mercoledì 5 marzo 2014
Elf - Wonderworld
Gli Elf nacquero nel 1967; la formazione comprendeva Ronnie James Dio (cantante e bassista), Doug Thaler (tastiere), Gary Driscoll (batteria), e i due chitarristi Nick Pantas e David Feinstein. Inizialmente, il gruppo si chiamava The Electric Elves, in seguito abbreviato in The Elves, e infine in "Elf" nel 1969.
Nel 1970 Nick Pantas morì in un incidente automobilistico, in cui rimase ferito anche Thaler; terminata la convalescenza, Thaler abbandonò la band, sostituito da Micky Lee Soule (Thaler sarebbe tornato nel business della musica nel 1983, diventando co-manager dei Mötley Crüe)
Nel 1972 gli Elf furono notati da Roger Glover e Ian Paice (Deep Purple), che lo stesso anno produssero l'album di debutto Elf.
Il sodalizio con i Deep Purple (per i quali gli Elf aprirono molti concerti) rimase sempre un elemento costante della carriera del gruppo.
Poco tempo dopo la pubblicazione del loro primo album, gli Elf si spostarono nel Regno Unito.
Nel 1973 Dio lasciò il ruolo di bassista a un nuovo acquisto del gruppo, Craig Gruber.
Nello stesso anno Feinstein fu sostituito da Steve Edwards. Feinstein (che tra l'altro era cugino di Dio) formò una propria band dal nome The Rods, con cui ebbe un discreto successo suonando, tra l'altro, in apertura dei concerti di gruppi come Judas Priest, Iron Maiden e Metallica (Feinstein avrebbe poi fondato un terzo gruppo, chiamato semplicemente Feinstein, nel 2004).
Con Edwards alla chitarra, gli Elf incisero il loro secondo lavoro, Carolina County Ball.
Nel 1974, Dio fu invitato da Glover a cantare sul suo album solista The Butterfly Ball and the Grasshopper Feast.
In tale occasione, il talento vocale di Dio fu notato anche da Ritchie Blackmore che nel 1975, poco tempo dopo la pubblicazione del terzo album degli Elf (Trying to Burn the Sun), chiese a Dio, Gruber, Driscoll, Soule di unirsi a lui in un nuovo gruppo (che avrebbe preso il nome di Rainbow).
Gli Elf furono dunque sciolti; l'unico a rimanere fuori dal progetto di Blackmore fu il chitarrista, Edwards.
Dopo la pubblicazione dell'album Ritchie Blackmore's Rainbow, tuttavia, Blackmore congedò anche gli altri membri degli Elf, con la sola eccezione di Dio.
da : Wikipedia
Borsellino ucciso perché indagava sulla trattativa,Stato-mafia trovato il fascicolo. E spuntano nomi “pesanti”

La ricostruzione dei giornalisti del Fatto, Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, mette i brividi:
Borsellino è stato ucciso perché stava indagando, formalmente, sulla trattativa Stato-Mafia.
La conferma arriva dal ritrovamento di un fascicolo assegnato a Borsellino in data 8 luglio 1992 (11 giorni prima di essere ucciso…) in cui viene fuori l’ufficialità dell’indagine e i nomi delle persone coinvolte.
Nomi pesanti.
Nomi di capimafia.
Nomi di politici.
Nomi di esponenti dei servizi segreti.
In piena stagione stragista, a metà giugno del ‘92, un anonimo di otto pagine scatenò fibrillazione e panico nei palazzi del potere politico-giudiziario: sosteneva che l'ex ministro dc Calogero Mannino aveva incontrato Totò Riina in una sacrestia di San Giuseppe Jato (Palermo).
Una sorta di prologo della trattativa.
Su quell'anonimo, si scopre oggi dai documenti prodotti dal pm Nino Di Matteo nell'aula del processo Mori, stava indagando formalmente Paolo Borsellino. Con un'indagine che il generale del Ros Antonio Subranni chiese ufficialmente di archiviare perché non meritava "l'attivazione della giustizia".
IL DOCUMENTO dell'assegnazione del fascicolo a Borsellino e a Vittorio Aliquò, datato 8 luglio 1992, insieme alle altre note inviate tra luglio e ottobre di quell'anno, non è stato acquisito al fascicolo processuale perché il presidente del Tribunale Mario Fontana non vi ha riconosciuto una "valenza decisiva" ai fini della sentenza sulla mancata cattura di Provenzano nel ‘95, che sarà pronunciata mercoledì prossimo.
Ma le note sono state trasmesse alla Procura nissena impegnata nella ricostruzione dello scenario che fa da sfondo al movente della strage di via D'Amelio.
