lunedì 5 ottobre 2015

Il villaggio dei templi perduti nel mezzo della Giungla della Birmania


Anche se sembra un luogo tratto dal Libro della Giungla, il villaggio di Indein in Birmania è molto più reale della parole scritte da Rudyard Kipling.
 Il paese è raggiungibile soltanto passando attraverso uno stretto canale fluviale, dove si incontrano i bufali che nuotano e le donne che lavano i vestiti. 
Dopo un’ora di navigazione si arriva al piccolo paesino di Indein, un centro nel quale gli abitanti dei paesi limitrofi portano i loro prodotti come il tofu, la soia, il pesce o le verdure.

 Il villaggio nasconde un gioiello della storia e della cultura buddista di tutto il mondo, l’agglomerato Pagoda di Shwe Indein, un complesso di circa 1600 stupa risalenti al 1.100 / 1.200 dopo Cristo.
 Alcuni di questi stupa, edifici che contengono reliquie buddiste, sono state completamente restaurate ponendo fine al loro fascino millenario, quando il governo ha deciso di ristrutturarle e farle completamente rivestire di vernice dorata.
 

Fortunatamente gli stupa sono così numerosi che il processo di rinnovamento non è stato fatto che su pochi esemplari, e immergersi attraverso le rovine di questo antico centro religioso buddista è un viaggio nel tempo e nello spazio con pochi paragoni al mondo.


Molti dei piccoli edifici sono stati inghiottiti dalla vegetazione, che ha colonizzato letteralmente i mattoni con alberi e piante di ogni tipo.


L’origine del sito è controversa. La storia afferma che le Pagode furono commissionate durante il regno di re Narapatisithu, ma la tradizione vuole che siano state costruite dal re Ashoka nel 3° secolo Avanti Cristo e che siano state poi restaurate dal re Anawrahta. 

E’ bene precisare però che non vi è alcuna prova archeologica a sostegno di questa teoria tramandata per tradizione orale.


Fonte: vanillamagazine.it
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