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lunedì 15 ottobre 2012

Le grotte celesti del Nepal
Nel Mustang, antico regno del Nepal centrosettentrionale, si cela uno dei più grandi misteri archeologici del mondo. In questo luogo spazzato dal vento e dalla polvere, nascosto fra le vette dell’Himalaya e profondamente scavato dal fiume Gandaki, c’è un numero incredibile di grotte artificiali. Alcune, isolate, si aprono come una bocca solitaria su una vasta parete di roccia segnata dalle intemperie; altre si presentano a gruppi, una sfilza di fori che a volte s’innalzano per decine di metri, come un intero quartiere verticale. Alcune sono state scavate nella parete, altre dall’alto. Molte sono antiche di millenni. Secondo una stima prudente, il numero complessivo di grotte nel Mustang raggiunge quota 10 mila. Nessuno sa chi le abbia scavate, o perché. Né si sa come venissero raggiunte (con corde? Con un’impalcatura? Con scale scavate nella roccia? Eventuali testimonianze sono state quasi tutte cancellate). Sette secoli fa il Mustang era un luogo pieno di vita, centro d’arte e di studi buddhisti, e forse anche la via di collegamento più agevole fra i depositi salini del Tibet e le città del subcontinente indiano. Il sale a quei tempi era uno dei beni più preziosi; nel periodo di massima fioritura del regno, dice l’antropologo Charles Ramble della Sorbona di Parigi, gli accidentati sentieri della regione erano battuti dalle carovane.

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