mercoledì 9 dicembre 2015
lunedì 7 dicembre 2015
Il villaggio cinese dove si fabbrica il nostro inquinante Natale sfruttando i lavoratori
Da dove provengono le decorazioni di Natale in vendita in tutto il mondo?
Non di certo dalla Lapponia o da qualche altra magica terra di Babbo Natale.
Nel villaggio di Yiwu, in Cina, non ci sono né elfi né neve, ma 600 fabbriche che producono il 60% delle decorazioni natalizie del mondo.
Le decorazioni di Natale prodotte in Cina sono destinate ai mercati esteri.
Il villaggio di Natale di Yiwu non è certo un luogo felice.
Il costo del lavoro è bassissimo e gli operai lavorano sei giorni alla settimana con turni quotidiani di 12 ore, per un guadagno che non supera i 200 o 300 euro al mese.
Non soltanto decorazioni di Natale, in questo luogo della Cina vengono prodotti anche vari giocattoli di plastica a tema natalizio e non, come racconta la BBC, che ha voluto visitare questo luogo, definito come l’epicentro mondiale delle decorazioni di Natale e dei regali di plastica.
Yiwu si trova a 300 chilometri da Shanghai.
Se l’albero di Natale, le decorazioni o le luminarie che avete acquistato sono state fabbricate in Cina, forse provengono proprio da qui.
Il villaggio del Natale, superata l'entrata, sembra un grande centro commerciale, pronto ad accogliere i rappresentanti delle aziende che vorrebbero esportare della merce all’estero.
Gli operai sono continuamente esposti a polveri, colle, coloranti e vernici.
Devono indossare delle mascherine per proteggersi dalle sostanze nocive, altrimenti le respirerebbero.
Le immagini che ritraggono gli operai ricoperti di polvere rossa dalla testa ai piedi ci lasciano senza parole.
Nessuno pensa a tutelare la loro salute. Si tratta di un lavoro molto faticoso che serve semplicemente ad alimentare il consumismo natalizio.
Gli operai migranti che lavorano nelle fabbriche cinesi spesso non sanno nemmeno con esattezza che cosa sia il Natale.
Qui decorazioni e luminarie si producono tutto l’anno.
Lo sfruttamento dei lavoratori per la produzione di cappelli di Babbo Natale, decorazioni per l’albero, luminarie e giocattoli di plastica è evidente.
Marta Albè
Ritrovato dopo 307 anni il galeone San Josè
Era considerato una leggenda fra i grandi velieri antichi affondati, con un carico 11 milioni di dobloni d'oro e quantità enormi di pietre preziose e gioielli e un valore solo ipotizzabile in decine di miliardi di dollari odierni, il più grande tesoro forse di tutti i tempi, che ne facevano una sorta di «Santo Graal» dei relitti.
Ora, dopo 307 anni indisturbati sui fondali del Mar dei Caraibi, il galeone spagnolo San Josè è stato ritrovato dalla Colombia, appena al largo delle sue coste. E già evoca dagli abissi lo spettro di dispute legali, che si preannunciano dure.
Il presidente colombiano, Juan Manuel Santos ha confermato , «al di là di ogni possibile dubbio», l'avvistamento al largo di Cartagena, del relitto del grande veliero affondato da pirati inglesi nel 1708, durante la Guerra di Successione spagnola (1701-14).
In un discorso a Cartagena de Indias, sulla costa caraibica al nord della Colombia, Santos, che aveva anticipato la notizia su Twitter, ha indicato che il galeone è stato ritrovato lo scorso 27 novembre, al largo della penisola di Barù - ad ovest di Cartagena - da esperti dell'Istituto Colombiano di Antropologia e Storia (Icanh), grazie all'appoggio della Marina militare.
«Si tratta di un a scoperta di importanza mondiale, perché costituisce uno dei più grandi ritrovamenti di patrimonio sommerso, o forse - come dicono alcuni - il più grande che si ricordi nella storia dell'umanità», ha detto il presidente colombiano.
Costruito nel 1698, il San Josè è salpato da Portobelo (attualmente in Panama) ad inizio del 1708, dirigendosi, insieme ad altre navi spagnole e francesi verso Cartagena de Indias.
Dopo aver caricato una grande quantità di oro e preziosi, nel ripartire verso la Spagna fu attaccato nella battaglia di Barùdalla marina della Gran Bretagna, che appoggiavano Carlo d'Austria, da una squadra di quattro velieri da guerra al comando del capitano Charles Wager, che cercò, senza riuscirci, di incamerare il colossale tesoro, che invece finì in fondo al mare.
Il direttore dell'Icanh, Ernesto Montenegro, ha spiegato che il galeone è stato identificato grazie ai suoi cannoni di bronzo a forma di delfino, che era stati fusi su misura per l'imbarcazione, mostrando alla stampa varie foto subacquee che «non lasciano alcun dubbio sull'identità della nave».
Santos, da parte sua, ha sottolineato che il San Josè «appartiene a tutto il popolo colombiano», aggiungendo che «alcune informazioni riguardanti questo straordinario ritrovamento devono ancora rimanere riservate, per motivi legali».
