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lunedì 13 maggio 2013

L'ipotalamo

L'ipotalamo è una struttura del sistema nervoso centrale situata nella zona centrale interna ai due emisferi cerebrali.
Costituisce la parte ventrale del diencefalo e comprende numerosi nuclei che attivano, controllano e integrano i meccanismi autonomici periferici, l'attività endocrina e molte funzioni somatiche quali la termoregolazione, il sonno, il bilancio idro-salino e l'assunzione del cibo.
L'ipotalamo svolge pertanto una duplice funzione: una funzione di controllo del sistema nervoso autonomo (attraverso il quale modifica la motilità viscerale, i riflessi, il ritmo sonno-veglia, il bilancio idrosalino, il mantenimento della temperatura corporea, l’appetito e l’espressione degli stati emotivi) e una funzione di controllo del sistema endocrino:
L’ipotalamo è anche in grado di controllare emozioni, stati d’animo e umore, nonché anche il comportamento sessuale. Questo è possibile grazie alla connessione anatomica dell’ipotalamo con il talamo e il sistema limbico (il quale è un insieme funzionale di zone del cervello che regola impulsi e comportamenti emotivi, ma è anche legato alle funzioni organiche vegetative.
D’altra parte, sembra essere una delle parti più “antiche” dal punto di vista evoluzionistico); in questa accezione, si può affermare che l’ipotalamo funge da “connessione” tra i due sistemi suddetti e la relativa risposta corporea.
Infatti, stimolazioni di diversi centri dell’ipotalamo, come già detto, danno luogo anche in questo caso a risposte diverse: la stimolazione del nucleo posteriore produce risposte aggressive, viceversa accade se vengono stimolati i centri laterali. Come i cerchi all’interno di un tronco d’albero, l’ipotalamo potrebbe dire qual è la nostra età e cosa ci dobbiamo attendere nel futuro immediato. La rivista Nature ha infatti pubblicato il risultato di una ricerca condotta dall’Albert Einstein College di medicina di New York in base alla quale i segni dell’invecchiamento risiedono per l’appunto nell’ipotalamo.
Si tratta della regione più primitiva del cervello, quella che regola gli istinti fondamentali quali riproduzione e fame.
L’ipotalamo, dunque, potrebbe essere l’organo che “decide” quando attivare il processo di invecchiamento.
Lo studio si è concentrato sul rapporto tra la proteina NF-kB e l’ormone per il rilascio delle gonadotropine (GnRH). Il rapporto tra loro è inversamente proporzionato, dal momento che l’attivazione della NF-kB per gestire stimoli di stress riduce le gonadotropine. Tale riduzione comporta il declino delle cellule nervose e accelera il processo di invecchiamento del sistema nervoso centrale.
I ricercatori hanno dedotto che, potendo intervenire sul GnRH, si potrebbero combattere malattie degenerative tipiche della terza età (ma non solo), quale l’Alzheimer.

Le scorte ci costano 250 milioni di euro l'anno, secondo i dati stimati dai sindacati di polizia.



Angeli custodi a tempo pieno che li accompagnano ovunque, per proteggerli in caso di attentati, pericoli, attacchi da parte di squilibrati.
Le scorte sono composte da 2.108 agenti uno schieramento di poliziotti, carabinieri, finanzieri e agenti della penitenziaria
Il numero di tutele concesse infatti dall’Ucis del ministero degli Interni (Ufficio Centrale Scorte) – l’organo preposto all’assegnazione – nel 2012 è stato 584.
L’anno prima erano state 410. Politici, magistrati, imprenditori, rappresentanti delle istituzioni ma anche pentiti e giornalisti un esercito di personaggi pubblici che, 24 ore al giorno,è seguito a vista da agenti di pubblica sicurezza.
Che, a bordo delle auto blu, li trasporta in giro per le città vegliando su di loro.
Ma questo dispiegamento di forze per proteggere quasi seicento persone è necessario? La risposta, secca, arriva dai sindacati di polizia, primo fra tutti il Coisp di Roma: “Più del 30% delle scorte in Italia – spiega il segretario Umberto De Angelis - è inutile, rivolto a persone che non ne hanno realmente bisogno.
Gli agenti dovrebbero essere impiegati sulle strade, per la sicurezza di tutti i cittadini, e non di pochi eletti.
Che molto spesso utilizzano le scorte per attività banali come fare la spesa o “prestandole” ai propri familiari ”
E, negli ultimi anni - sempre secondo fonti del Coisp
Lo Stato ha investito 120 milioni di euro per comprare 600 Bmw serie 3 e 5, 100 Audi serie 6 del valore di 140mila euro l’una e un’ottantina di Audi A8 e Bmw 7.