In aula a Caltanissetta, infatti, nei giorni scorsi, Carmelo Canale ha raccontato che il 25 giugno 1992, Borsellino, "incuriosito dall'anonimo" volle incontrare il capitano del Ros Beppe De Donno, in un colloquio riservato alla caserma Carini, proprio per conoscere quel carabiniere che voci ricorrenti tra i suoi colleghi indicavano come il "Corvo due", ovvero l'autore della missiva di otto pagine. Quale fu il reale contenuto di quell'incontro? Per il pm, gli ufficiali del Ros, raccontando che con Borsellino quel giorno discussero solo della pista mafia-appalti , hanno sempre mentito: una bugia per negare l'esistenza della trattativa, come ha ribadito Di Matteo ieri in aula, nell'ultima replica. Tre giorni dopo, il 28 giugno, a Liliana Ferraro che gli parla dell'iniziativa avviata dal Ros con don Vito, Borsellino fa capire di sapere già tutto e dice: "Ci penso io". Il primo luglio ‘92, a Palermo il procuratore Pietro Giammanco firma una delega al dirigente dello Sco di Roma e al comandante del Ros dei Carabinieri per l'individuazione dell'anonimo. Il 2 luglio, Subranni gli risponde con un biglietto informale: "Caro Piero, ho piacere di darti copia del comunicato dell'Ansa sull'anonimo. La valutazione collima con quella espressa da altri organi qualificati. Buon lavoro, affettuosi saluti".
NEL LANCIO Ansa, le "soffiate" del Corvo sono definite dai vertici investigativi "illazioni ed insinuazioni che possono solo favorire lo sviluppo di stagioni velenose e disgreganti".
Come ha spiegato in aula Di Matteo, "il comandante del Ros, il giorno stesso in cui avrebbe dovuto cominciare ad indagare, dice al procuratore della Repubblica: guardate che stanno infangando Mannino".
Perché Subranni tiene a far sapere subito a Giammanco che l'indagine sul Corvo 2 va stoppata? Venerdì 10 luglio ‘92 Borsellino è a Roma e incontra proprio Subranni, che il giorno dopo lo accompagna in elicottero a Salerno.
Borsellino (lo riferisce il collega Diego Cavaliero) quel giorno ha l'aria "assente". Decisivo, per i pm, è proprio quell'incontro con Subranni, indicato come l'interlocutore diretto di Mannino.
È a Subranni che, dopo l'uccisione di Salvo Lima, l'ex ministro Dc terrorizzato chiede aiuto per aprire un "contatto" con i boss.
È allo stesso Subranni che Borsellino chiede conto e ragione di quella trattativa avviata con i capi mafiosi? No, secondo Basilio Milio, il difensore di Mori, che ieri in aula ha rilanciato: "Quell'incontro romano con Subranni è la prova che Borsellino certamente non aveva alcun sospetto sul Ros".
Il 17 luglio, però, Borsellino dice alla moglie Agnese che "Subranni è punciuto". Poche ore dopo, in via D'Amelio, viene messo a tacere per sempre.
Nell'autunno successivo, il 3 ottobre, il comandante del Ros torna a scrivere all'aggiunto Aliquò, rimasto solo ad indagare sull'anonimo: "Mi permetto di proporre - lo dico responsabilmente - che la signoria vostra archivi immediatamente il tutto ai sensi della normativa vigente".
Fonte: infiltrato.it
Un uomo che meriterebbe il nobel per la pace .........ma è troppo onesto perchè glielo diano!!!!
martedì 4 marzo 2014
Il carnevale : origine e significato della festa più allegra dell’anno
Tradizionalmente viene indicato con il termine “Carnevale” il periodo di tempo che intercorre tra il 17 Gennaio (festa di S. Antonio abate) ed il primo giorno di Quaresima.
In realtà l’inizio del periodo carnevalesco varia da regione a regione, in alcune appena dopo l’Epifania, in altre dopo la Candelora del 2 febbraio, ma per quasi tutte (fa eccezione l’Arcidiocesi di Milano) si conclude il giorno di martedì grasso, che precede il mercoledì delle ceneri, primo giorno di Quaresima.
Se il periodo di Carnevale è festeggiato con feste mascherate, sfilate di carri allegorici e danze, nei quaranta giorni successivi, che ricordano, nel numero, quelli del digiuno di Gesù nel deserto, i cattolici si dedicano alla preghiera ed ad opere di carità, associate a digiuni e penitenze.
L’etimologia del termine “carnevale” risale quindi con ogni probabilità al latino “carnem levare”, espressione con cui nel Medioevo si indicava la prescrizione ecclesiastica di astenersi dal mangiare carne a partire dal primo giorno di Quaresima, sino al “giovedì santo” prima della Pasqua, con specifico riferimento al banchetto d’addio alla carne che si teneva l’ultimo giorno di Carnevale, il martedì grasso.
