lunedì 3 novembre 2014

Aereo in volo sopra all'arcobaleno: la foto è una (mezza) bufala


Da alcuni giorni rimbalza su Twitter una foto che sembra sfidare le leggi della Fisica: Melissa Rensen, una signora canadese di 51 anni, in viaggio dall'Ontario verso l'Honduras, ha realizzato alcuni scatti dal finestrino dell'aereo, per immortalare una curiosa formazione nuvolosa visibile sopra al Mar dei Caraibi. 
 Solo più tardi la donna si è accorta che quello che stava sorvolando aveva tutta l'aria di essere un arcobaleno. E la serie di foto è stata rapidamente diffusa e comprata dalle agenzie fotografiche: è infatti estremamente difficile osservare un arcobaleno dall'alto.


Difficile?
 Diciamo pure impossibile, secondo le leggi della Fisica. 
Gli arcobaleni si formano quando i raggi del Sole colpiscono le minuscole goccioline d'acqua sospese in atmosfera.
 Affinché questo fenomeno atmosferico abbia luogo, e la rifrazione avvenga correttamente, i raggi solari devono colpire le gocce d'acqua con un'inclinazione di circa 42 gradi. 

 Non è quindi possibile che Melissa abbia osservato prima un arcobaleno di fronte a sé (come quello della foto in alto) e poi lo stesso fenomeno ottico sotto al suo velivolo, perché nel frattempo la donna si è spostata, e l'angolo di incidenza è cambiato: l'arcobaleno avrebbe dovuto al limite dissolversi e riformarsi in un altro punto. 
 Senza contare che un arcobaleno non è un oggetto fisico che si possa in qualche modo sorvolare: è un'illusione ottica, che si forma secondo angolazioni diverse da quelle che riportano le foto della Rensen. 
E allora, da cosa dipendono quei colori?
 Si tratta di un fotoritocco? 
 No. L'alone arcobaleno visibile negli scatti non è altro che un prodotto della biorifrangenza, una proprietà ottica posseduta dalla plastica dei finestrini dell'aereo, che consiste nella scomposizione di un raggio di luce in due diversi raggi, i cui colori interferiscono dando luogo a bande colorate. 
Un filtro polarizzante della fotocamera può aiutare a fotografare meglio l'effetto.
 Anche la superficie oceanica si comporta come un filtro polarizzante, facendo oscillare i raggi di luce riflessi dall'acqua. Tutti questi fattori potrebbero aver contribuito a creare il falso arcobaleno.

 Da: http://www.focus.it/

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