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lunedì 15 aprile 2013

Macuahuitl, la “spada” azteca



Prima del rame, del bronzo, del ferro e dell’acciaio, cosa usavano i nostri antenati come arma di offesa? Principalmente legno e pietra. Ma la natura di questi due materiali (il primo relativamente debole rispetto ai metalli, il secondo più fragile) non deve trarre in inganno: pietra e legno, combinati sapientemente, hanno consentito di creare una delle armi bianche più devastanti della storia: il Macuahuitl. 

Quando gli Spagnoli giunsero in Messico, si trovarono di fronte i temibili guerrieri aztechi armati di strumenti che impallidivano in quanto a tecnologia e resistenza di fronte alle armi europee: archi relativamente primitivi contro corazze in grado di respingere colpi di balestra, nessuna corazza contro armi da fuoco che falciavano il nemico ancor prima che potesse avvicinarsi, e una strategia militare quasi inesistente contro una tecnicamente impeccabile supportata da secoli e secoli di guerre europee.

Ciò che gli Spagnoli non realizzarono immediatamente è che le corazze tecnologicamente avanzate, le armi da fuoco e la ultracentenaria esperienza bellica non erano elementi sufficienti a vincere facilmente una guerra come quella.
 I conquistadores rimasero particolarmente colpiti da un’arma, il macuahuitl, un bastone di legno ricoperto sui bordi da schegge di ossidiana, apparentemente capace di decapitare un cavallo. Gli Aztechi avevano, nel corso della loro storia, sviluppato una particolare abilità nella lavorazione del legno e della pietra lavica. Questa loro capacità consentì, tra le altre cose, la nascita dell’atlatl, un’arma da getto realizzata anche in altre regioni del mondo, e una serie di lame in ossidiana incredibilmente decorate e taglienti. 
La pietra lavica, tuttavia, non è il materiale più adatto alla creazione di lame lunghe più di 15-20 centimetri: dopo una certa lunghezza, infatti, il rischio di frattura è troppo elevato per poter considerare una lama di pietra affidabile e durevole. Ma il combattimento corpo a corpo non è fatto soltanto di pugnali: più la nostra arma colpisce con potenza, più i danni causati saranno ingenti. 
Per aumentare la potenza inferta dal colpo di un’arma da taglio o contundente ci sono essenzialmente due metodi: aumentarne il peso o incrementare il suo raggio d’azione, in modo tale che la parte terminale dell’arma acquisisca maggiore velocità durante i tipici movimenti circolari di una spada, un’ascia o una mazza. 
Gli aztechi ovviarono al problema della fragilità dell’ossidiana e della lunghezza delle loro armi da combattimento ravvicinato mescolando legno e pietra. 
Il macuahuitl era essenzialmente un bastone di legno di quercia lungo dai 50 ai 100 centimetri e dalla vaga forma di remo, ricoperto sui bordi dell’estremità più larga da schegge di pietra taglienti come rasoi.

Ogni scheggia era larga da 2 a 5 centimetri, e veniva incastrata nel corpo in legno dell’arma utilizzando anche una miscela adesiva probabilmente ricavata dalla resina di pino.
 Una scheggia di ossidiana non è altro che materiale roccioso vetrificato, un vero e proprio vetro naturale del tutto somigliante a quello prodotto artificialmente, dal quale è possibile ricavare superfici affilatissime. 
Quanto era efficace il macuahuitl? Secondo Bernal Díaz del Castillo, al seguito di Hernán Cortés, quest’arma poteva facilmente decapitare un uomo, arrivando addirittura a tagliare la testa di un cavallo con un solo, potente colpo dall’alto. 
Per la trasmissione Deadliest Warrior di SpikeTV, la produzione ha ricreato un macuahuitl per utilizzarlo contro la replica della testa di un cavallo dotata di scheletro e ricoperta da gel balistico. Éder Saúl López, che manovrava l’arma, è stato in grado di decapitare il cavallo utilizzando tre colpi. L’esperimento dimostrò anche che il macuahuitl aumenta la sua potenza se, dopo il colpo, viene trascinato verso il manovratore dell’arma, lacerando qualunque tessuto incontrato dalle lame. Nonostante l’utilizzo di materiali primitivi, il macuahuitl era un’arma temibile in battaglia, ma fu anche una delle ragioni fondamentali delle sconfitte militari azteche. Un’arma del genere prevede movimenti ampi e circolari, quindi molto spazio tra un soldato e l’altro; i guerrieri aztechi avanzavano in modo disordinato menando fendenti verso qualunque cosa si muovesse, mentre i conquistadores, abituati alla disciplina e a mantenere fila serrate, combattevano compatti difendendo e attaccando come un unico corpo.
 Le lame di ossidiana, inoltre, tendevano a staccarsi dal corpo in legno per incastrarsi nei tessuti della vittima, o a frantumarsi quando incontravano materiale osseo o l’acciaio delle corazze. Il macuahuitl, quindi, perdeva velocemente la sua efficacia come arma da taglio dopo qualche decina di fendenti, rimanendo soltanto una lunga e pesante mazza minimamente competitiva nei confronti della tecnologia bellica spagnola del tempo. In ogni caso, il macuahuitl rappresenta un’arma unica che ha consentito ai guerrieri aztechi di avere il predominio sul Messico per almeno un secolo. Era un’arma destinata a guerrieri dalla grande forza fisica, e realizzata da artigiani che padroneggiavano le tecniche di lavorazione del legno e della pietra come pochi altri nel mondo. Ad oggi non esiste alcun esemplare di macuahuitl risalente al periodo pre-conquista.
 L’ultimo macuahuitl venne distrutto dall’incendio all’ Armeria Real di Madrid nel 1884.

