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venerdì 30 novembre 2012

Thule "al di là del mondo conosciuto"

Tramite l'esploratore greco Pitea (Pytheas) veniamo a conoscenza di un luogo mitico: Thule. Nei suoi resoconti si parla di una terra di fuoco e ghiaccio nella quale il sole non tramonta mai, a circa sei giorni di navigazione dall'attuale Regno Unito. Nelle antiche mappe questa terra è mostrata solitamente come un'isola a nord o nord-ovest dell'Inghilterra, ed è stata spesso associata all'Islanda (soprattutto nel Medioevo), alle Isole Shetland e alle Faroe o all'isola di Saarema. Attualmente la teoria maggiormente sostenuta ritiene che essa fosse in realtà Trondheim, in Norvegia.
Il mito creatosi nel tempo di Ultima Thule (termine utilizzato dai Romani per definire tutte le terre "aldilà del mondo conosciuto"), possiede molte analogie con altri miti, ad esempio lo Shangri-La hymalaiano, ed è stato alla base della formazione di gruppi occulti come quello tedesco della Società Thule (Thule Gesellschaft) (creato attorno al 1920) e che identificava in Thule l'origine della saggezza della razza ariana.
 In effetti, nel mito thuleano di una terra abitata da una razza umana sotto certi aspetti "superiore", identificata sovente con il popolo degli Iperborei, organizzata in una società pressoché perfetta, si possono facilmente ritrovare alcune della basi concettuali del concetto di razza ariana nazista, ovvero superiore a qualsiasi altra e dunque inevitabilmente dominante sul mondo.
 Il mito di Thule diventò per tali evidenze anche antitetico, secondo alcuni interpretatori storici, a quello di Atlantide: ove questa si distrusse per l'ottusità della propria civiltà, Thule si idealizzò nella propria stessa perfezione, in un senso quasi superumano.
 A ciò si deve ricondurre anche il detto "mirare (o tendere) all'Ultima Thule", col significato di ambire ad un ideale superiore, puntare alla perfezione. 

L'interessante trasmissione televisiva "Voyager: Dante in Islanda" ci ricorda che anche Virgilio, circa trenta anni prima della nascita di Cristo, parlò di Thule, una curiosa coincidenza, che ci porta a seguire un viaggio nell'immaginario famosissimo: quello descritto da Dante nella Divina Commedia. È solo un caso, ma come tutti sanno, la guida scelta dal sommo poeta fu proprio Virgilio.

 Virgilo, Dante, l'Ultima Thule: 3 nomi che hanno molto in comune.

Secondo alcuni scrittori, il viaggio di Dante nella Divina Commedia non sarebbe solo un viaggio di fantasia, pieno di metafore e allegorie, ma potrebbe forse essere il racconto cifrato di un viaggio reale, che avrebbe fatto fin qui, in Islanda, nella leggendaria terra di ghiaccio e di fuoco.
 Ciò ha innescato la voglia di ricerca di alcuni ricercatori secondo i quali al centro di tutto potrebbe esserci un tesoro nascosto. Qualcosa di cui Dante avrebbe lasciato traccia per chi fosse stato in grado di decifrare il codice segreto delle sue terzine.

"O voi ch'avete li 'nteletti sani, mirate la dottrina che s'asconde sotto 'l velame de li versi strani" INFERNO IX

