Centomila anni fa, in una grotta in Sud Africa, un uomo sfregava un pezzo di ematite, allo scopo di ridurlo in tante piccole schegge, al di sopra di una placca di quarzite; dopodiché, aiutandosi con un sasso in funzione di pestello, polverizzava le schegge; ne veniva fuori una sostanza rossa o gialla che, all’interno di una grossa conchiglia, veniva mescolata prima con del midollo osseo di animale reso fluido dal calore e, poi, con l’acqua. Infine, il prodotto veniva conservato, coprendo il tutto con una pietra.
Non è difficile immaginare questo homo sapiens al lavoro, in quella che familiarmente è stata immediatamente ribattezzata la “bottega” o il “laboratorio” più antico della storia: questo perché la sabbia, che ha coperto queste due vere e proprie “cassette degli attrezzi” dell’artigiano, ha preservato perfettamente tutti i particolari necessari alla lavorazione dei pigmenti. Non è, infatti la prima volta, che gli studiosi incappano in pezzi di ocra e alcuni rinvenimenti sono datati ancora prima di quelli della grotta di Blombos; ma la visione d’insieme di tutti gli strumenti, inclusi i contenitori mai comparsi prima d’ora in nessun altro sito, è stata assolutamente una gran sorpresa per quanti hanno partecipato agli agli scavi.
I reperti venuti alla luce, scoperti nel 2008 e descritti dai ricercatori sulla rivista Science, sarebbero la testimonianza di un momento di snodo fondamentale nell’ambito dello sviluppo evolutivo nell’uomo primitivo di capacità tecniche, in cui, come sottolineano gli autori, «l’abilità concettuale di reperire, combinare e conservare sostanze» allo scopo di migliorare le proprie tecniche o di utilizzarle nel contesto di pratiche sociali rivelerebbe un livello complesso delle facoltà cognitive.
Ma a cosa servivano mai questi colori? La risposta non si può avere con sicurezza confermata dalla scienza. Tuttavia, è abbastanza facile immaginare che questi uomini come noi, seppur di centomila anni fa, ricorressero al colore per coprire delle superfici, allo scopo di proteggerle ma anche, più semplicemente, di decorarle magari con motivi astratti o naturalistici; a parer degli scienziati, coordinati dal professor Christopher Henshilwood dell’università di Witwatersrand a Johannesburg, anche nella preparazione delle pelli di animali, per preservarne l’integrità, o, magari, proprio per ornare, vanitosamente, i propri corpi. (fonte ANSA)
Elezioni, il giallo delle matite copiative
"Si possono cancellare con una gomma"
ROMA - Era successo alle politiche; si è ripetuto quest'anno.
In almeno tre casi i segni lasciati dalle matite consegnate agli elettori non sono indelebili.
Al Viminale giurano che siano copiative ma alcuni elettori sardi hanno riscontrato che così non è:
"La croce si cancella con una normale gomma".
L'esposto l'anno scorso era partito da Genova e Milano: altre matite ma lo stesso risultato.
E stamane la conferma che poco è cambiato dall'aprile 2008. "Sono andato a votare al seggio 101 presso la scuola elementare di Li Punti, frazione di Sassari", racconta a Repubblica.it Paolo Cocco.
"Ricordavo quello che era successo alle politiche scorse a Genova.
Così mi sono messo una gomma in tasca e sono entrato in cabina. Prima ho fatto un segno su un normale pezzo di carta che avevo recuperato dalla scrivania di casa.
Ho fatto una croce e ho provato a cancellare.
Tutto vero: il segno se n'è andato senza lasciare traccia.
Ho denunciato la cosa al presidente del seggio che mi ha convinto a rifare l'esperimento su un angolo della scheda, tanto per capire se la matita era copiativa solo sulla carta del ministero.
Ma anche sulla scheda il risultato non è cambiato: i segni della matita possono essere cancellati.
E' scritto tutto nel verbale che ho sottoscritto davanti al presidente del seggio".
E' successo anche in altri due seggi sardi, nelle sezioni elettorali 420 di Cagliari e nella numero 25 di Quartu Sant'Elena.
Paola Lebbiu, 70enne di Cagliari, ha redatto un dettagliato verbale insieme al presidente del seggio allestito nella scuola elementare Foscolo del capoluogo: "E' tutto scritto lì: il segno che ho fatto su un pezzo di carta, la gomma portata da casa per l'esperimento e la scomparsa dellla croce.