 Tratto da: http://www.ditadifulmine.net/

The Doors-Light My Fire

Sull’Etna il rarissimo fenomeno degli “anelli di fumo”



Tra giovedì e venerdì l'Etna, il vulcano siciliano ancora attivo, ha dato nuovamente spettacolo con un'eruzione (la decima dell'anno). Questa volta però dal cratere sono usciti degli anelli di fumo perfetti. Questo fenomeno è assai raro e decisamente affascinante. Si tratta di circonferenze di vapore e gas che il vulcano produce solo in condizioni particolari.
 L'Etna è noto per questo particolare evento e infatti viene ricordato quando nell'anno 2000 riuscì a produrre centinaia di questi anelli di fumo in rapida successione. Tutti sono rimasti meravigliati e oggi che ci è stata riproposta questa rarità.

Vita



Siamo convinti che la nostra vita sarà migliore quando saremo sposati, quando avremo un primo figlio o un secondo.
Poi ci sentiamo frustrati perché i nostri figli sono troppo piccoli per questo o quello, e pensiamo che le cose andranno meglio quando saranno cresciuti.
In seguito siamo esasperati per il loro comportamento da adolescenti.
Siamo convinti che saremo più felici quando avranno superato questa età.
Pensiamo di sentirci meglio quando il nostro partner avrà risolto i suoi problemi, quando cambieremo l'auto, quando faremo delle vacanze meravigliose, quando non saremo più costretti a lavorare.
Ma se non conduciamo una vita piena e felice ora, quando lo faremo?
Dovrete sempre affrontare delle difficoltà di qualsiasi genere.
Tanto vale accettare questa realtà e decidere di essere felici, qualunque cosa accada.

Una delle mie citazioni preferite ha per autore Alfred Souza: "Per tanto tempo ho avuto la sensazione che la vita sarebbe presto cominciata, la vera vita! Ma c'erano sempre ostacoli da superare strada facendo, qualcosa di irrisolto, un affare che richiedeva ancora del tempo, dei debiti che non erano stati ancora regolati, in seguito la vita sarebbe cominciata. Finalmente ho capito che questi ostacoli erano la mia vita."

Questo modo di percepire le cose mi ha aiutato a capire che non c'è un mezzo per essere felici, ma che la felicità è il mezzo.
Di conseguenza, gustate ogni istante della vostra vita, e gustatelo ancora di più perché lo potete dividere con una persona cara, una persona molto cara per passare insieme dei momenti preziosi della vita, e ricordatevi che il tempo non aspetta nessuno.
E allora smettete di pensare di finire la scuola, di tornare a scuola, di perdere 5 kg, di prendere 5 kg, di avere dei figli, di vederli andare via di casa.
Smettete di aspettare di cominciare a lavorare, di andare in pensione, di sposarvi, di divorziare. Smettete di aspettare il venerdì sera, la domenica mattina, di avere una nuova macchina o una casa nuova.
Smettete di aspettare la primavera, l'estate, l'autunno o l'inverno.
Smettete di aspettare di lasciare questa vita, di rinascere nuovamente, e decidete che non c'è momento migliore per essere felici che il momento presente.

La felicità e le gioie della vita non sono delle mete, ma un viaggio.
Lavorate come se non aveste bisogno di soldi.
Amate come se non doveste mai soffrire.
Ballate come se nessuno vi guardasse.

