mercoledì 26 marzo 2014

Il gelso : origini, miti, proprietà e benefici


 Il re normanno Ruggiero II introdusse il gelso bianco nel regno di Sicilia nel 1130. 
 Nel 1500 in tutto l'Italia era già diffuso. 
Precedentemente veniva coltivato nell'impero Bizantino, dove il gelso bianco era arrivato dalla Cina attraverso la Persia.
 Fino al VI secolo la Cina aveva invaso l'Europa con le sue sete che i romani e i bizantini pagavano a peso d'oro.
 La via della seta attraversava tutta l'Asia centrale e attraverso numerosi intermediari arrivava in Europa.
 Per lungo tempo si pensò che la seta fosse prodotta dagli alberi, fino a quando nel 555 due monaci (a rischio della propria vita) portarono nei manici dei bastoni alcune uova del bombice del gelso, i cui bruchi sono i bachi da seta.

 I cinesi lo conoscevano da 3.000 anni; le cronache narrano che verso che verso il 2.700 a.C. l'imperatrice Si-Ling-Chi, dopo aver osservato dei piccoli bruchi che mangiavano le foglie di gelso bianco e che tessevano dei bozzoli sericei in cui si chiudevano per diventare crisalidi, ebbe l'idea di allevarli per trarre profitto dalla loro seta lucente.

 Per i suoi frutti si coltivava (prima del gelso bianco) il gelso nero (Morus nigra L.) con foglie e frutti di colore scuro.
 In Grecia si conosceva la mora viola/nerastra chiamata Sykaminon, nome derivato da Sukè , il "fico" o più correttamente moron, frutto del rovo. 
 Secondo Plinio e Dioscoride, il gelso costituiva una cura contro la diarrea. combatteva i parassiti intestinali e le foglie tritate , con l'uso di un po' d'olio, venivano applicate sulle ustioni.

 Nella metamorfosi di Ovidio, il gelso nero tratta della drammatica storia di due giovani babilonesi: due giovani si amavano teneramente e si trovavano spesso presso una fonte all'ombra di un albero di gelso.
 Di nascosto, perché le famiglie come nell'opera di Shakespeare "Romeo e Giulietta" contrastavano questa unione.
 Un giorno Tisbe (nome della giovane innamorata) arrivata per prima alla fonte, scorse una leonessa e fuggì spaventata, lasciando cadere il velo che la ricopriva. 
La belva lacerandolo lo arrossò del sangue di una preda che aveva precedentemente uccisa. Poco dopo arrivò Piramo (nome del giovane) trovò il velo e credette che Tisbe fosse morta per colpa sua. 
Disperato si trafisse il cuore e il suo sangue schizzò le more del gelso. 
Quando Tisbe tornò e vide l'accaduto maledì l'albero: "porterai per sempre frutti scuri in segno di lutto per testimoniare che due amanti ti bagnarono con il loro "sangue" e si trafisse con la stessa spada usata da Piramo. 
 Da allora i frutti del gelso nero prima bianchi poi rossi, quando maturano assumono un colore porpora scuro. 
 Se Ovidio attribuisce a questa leggenda un'origine asiatica è perché il gelso nero proviene da Sud, nel Caucaso, dal Mar Caspio, dall'Armenia e dall'Iran del Nord. 
Da lì, la sua coltivazione si diffuse in nord-Africa, poi nella Spagna e in Italia, ma la seta ottenuta è di scarsa qualità.


PROPRIETA'

Il gelso bianco: ha un frutto carnoso giallastro-bianco, dolciastro ma con tendenza all’acidulo, quindi poco gradevole e per questo poco utilizzato in cucina: in tal caso, specificatamente per usufruire del suo effetto lassativo. 
Gli studi scientifici hanno constatato che possiede anche una notevole attività antibatterica contro il batterio coinvolto nella carie dentale. E la radice è molto apprezzata come rimedio naturale contro la tosse e l’asma. 
Gli antichi producevano una farina dolcificante a partire dai suoi frutti essiccati, vista la grande quantità di zuccheri che contiene. 


Il gelso nero: molto simile al precedente, possiede però frutti più grossi e saporiti, di colore nero-violaceo, succosi, che consentono di produrre uno sciroppo acido e astringente che, diluito nell’acqua, diviene un ottimo dissetante e un efficace colluttorio (per gargarismi) in caso di infiammazioni alla bocca o alla gola e di tosse, come espettorante. 
Anche la corteccia della radice viene utilizzata come diuretico, purgante, ipoglicemizzante ed antianemico, nonché recenti studi hanno rilevato che in essa è contenuta anche la morusina, flavonoide con azione analgesica ideale nei casi di dolori alle terminazioni nervose (nella cute, sottocute, muscoli, fasce muscolari, articolazioni, periostio, sistema vascolare). 
Il gelso nero poi, contiene anche antocianosidi (azione vaso protettrice), acidi organici e glucidi; nelle foglie si trovano anche aminoacidi, acido folico, acido folinico, manganese, zinco boro, rame e composti volatili con azione diuretica e antibiotica e l’estratto che si ricava riequilibra il metabolismo cellulare diminuendo il grasso ed il colesterolo contenuti nel sangue.
 Avendo, sia le foglie sia le radici, anche il tannino, la pianta del gelso viene sconsigliata in tutti i suoi usi (infuso e decotto) se si soffre di gastrite e ulcera gastroduodenale.
 Non bisogna dimenticare che come frutto, il gelso nero può essere tranquillamente mangiato al naturale e che, solitamente, in piena maturità, viene utilizzato per preparare gelatine, confetture, marmellate, sciroppi, sorbetti e, data la quantità di zuccheri che possiede, anche per ottenere bevande alcoliche, per fermentazione. La polpa viene usata in cosmesi per maschere lenitive di pelli secche ed il succo nelle lozioni idratanti.


Infuso:
 sminuzzate una manciata di foglie in mezzo litro di acqua e lasciate in infusione per 10 minuti e bevetene 3 tazze al giorno prima dei pasti principali. Può essere utilizzato per gargarismi in caso di angina, stomatiti e afte e per curare la diarrea e beneficiare delle sue proprietà diuretiche ed antibiotiche.

 Decotto: 
con le foglie, usatene 2 manciate in ½ lt di acqua; con la corteccia, usate 5-12 gr per ½ lt di acqua. E’ ideale in caso di diabete ed insufficienza renale. Con il frutto, versate 100 gr di more in 1 lt di acqua (in una pentola) e ponete sul fuoco. Fate bollire per mezz’ora e poi spegnete. A parte, fate sciogliere 50 gr di zucchero in acqua calda. Con un colino, filtrate il decotto di more e aggiungete quindi lo zucchero sciolto. Il decotto è pronto e potete berlo ancora caldo: è ideale come espettorante e per calmare la tosse nei bambini o persone deboli/delicate.

 Sciroppo:
 40gr di sciroppo di more di gelso è ideale per fare gargarismi in caso di afte e faringite, lo si può acquistare in farmacia.

 Impacco per la pelle:
 fate bollire le foglie e procedete poi facendo degli impacchi sulle zone irritate.

 Liquore:
 miscelate la polpa con alcool e zucchero e lasciatela riposare al sole per 4 giorni. Agitatela, talvolta, per far sciogliere bene lo zucchero. Ponetela poi al buio per 40 giorni, in un luogo asciutto: ideale è lasciarlo invecchiare ancora per 2 mesi.

 Fonte: vivodibenessere.it

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