E' stato avvertito anche l'ufficio elettorale del comune e domani presenterò un esposto in Procura.
Identica storia è capitata ai miei parenti che hanno votato a Quartu.
A loro hanno detto che le matite sono state sostituite".
Data per scontata la buona fede dei presidenti dei seggi e degli scrutatori, con matite del genere è evidente la possibilità di modificare i voti sulle schede. Per questo, da che l'Italia 60 anni fa è diventata Repubblica, le matite sono, o dovrebbero essere, copiative, lasciare segni durevoli nel tempo.
Invece...
L'anno scorso la questione fu sollevata dalla segretaria del seggio 295 di Genova: "Non credevo ai miei occhi - disse Flavia Scaletta - ma i segni con quelle matite si potevano cancellare".
Allora fu interessato anche il Prefetto della città, Annamaria Cancellieri, che dopo aver verificato con il Viminale, concluse convinta che "le matite sono state testate dal Provveditorato generale dello Stato, collaudate dai laboratori scientifici e sono tutte incancellabili".
Eppure segnalazioni di simili disguidi giunsero anche da un seggio a Milano 2.
Di fronte all'ultimo caso, l'ufficio stampa del ministero dell'Interno assicura: "Controlleremo".
Sarà necessario. Le matite contestate a Genova un anno fa erano siglate 2005; quella consegnata all'elettore di Sassari 1981, e alla pensionata di Cagliari 1999.
Anni diversi ma difetto uguale.
di Bruno Persano
Gustare una cena dal sapore avventuroso in cima ad un albero potrebbe essere un’esperienza affascinante e avvolgente. Lo si può fare allo Yellow Treehouse Restaurant, un ristorante mozzafiato costruito interamente su un’enorme sequoia a nord di Auckland, in Nuova Zelanda. La struttura in legno, magnificamente integrata con la natura circostante, ha un design a “chiocciola” che rimanda suggestivamente al bozzolo di farfalla.
Realizzato alla fine del 2008 dallo studio Pacific Environments Architects, lo Yellow Treehouse Restaurant svetta maestoso a 12 metri di altezza su un altissimo albero secolare (di 40 metri) che ha un diametro di oltre 1,7 metri. Il ristorante, che dispone di ampio spazio per 18 posti a sedere, è raggiungibile con una passerella in legno di sequoia lunga circa 60 metri e sospesa anch’essa nell’aria.
L'ispirazione per il progetto proviene dalla natura stessa e ricorda i sogni e i giochi dell’infanzia. La forma in pianta somiglia a una conchiglia le cui estremità generano spirali verso il centro: La componente architettonica incarna una semplice forma ovale, avvolta organicamente al tronco e strutturalmente legata in alto e in basso, con una pianta circolare che slitta sull’asse con la parte semicircolare posteriore sopraelevata.
La struttura è stata costruita con elementi modulari in pioppo rivestiti da coperture termiche e fogli di acrilico, in modo da consentire la permanenza nel ristorante anche in condizioni atmosferiche non ottimali. La verticalità delle lame ricurve, realizzate con legno di pino, imita la verticalità delle sequoie e permette che l’edificio si mimetizzi naturalmente. La luce filtra all’interno dalle fessure longitudinali, illuminando l’ambiente in modo naturale. Per perdere la regolarità degli elementi, l’acciaio è avvolto arbitrariamente intorno al guscio.
Lo Yellow Treehouse Restaurant dispone anche di un bar, mentre la cucina, le strutture di ristorazione e i servizi igienici sono al livello del suolo. L’intera struttura architettonica può essere rimossa in qualsiasi momento ed essere reinstallata su altri alberi, anche in altre parti del mondo.
Nel 2013 le scoperte archeologiche riescono ancora a lasciare stupefatti, meravigliati, spingendosi anche dove si pensava che ormai fosse tutto alla luce del sole: Mauritia il continente perduto scoperto in fondo all'Oceano Indiano, sotto le isole Reunion e Mauritius.La spiaggia di sabbia di Mauritius sono i resti erosi di rocce vulcaniche create da eruzioni 9000000 anni fa. E' stato scoperto da un gruppo di ricerca internazionale coordinato dal norvegese Trond Torsvik, dell'università di Oslo, che lo descrive sulla rivista Nature Geoscience.
