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mercoledì 8 aprile 2015

I miti giapponesi che raccontano di quando le divinità camminavano sulla Terra


La mitologia giapponese è raccolta in un’unica opera chiamata Kojiki (古事記, letteralmente “cronaca di antichi eventi”), un’opera in tre libri scritta in giapponese antico.
 La redazione finale del testo è stata eseguita nel 712 d.C., raccogliendo in un’unica opera una serie di documenti che tramandavano i fatti dell’epoca antica del Giappone. 
 Queste singole fonti, a loro volta, prima di essere fissate su documenti scritti, erano tramandate oralmente attraverso le generazioni.

 Il testo inizia con il racconto mitologico della creazione del Cielo e della Terra e la creazione dell’uomo.
 Inoltre, vengono raccontate le vicende di varie divinità che erano sulla terra all’alba dei tempi. 
Infine, vengono narrate le origini mitologiche del Giappone, della dinastia Yamato e delle maggiori famiglie nobili.


Il primo tempo viene descritto come Jindai moji o Kamiyo moji (神代文字 “personaggi dell’Età degli Dei”), un’epoca in cui una Terra desolata vede la discesa di due entità, Izanagi e Izanami (oltre ad essere fratello e sorella, i due sono anche amanti), intenzionate a dare forma e vita al pianeta.
 Si narra che il primo gesto di Izanagi ed Izanami fu quello di far sorgere le terre dall’oceano e mescolarle con una lancia chiamata Ame-no-nuhoko. 
Con il fango che si ammassò colando dalla lancia ebbe origine la prima isola: Onogaro-Shima (il Regno Terreno).
 In seguito gli dei crearono altre otto grandi isole che divennero la terra di Yamato, il Giappone.
 Le due divinità abbandonarono il Regno del Cielo e stabilirono la loro nuova dimora sulla Terra.


«Izanagi e Izanami scesero su quella piccola isola e là innalzarono un palazzo.
 Ma il loro lavoro era appena iniziato: a parte quel piccolo scoglio deserto, il mondo era ancora una massa di acqua senza forma.
 Non vi era nulla: né piante né animali né creature viventi, e il paesaggio era piatto e spoglio.
 Izanagi e Izanami cominciarono a riflettere su come proseguire la loro opera di creazione».
 Dall’unione di Izanagi e Izanami nacquero il dio del mare O-Wata-Tsu-Mi, il dio delle montagne O-Yama-Tsu-Mi, il dio degli alberi Kuku-no-chi e il dio del vento Shina-Tsu-Hiko.
 La nascita dell’ultimo dio, quello del fuoco Kagu-tsuchi, costò la vita ad Izanami. 
Così si legge:

«Purtroppo, nel dare alla luce il dio del fuoco, Izanami si ustionò il ventre e morì. La donne fu sepolta sul monte Hiba, nella penisola di Izumo. Izanagi molto si dolse della morte della moglie».

 È strano leggere della morte di una divinità, che per definizione dovrebbero essere immortali.
 Dunque, Izanagi e Izanami erano creature mortali.
 Se così, chi erano veramente e da dove venivano? 

 «Allora Izanagi si mise in viaggio per il Profondo, lo Yomi-Tsu-Kumi, il paese dei morti che si trovava nel sottosuolo. 
Entrò in una caverna, e dopo aver percorso un lungo cunicolo, giunse a una strana costruzione che sprofondava ancor più nelle viscere della terra».

 Izanagi, adirato, uccise il figlio e scese all’inferno con l’intento di condurre fuori la sua compagna dal mondo dei morti. Ma al suo arrivo, il dio scoprì che la sua sposa si era nutrita con il cibo infernale ed era diventata un demone malvagio.
 Izanagi fuggì in superficie ed Izanami restò nello Yomi-Tsu-Kumi divenendone la terribile regina.


I racconti mitologici giapponesi sono particolarmente interessanti perché trovano due paralleli decisamente notevoli.
 Il primo è quello con la mitologia cinese, nella quale si racconta di esseri celesti discesi sulla terra in draghi volanti: costoro furono i primi sovrani cinesi che diedero inizio alla civiltà cinese e che sono conosciuti come i Tre Augusti: Fu Xi, Nüwa, Shen Nung. Nüwa era la sorella di Fu Xi e ne divenne anche la sposa.
 Fu Xi e Nüwa venivano rappresentati sempre allacciati per la coda. Fu Xi tiene in mano una squadra, Nüwa invece un compasso.
 I due strumenti (ad oggi, ancora adoperati nella simbologia massonica) indicano che i due sovrani inventarono norme, regole, standard.


Il secondo parallelo notevole è con la mitologia egizia, nella quale si tramanda sempre di un fratello e di una sorella sposi (Osiride e Iside), dalla cui unione nacque Horus, il capostipite delle dinastie faraoniche.
 Inoltre, come nello Kojiki, i Testi delle Piramidi parlano dello Zep Tepi, un periodo primordiale dal quale emerse l’ordine dal caos e nel quale gli dei governavano la Terra.
 Come interpretare queste corrispondenze presenti in culture tanto lontane nello spazio e nel tempo? 
Se si tratta solo di racconti mitologici, è possibile che una civiltà ormai perduta fosse presente anticamente su tutto il pianeta, condividendo un unica cultura mitologica? 
 È se invece questi racconti mitologici fossero il ricordo lontano di un evento che ha impressionato i nostri antenati fino a convincerli a tramandare tali eventi alle generazioni future?
 È possibile che antichi viaggiatori di altri mondi siano stati scambiati per divinità dai nostri antenati?
 E se così fosse, in che modo hanno influenzato o alterato l’evoluzione biologica e culturale della specie umana? 

 Fonte: www.ilnavigatorecurioso.it

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