Una discrezione dovuta al fatto che il prezioso carico del galeone - il cui valore potrebbe superare la decina di miliardi di dollari - potrebbe essere anche reclamato sia dalla Spagna che dalla Sea Search Armada (Ssa), un'azienda americana specializzata nella ricerca di tesori sepolti in fondo al mare e ora in disputa giudiziaria con Bogotà sulla percentuale del tesoro da ricevere in pagamento. La Ssa identificò nel 1981 la zona del relitto.
Al di là di possibili battaglie giudiziarie, resta il fatto che il ritrovamento del San Josè rappresenta un fatto di importanza storica in Colombia, dove il suo affondamento fa parte della storia culturale e perfino letteraria: l'episodio, infatti, è ricordato da Garbiel Garcia Marques nel suo romanzo «L'amore ai tempi del colera».
Fonte: http://gds.it
venerdì 4 dicembre 2015
Crystal Cave, Islanda: l’incantevole grotta di cristallo blu ritenuta uno dei luoghi più suggestivi al mondo
L’Islanda, isola vulcanica, è il territorio dove si può vivere al meglio la natura selvaggia ed incontaminata, dove si possono ammirare formazioni naturali splendide, talmente perfette da dare l’impressione di trovarsi in un sogno, pur essendo coscienti di essere circondati da cotanta maestosità.
Niente Photoshop, nessun programma di post produzione grafica, nessun montaggio, ma pura realtà.
E’ questo il caso, ad esempio, della Crystal Cave, l’incantevole grotta blu situata nel parco nazionale Skaftafell, situato tra Kirkjubæjarklaustur, tipicamente noto come Klaustur, e Höfn, nella parte meridionale dell’Islanda.
Nel parco si trova la valle Morsárdalur, il monte Kristínartindar ed il ghiacciaio Skaftafellsjökull.
Quest’ultimo, costituisce una propaggine nel grande ghiacciaio Vatnajökull.
Il parco ha al suo interno una foresta di betulle, Bæjarstaðarskógur, e molte specie di uccelli e volpi artiche.
Durante il Medioevo, molte fattorie erano situate nella zona, ma furono abbandonate dopo due eruzioni vulcaniche che causarono slavine ghiacciate.
Le due fattorie sopravvissute costituiscono ora un’attrazione turistica.
Il parco possiede anche un centro informazioni e un campeggio. Inoltre, molti sentieri attraversano l’area.
Per visitare la Crystal Cave, che sembra rappresentare il corridoio di passaggio per accedere al regno dei ghiacci… insomma, il luogo ideale in cui ambientare una saga fantasy di tutto rispetto,
bisogna attendere la stagione fredda affinché il ghiaccio sia ben saldo e compatto ma tutti i disagi saranno ripagati una volta giunti a destinazione.
Lo spettacolo che si apre agli occhi dei visitatori è stato definito come uno dei più affascinanti al mondo: la grotta blu, vicina alla laguna di Svinafellsjokull, famosa per il blu dei suoi cristalli, si è formata dall’incontro del ghiaccio con la costa.
Il ghiaccio, che per secoli è sceso dalle pendici di Oraefajokull, ha espulso l’aria, occupandone il posto, trasformandosi in un magico cristallo blu, mentre la superficie esterna, esposta ai raggi del sole, alla polvere, alle intemperie, è rimasta di colore bianco.
Ci sono voluti centinaia di anni per creare quest’atmosfera surreale, iniziando con la caduta della neve che, una volta giunta a contatto col ghiaccio, conserva bolle d’aria e, diventata tutt’uno con esso, si fa più chiara.
Il ghiaccio blu si può ammirare solo in particolari circostanze, specialmente dopo lunghi periodi di piogge invernali, quando la superficie del ghiacciaio è stata “lavata”.
Le grotte di ghiaccio normalmente sono instabili e possono collassare in qualsiasi momento, specialmente nelle stagioni più calde.
All’interno della Crystal Cave, infatti, si possono sentire vari scricchiolii perché la grotta si muove in concomitanza dei movimenti del ghiacciaio stesso, anche se questo si sposta di pochi millimetri.
Fonte: meteoweb.eu
Tutte lo fotografie sono di Nicolas Brousse
giovedì 3 dicembre 2015
Una mappa del mondo sulle rive del lago Klejtrup, Danimarca
The World Map sulle rive del lago Klejtrup in Danimarca è una mappa del mondo di 4.000 metri quadrati, percorribile a piedi e costruita con terra, pietre ed erba.
La cosa straordinaria è che questa mappa è il lavoro di un solo uomo, Søren Poulsen, che ha trascorso gli ultimi 25 anni della sua vita a costruirla.
Søren Poulsen, il creatore di “The World Map”, è nato in Danimarca nel 1888.
Dopo aver trascorso parte della sua vita in America, è tornato al villaggio dove è nato, in riva al lago di Klejtrup.
Nel 1943, Søren Poulsen stava lavorando per creare dei canali di drenaggio del terreno circostante, quando trovò una pietra a forma di Jutland, che lo ispirò a creare un piccolo mondo tutto suo.
