venerdì 20 febbraio 2015

"Noduli di manganese" : il tesoro degli abissi.


Sin da quando sono state scoperte nel 1873, gli scienziati hanno cercato di scoprire l’origine delle milioni di sferule metalliche che ricoprono i fondali degli oceani del pianeta Terra. 
 Note come “noduli di manganese”, questi grumi contengono una serie di metalli preziosi che i ricercatori sperano un giorno di poter raccogliere dal fondo del mare. 

 Grazie alla scoperta di una nuova grande distesa di noduli sul fondo dell’Oceano Atlantico, alcuni scienziati tedeschi potrebbero essere vicini a risolvere il mistero della loro origine La “RV Sonne”, una nave di ricerca tedesca, si trovava diverse centinaia di chilometri ad est delle Barbados, quando, issando la rete disposta per catturare alcune specie marine, è incappata in numerosi noduli del prezioso metallo. 
 In seguito, una telecamera teleguidata ha rivelato che il fondo marino era letteralmente disseminato di queste sfere di metallo di dimensioni variabili da una pallina da golf a una palla da bowling.

Con tassi di crescita pari a 1-5 millimetri ogni milione di anni, alcune di queste sferule potrebbero avere un’età prossima ai 10 milioni di anni. 
«Sono rimasto molto sorpreso, perché generalmente quest’area oceanica non è conosciuta per la presenza dei noduli», spiega a LiveScience lo scienziato Colin Devey a capo della spedizione.
 I noduli di manganese sono stati trovati in tutti gli oceani del pianeta, ma la quantità maggiore è stata riscontrata nell’Oceano Pacifico.
 Generalmente si trovano a circa 5 mila metri di profondità. 
 Una delle ipotesi avanzate dai ricercatori sulla formazione dei grumi di manganese coinvolge alcune reazioni chimiche che sarebbero alimentate dai microbi marini.
 Un’altra suggerisce che i noduli sarebbero il risultato della precipitazione di metalli nelle acque del mare, specialmente quelli espulsi dai camini termici di origine vulcanica.
 Le sfere sono costituite per la maggior parte da manganese, ma contengono anche ferro e altri metalli come rame, cobalto e zinco. Dal 1970 vengono considerate come una possibile fonte di materie prime.

Tuttavia, a causa delle grandi profondità a cui si trovano, le conseguenti difficoltà tecniche per il loro recupero e i potenziali danni ambientali generati dal loro sfruttamento, nessuno sfruttamento è al momento è previsto.
 Allo stesso tempo, i noduli di manganese sono scientificamente di grande interesse, in quanto possono essere considerati dei veri e propri archivi climatici e ambientali.
 Essi, infatti, sono costituiti di strati sovrapposti, allo stesso modo in cui cresce la perla di una conchiglia attorno ad un nucleo originario.
 Dal momento che i noduli crescono molto lentamente, possono fornire un record della storia climatica del nostro pianeta. Gli scienziati ora sperano di analizzare i noduli più in dettaglio per capire esattamente come si sono formati. 
 La comprensione della loro origine potrebbe fornire importanti informazioni sui cambiamenti climatici avvenuti nel passato del nostro pianeta, così da prepararci per eventuali cambiamenti futuri.

 Fonte: www.ilnavigatorecurioso.it
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