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lunedì 10 giugno 2013

I segreti della camera della regina



 Alcuni dei risultati entusiasmanti ottenuti da una esplorazione robotica innovativa della Grande Piramide di Giza, in Egitto.
Un robot, costruito all’Università di Leeds nel Regno Unito, chiamato Djedi, ha esplorato un tunnel misterioso che si pensa possa portare ad una camera segreta nella piramide.
Djedi ha fornito immagini spettacolari di geroglifici che attualmente sono in fase di analisi da parte di egittologi.
Potrebbero essere antichi graffiti le immagini inviate dalla telecamera, che hanno rivelato geroglifici in vernice rossa e linee di pietra che possono essere segni lasciati da muratori quando la camera era in lavorazione o simboli di significato religioso.
Sono rimaste nascoste per 4500 anni. Tra i risultati ottenuti, Djedi ha anche contribuito a risolvere la controversia circa l’unico metallo conosciuto nella piramide, e ha mostrato una porta che potrebbe condurre ad un’altra camera nascosta.
Quale sia la funzione dei tunnel e della porte ancora non è noto, alcuni studiosi ritengono che, in questo caso condurebbero ad una camera segreta. Zahi Hawass, Ministro delle Antichità egiziane, descrive le porte come uno degli ultimi misteri rimasti da svellare delle piramidi. La telecamera è riuscita a vedere gli angoli nascosti e ha osservato per la prima volta il retro della porta che conduce alla camera segreta.
Dassault Systèmes, un partner tecnologico della robotica Leeds, ha prodotto un video interessante fly-through per aiutare le persone a comprendere esattamente dove è posizionato il tunnel nella piramide e dove si trovano i geroglifici. Il software 3D usato, 3DVIA, sfrutta l’esperienza dell’azienda nella costruzione di sistemi computerizzati di progettazione e simulatori 3D.

Fonte: Archeomatica

Un video straordinario



Consigliato lo schermo intero è emozionante

KOPJE - Rocce in equilibrio



La Provincia del Mashonaland è una delle 10 province dello Zimbabwe. 
Una delle caratteristiche più impressionanti del paesaggio di tutto lo Zimbabwe è costituita dalle “rocce in equilibrio”.

Queste si formarono milioni di anni fa in seguito a movimenti avvenuti nelle profondità della Terra, che spinsero antiche rocce granitiche attraverso rocce fuse o soluzioni caldissime di acqua mineralizzata.

Nel granito si svilupparono crepe di raffreddamento, che in questo caso crearono linee di debolezza dove l’acqua piovana poté introdursi, attivando un processo di erosione che scavò la roccia in profondità.

L’erosione lungo queste fenditure e sul suolo soprastante diede vita a strati rocciosi che, scrostandosi, lasciarono blocchi resistenti più o meno tondeggianti noti come kopje, o “rocce in equilibrio”.

Disseminate in gran parte dello Zimbabwe centrale, queste rocce rivelano una straordinaria varietà di forme e dimensioni 
e spesso sembrano sfidare la legge di gravità.

 Si possono ammirare magnifici esempi nel Parco di Gosho, un progetto di educazione ambientale portato avanti dal collegio anglicano di Peterhouse presso Marondera.

Formazioni rocciose di questo genere si trovano anche al Parco Nazionale di Mutirikwi, vicino a Masvingo.


 Le rocce in equilibrio di Epworth, vicino a Harare, appaiono sul retro delle banconote usate nello Zimbabwe.

