venerdì 2 maggio 2014

La splendida Tomba dei Leopardi a Tarquinia


La Tomba dei Leopardi ha due maculati leopardi nel triangolo che la volta triangolare forma sul muro di fondo. 
Da essi prende il nome.


 È un'incantevole piccola stanza raccolta, e le pitture vi si sono conservate meglio che in altre tombe: sono ancora fresche e vive; i rossi-ocra e i neri e gli azzurri e i verde-azzurri sono stranamente vividi e armoniosi sul giallo-crema dei muri.
 Nella maggior parte delle tombe i muri sono rivestiti di uno strato sottile di stucco ma impastato con la stessa materia della roccia viva, che è chiara, gialla, e tende ad uno splendido oro crema, uno splendido colore per uno sfondo.


I muri di questa piccola tomba sono un vero ballo di gioia. 
La stanza sembra ancora abitata dagli Etruschi del VI secolo a.C., gaia gente che sapeva accettare la vita, che sapeva vivere con vera pienezza.
 Incedono i danzatori e quelli che suonano, muovendo nello spazio di un largo fregio verso la parete di mezzo, la parete  dove il banchetto è al culmine del suo svolgimento.
 Sopra alla scena del banchetto, nello spazio del frontone, ci sono i due leopardi maculati araldicamente messi a fronte l'uno dell'altro con una pianta in mezzo. E il soffitto di roccia ha le due parti in pendenza dipinte a scacchi rossi e neri, gialli e azzurri, con la pianta piana dell'asse centrale decorata a circoli rosso scuri, azzurri e gialli. Così che tutto è colore e non ci sembra di essere sottoterra, ma in una qualche gaia camera del passato.


I danzatori sul muro di destra incedono con strana, possente alacrità.
 Sono uomini vestiti soltanto di una volante sciarpa colorata, o della gaia clamide drappeggiata sulle membra come un mantello.
 Uno suona il doppio flauto che gli Etruschi amavano tanto, tocca i buchi con grandi mani, esageratamente grandi, l'uomo ch'è dietro a lui tocca le corde della lira, l'uomo ch'è davanti si volta e fa segno con la mano sinistra, mentre con la destra tiene una coppa di vino. 

E così essi incedono, coi foro lunghi piedi calzati di sandali, incedono tra piccoli ulivi carichi di olive, muovendosi rapidi con le loro membra turgide di vita, turgide di vita da traboccare. 
 Questo senso di vigorosa vitalità fortemente corporea è caratteristico degli Etruschi. 

 Sulla parete di fondo si svolge una splendida scena di banchetto.
 I convitati stanno sdraiati su coperte a quadri, sui giacigli conviviali, all'aria aperta, perché ci sono degli alberelli dietro a loro. 
I sei convitati sono audaci e pieni di vita come i danzatori, ma sono forti, conservano dentro di sé la vita, una vita piena di bellezza e ricchezza, non sono rilassati, non si abbandonano neppure nei momenti audaci. 
Giacciono a coppie, uomo e donna, sdraiati entrambi sul giaciglio, in atteggiamento curiosamente affettuoso. 
Le due donne a capotavola sono chiamate eteree, cortigiane, soprattutto a causa dei capelli biondi, che pare fossero una caratteristica preferita tra le donne di piacere. 
Gli uomini sono scuri ed abbronzati, nudi fino alla cintola. 
Le donne, disegnate sulla roccia colore crema, sono affascinanti, e indossano vesti leggere, con ricchi mantelli attorno alle anche. Hanno una certa aria libera e audace, e forse sono davvero cortigiane.
 L’uomo a capo tavola tiene, tra pollice ed indice, un uovo, e lo mostra alla donna con i capelli biondi sdraiata vicino a lui, la quale allunga la mano sinistra come a toccargli il petto.
 Egli regge. nella mano destra, una grande coppa di vino, per la baldoria.

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