Certo non è facile indagare sulle origini di una festa come il carnevale, arricchitosi nei secoli, ed al variare delle realtà geografiche, di sfumature sempre nuove, ma è possibile comunque individuare un comune denominatore nella propiziazione e il rinnovamento della fecondità, in particolare della terra, attraverso l’esorcismo della morte.
Il periodo carnevalesco coincide infatti con l’inizio dell’anno agricolo, un chiaro indizio che permette di collegarlo alle feste greche di impronta dionisiaca (le feste in onore di Dionisio, dio greco del vino, caratterizzate dal raggiungimento di uno stato di ebbrezza ed esaltazione entusiastica) e a quelle romane dei Saturnali (in onore di Saturno dio delle seminagioni).
Nella Roma arcaica il mese di febbraio era un tipico periodo di passaggio, dall’anno vecchio al nuovo, in cui si ripetevano i riti di espiazione per le anime dei morti, ma già allora, in quei giorni dedicati ai defunti e alla purificazione s’intrecciavano feste di significato diverso, come i Lupercali, legati ai riti di fecondazione e i Saturnali.
In particolare durante i festeggiamenti in onore di Saturno era prescrizione darsi alla “pazza gioia” per favorire un raccolto abbondante e un anno di benessere e felicità.
In questo periodo di sette giorni si conducevano per la città carri festosi tirati da animali bizzarramente bardati ed il popolo si riuniva in grandi tavolate, cui partecipavano persone di diverse condizioni sociali, abbuffandosi tra lazzi, danze ed oscenità.
E’ inoltre lecito sostenere che l’antica figura del re dei Saturnali abbia continuato a vivere nella burlesca figura del re del carnevale: inizialmente impersonato da un uomo che veniva sacrificato per il bene della collettività e poi sostituito con un fantoccio di paglia: esso veniva bruciato la sera del martedì grasso come una specie di vittima designata che morendo purificava la comunità, di modo che si potesse intraprendere un nuovo anno sotto diversi auspici.
I Saturnali rimasero le feste più popolari e diffuse fino all’avvento del cristianesimo, i cui riti pagani continuarono però a sopravvivere anche nel cerimoniale cattolico.
Benché facenti parte della tradizione cristiana, i caratteri della celebrazione carnevalesca hanno quindi origine in festività ben più antiche, espressione del bisogno di un temporaneo scioglimento dagli obblighi sociali e dalle gerarchie, per lasciar posto al rovesciamento dell’ordine, allo scherzo ed anche alla dissolutezza. Da un punto di vista storico e religioso, il Carnevale rappresenta, dunque, un periodo di festa, ma, soprattutto, di rinnovamento, seppure per lo più simbolico, durante il quale, il Caos sostituiva l’ordine costituito, che però, una volta esaurito il periodo festivo, riemergeva rinnovato e garantito grazie alla simbolica condanna a morte del fantoccio che rappresentava allo stesso tempo sia il sovrano di un auspicato e mai pago mondo di “cuccagna”, sia il capro espiatorio dei mali dell’anno passato.
La fine violenta del fantoccio poneva termine al periodo degli sfrenati festeggiamenti e costituiva un augurio per il nuovo anno in corso, tanto che tale cerimonia ancora si compie in molte località italiane, europee ed extraeuropee.
Al rovesciamento dell’ordine prestabilito, al rituale di fecondità della terra, come del grembo materno ed al periodo dedito al culto dei morti, si lega inoltre l’uso della maschera: essa è simbolo della forza vegetativa della natura, del mondo animale e di quello degli inferi.
Rappresentava le anime dei trapassati che, evocati dai riti propiziatori, salivano sulla terra per auspicare un abbondante raccolto.
Il Carnevale si inquadra, quindi, in un ciclico dinamismo di significato mitico: simboleggia la circolazione degli Spiriti tra Cielo, Terra e Inferi. Quando la terra inizia a manifestare la propria energia, il Carnevale segna un passaggio aperto tra gli Inferi e la Terra abitata dai vivi.
Le Anime, per non diventare pericolose, devono però essere onorate e per questo si prestano loro dei corpi provvisori, le Maschere, così che esse possano creano un nuovo regno della fecondità della Terra e giungano a fraternizzare allegramente fra i viventi.
Mascherandosi si invitavano gli spiriti e le anime trapassate a visitare i villaggi, dando loro la possibilità di fare bagordi in cambio di abbondanti raccolti.
Nel Medioevo e nel Rinascimento i festeggiamenti carnevaleschi raggiunsero poi il periodo di massimo splendore a Venezia, Firenze e Roma.
E’ questo anche il periodo in cui i semi del coriandolo prendono ad essere glassati con lo zucchero, dando avvio alla tradizione dei coriandoli di Carnevale, in un secondo momento formati da pallottoline di gesso e attualmente divenuti i largamente conosciuti e adorati dischetti di carta colorata: le ancestrali credenze legate al Carnevale sono ormai scomparse, ma la festività rimane tutt’oggi permeata di rituali mitici in tutti i suoi aspetti.