-Daisaku Ikeda-

sabato 13 aprile 2013

MIDWAY: l’atollo di plastica



L’Atollo di Midway si trova a oltre 2000 miglia dal continente più vicino ed è tristemente conosciuta come “un‘isola di plastica“.
 Qui, i detriti provenienti dai nostri consumi giornalieri, si accatastano rovinando un luogo unico al mondo.
 Ma non solo. Anche la fauna ne risente tantissimo: aprendo lo stomaco delle migliaia di albatros trovati morti, all’interno ci sono quantità letali di plastica che vengono ingeriti perché scambiati per cibo.

Come si legge sul sito di Chris Jordan, fotografo che ha realizzato il progetto “Midway” (una serie di foto che diventerà un film): “ Questi uccelli riflettono indietro un risultato spaventosamente emblematico della trance collettiva del nostro consumismo e della galoppante crescita industriale. 
Come l’albatros, noi esseri umani non troviamo e non abbiamo la capacità di discernere ciò che è più nutriente da ciò che è tossico per la nostra vita e il nostro spirito. Soffocato a morte dai nostri rifiuti, l’albatros ci invita a riconoscere che la nostra sfida più grande non sta là fuori, ma qui dentro“.

Scoperta una misteriosa struttura circolare sul fondo del Mare di Galilea



Un’enigmatica struttura circolare in pietra è stata individuata sul fondo del famoso Mare di Galilea, in Isreale, tanto curiosa da lasciare perplessi gli archeologi, i quali non sono in grado di chiarire quale fosse il suo scopo e quanto tempo fa sia stata costruita. 
Come spiega l’articolo comparso sull’ultimo numero della rivista International Journal of Nautical Archaeology, la struttura è stata scoperta nel 2003 durante una scansione con il sonar della zona sud-occidentale dello specchio d’acqua. Da quel momento, i ricercatori hanno continuato ad organizzare spedizioni subacquee per indagare sulla natura e analizzare il misterioso oggetto.
Mettendo insieme i dati raccolti nel corso delle indagini, i ricercatori hanno concluso che l’enorme struttura è di forma conica, con il diametro della base pari a circa settanta metri e un altezza di dieci metri, circa il doppio delle dimensioni di Stonehenge. Composta di ciottoli e massi di basalto grezzi, secondo una stima approssimativa, l’enorme cono di pietra dovrebbe pesare all’incirca 60 mila tonnellate, molto più pesante rispetto alla maggior parte delle navi mercantili dei nostri giorni.

I ricercatori hanno sottolineato che la forma e la composizione del ritrovamento non assomigliano a nessuna struttura naturale conosciuta e quindi la conclusione è che si tratti di una struttura artificiale. Ma la sua datazione rappresenta un vero enigma.
 Il gigantesco cono sembra essere stato realizzato utilizzando una serie di rocce impilate le une sulle altre. Strutture di questo tipo sono noti in altre parti del mondo e talvolta sono utilizzate per contrassegnare delle sepolture. Ma, in questo caso, gli studiosi non riescono a capire se la struttura appena scoperta è utilizzata per questo scopo. “Le ispezioni subacquee hanno rivelato che la struttura è fatta con pietre di basalto grandi fino a un metro di lunghezza, senza nessuna finalità apparente che ne giustifichi la realizzazione”, scrivono i ricercatori nell’articolo. 
“I massi sono di forma naturale, senza nessun segno di taglio o scalpellatura. Allo stesso modo, non abbiamo trovato nessun segno di unione o muri che delimitino questa struttura”.
 I ricercatori sono sicuri che la costruzione sia stata costruita sulla terra ferma e solo più tardi fu ricoperta dalle acque del Mare di Galilea.

