martedì 16 febbraio 2016

Nuove scoperte nella "città perduta" dell'Honduras


Quello appena trascorso è stato un mese importante, per chi si è appassionato alla storia della "Città perduta" o "Città del Giaguaro", l'antica rovina di un insediamento precolombiano nell'intricata foresta pluviale della Mosquitia, nell'est dell'Honduras. 
 Un'equipe di archeologi americani e honduregni è riuscita per la prima volta a compiere scavi sistematici all'interno delle rovine, e ha portato alla luce più di 200 statuette in pietra dissotterrate da un grande tumulo di terra al centro del sito archeologico. 
 Le sculture, alcune intere, altre rotte, sembrano essere state attentamente riposte tutte insieme su un ripiano di argilla rossa, nello stesso momento, forse durante un rituale religioso.
 Si tratterebbe di un'ofrenda, una collezione di oggetti sacri posti su un altare come offerta votiva. 
 Al centro è stata ritrovata l'enigmatica scultura di un avvoltoio con le ali parzialmente dispiegate; intorno, vasi con i bordi decorati con avvoltoi e serpenti, o con incisa una figura dalla testa triangolare e gli occhi incavati, forse una rappresentazione della morte.
 Attorno al gruppo centrale di artefatti, sono emersi diversi metati, ossia tavolini a tre gambe simili a quelli utilizzati per la macinatura del granturco, decorati con disegni geometrici o figure animali: tra queste, spicca la testa del "giaguaro mannaro", una figura che forse rappresenta uno sciamano in stato di trance.
 Alcuni metati presentano motivi decorativi simili a quelli usati dai Maya, e pseudo-glifi che non sono ancora stati decifrati.
 Erano usati forse come troni, o forse per sorreggere i corpi bendati dei defunti prima della sepoltura.










I reperti risalgono tutti a un periodo compreso tra il 1000 e il 1520 d.C. 
Le fratture decisamente intenzionali su alcuni pesanti oggetti in basalto, decisamente poco fragili, fanno ipotizzare che il mucchio di "tesori" sia stato allestito durante un rituale di "chiusura" della città, forse poco prima del suo abbandono.
 Il rito di rompere gli oggetti, "uccidendoli" prima della loro sepoltura è infatti tipico di molte civiltà precolombiane.

 I contatti commerciali via fiume con le civiltà Maya e Chibcha (un'altra civiltà precolombiana), insieme al movimento delle popolazioni native sempre più all'interno, nei luoghi ancora non raggiunti dai conquistadores, contribuirono forse alla diffusione dei virus portati dagli Europei - come morbillo, vaiolo e influenza. Anche la Città del Giaguaro potrebbe essere stata devastata dalle epidemie.
 I suoi pochi, spaventati superstiti, seppellirono le ultime ricchezze e l'abbandonarono al suo destino, un testamento storico riscoperto oltre 500 anni dopo.

 Fonte: focus.it
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