Fonte: http://news.leonardo.it/
la Torre di Gerico.
In Cisgiordania, all’ombra della montagna dove molti credono che Satana abbia tentato Cristo, si erge quello che gli scienziati chiamano il grattacielo più antico del mondo: la Torre di Gerico.
Costruita migliaia di anni prima della tentazione biblica, la torre di 11.000 anni fa è un mistero archeologico: per più di 50 anni gli storici hanno cercato di comprenderne il significato.
Ora un nuovo studio pubblicato su Antiquity sostiene che la struttura era collegata al solstizio d’estate e potrebbe esser stata uno scudo simbolico contro le tenebre.

Al centro, la torre di Gerico (BibleLandPictures/Alamy)
11.000 anni fa i residenti di Gerico non conoscevano né l’agricoltura né la ruota e avevano appena abbandonato uno stile di vita nomade.
Come poterono costruire quello che alcuni vedono come il primo edificio pubblico monumentale in una delle prime città del mondo? Nuove simulazioni al computer suggeriscono che durante la sera del solstizio d’estate – il giorno più lungo dell’anno e foriero dei giorni più bui a venire – l’ombra del vicino monte Quruntul avrebbe prima colpito la torre di Gerico, e poi il resto della città.

Questo potrebbe spiegare perché la torre venne costruita proprio lì, dice l’archeologo Ran Barkai, co-autore dello studio, aggiungendo che “il tramonto del sole era ed è ancora considerato un momento spaventoso (frightening)”.
Apparentemente motivati da questa paura del buio, “i residenti locali [furono] convinti… ad aderire ad un enorme sforzo alla costruzion dell' edificio destinato a proteggerli”, ipotizza Barkai.
Ma come esattamente la torre avrebbe potuto proteggerli non è chiaro.
Dotata di pareti spesse e cilindriche, la torre di Gerico presenta una ripida scalinata interna e una sola entrata in cima con pareti intonacate e avrebbe richiesto un centinaio di uomini e più di cento giorni per la costruzione. “Non c’era stato nulla di simile prima e niente di simile ci fu per molti anni a seguire”, dice Barkai.
Precedenti teorie avevano suggerito la torre avesse funzioni di difesa o di controllo delle piene. Ma tali idee furono abbandonate visto che Gerico non dovette affrontare seri rischi da paesi vicini o fiumi in piena.
Barkai sostiene che la torre, con le sue connessioni con eventi astronomici, venne costruita come un simbolo della forza e della coesione della comunità, in un’epoca in cui gli esseri umani si stavano ancora adattando a una vita sedentaria.
Ma per l’archeologo ci sarebbe anche un’altra ragione più sconvolgente: la torre sarebbe infatti la prima grande “manifestazione della manipolazione del potere”. Per convincere gli abitanti a costruire la torre, i leader politici potrebbero aver “manipolato le paure del buio e del sole al tramonto”, ipotizza.
Ma in generale, dice, il passaggio all’agricoltura – che i costruttori della torre potrebbero aver sperimentato – ha anche segnato anche un passaggio da una relativa autonomia goduta dai cacciatori-raccoglitori a una autocrazia che spesso si sviluppava come modo di gestire le società stabili che sorsero dopo la diffusione dell’agricoltura.
Certo, ammette Barkai, è impossibile sapere con certezza se i costruttori della torre fossero spinti dalla paura o dalla gioia, anche se lui sospetta quest’ultima. “Non riesco a pensare come si possa obbedire agli altri per gioia o felicità.” Altri ricercatori sono tuttavia scettici riguardo a questa connessione astronomica e al suo fattore paura.
Da un lato, l’interazione tra le strutture e il sole è così complesso che in genere è difficile dire quali effetti siano intenzionali e quali dovuti al caso, ha dichiarato l’esperto di astronomia antica Stephen McCluskey, ex professore della West Virginia University.
Dall’altro, i popoli più antichi vedevano il solstizio d’estate come un motivo di celebrazione, non paura, sostiene l’archeologo Brian Byrd, esperto della transizione verso l’agricoltura nel Medio Oriente.
Fonti: National Geographic, Antiquity.
Ora un nuovo studio pubblicato su Antiquity sostiene che la struttura era collegata al solstizio d’estate e potrebbe esser stata uno scudo simbolico contro le tenebre.

Al centro, la torre di Gerico (BibleLandPictures/Alamy)
11.000 anni fa i residenti di Gerico non conoscevano né l’agricoltura né la ruota e avevano appena abbandonato uno stile di vita nomade.
