mercoledì 19 marzo 2014

L'incredibile nascita della bibita FANTA


Scorrendo lungo le corsie di un supermercato ben fornito, è possibile trovare un concentrato di fantasia pronto da bere? 
La risposta è tempestiva quanto la domanda: ovviamente sì, proprio accanto all’acqua dell’eterna gioventù, subito prima della bottiglia di felicità. 
Fuor di metafora, esiste veramente una bibita che è strettamente connessa alla fantasia, non tanto perché bevendola si riesca a recuperarne un po’ nelle teste ormai aride degli adulti, ma a eterna memoria di quanta fantasia ci volle per crearla e per superare le difficoltà imposte dalla storia.
 Ovviamente la bibita in questione è la Fanta 

 La storia della Fanta è veramente singolare, e merita di essere raccontata.
 Germania. 
All’alba della Seconda Guerra Mondiale il programma economico nazionalsocialista, aspirando all’autarchia, intende «realizzare l’autosufficienza economica della nazione, eliminando il ricorso alle importazioni dall’estero e favorendo perciò lo sviluppo del lavoro e della produzione nazionale interna». 

 Prima dello scoppio del conflitto, l’azienda statunitense The Coca-Cola Company sta avendo un successo internazionale assoluto: in Germania, anno dopo anno, viene migliorato il record di vendite e in Germania, nel 1939, la Coca-Cola ha 43 impianti di imbottigliamento e più di 600 distributori locali. 
 Con lo scoppio della guerra, la politica economica del regime da un lato e la difficoltà di reperire le materie prime per la produzione dall’altro, rendono sempre più difficile sostenere i ritmi di produzione degli anni precedenti. Allora, il responsabile delle operazioni della Coca-Cola in Germania, Max Keith, tenta di mantenere in vita l’impresa: senza alcun mezzo per ottenere gli ingredienti, per non perdere il mercato nazionale, decide di smettere di produrre Coca-Cola e inizia a commercializzare una nuova bibita, una bevanda di colore chiaro che assomiglia al ginger ale, usando solo ingredienti reperibili sul territorio.


Il primo compito da assolvere per Keith e compagni è dare un nome a questa nuova bibita.
 In una riunione con i suoi collaboratori, Keith li esorta a utilizzare la loro immaginazione (Fantasie in tedesco): folgorato da questa frase, il responsabile delle vendite, Joe Knipp, immediatamente esclama: “Fanta!”.
 È subito un successo.

 Può sembrare strano, ma nel corso del tempo, la lista degli ingredienti che compongono la Fanta è mutata notevolmente. Come già accennato, non potendo importare materie prime, gli ingredienti costituenti la nuova bevanda dovevano essere requisiti in loco. All’inizio vennero utilizzati gli avanzi di altre industrie alimentari: siero di latte, sottoprodotti delle lavorazioni della frutta, sidro di mele; la bevanda è addolcita con saccarina: pochi anni dopo, nel 1941, viene permesso l’utilizzo della barbabietola da zucchero. 


La fantasia richiesta per la scelta del nome è la stessa necessaria per bere la bevanda. 
Infatti, dell’ammontare complessivo di bottiglie venduta, una buona parte era utilizzata dalle casalinghe tedesche per insaporire zuppe e stufati: lo zucchero, essendo razionalizzato in tempo di guerra, si andava a reperire dove si poteva.

 In ogni caso, l’obbiettivo è raggiunto: Fanta vende bene, riesce a mantenere in funzionamento gli impianti e occupati i lavoratori degli ex- stabilimenti della Coca-Cola.
 Gli ingredienti di cui è composta oggi la Fanta, suonano invece più familiari: 
acqua, succo di arancia (12%), zucchero, anidride carbonica, acidificante acido citrico, aromi naturali, stabilizzante gomma d’acacia, antiossidante acido ascorbico

 CURIOSITA'  

- Fino alla fine della guerra, i dirigenti della Coca-Cola ad Atlanta non sapevano se Keith stesse lavorando ancora per l’azienda o per i nazisti, perché le comunicazioni con lui erano impossibili. Keith, contrariamente a quanto pensassero i suoi capi oltreoceano, ha salvaguardato gli interessi della Coca-Cola e gli operai in tutto quel periodo. Soprattutto grazie ai suoi sforzi, la Coca-Cola è stata subito in grado di ristabilire la produzione in Germania. 
Secondo un rapporto preparato da un investigatore commissionata dalla Coca-Cola per esaminare le azioni di Max Keith durante quel periodo non supervisionato, Keith non era mai diventato un nazista, anche se era stato più volte messo sotto pressione per diventarlo, e a causa di tale rifiuto subì disagi e sabotaggi. 
Alla fine del conflitto, Keith accolse con favore il ritorno della Coca-Cola alle sue attività in Germania e consegnò sia i profitti degli anni di guerra che il nuovo soft drink. 

- La Fanta è uno dei cavalli di razza della scuderia della The Coca Cola Company: è diffusa in più di 100 paesi nel mondo e ne sono state create più di 90 varianti, molte delle quali disponibili solo in alcuni paesi. 
 In genere, in tutta l’Africa, l’Europa e l’America Latina, la Fanta è vendutissima e piace molto: soltanto negli USA non ha lo stesso successo. 
Questa differenza ha origini storiche, di concorrenza (negli Usa c’è un ventaglio di possibile scelta di soft-drink che rende normale la frammentazione della domanda) e di marketing: negli Stati Uniti la commercializzazione fu ritardata rispetto all’Europa perché si temeva potesse intaccare le vendite della Coca-Cola.
 A metà degli anni ’80 ne fu addirittura interrotta la produzione su scala nazionale, lasciandola in commercio soltanto nelle zone con una maggiore presenza di immigrati, abituati a berla nei Paesi d’origine.
 Soltanto nel 2001 fu reintrodotta in tutti gli stati degli USA.

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