L’anno seguente, con l’ausilio di strumenti primitivi e di una carriola, Poulsen iniziò col posare delle grosse pietre, e lentamente la mappa del mondo prese forma.
Søren Poulsen ha continuato a costruire la sua mappa fino alla sua morte, nel 1969.
La mappa finale misura 45 per 90 metri, ed è stata costruita interamente in scala. Oggi, la Verdenskortet ved Klejtrup Sø (“Mappa del mondo al lago Klejtrup”, in danese) è una popolare attrazione turistica nell’area di Viborg.
Tratto da keblog.it
Gli spettacolari geyser di Yellowstone
Queste immagini spettacolari ci arrivano dal Parco Nazionale di Yellowstone, il più antico parco nazionale Usa (istituito ben 140 anni fa, nel 1872) che si snoda tra Wyoming, Montana e Idaho, nelle Montagne Rocciose del Nord-ovest degli States.
Al suo interno, oltre ai grizzly che hanno ispirato i creatori dell’orso Yoghi, si trovano circa 10mila geyser: soffioni, pozze di fango e sorgenti termali calde creano effetti cromatici incredibili, atmosfere eteree, surreali, in combinazione con il perenne fumo che le avvolge…
Un paradiso visitabile tutto l’anno, anche d’inverno, quando il contrasto tra gelo, ghiaccio e “fuoco”, si fa ancor più affascinante!
tratto da www.bioradar.net
La guerra batteriologica tra veneti e ottomani nel XVII secolo
La peste come arma batteriologica?
Ci avevano pensato i veneziani a metà del 1600. Il loro piano era diabolico: se avesse funzionato avrebbe probabilmente cambiato il corso della storia d’Europa grazie all’impiego di una delle prime armi biologiche mai progettate.
A metterlo a punto era stato il medico croato Michiel Angelo Salamon, che lo descrive con dovizia di particolari in 6 lettere inviate al governo veneziano tra il 1649 e il 1651.
In quel periodo la città di Candia (oggi Heraklion), avamposto veneziano sull’isola di Creta, stava faticosamente resistendo a un estenuante assedio da parte delle truppe ottomane.
Nelle sue missive Salamon suggerisce di sterminare i nemici diffondendo tra di loro la peste bubbonica, la micidiale malattia nota a quei tempi come morte nera e in circolazione in Europa dal 1348.
Il medico sosteneva di essere riuscito a distillare l’essenza della malattia direttamente dalle piaghe e dai fluidi corporei degli ammalati e suggeriva di utilizzare questo composto per contaminare copricapi e altri tessuti comunemente acquistati sui mercati dai turchi.
Il piano suscitò l’entusiasmo dei veneziani, i quali pretesero però che il medico ne supervisionasse personalmente la realizzazione.
Lo scambio di corrispondenza termina nel 1651 e non sappiamo quindi se fu mai messo in pratica.
In ogni caso l’operazione difficilmente avrebbe funzionato: la peste infatti si propaga grazie alle punture delle pulci portate dal ratto nero infetto (rattus rattus) o tramite l’aerosol diffuso dalla tosse e dagli starnuti dalle persone ammalate, ma non tramite tessuti o vestiti contaminati.
E comunque il vaso con la mistura di Salamon, dopo anni di conservazione in attesa dell’autorizzazione a essere impiegato, avrebbe comunque perso gran parte della sua carica batterica.
Il piano di Salamon è stato scoperto recentemente da Eleni Thalassinou, una ricercatrice dell’Università di Atene, e non è comunque il primo tentativo di guerra biologica della storia.
Già nel Medioevo, durante gli assedi, era pratica comune scagliare dentro le mura degli assediati carcasse in decomposizione di uomini e animali con l’obiettivo di diffondere malattie.
Fonte: focus.it
mercoledì 2 dicembre 2015
Play me, I’m yours. Suonami, sono tuo
In metro, per strada, sono tutti sul proprio smartphone, non si parla più, non ci sono neanche più sguardi, ognuno è concentrato sulla propria esistenza.
Non che sia una novità, anzi, ormai questo fatto è diventato l’argomento preferito dei vecchietti da bar quando vogliono prendersela con le nuove generazioni e la degenerazione dei costumi.
Noi troviamo che scagliarsi contro le nuove tecnologie ed i cambiamenti che esse apportano alla società sia assolutamente controproducente, ciò non toglie che analizzare la situazione ed i cambiamenti con occhio critico possa servire ad elaborare riflessioni e soluzioni utili.
Partendo da ciò, l’artista britannico Luke Jarram ha voluto dedicarsi ad un progetto con cui far riscoprire alla gente il piacere di condividere un momento insieme in un luogo pubblico.
Come?
Piazzando dei pianoforti dai vivaci colori per le vie delle grandi città.
L’accesso agli strumenti è libero cosicché tutti possano suonarli.
Il progetto è iniziato a Birmingham, in Inghilterra, per poi spopolare nel mondo.
Ad oggi contiamo 1000 pianoforti in giro per le città e più di 6 milioni di persone si sono divertite a suonare.
“Play Me, I’m Yours”, un bellissimo messaggio.
Fonte: http://www.darlin.it/
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