Si tratta di un micro-continente nascosto sotto enormi masse di lava ed è un frammento staccato dalle placche continentali di Madagascar e India quando queste si sono separate, circa 60 milioni di anni fa.I ricercatori suggeriscono che le catene vulcaniche al centro delle placche tettoniche, come le isole Hawaii, sono causate da colonne giganti di roccia fusa a caldo noti come pennacchi del mantello.
Secondo gli esperti micro-continenti sepolti negli oceani, come Mauritia, potrebbero essere più numerosi di quanto si immagini. Il frammento si sarebbe staccato da Madagascar e India a causa dei pennacchi di magma attualmente situati al di sotto delle isole Marion e Reunion, che con la loro attività hanno fatto nascere il bacino che ospita l'Oceano Indiano. I pennacchi sono gigantesche bolle di roccia fusa, ossia magma, che salgono dal mantello situato in profondità e ammorbidiscono le placche tettoniche dal basso, fino a provocarne la rottura.
Nell'area in cui è stato individuato il continente sommerso, la zona di rottura si trova ai limiti delle masse continentali di Madagascar e India. Un altro frammento, ma emerso, che si è staccato durante la separazione di queste due masse, è costituito dalle isole Seychelles.
I ricercatori hanno scoperto il micro-continente Mauritia analizzando la composizione della sabbia della spiaggia dell'isola di Mauritius, nell'Oceano Indiano occidentale. Fra questi grani sono stati scoperti minuscoli zirconi, pietre semi-preziose che hanno una età compresa tra 660 e 1.970 milioni di anni. Secondo gli autori della ricerca gli zirconi sono piccolissime 'briciole' del continente perduto perché si sono formati nei processi geologici della crosta continentale che ha quell'età e che è sepolta sotto strati di lava. Sarebbero stati trasportati in superficie dall'attività vulcanica recente, quando il magma ha premuto sotto la crosta continentale.
Questi dati sono stati integrati con un modello della tettonica a zolle, che spiega esattamente come e dove i frammenti sono finiti nell'Oceano Indiano, durante la separazione di Madagascar e India. ''Da un lato, il modello mostra la posizione delle placche rispetto ai due punti caldi al momento della rottura'' osserva Bernhard Steinberger, del Centro di ricerca tedesco per le Geoscienze (Gfz). ''D'altra parte – aggiunge - siamo stati in grado di dimostrare che i frammenti del continente hanno continuato a vagare quasi esattamente sopra il pennacchio di Reunion e ciò spiega perché successivamente sono stati coperti dalla roccia vulcanica''.
Yasmin e Yaz, Responsabili di Embolie nelle Donne.
Le pillole Anticoncezionali di Bayer non conterrebbero informazioni corrette riguardo il pericolo che si nasconde dietro queste pillole.
La Bayer, società produttrice, ha chiuso 651 cause che accusavano la pericolosità di Yasmin e Yaz.
Pillole come la Yasmin, contenenti un ormone sintetico detto drospirenone, avranno quindi etichette di avvertimento dove si comunica che i ricercatori hanno scoperto che possono triplicare il rischio di embolia nel sangue.
La Bayer ha pagato 142 Milioni di Dollari di risarcimento alle centinaia di Utilizzatrici Americane.
Di Bayer sono stati scoperti molti scheletri nell'armadio, il meno nascosto quello del ricorso spietato alla vivisezione.
Le cause alla Bayer contro le pillole anticoncezionali di terza generazione aumentano.
Le Monde racconta le vicende di donne francesi decedute dopo averle assunte
Per la prima volta in Francia una denuncia penale è stata presentata contro una pillola anticoncezionale.
Marion Larat ha denunciato infatti la pillola Meliane.
Già tempi.it vi aveva parlato delle denunce contro le pillole anticoncezionali di terza generazione.
Delle migliaia di ragazze che sui blog raccontano le loro storie drammatiche.
E di milioni di dollari di risarcimento pagati in America dalla Bayer, la casa farmaceutica che produce la Yasmin e la Yasminelle.
Purtroppo, in molti casi, gli effetti collaterali di queste pillole sono disastrosi. Soprattutto quando la somministrazione degli anticoncezionali non è preceduta da esami necessari per vedere se la donna non corra rischi d’ansia o trombosi che, nel peggiore dei casi, ha portato a decessi.