Per uno studio approfondito dell’intrigante ritrovamento, sembra essere necessario uno scavo archeologico sottomarino, affinché i ricercatori possano ritrovare manufatti correlati e determinare la data e lo scopo della struttura.
 Secondo Yitzhak Paz, dell’Israel Antiquities Authority e professore alla Ben-Gurion University, la struttura potrebbe risalire ad oltre 4 mila anni fa. “Si tratta della conclusione più logica, dato che altre strutture megalitiche presenti nella zona risalgono a quel periodo”, spiega Paz in un’intervista rilasciata per livescience.com. 
 Un esempio è il sito monumentale di Khirbet Beteiha, a circa 30 chilometri di distanza, composto da tre cerchi concentrici di pietre, il più esterno dei quali misura un diametro di circa 56 metri”. Se la datazione della struttura si dovesse rivelare corretta, allora potrebbe essere messa in relazione con un’antica città ritrovata a circa un miglio a nord che i ricercatori chiamano “Bet Yerah” o “Khirbet Kerak”. Nel terzo millennio, la città era uno dei più grandi centri urbani della regione, ha spiegato Paz, considerata dagli archeologi come la città più potente e fortificata in tutto Israele. A darne una descrizione dettagliata è l’archeologo Raphael Greenberg, parlandone come una citta-stato fortificata di circa 30 ettari e con una popolazione di circa 5 mila abitanti, con strade lastricate e imponenti mezzi di difesa. 
“Sono tutti indizi che indicano l’esistenza di un qualche tipo di autorità comunale in grado di mantenere le strutture pubbliche”, spiega Greenberg.
 Secondo il team di ricerca, questo spiegherebbe anche la complessa realizzazione dal cono di pietra da parte dei leader di Bet Yerah, la cui costruzione ha richiesto una sofisticata progettazione e organizzazione. “Lo sforzo impiegato per realizzare l’opera è indicativo di una società ben organizzata, con capacità progettuali e capacità economica”, scrivono gli archeologi. Il professor Paz spera di poter organizzare quanto prima una spedizione archeologica subacquea per cominciare a scavare la struttura. Il ritrovamento di manufatti potrebbe aiutare a determinare la datazione del cono di pietra con più sicurezza. Paz ha sottolineato che l’Israel Antiquities Authority è già in possesso dei mezzi necessari per realizzare lo scavo: “cercheremo di farlo in un futuro molto prossimo, mi auguro, ma dipende da un sacco di fattori”, conclude Paz.

Carmina Burana de Carl Orff - O Fortuna

Le fusa dei gatti


Le fusa che fanno i gatti sono probabilmente una delle cose che ce li fanno amare di più, ci infondono così infatti  serenità, in un modo piacevole, cioè che possiamo comprendere senza parole. D’altra parte, anche se il linguaggio degli uomini è su un altro livello, siamo pur sempre mammiferi, e abbiamo dei tratti in comune.
 Lo stesso atteggiamento delle fusa nasce tra l’altro dalla gatta che ha appena partorito e così aiuta i piccoli a orientarsi, una cosa che deve essere ben fissata nel cervello dei cuccioli, e che sicuramente è associata a un senso di protezione e alla presenza di cibo che trovano nella madre.
I gatti adulti emettono fusa in diverse condizioni, ma servono ad esprimere necessità di nutrimento e protezione, trasmettendo questo segnale non solo ai simili, ma anche all’uomo.
La frequenza con cui vengono emesse le fusa è tra 25 e 150 Hertz e avviene tramite vibrazioni della laringe e/o del diaframma.
Fusa irregolari indicano piacere intenso, se sono più regolari il gatto potrebbe cominciare ad essere annoiato.

 Fusa irregolari potrebbero essere indice di sofferenza, specialmente se il gatto le emette da solo, in assenza di un una forma di comunicazione verso altri.
Ma ci sono anche teorie più azzardate: le fusa potrebbero anche essere dotate, in virtù del rumore che emettono, come detto particolarmente piacevole, un effetto ipnotico sulle prede, inducendole ad abbassare le loro difese. Addirittura avere un effetto benefico sui gatti stessi e su di noi, per esempio potrebbero essere indicate addirittura per chi soffre di reumatismi. Una cosa paranormale? No, il particolare spettro di emissione nel campo delle microonde non ne farebbe altro che una terapia molto economica e perfettamente spiegabile scientificamente. La particolare frequenza sarebbe indicata anche per rilassarci e aiutarci a trovare il sonno, inducendo  probabilmente una modificazione della frequenza delle nostre onde cerebrali.


Fonte: http://www.meteoweb.eu
Il sabato del villaggio
La donzelletta vien dalla campagna in sul calar del sole,
col suo fascio dell'erba;
e reca in mano un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole, ornare ella si appresta dimani,
al dí di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine su la scala a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo
quando ai dí della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella solea danzar la sera intra di quei ch'ebbe compagni nell'età piú bella.
Già tutta l'aria imbruna, torna azzurro il sereno,
e tornan l'ombre giú da' colli e da' tetti
 al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno della festa che viene;
ed a quel suon diresti che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando su la piazzuola in frotta
e qua e là saltando, fanno un lieto romore;
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dí del suo riposo.

Giacomo Leopardi
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