venerdì 6 dicembre 2019

Lettera dalla Mesopotamia: il primo Reclamo fu scritto 3750 anni fa


C’erano una volta i negozi sotto casa e i mercati rionali. 
Vien da pensare a bei tempi quelli, ormai lontani, quando il rapporto fra venditore e consumatore era diretto, gli eventuali reclami si facevano a voce, e tutto si risolveva presto e di persona, almeno nella maggior parte dei casi.
 In realtà, è ragionevole pensare che le lamentele dei clienti siano nate insieme al commercio stesso, ma è difficile immaginare un acquirente insoddisfatto che si prende la briga di incidere un’indignata lettera di reclamo su di una tavoletta d’argilla (che poi bisognava cuocere per “fissare” i segni), con l’indispensabile stilo e nella complicatissima scrittura cuneiforme, composta all’inizio da un migliaio di segni, poi ridotti con il tempo a solo poche centinaia.  
Probabilmente, la più antica lettera di reclamo che si conosca, risalente all’incirca al 1750 a.C, non fu composta personalmente dal mittente, ma piuttosto da uno scriba: in Mesopotamia, dove si svolse tutta la faccenda, la scrittura era appannaggio della sola casta degli scribi. 
Mestiere difficile e di grande responsabilità, che si tramandava da padre in figlio, e garantiva una invidiabile posizione sociale. 

Doveva essere arrabbiato, e parecchio, un certo signor Nanni, che visse nell’antica città di Ur, in Mesopotamia (oggi in Iraq).
 Aveva ordinato a un tale chiamato Ea-nasir una partita di lingotti di rame di “ottima qualità”, ma la merce si era rivelata invece scadente.
 Ea-nasir era, come si definirebbe oggi, un grossista: andava nel Golfo Persico per acquistare rame da rivendere in Mesopotamia.


In un’occasione si accordò con Nanni per vendergli dei lingotti del pregiato metallo, ma poi, chissà perché (era un imbroglione, o attraversava un momento di difficoltà? Non lo sapremo mai…), trattò male l’affare, tanto da indurre l’arrabbiato cliente a scrivere una lettera di reclamo, che suona più o meno così: 

 Dillo a Ea-nasir: Nanni invia il seguente messaggio: Quando sei venuto, mi hai detto quanto segue: “Darò a Gimil-Sin lingotti di rame di ottima qualità”. 
Poi sei partito ma non hai fatto quello che mi avevi promesso. 
Hai dato al mio incaricato (Sit-Sin) dei lingotti che non erano buoni e hai detto: “Se vuoi prenderli, prendili; se non vuoi prenderli, vattene!” 
 Per chi mi prendi, che tratti uno come me con tale disprezzo? Ho inviato dei messaggeri a ritirare la borsa con i miei soldi, ma mi hai trattato con disprezzo rimandandoli da me a mani vuote, più volte, e attraverso un territorio nemico. […] Prendi atto che (d’ora in poi) non accetterò rame che non sia di ottima […] ed eserciterò contro di te il mio diritto di rifiuto perché mi hai trattato con disprezzo.


 La traduzione di questa, e di molte altre tavolette commerciali e private, si deve a uno dei più importanti studiosi di scrittura cuneiforme e assirologia, A. Leo Oppenheim, che nel 1967 pubblicò Lettere dalla Mesopotamia. 


 Secondo lo storico Robert G. Hoyland, che sposta la data della contesa alla fine del 19° secolo a.C, Ea-nasir era un commerciante attivo nella non ancora identificata regione di Magan (forse nell’attuale Oman, o in Yemen, se non in Sudan o in Pakistan), ricca di rame e diorite: “Si presenta come un personaggio un po’ senza scrupoli, o forse caduto in un momento difficile della sua attività, perché ci sono un certo numero di lettere arrabbiate dai suoi clienti di Ur”. 


 La tavoletta, rinvenuta a Ur nel 1953, si trova oggi al British Museum. 


 Fonte: vanillamagazine.it

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