Le differenze tra un paese governato da persone col cervello e uno governato da .......lascio a voi il termine

 

Con l’auto blu contromano sull’isola pedonale per comprarsi delle scarpe


Un piccolo promemoria ripassare ogni tanto fa bene Ricordiamo che per AUTO BLU si intendono quelle "in uso esclusivo o non esclusivo e le auto di cilindrata superiore a 1600 cc con o senza autista".
AUTO GRIGIE si intendono "quelle a disposizione degli uffici senza autista o con una cilindrata inferiore ai 1600 cc".
Questi i numeri delle auto blu al 31.12.2012
QUANTE SONO ENTE AUTO BLU AUTO GRIGIE TOTALE 


  •  TOTALE
  • Università Pubbliche                          164                    763                     927
  • Enti Pubblici e di Ricerca                   127                 1.012                  1.139
  • P.A. Centrale                                   1.667                    981                  2.648
  • Regioni e Prov. Autonome                 603                 1.539                  2.142
  • Province                                             654                 3.046                  3.700
  • Comuni capoluogo                             608                 4.758                  5.366
  • Comuni                                            2.371               17.634                20.005
  • Asl                                                       918               17.900               18.818
  • Altre P.A. locali                                 1.016                 6.734                 7.750
  • TOTALE                                           7.837               52.592                60.429

QUANTO COSTANO
  • ENTE                                      SPESA NEL 2011                   
  • P.A. Centrale                              209.075.863                                   
  • Regioni e Prov. Autonome           59.420.218                                    
  • Province                                       69.783.293                                    
  • Comuni Capoluogo                      88.847.333                                    
  • Comuni                                       373.177.539                                    
  • Asl                                              210.113.756                                      
  • Altra P.A. Locale                           89.473.434                                    
  • TOTALE                                   1.099.891.436              

  • E CI CHIEDONO SACRIFICI??????????????                      

domenica 12 maggio 2013

Perché amiamo i gatti ?



Che li si ami o no, con i gatti c’è un forte legame. C’è chi sostiene che siano restii a mostrare affetto o che siano mossi da gesti di utilitarismo; c’è, al contrario, chi in loro vede eleganza e un vero e proprio stile di vita.
 Mark Twain, una volta, scrisse: “Semplicemente non posso resistere a un gatto, in particolare uno che fa le fusa. Essi sono puliti e tra gli esseri viventi più intelligenti che conosco, al di fuori della ragazza che ami, naturalmente“.
 E, comprensibilmente, le persone possono sentirsi intensamente legate ad ogni animale domestico che diventa un compagno a tutti gli effetti. Tuttavia, i gatti sembrano avere un modo unico di coinvolgere i nostri sentimenti.
 Perché, dunque, amiamo i nostri gatti così tanto? Per aiutarci a rispondere a tale quesito, è reperibile online una infografica che esamina gli aspetti di questi teneri pelosi che allietano le nostre giornate, analizzandone linguaggio ed abitudini con l’obiettivo di trovare una spiegazione esauriente del perché tra gatto e padrone si instauri una sorta di attaccamento quasi filiale.

