicli di 12 e non più di 24, oltre ai 132 colpi che una coppia di martelli azionano a mezzanotte e a mezzogiorno. 

 Dopo circa un secolo, vi saranno nuovi restauri ad opera di Luigi de Lucia, che aumenterà le dimensioni dei numeri delle ore e dei minuti. 
Sono questi gli ultimi significativi restauri di un’opera che, per il resto, rimarrà sostanzialmente invariata, diventando uno degli edifici più meravigliosi e più visitati della città.

 Fonte: news.fidelityhouse.eu

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