Come poterono costruire quello che alcuni vedono come il primo edificio pubblico monumentale in una delle prime città del mondo? Nuove simulazioni al computer suggeriscono che durante la sera del solstizio d’estate – il giorno più lungo dell’anno e foriero dei giorni più bui a venire – l’ombra del vicino monte Quruntul avrebbe prima colpito la torre di Gerico, e poi il resto della città.

Questo potrebbe spiegare perché la torre venne costruita proprio lì, dice l’archeologo Ran Barkai, co-autore dello studio, aggiungendo che “il tramonto del sole era ed è ancora considerato un momento spaventoso (frightening)”.
Apparentemente motivati da questa paura del buio, “i residenti locali [furono] convinti… ad aderire ad un enorme sforzo alla costruzion dell' edificio destinato a proteggerli”, ipotizza Barkai.
Ma come esattamente la torre avrebbe potuto proteggerli non è chiaro.
Dotata di pareti spesse e cilindriche, la torre di Gerico presenta una ripida scalinata interna e una sola entrata in cima con pareti intonacate e avrebbe richiesto un centinaio di uomini e più di cento giorni per la costruzione. “Non c’era stato nulla di simile prima e niente di simile ci fu per molti anni a seguire”, dice Barkai.
Precedenti teorie avevano suggerito la torre avesse funzioni di difesa o di controllo delle piene. Ma tali idee furono abbandonate visto che Gerico non dovette affrontare seri rischi da paesi vicini o fiumi in piena.
Barkai sostiene che la torre, con le sue connessioni con eventi astronomici, venne costruita come un simbolo della forza e della coesione della comunità, in un’epoca in cui gli esseri umani si stavano ancora adattando a una vita sedentaria.
Ma per l’archeologo ci sarebbe anche un’altra ragione più sconvolgente: la torre sarebbe infatti la prima grande “manifestazione della manipolazione del potere”. Per convincere gli abitanti a costruire la torre, i leader politici potrebbero aver “manipolato le paure del buio e del sole al tramonto”, ipotizza.
Ma in generale, dice, il passaggio all’agricoltura – che i costruttori della torre potrebbero aver sperimentato – ha anche segnato anche un passaggio da una relativa autonomia goduta dai cacciatori-raccoglitori a una autocrazia che spesso si sviluppava come modo di gestire le società stabili che sorsero dopo la diffusione dell’agricoltura.
Certo, ammette Barkai, è impossibile sapere con certezza se i costruttori della torre fossero spinti dalla paura o dalla gioia, anche se lui sospetta quest’ultima. “Non riesco a pensare come si possa obbedire agli altri per gioia o felicità.” Altri ricercatori sono tuttavia scettici riguardo a questa connessione astronomica e al suo fattore paura.
Dall’altro, i popoli più antichi vedevano il solstizio d’estate come un motivo di celebrazione, non paura, sostiene l’archeologo Brian Byrd, esperto della transizione verso l’agricoltura nel Medio Oriente.
Fonti: National Geographic, Antiquity.
Sardegna : Grotta del Fico
La Grotta del Fico si apre nella parete calcarea compresa tra le spiagge di Cala Mariolu e Cala Biriala, in uno dei tratti più affascinanti della Sardegna.
Per milioni di anni un fiume sotterraneo ha modellato le viscere della terra modellando lunghe e contorte gallerie, dal 2003 facilmente visitabili grazie ad un sistema di passerelle che consente di visitare gran parte della grotta in assoluta sicurezza.
Dal 2006 è aperta inoltre un’altra parte della grotta che dopo un percorso di 80m conduce ad un pozzo verticale di 40 e sul fondo è possibile ammirare il mare che si collega si collega all’esterno attraverso un cunicolo sommerso chiamato "Sifone della Foca Monaca".
La prima esplorazione della grotta risale agli anni sessanta e si deve al gruppo speleo di Padre Antonio Furreddu, uno dei pionieri della speleologia sarda che ne misurò l’effettiva estensione ( oltre 1200 m ) dopo avere scoperto l’esistenza di numerosi sifoni che la collegavano direttamente al mare.
Padre Furreddu tornò più volte a visitare la Grotta del fico, soprattutto per studiare da vicino la Foca Monaca, abituale frequentatrice della grotta fino agli anni ottanta.
I “marshmallow”, i dolcetti degli dei del Nilo
Donati dagli Dei ai Faraoni dell’antico Egitto, conosciuti dai popoli antichi dell’Asia e dai Romani, i “marshmallow” sono giunti sino alla nostra epoca con il loro mistero e il loro sapore antico
I “marshmallow”, per chi non li conoscesse ancora, sono dei dolcetti soffici al tatto e delicati al palato che vengono preparati nei più disparati modi.
Simili a batuffoli di cotone, alle volte si mostrano come cilindretti bianchi o colorati, ma possono essere anche in varie forme multicolori.
