martedì 6 febbraio 2018

C’era una volta Sintra


Sovrani, milionari stravaganti, monaci e poeti dallo spirito dandy, fanno tutti parte della cittadina più romantica del Portogallo, immersa tra storia e folti boschi.

 Gli abitanti di Sintra hanno fama di ritenersi molto importanti, e non hanno affatto torto. 
Ogni suo centimetro è protetto dall’Unesco ed è stata interamente dichiarata patrimonio culturale. 
Strade ripide e serpeggianti che conducono da un giardino all’altro e scogliere a picco sull’oceano s’incontrano, in una delle città più misteriose e stravaganti del Portogallo. 

 Le sue colline sono i primi elementi con i quali si scontra l’umidità dell’Atlantico sulla terra, a questo si devono la nebbia costante e il microclima particolare. 
È stato proprio per il clima con temperature miti in estate e la vicinanza con Lisbona che la corte e la nobiltà portoghesi la scelsero come meta di villeggiatura, stabilendo qui residenze e palazzi, durante il XIX secolo.
 In pieno romanticismo, scoppiò la passione per lo stile medievale, l’eccessivo e l’esotico.
 L’atmosfera di Sintra attirò anche giovani artisti benestanti che viaggiavano per l’Europa e divenne rifugio di scrittori come Hans Christian Andersen e il poeta Lord Byron, il quale descrisse la città come “glorioso paradiso”.


Dalla vetta più alta della sierra di Sintra, che sorveglia tutta la valle, nasce lo spettacolare e colorato Palazzo de Pena, massimo esempio della stravaganza della città.
 Questo edificio fu costruito come residenza estiva di Fendinando II, il “re artista”, a metà del XIX secolo, incorporando un convento del XVI secolo.
 La sua mescolanza di stili è un excursus storico con influenze del gotico, manuelino, islamico e dell’architettura rinascimentale. Inoltre, ogni stile è caratterizzato da un colore, viola, bordeaux e senape, che fanno pensare a un castello Disney in versione psichedelica.


Dalla muraglia del Castelo dos Mouros, costruito dagli arabi tra l’VIII e IX secolo come luogo di difesa, è possibile contemplare gli eclettici edifici che scendono dalla sierra fino ad arrivare al centro della città. 
Da lì saltano all’occhio, tra i tetti, le ciminiere bianche del Palazzo Nazionale di Sintra, due enormi coni gemelli di 33 metri di altezza che coronano questa millenaria costruzione, risalente all’XI secolo. Al palazzo furono aggiunti nuovi corpi architettonici nel corso dei diversi regni e conserva il suo aspetto attuale dal XVI secolo. 
Al suo interno spiccano rivestimenti con motivi geometrici di una delle migliori collezioni di piastrelle mudejar del mondo.


Vicino al centro di Sintra si trova il Palazzo di Monserrate, uno dei migliori esempio di architettura romantica insieme al Palazzo de Pena. 
Alle sue decorazioni esotiche e decadenti con influenze gotiche, indiane e mudejar si ispirò Lord Byron, durante la sua permanenza nella tenuta nel 1809, per scrivere la sua poesia “Il pellegrinaggio del giovane Aroldo”.
 Nel giardino, uno dei più interessanti del Portogallo, convivono manioche del Messico con felci giganti della Nuova Zelanda e bambù del Giappone.
 Oltre 3.500 specie botaniche furono portate qui da tutto il mondo, a metà del XIX secolo, dal ricco proprietario, l’inglese Francis Cook.




Uno degli angoli più stupefacenti di Sintra è la Quinta da Regaleira, una villa neogotica progettata dall’architetto italiano Luigi Manini. 

La fantasia e il mistero s’impossessano di questo posto pieno di simboli e rompicapi legati all’alchiimia, la massoneria e i templari. Tra laghi, grotte, cascate, porte finte e tunnel segreti, risalta il “pozzo iniziatico” conosciuto per la sua forma di torre al contrario, dalla quale si scende tramite una scala a chiocciola ispirata alla Divina Commedia.

 Prima di far riposare l’immaginazione da tutta questa fantasia, è imprescindibile salire su una carrozza di cavalli e girare per le strade di pietra di Sintra.
 È la cosa più vicina alla realtà che possono fare i comuni mortali. 

 Fonte: passenger6a.it
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