Sarebbero tre gli aspetti che ci portano ad amarli intensamente. La fisicità pura dei gatti è un fattore incontestabile. I felini si accovacciano o gironzolano intorno a noi in modo diverso dal cane. Quando si rilassano sulle ginocchia o li abbiamo in braccio o, ancora, quando ce li ritroviamo sparsi per il nostro letto, la risposta alla loro presenza è un insito rilassamento. È considerato, questo, un grande vantaggio poiché il relax, come noto, porta ad un benessere duraturo.
 Ma c’è dell’altro, nei felini, a renderli molto attraenti. I gatti possiedono un vocabolario tutto loro e noi non possiamo far altro che “tradurlo”. Si potrebbe dire che i gatti, pur non parlando nel vero senso del termine, lo fanno però con i propri atteggiamenti. Tutti i felini, infatti, hanno un modo straordinario di comunicare attraverso la postura. 
Chiunque possieda un gatto è in grado di capire se è scontroso in un determinato momento o ha qualche dolore o se è infastidito da noi. E lo fa grazie al modo in cui ci guarda. Ci sono, insomma, dei modi più sottili per dirci come si sentono.
 Certo è che, a volte, reagiscono in modi più forti e più fastidiosi, ad esempio quando saltano su e giù mentre stiamo cercando di dormire. Ma per quanto irritanti possano essere, la qualità essenziale di tutti i proprietari di gatti è che sanno interpretarne il volere e li sanno perdonare.

 E poi, che lo si creda o meno, ci sono piccoli comportamenti che un gatto compie e con i quali comunica il suo amore. Ad esempio, spingendo la fronte contro la nostra; mettendo fuori la zampetta, accarezzandoci; mordendoci delicatamente; leccandoci le mani o insistendo sulla “condivisione” forzata dei nostri letti.
 I gatti, insomma, sono dei veri e propri miracoli di intimità.
 Tutte queste caratteristiche rispondono al perché amiamo il nostro gatto così tanto. È un animale che, per sua natura, è solitario e dovrebbe sapere esattamente come manipolarci per ottenere il nostro amore. Nel corso degli anni di vita comune con i gatti, si è giunti alla conclusione che, in realtà, sono molto più alla ricerca di calore ed affetto di quanto noi stessi immaginiamo.

La storia dell'alfabeto è solo una parte della storia della scrittura.

Il più antico utilizzo di segni scritti risale in Mesopotamia nel IV millennio a.C., utilizzati al fine della numerazione. 

Nel 2700 a.C. gli egizi svilupparono un insieme di circa 22 geroglifici per rappresentare ciascuna delle consonanti del loro linguaggio più una 23ª che sembra rappresentasse la vocale iniziale o finale in una parola.
Ciononostante il sistema non era usato per scopi puramente alfabetici.
Si pensa che la prima scrittura puramente alfabetica sia stata sviluppata intorno al 2000 a.C. per i lavoratori di origine semitica nell'Egitto centrale.[senza fonte]
Nei seguenti cinque secoli si diffuse in altre popolazioni
Oggi la gran parte degli alfabeti del mondo discendono, direttamente o meno, dal sistema egizio-mesopotamico.

Un eccezione gli alfabeti che derivano dal sistema cinese, che ha origine circa nel 1200 a.C.
A 阿 ā 
B 贝 bèi
C 尺 chǐ
D 德 dé
E 诶 ēi
F 诶非 ēi fēi
G 吉 jí
H 阿卡 ā kǎ
I 伊 yī
J 杰 jié
K 卡爬
kǎ pá
L 艾勒 ài lè
M 艾姆 ài mǔ
N 恩 ēn
O 哦 ó
P 佩 pèi
Q 酷 kù
R 艾和 ài hé
S 艾丝 ài sī
T 特 tè
U 乌 wū
V 维 wéi
W 豆票维 dòu piào wéi
X 伊克斯 yī kè sī
Y 伊戈雷卡 yī gē léi kǎ
Z 贼大 zéi dà
Si suppone che l'alfabeto sia stato inventato in maniera indipendente in tre posti diversi:
Egitto (2700 a.C.),
Cina (1200 a.C.)
Mesoamerica (600 a.C.).
Discussa è invece l'origine indipendente in Mesopotamia e nella valle dell'Indo. Gli alfabeti della età del bronzo dell'Egitto devono essere tuttora decifrati. Comunque sembra che siano per lo meno parzialmente, e forse completamente, alfabetici.
I più antichi esempi ci sono giunti sotto forma di graffiti dell'Egitto centrale datati attorno al 1800 a.C.
Storia dell'alfabeto Media età del bronzo XIX secolo a.C.
Ugaritico XV secolo a.C. Proto-cananeo XV secolo a.C. Fenicio XIV–XI secolo a.C. Paleo-ebraico X secolo a.C. Samaritano VI secolo a.C. Aramaico VIII secolo a.C. Brāhmī VI secolo a.C. Tibetano VII secolo d.C. Khmer/Alfabeto di Java IX secolo d.C. Ebraico III secolo a.C. Siriaco II secolo a.C. Arabo IV secolo d.C. Pahlavi III secolo a.C. Avestico IV secolo d.C. Greco IX secolo a.C. Etrusco VIII secolo a.C. Latino VII secolo a.C. Runico II secolo d.C. Gotico III secolo d.C. Armeno 405 d.C. Glagolitico 862 d.C. Cirillico X secolo d.C. Paleoispanico VII secolo a.C. Sudarabico IX secolo a.C. Ge'ez V–VI secolo a.C. Meroitico III secolo a.C. Ogham IV secolo d.C. Hangŭl 1443 d.C. Sillabico canadese 1840 d.C. Zhuyin 1913 d.C.

