mercoledì 22 gennaio 2014

Olanda, Usa e Gran Bretagna: ecco la nuova Fiat trilocata




Sede societaria in Olanda, sede operativa e quotazione negli Usa, domicilio fiscale in Gran Bretagna.
È lo schema che si fa strada per la nascente Fiat-Chrysler, come verrà disegnato nel prossimo consiglio d’amministrazione del 29 gennaio.
Le fonti del Lingotto non confermano né smentiscono, si limitano a ricordare che le opzioni sono diverse e tutte aperte, ed è vero.
Ma che questa tripartizione si delinei ogni giorno che passa come la più probabile, lo sostengono fonti vicine al dossier, ricordando come essa ricalchi la formula già adottata dal gruppo per Fiat Industrial. 
Stabilire la sede legale societaria in Olanda permette infatti alla società di utilizzare, celebrando l’assemblea dei soci, la legge del voto doppio a vantaggio dei pacchetti azionari stabili nel tempo, il che significa in concreto che l’Exor, col suo “storico” 30,05% di Fiat-Chrysler, voterebbe per il 60,10%, esattamente come fa in Fiat Industrial.
Privarsi di una simile opportunità sarebbe uno spreco, dal punto di vista degli interessi dell’azionista di controllo.
Anche perché la “via olandese” non presenta alcuna controindicazione agli occhi del sistema finanziario internazionale, che considera il paese europeo del tutto “friendly”, a dispetto del fatto che quella clausola riduca la contendibilità delle società quotate.
Meno certa la scelta di stabilire il domicilio fiscale in Gran Bretagna: risponde al meglio alle esigenze contabili di una qualsiasi multinazionale ma priverebbe Torino dell’unica chance di conservare la titolarità di almeno una prerogativa di gruppo.
E’ evidente, infatti, che la principale sede operativa sarà a Detroit, anche se probabilmente “ridondata” da qualche funzione centrale stabilita a Torino.
Già oggi Marchionne e il suo alto staff vivono più sull’aereo in giro per il mondo e nella metropoli americana che a Torino, figuriamoci domani, quando la fusione sarà operativa.
Se dovessero perdere anche la residenza fiscale della holding, Torino e l’Italia diventerebbero, nella galassia Fiat-Chrysler, poco più di una sede storica, con il suo problematico bagaglio di impianti in buona parte ancora da saturare con le nuove produzioni di auto di lusso, il rilancio dell’Alfa su cui Marchionne ha lanciato la sua nuova sfida, con gli stessi accenti animosi e insieme prudenti con cui parlò, quattro anni fa, di “Fabbrica Italia”.
D’altronde, anche l’idea di domiciliare fiscalmente in Italia la neofusa Fiat-Chrysler appare assurda, nessuno ragionevolmente preferirebbe il ginepraio delirante della normativa fiscale italiana – fonte di infiniti equivoci e del più forte contenzioso del mondo occidentale – rispetto al più semplice ed efficiente sistema anglosassone.
Infine la quotazione: è evidente che la Borsa prescelta come sede principale della quotazione del titolo non potrà che essere Wall Street, anche se nulla vieta un “dual listing”, con una seconda quotazione a Londra o anche in Italia, che poi significa comunque Londra, visto che a suo tempo le banche italiane svendettero Piazza Affari al Ftse londinese
Insomma, il futuro della Fiat americana sarà sempre più fuori dall’Italia, e di per sé qualunque polemica sulle ubicazioni delle varie sedi sarebbe sbagliata, a patto che il gruppo, vista la sua storia e la cittadinanza dei suoi soci di riferimento, tentasse sul serio di continuare a produrre in Italia il massimo possibile.
Questa scelta non è inattuabile, ma dipende da Marchionne.
Il quale la fa dipendere dal mercato, forse trascurando che il mercato è anche quello che si riesce a suscitare con i prodotti che gli si propongono

di Sergio Luciano
Fonte - Affari italiani.it

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