Sembrano essere i dolciumi più leggeri che si conoscano al mondo, anche se sono ricchi di calorie tanto che chi si trova a seguire una qualche dieta deve tenerne conto.
Si trovano nei supermercati e nelle fiere di paese. Sono abbastanza comuni e possono passare anche inosservati visto che si confondono con la miriade di altri dolciumi proposti dal settore.
La cosa sorprendente è che questi dolcetti hanno una storia interessante dietro di loro che giunge addirittura dall’antico Egitto. Una storia emblematica che mostra come elementi del lontano passato possano essere ancora presenti al giorno d’oggi e fare parte del nostro ordinario quotidiano.
Il loro nome deriva dal fatto che all’origine erano preparati da un estratto della malva, “mallow” in inglese, che cresceva prevalentemente nelle paludi, “marshes” per l’appunto.
Per facilitare la loro preparazione e quindi la loro commercializzazione, oggi la preparazione di base è stata modificata e si trovano marshmallow a base di agar-agar per la dieta vegetariana ma anche di mais con colla di pesce.
Oggi sono conosciuti soprattutto negli Stati Uniti dove rappresentano un elemento culturale piuttosto significativo. Consumati in gran quantità, spesso si trovano anche nelle bisacce dei campeggiatori americani che durante i bivacchi estivi tra le tende li consumano, infilati in ramoscelli, abbrustolendoli al fuoco dei falò. Ne è un esempio una scena del film “Star Trek, l'ultima frontiera”, dove il Comandante Kirk, Spock e il Dott. McCoy, in licenza, si trovano in mezzo ad una foresta a cena davanti al fuoco. Dopo avere consumato la cena, Spock porge ai suoi compagni dei marshmallow spiegando che sono il frutto di una ricerca che sta conducendo su usi e costumi umani.
Ma la mania americana per i marshmallow è esplosa addirittura in convention.
Tutti gli anni infatti, il 1° maggio, almeno ventimila golosi si radunano a Noble County nello stato dell'Indiana per gustare e proporre nuove forme e colori dei dolcetti degli dei.
Una leggenda araba nata intorno ai marshmallow racconta che anticamente gli dei si erano presi cura di un Faraone che era spesso malato e che a causa dei suoi frequenti malanni non riusciva a seguire le vicende del suo paese. Ma il Faraone rifiutava ogni rimedio poiché era anche schizzinoso nei suoi gusti e amava soprattutto i dolciumi.
Allora gli Dei si rivolsero ai Sacerdoti del Tempio per indicare loro come realizzare dei dolcetti che avrebbero fatto piacere al Faraone, ma lo avrebbero anche guarito.
Così nacquero i marshmallow che sarebbero giunti sino nel nostro tempo.
La preparazione di questi dolcetti seguiva una procedura in parte diversa da quella che è praticata nella moderna commercializzazione.
La base era ricavata dalla mucillaggine ottenuta dalle radici della malva, la “Althea officinalis”, ed era dolcificata con l’aggiunta del miele. Un prodotto che oltre ad essere gradito al palato rappresentava anche un elemento terapeutico.
La malva è ben conosciuta in campo fitoterapico.
Erba perenne, ricca di folta peluria che conferisce un aspetto vellutato, alta fino a 1,5 m, con foglie trilobate con margine crenato, fiori rosati grandi circa 3 cm raccolti in infiorescenze peduncolate. Cresce nei luoghi umidi e paludosi; originaria dell’Africa, è stata introdotta in Europa ed è naturalizzata oggi anche negli USA dal Massachusetts alla Virginia.
La parte maggiormente utilizzata è costituita dalle radici scorticate, raccolte in autunno, ma si trovano in commercio anche la radice intera essiccata e le foglie disidratate.
Alle mucillagini di estratti di radice di altea vengono riconosciute proprietà emollienti, lenitive sulle membrane della mucosa della gola, con effetti antitossivi, e utili per problemi intestinali e urogenitali.
Riguardo a queste mucillagini si è evidenziata anche un marcata attività ipoglicemica.
Dopo gli antichi Egizi i marshmallow fecero la loro comparsa, soprattutto per le loro proprietà terapeutiche, anche presso i Cinesi, i Romani, i Siriani e i Greci che li conoscevano con il nome di “malakà”.
Nel Medioevo i marshmallow erano usati per curare un gran numero di malattie, mal di denti, tossi, mal di gola, indigestione e diarrea. E anche come sostegno nell’attività sessuale maschile.
I monaci del sud della Francia iniziarono a coltivare la malva all’interno dei loro cortili.
Dal 1850 invece di fare la base dei marshmallow con il succo estratto dalla radice della pianta di malva, per realizzarli più facilmente, iniziarono a farli con la gelatina di grano e quindi dolcificandoli, al posto del miele, con la copertura di zucchero a velo.