Rea (Cibele)



Rea, nella mitologia greca, è una titanide, figlia di Urano e di Gea, sorella e moglie di Crono e madre di Ade, Demetra, Era, Estia, Poseidone e Zeus. Rea, detta "grande madre", o madre degli dei, è assimilata dai Romani a Opi , dea dell'abbondanza, ed a Cibele, un'antica divinità anatolica. 
 Personificazione delle forze della natura, dea della terra e degli animali, veniva rappresentata accompagnata da sacerdoti (coribanti), da leoni e da altri animali selvaggi 
Rea sposò suo fratello Crono che, per evitare di perdere il potere così come era capitato a suo padre Urano (spodestato da Crono stesso), prese a divorare i figli via via che Rea li partoriva. Inizialmente divorò Estia quindi Demetra, Era, Ade e Poseidone. Rea era furiosa. Mise al mondo Zeus, il suo terzo figlio maschio, sul Monte Liceo, in Arcadia (o secondo altre versioni a Creta, dove era fuggita precedentemente) e dopo aver tuffato Zeus nel fiume Neda lo affidò alla madre Terra.
 A Crono invece era stata recapitata una pietra avvolta in fasce al posto di suo figlio Zeus.

 Rea aveva molti santuari in tutta la parte occidentale della Asia minore, in particolare sul monte Ida e a Pessinonte, dove vi era un famoso oracolo. 
Il suo culto si diffuse in gran parte nella Grecia continentale in cui si dava ai propri santuari il nome di metroon (Olimpia, Atene, il Pireo, ecc.),
 A Roma, questo culto fu introdotto, in 204 a.C. 
Consultati i libri Sibillini, i Romani fecero venire da Pessinonte, in Asia Minore, la Pietra Nera che rappresentava Cibele, la madre degli Dei. Per riceverla, si costruì un tempio sul palatino e si commemorò ogni anno quest'evento con la festa di megalesia, accompagnata da giochi megalesiani (4-10 aprile). La grande festa annuale di Cibele comprendeva cerimonie simboliche dove si rappresentava la storia degli amori della dea, il dolore, la mutilazione, la morte ed il resurrezione di Atys; processioni di sacerdoti (coribanti), che camminavano con la statua in legno della dea; corse, danze, ecc., tutto ciò evocando l'agonia della morte della vegetazione e, quindi, il suo grande risveglio. 
 Gli strumenti del culto erano il coltello incoronato, il corno, il flauto di Frigia, i cembali, le castagnette, il timpano.
 Le rappresentazioni dell'immagine di Cibele sono numerose, soprattutto nell' Asia minore. All'origine, un semplice meteorite simbolizzava la dea: tale era la pietra nera di Pessinonte.
 Poco a poco, sotto l'influenza dello antropomorfismo greco, si rappresentò Cibele sotto le caratteristiche di una donna seduta che tiene un leone sulle proprie ginocchia, o affiancata da due leoni.
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