LA PICCOLA THEODORA. Il quotidiano Le Monde denuncia lo stesso fenomeno in Francia narrando storie di malattia e morte.
Si accusa la Bayer di non avere parlato degli effetti collaterali degli anticoncezionali con sufficiente enfasi e, come accadde in America e come denunciammo, di non prescrivere tutti gli esami necessari prima di somministrare la pillola a donne con problemi di coagulazione.
La prima testimonianza, raccolta dal giornale francese, è quella di Théodora, morta all’età di 17 anni nel 2007.
La ragazza, una mattina, sulla via tra casa e scuola è crollata sul marciapiede. Il padre di un compagno, accortosi, l’ha portata all’ospedale, ma Théodora, in arresto cardiaco, non ha risposto al tentativo di rianimazione.
Una sua amica ha raccontato che la ragazza aveva cominciato a prendere la pillola in agosto, facendosela prescrivere da un centro di pianificazione familiare.
Le Monde sottolinea come in questi centri, e non solo, «alle minorenni vengono prescritte la pillole senza il consenso dei genitori». Il medico, interpellato, ha risposto così:
«Era l’unica pillola che avessi con me in quel momento».
OTTO GIORNI DOPO. C’è la storia di Adèle Bertrand, morta a 22 anni. La sua vicenda, non è solo legata a quella di una pillola che, come scrive oggi il Corriere sarebbe «una delle maggiori conquiste della donna nel campo della sessualità», ma di una grande solitudine, senza cui può darsi anche che Adèle avrebbe potuto sopravvivere. Di lei parlano i genitori. Era il 4 aprile del 2011 quando «l’abbiamo cercata: le abbiamo mandato una email, lei non ha risposto, ma non ci siamo allarmati perché sappiamo che quando deve studiare per gli esami si isola». Così, a 400 chilometri di distanza, solo il 12 aprile i genitori cercano di contattarla. Non riuscendo a sapere nulla, né da lei né da suoi conoscenti. Quel che si sa ora è noto dall’autopsia: Adèle è morta di embolia polmonare massiccia. La ragazza, riporta il quotidiano, era una sportiva, con un’alimentazione equilibrata. Non fumava, «prendeva solo la pillola da dieci mesi: una leggera, di terza generazione».
CI DICONO DI TACERE. Infine, la testimonianza di un’infermiera sopravvissuta: Carolina C. di 32 anni: «Ho avuto un’embolia polmonare nel giugno 2012.
Ora sto facendo molti progressi. Penso di essere molto fortunata». Carolina spiega perché: «Ho sentito il mio cuore battere più forte per un po’ e ha cominciato a mancarmi il fiato». Ma «è il mio mestiere (…), ho consultato un medico di famiglia che mi ha prescritto un encefalogramma.
Era normale, in equilibrio. Dovevo solo riposare» e «fare una visita immediata e approfondita con un cardiologo all’interno di una struttura dove mia madre lavora».
Gli esami del sangue segnalano dei problemi, alla donna dopo pochi giorni viene un’embolia polmonare massiva, ma è sotto controllo: «In terapia intensiva di cardiologia, dove rimasi dieci giorni, mi è stato chiesto circa la pillola».
La donna quindi, da altri esami, scopre di essere portatrice del fattore VLeiden (variante della proteina V), anche se la sua famiglia non ha precedenti legati alla variante di tale proteina.
«Eppure – continua – pur essendo documentata, non avevo mai sentito parlare, né io né i mie colleghi, di rischio tromboembolico». Il problema è che i medici interpellati non vogliono
«parlare pubblicamente», perché «se attaccano la pillola vengono accusati di essere contro gli anticoncezionali, ci viene detto poi che evoca un altro tema, dicono che così si alzano gli aborti». Non importa se oltre ai figli non nati muore la madre.
«Ma io sono davvero dalla parte delle donne! – ha concluso l’infermiera – Mi aspetto che, come mediatore, un medico possa finalmente parlare chiaro forte».
Fonte: http://www.tempi.it/i-pericoli-mortali-delle-pillole-anticoncezionali-inchiesta-di-le-monde-nessuno-osa-dirlo#.UQmbw_KR5rY