martedì 10 maggio 2016

Vigée Le Brun, donna, artista e imprenditrice


Di solito quando si ammira un ritratto di Maria Antonietta, difficilmente si pensa al nome di Elisabeth Louise Vigée Le Brun (1755-1842), una delle migliori pittrici francesi del XVIII secolo e tra le più importanti artiste della Storia.

 Vigée Le Brun fu catapultata alla fama quando, all'età di 23 anni, fu convocata a Versailles per dipingere il ritratto di Maria Antonietta (1755-1793), di pochi mesi più giovane di lei. 

 La ragione del suo fascino è evidente: l'artista immortala i suoi soggetti in un dinamismo sospeso, come se fossero proprio rivolti al pubblico, nell'intento di completare una frase in una lunga e candida conversazione.


Il suo ritratto del Controllore Generale delle finanze Charles Alexandre de Calonne, dipinto nel 1784, mostra il soggetto in un ambiente sontuoso con un'espressione leggermente divertita e rilassata. 
Le Brun sfoggia un virtuosismo tecnico nel raffigurare molti tessuti difficili da dipingere – dal ricco broccato cremisi al raso di seta, dal pizzo alla penna d'oca per scrivere sulla scrivania dorata di Calonne e, per finire, alle mani sensuali e plastiche, che non smentiscono la sua mancanza nella formazione tradizionale.

 Spesso i ritratti soffrono di una certa rigidità, come fossero delle maschere. È il risultato inevitabile del modello, che adotta giustamente una postura autorevole; questo è comprensibile, poiché in quel periodo la maggior parte dei ritratti venivano commissionati a scopo di propaganda e solo successivamente venivano lasciati ai posteri. Inoltre, se si considera che tale posizione doveva essere mantenuta per lunghi periodi di tempo, non fa che aumentare la sfida dell'artista nel catturare il vero carattere dei soggetti. 
 La sopportazione della noia non viene mai presa in considerazione come fattore che possa compromettere la riuscita dei ritratti delle Altezze reali, o meno reali. 
Vigée Le Brun questo lo sa bene: vuole che i suoi personaggi vivano con lei una bella esperienza, e nelle sue memorie scrive che i suoi committenti devono sentirsi comodi.
 Questo è evidente se si osservano i suoi soggetti, quasi sempre appoggiati a qualcosa.
 Inoltre Le Brun riesce a conferire vivacità ed espressività ai suoi soggetti, anche quando non sembrano tali. 
Ad esempio, la pittura della Contessa Varvara Nikolayevna Golovina, (circa 1797-1800) cattura la viva curiosità della contessa stessa, un aneddoto che l'artista ha scritto nelle sue memorie.


La Baetker ha spiegato che è un tempo in cui è «molto importante essere capaci di dialogare con i propri clienti e intrattenerli; così facendo, in cambio si ottiene un'immagine più bella.
 Si deve presumere che questo sia uno dei motivi per il quale è così dotata nel ritratto e i suoi modelli appaiono così vivaci».




Vigée Le Brun non ha ricevuto una formazione tradizionale nel disegno, come invece è consuetudine per un artista maschile francese tra la metà del XVII secolo e la metà del XIX.
 A quel tempo i pittori devono studiare i nudi maschili ma lei no, con conseguenti difficoltà in anatomia.
 Suo padre è un abile pastellista, il cui lavoro deve essere stato per lei una fonte d'ispirazione, anche se muore solo quando Vigée ha solo 12 anni. 
Tuttavia, essendo già adolescente, Vigée sostiene le finanze familiari con l'arte.
 Dall'analisi delle sue memorie, emerge un interesse per la musica e il teatro, ed è anche un'abile conversatrice; tutte qualità che le conferiscono un certo grado di accettazione negli ambienti altolocati. E a giudicare dai suoi autoritratti, Vigée è dotata di grazia e bellezza.




In mostra al Metropolitan di New York sono esporti almeno tre autoritratti (tra cui quella che dipinse nel 1790 a Roma) che divennero il suo biglietto da visita, dopo la fuga dalla Francia. 

Quando nel 1792 scoppia la rivoluzione nel Paese, il suo sodalizio con la famiglia reale diviene un peso e il suo 'Autoritratto durante un viaggio in costume' (1789-1790) mostra la sua tristezza dopo la fuga dalla Parigi rivoluzionaria nell'autunno del 1789. 
Costretta a divorziare dal marito e senza accompagnamento, Vigée Le Brun viaggia con la figlia di nove anni e una governante in carrozza pubblica, prima in Italia e poi in tutta Europa. 
 Vigée Le Brun lavora in Italia, Austria, Russia, Germania e Inghilterra, ottenendo all'estero una considerazione unica.
 Tra i suoi mecenati spiccano Caterina la Grande, il reggente di Polonia e anche una delle sorelle di Napoleone.

 Il suo successo al di fuori della Francia non è inferiore rispetto all'apice della sua carriera in Francia, e continua fino al 1820. Muore alla veneranda età di 87 anni. 

 Vigée Le Brun, grazie al suo intelletto acuto e alla passione per la pittura – che lei stessa afferma essere cresciuta con l'età – è riuscita a superare tutte le limitazioni legate alla sua condizione di donna, all'età e all'istruzione.
 È un'ambasciatrice dell'arte visiva, che fa scorgere rapide e vivide occhiate in un tempo che continua ad affascinare. 

 Fonte: http://epochtimes.it/
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