lunedì 1 settembre 2014

Monte Roraima: il leggendario tepuis che ispirò Doyle nel suo “The lost world”


Madre Natura ci regala luoghi talmente spettacolari da andare ben oltre la nostra immaginazione…luoghi che sembrano usciti da film di animazione, pieni zeppi di effetti speciali. 

Uno di questi è il monte Roraima che, lungi dall’essere un sorprendente effetto in 3D, è un luogo magnifico che si staglia nella nebbia, al confine tra Brasile, Guyana e Venezuela, in un angolo sud orientale del Parco Nazionale di Canaima, un’area protetta ai piedi del monte, istituita tramite un decreto del 1989 emanato dal presidente Sarney.


Il suo territorio è interamente compreso nella Terra Indigena Raposa-Serra do Sol, abitata da diverse tribù di Indios, per cui, oltre agli splendidi scorci paesaggistici da ammirare, è possibile documentarsi sullo stile di vita e sulle tradizioni di queste affascinanti popolazioni.

 Siamo nella terra delle savane tropicali, delle foreste pluviali, dei fiumi e delle cascate e Roraima, uno dei posti più suggestivi del Sud America, è il più noto tepuis della zona.
 Il tepui è una montagna a cima piatta, che nella lingua dei Pemon, gli indigeni che abitano la Grande Sabana, significa “casa degli Dei”. Generalmente si tratta di montagne isolate e non collegate in catene montuose, composte da blocchi di arenaria e quarzite del periodo Precambriano.




E’ da qui, a 2810 metri di altitudine, che nascono i fiumi dell’intera regione e chiunque si avventura in queste terre rimane pervaso da uno spirito unico, quasi mistico.

 L’origine del nome deriva dalla parola “roro-imã”, che nella lingua Pemon significa “monte verde”, essendo avvolto, alla base, da una fitta vegetazione tropicale, mentre man mano che si sale verso la vetta, il territorio si fa più aspro e vi si trovano molti tipi di piante rare, fra cui specie carnivore come le pinguicole e le sarracenie.
 I più fortunati possono anche riuscire ad avvistare le famose rane nere che, a differenza delle loro cugine, non saltano. 

Il fascino di questo monte, è racchiuso nelle sue nuvole avvolgenti e nella potenza delle sue acque che si insinuano in ogni pietra, in ogni fessura, sgorgando in un unico flusso continuo.
 Per gli Indios del posto, sono le “lacrime di Dio”.

 Secondo una leggenda, infatti, nell’antichità il monte Roraima non era così alto, ma si trattava di un’enorme pianura con grandi distese di acqua, ricoperta da una rigogliosa foresta, ricca di flora e fauna… un paradiso terrestre.


Un giorno qui nacque un banano ricco di frutti di rara bellezza e Paaba, Dio in persona, proibì agli abitanti di mangiarli e di toccare l’albero sacro.
 Gli abitanti della regione un giorno si accorsero che l’albero era stato spezzato e che un casco di banane era stato rubato.
 La natura, in pochi istanti, si ribellò e, mentre la popolazione fuggiva spaventata, anche gli uccelli, volando, emisero un triste canto.
 Mentre la pioggia si abbattè a dirotto sulla regione, al centro si innalzò lo spettacolare monte Roraima, avvolto da una cintura di nuvole.

 Il monte Roraima, scoperto solo nel 1884 da una spedizione britannica guidata da Everard Ferdinand Im Thurn, resta ancora da esplorare, dato che flora, fauna e geologia rimangono in gran parte sconosciute. 

La storia di queste incursioni ha ispirato Sir Arthur Conan Doyle a scrivere il suo romanzo The lost world (Il mondo perduto) , nel 1912

Fonte : meteoweb.

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