 Il segreto di Dante non sarebbe celato solo nei versi della commedia, ma anche in alcuni quadri di artisti altrettanto famosi. Maestri del calibro di Botticelli e Leonardo Da Vinci. 
D'altronde questa Terra esercita il suo fascino magico per diversi motivi. 
Il primo è che molti studiosi la identificano con l'Ultima Thule.
 Anche Giulio Verne, grande scrittore molto legato ai circoli esoterici, individua in uno dei vulcani sepolti dal ghiaccio l'entrata per il suo "Viaggio al centro della Terra". Conoscenze antiche quelle a cui avrebbe attinto Verne.
 Le stesse che forse permisero a Leif Erikson, il grande eroe vichingo di raggiungere l'America ben 500 anni prima di Cristoforo Colombo, intorno all'Anno Mille. Forse perché il leggendario Leif non fu il primo a compiere tale avventura. 
 Secondo i testi cinesi, Shan Hai Ching T'Sang-Chu e Shan Hai Jing avrebbero raggiunto le coste americane passando lo stretto di Bering già nel 2640 avanti Cristo, durante una missione voluta dall'imperatore Huang Ti.
 Le leggende Indù raccontano invece di viaggi verso il Messico tra l'800 e il 400 avanti Cristo. Lo scopritore, che avrebbe poi vissuto tra gli Atzechi si chiamava vixepecocha. 
Il primo europeo, sempre secondo leggende non accertate, sarebbe stato il monaco irlandese San Brendano vissuto a cavallo tra il 400 e il 500 dopo Cristo. 
Ben 5 secoli prima dell'impresa dell'islandese Leif Erikson, narrata nella saga di Erik il Rosso nel dodicesimo secolo. 
C'è chi sostiene che prima di Colombo, a raggiungere l'America, sarebbero stati anche uomini affiliati all'ordine dei Templari: alcuni cavalieri sarebbero stati spediti in messico all'inizio del XII secolo a recuperare oro con cui finanziare la costruzione delle imponenti cattedrali gotiche, mentre nel 1398 Harry Saint Clair, guidato dal navigatore veneziano Antonio Zeno avrebbe affrontato l’atlantico per nascondere un tesoro templare nella lontana Oak Island. 
Storia, questa, che troverebbe conferma nelle decorazioni della misteriosa cappella di Roslyn in Scozia. E non è tutto. Lo stesso Cristoforo Colombo avrebbe ottenuto informazioni vitali per la sua scoperta proprio durante un viaggio in Islanda del 1477, solo 15 anni prima della grande impresa...
In tutto questo s'innesta la storia di un monte sacro, di un popolo invisibile e di un cancello che porterebbe al centro della terra. Hvannadalshnukur è la montagna più alta d'Islanda. Per gli islandesi è una montagna magica. L'aspetto suggerisce antiche forze magiche in grado di plasmare 8.500 chilometri quadrati di ghiaccio che avvolgono il massiccio, e seppelliscono i vulcani che dormono – vivi – sotto di esso.
 La chiamano "La Porta dell'Inferno". Ma quale è il segreto che lo pone nel novero dei luoghi leggendari della Terra?
 Le tradizioni locali assicurano che la montagna è la sede dell'"Huldulfolk", non un essere bensì un popolo, anzi una progenie: quella degli Elfi. 
 Il viaggio continua. 
Siamo sulla Kjelo Route, la più antica strada d'Islanda, una strada che forse venne percorsa da Dante molti secoli fa. Questi boschi e queste montagne sembrano irradiare storie e magia da ogni angolo.
 Ma noi siamo qui per un motivo più preciso. Ricordiamoci, infatti, che stiamo seguendo le tracce di Dante Alighieri, in quello che sarebbe un incredibile viaggio compiuto in gran segreto su questi stessi sentieri circa 700 anni fa. 

"Perché 'l turbar che sotto da sé fanno l'essalazion de l'acqua e de la terra, che quanto posson dietro al calor vanno" PURGATORIO XXVIII 

 Qui si esce dal Purgatorio, di là Dante va verso il Paradiso.
 Eccoci al centro di tutta questa storia. 
Se l'ipotesi del ricercatore italiano fosse corretta, quello sarebbe il trono di Beatrice e questa la Candida Rosa dei Beati.
 Ma c'è di più: un immenso tesoro sarebbe nascosto al centro delle coordinate "inviateci" da grandi artisti nel corso dei secoli. 
Qui infatti Dante incontra Dio. 

Cosa c'è nascosto sotto l'anfiteatro? Gli studiosi ci stanno lavorando......


Fonte: Tanogabo

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