Un procedimento fatto a mano che richiedeva comunque ancora tempi lunghi di preparazione.
Nel 1948 l'industriale dolciario Alex Doumak riuscì tuttavia ad accelerarne la produzione rendendo più facile la loro commercializzazione, tanto che i dolcetti degli dei divennero estremamente popolari, soprattutto negli Stati Uniti. Dal '53, il brevetto "Original Jet-Puffed" ha permesso poi di gonfiare a dismisura la già soffice caramella per renderla ancora più leggera.
I marshmallow sono così comuni nella cultura moderna che si possono trovare loro citazioni nelle più disparate situazioni.
Li troviamo citati nel testo della celebre canzone dei Beatles, “Lucy in the sky with diamonds” dove si parla di una marshmallow pie. Nel programma americano “A tutto reality”, che si svolge su un’isola, i marshmallow vengono dati a ogni puntata ai concorrenti che rimangono in gara, chi non lo riceve è eliminato dal gioco e deve lasciare l'isola.
Anche nei romanzi delle avventure di "Percy Jackson" i ragazzi speciali nel campo mezzosangue li mangiano intorno al fuoco. Nel film “Una notte da leoni 2”, Alan, uno dei protagonisti, aggiunge un medicinale ai marshmallow drogando così i suoi amici in vacanza in Thailandia.
Nel telefilm “Scrubs” la dottoressa principiante Elliot viene ripetutamente chiamata dall'infermiera Roberts con il nome di marshmallow.
Nel film “Les Vacances de monsieur Hulot” di Jacques Tati, del 1953, si vede il protagonista alle prese con una “guimauve”, il nome francese dei marshmallow.
Nelle strisce dei “Peanuts” i marshmallow sono la componente tipica dei pasti intorno al fuoco di Snoopy e della sua compagnia scout composta da Bill, Conrad, Harriet e Oliver, gli amici del piccolo uccello giallo Woodstock.
Nel film “Ghostbusters” uno dei nemici degli acchiappafantasmi è lo “Stay Puft Marshmallow Man”, vestito da marinaretto e ispirato al marchio della Michelin.
In Italia i marshmallow si possono trovare sotto il nome di “toffolette”.
I “marshmallow”, per chi non li conoscesse ancora, sono dei dolcetti soffici al tatto e delicati al palato che vengono preparati nei più disparati modi.
Simili a batuffoli di cotone, alle volte si mostrano come cilindretti bianchi o colorati, ma possono essere anche in varie forme multicolori.
Sembrano essere i dolciumi più leggeri che si conoscano al mondo, anche se sono ricchi di calorie tanto che chi si trova a seguire una qualche dieta deve tenerne conto.
Si trovano nei supermercati e nelle fiere di paese. Sono abbastanza comuni e possono passare anche inosservati visto che si confondono con la miriade di altri dolciumi proposti dal settore.
La cosa sorprendente è che questi dolcetti hanno una storia interessante dietro di loro che giunge addirittura dall’antico Egitto. Una storia emblematica che mostra come elementi del lontano passato possano essere ancora presenti al giorno d’oggi e fare parte del nostro ordinario quotidiano.
Il loro nome deriva dal fatto che all’origine erano preparati da un estratto della malva, “mallow” in inglese, che cresceva prevalentemente nelle paludi, “marshes” per l’appunto.
Per facilitare la loro preparazione e quindi la loro commercializzazione, oggi la preparazione di base è stata modificata e si trovano marshmallow a base di agar-agar per la dieta vegetariana ma anche di mais con colla di pesce.
Oggi sono conosciuti soprattutto negli Stati Uniti dove rappresentano un elemento culturale piuttosto significativo. Consumati in gran quantità, spesso si trovano anche nelle bisacce dei campeggiatori americani che durante i bivacchi estivi tra le tende li consumano, infilati in ramoscelli, abbrustolendoli al fuoco dei falò. Ne è un esempio una scena del film “Star Trek, l'ultima frontiera”, dove il Comandante Kirk, Spock e il Dott. McCoy, in licenza, si trovano in mezzo ad una foresta a cena davanti al fuoco. Dopo avere consumato la cena, Spock porge ai suoi compagni dei marshmallow spiegando che sono il frutto di una ricerca che sta conducendo su usi e costumi umani.
Ma la mania americana per i marshmallow è esplosa addirittura in convention.
Tutti gli anni infatti, il 1° maggio, almeno ventimila golosi si radunano a Noble County nello stato dell'Indiana per gustare e proporre nuove forme e colori dei dolcetti degli dei.
Una leggenda araba nata intorno ai marshmallow racconta che anticamente gli dei si erano presi cura di un Faraone che era spesso malato e che a causa dei suoi frequenti malanni non riusciva a seguire le vicende del suo paese. Ma il Faraone rifiutava ogni rimedio poiché era anche schizzinoso nei suoi gusti e amava soprattutto i dolciumi.
Allora gli Dei si rivolsero ai Sacerdoti del Tempio per indicare loro come realizzare dei dolcetti che avrebbero fatto piacere al Faraone, ma lo avrebbero anche guarito.
Così nacquero i marshmallow che sarebbero giunti sino nel nostro tempo.
La preparazione di questi dolcetti seguiva una procedura in parte diversa da quella che è praticata nella moderna commercializzazione.
La base era ricavata dalla mucillaggine ottenuta dalle radici della malva, la “Althea officinalis”, ed era dolcificata con l’aggiunta del miele. Un prodotto che oltre ad essere gradito al palato rappresentava anche un elemento terapeutico.
La malva è ben conosciuta in campo fitoterapico.
Erba perenne, ricca di folta peluria che conferisce un aspetto vellutato, alta fino a 1,5 m, con foglie trilobate con margine crenato, fiori rosati grandi circa 3 cm raccolti in infiorescenze peduncolate. Cresce nei luoghi umidi e paludosi; originaria dell’Africa, è stata introdotta in Europa ed è naturalizzata oggi anche negli USA dal Massachusetts alla Virginia.
La parte maggiormente utilizzata è costituita dalle radici scorticate, raccolte in autunno, ma si trovano in commercio anche la radice intera essiccata e le foglie disidratate.
Alle mucillagini di estratti di radice di altea vengono riconosciute proprietà emollienti, lenitive sulle membrane della mucosa della gola, con effetti antitossivi, e utili per problemi intestinali e urogenitali.
Riguardo a queste mucillagini si è evidenziata anche un marcata attività ipoglicemica.
Dopo gli antichi Egizi i marshmallow fecero la loro comparsa, soprattutto per le loro proprietà terapeutiche, anche presso i Cinesi, i Romani, i Siriani e i Greci che li conoscevano con il nome di “malakà”.
Nel Medioevo i marshmallow erano usati per curare un gran numero di malattie, mal di denti, tossi, mal di gola, indigestione e diarrea. E anche come sostegno nell’attività sessuale maschile.
I monaci del sud della Francia iniziarono a coltivare la malva all’interno dei loro cortili.
Dal 1850 invece di fare la base dei marshmallow con il succo estratto dalla radice della pianta di malva, per realizzarli più facilmente, iniziarono a farli con la gelatina di grano e quindi dolcificandoli, al posto del miele, con la copertura di zucchero a velo.
Un procedimento fatto a mano che richiedeva comunque ancora tempi lunghi di preparazione.
Nel 1948 l'industriale dolciario Alex Doumak riuscì tuttavia ad accelerarne la produzione rendendo più facile la loro commercializzazione, tanto che i dolcetti degli dei divennero estremamente popolari, soprattutto negli Stati Uniti. Dal '53, il brevetto "Original Jet-Puffed" ha permesso poi di gonfiare a dismisura la già soffice caramella per renderla ancora più leggera.
I marshmallow sono così comuni nella cultura moderna che si possono trovare loro citazioni nelle più disparate situazioni.
Li troviamo citati nel testo della celebre canzone dei Beatles, “Lucy in the sky with diamonds” dove si parla di una marshmallow pie. Nel programma americano “A tutto reality”, che si svolge su un’isola, i marshmallow vengono dati a ogni puntata ai concorrenti che rimangono in gara, chi non lo riceve è eliminato dal gioco e deve lasciare l'isola.
Anche nei romanzi delle avventure di "Percy Jackson" i ragazzi speciali nel campo mezzosangue li mangiano intorno al fuoco. Nel film “Una notte da leoni 2”, Alan, uno dei protagonisti, aggiunge un medicinale ai marshmallow drogando così i suoi amici in vacanza in Thailandia.
Nel telefilm “Scrubs” la dottoressa principiante Elliot viene ripetutamente chiamata dall'infermiera Roberts con il nome di marshmallow.
Nel film “Les Vacances de monsieur Hulot” di Jacques Tati, del 1953, si vede il protagonista alle prese con una “guimauve”, il nome francese dei marshmallow.
Nelle strisce dei “Peanuts” i marshmallow sono la componente tipica dei pasti intorno al fuoco di Snoopy e della sua compagnia scout composta da Bill, Conrad, Harriet e Oliver, gli amici del piccolo uccello giallo Woodstock.
Nel film “Ghostbusters” uno dei nemici degli acchiappafantasmi è lo “Stay Puft Marshmallow Man”, vestito da marinaretto e ispirato al marchio della Michelin.
In Italia i marshmallow si possono trovare sotto il nome di “toffolette”.
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