Una VERGOGNA sopratutto italiana

TURISMO SESSUALE, ITALIANI AL 1° POSTO: “NEL SUD DEL MONDO A CACCIA DI BAMBINE E BAMBINI”

Sono così piccole da non raggiungere in altezza l’anca dei predatori che se le vanno a comprare nei bordelli, e poi le stuprano, e prima trattano il prezzo parlando quasi sempre lingue occidentali, e 80.000 volte all’anno in media la lingua è l’italiano.
Sono così leggere che a prenderle in braccio pesano poco più di un bebè.
Sono così truccate che sembrano bimbe a Carnevale.
Sono così sottili che, se non fossero coperte di stracci succinti e colorati, indosserebbero le taglie più piccole degli abitini per bimbi occidentali.
Le stuprano, tra gli altri, certi italiani che a casa sembrano gente qualunque, gente a posto.
Che mai e poi mai potreste riconoscerli dal modo di fare, dalla morfologia.
VIAGGI NEL SUD DEL MONDO
Figli, mariti, padri, lavoratori. E poi un aereo. E poi in vacanza al Sud del mondo. E poi diventano il demonio. Italiani, tra quelli che ”consumano” di più a Santo Domingo, in Colombia, in Brasile. Italiani, i primi pedofili del Kenya.
Attivissimi, nell’olocausto che travolge 15.000 creature, il 30 per cento di tutte le bambine che vivono tra Malindi, Bombasa, Kalifi e Diani.
Piccole schiave del sesso per turisti.
In vendita a orario continuato, per mano, talvolta, dai loro genitori. In genere hanno tra i 14 e i 12 anni. Ma possono averne anche 9, anche 7, anche 5.
Minuscoli bottini per turisti. Burattini di carne da manipolare a piacimento. E poi torni da mamma, dai figli, dalla moglie, in ufficio. E poi bentornato, e quello che è successo chi lo sa?
L’allarme è dell’Ecpat, l’organizzazione che in 70 Paesi del mondo lotta da sempre contro lo sfruttamento sessuale dei bambini: sono sempre di più, i vacanzieri che vanno a caccia di cuccioli umani nei Paesi dove, per non morire di fame, si accetta ogni tortura.
Sono un terzo dei tre milioni di turisti sessuali in tutto il mondo. Sempre più giovani, tra i 20 e i 40 anni. Sempre più depravati per scelta, e non per malattia. Solo il 5 per cento di loro, infatti, è un caso patologico.
Gli altri, informa l’Ecpat, lo fanno per provare un’emozione nuova, in modo occasionale (60%), oppure abituale (35%).
I MONDIALI DI CALCIO E il demonio si sta mobilitando in Brasile, per rifornire il mercato, sebbene i bimbi sfruttati siano già 50.000. L’impennata arriverà coi Mondiali di calcio del 2014. «La settimana prossima ci incontreremo a Varsavia -racconta Marco Scarpati, direttore di Ecpat Italia- per pianificare, assieme alle Polizie di tutto il mondo, qualcosa che impedisca una replica, in Brasile, di quanto avvenne in Ucraina nel 2010 e in Sudafrica nel 2012: il racket trasportò bambini da tutti i territori circostanti, per accontentare la richiesta.
Purtroppo tutto questo accade sempre, in occasione di eventi sportivi. E i controlli sono spesso labili, insufficienti, inefficaci». Ecco perché domenica, al grido Un altro viaggio è possibile, una marcia ciclistica lungo le strade di 29 città, organizzata dall’Ecpat e dalla Fiab, porterà in giro l’indignazione contro lo sfruttamento sessuale dei bambini. Pedalando, si segnalerà che questa è un’emergenza.
Che un milione e duecentomila bimbi sono sfruttati nel sesso, nell’accattonaggio, nei lavori forzati.
Stime ufficiali, queste.
Quelle ufficiose propongono ben altri conti: solo i piccoli schiavi del sesso sarebbero almeno due milioni.
Ognuno di loro frutterebbe 67.200 dollari all’anno.
Per il racket, il budget complessivo supererebbe i trenta milioni di dollari all’anno. E a chi non ha i soldi per il viaggio, basta girare l’angolo: tra i 10 e i 12.000 di quei bambini si trovano in Italia. Migranti. Nomadi. Minori non accompagnati.
In vendita a casa nostra.
fonti: leggo.it

Negare sempre anche davanti all'evidenza

Attimi da vivere


Ci illudono che esista una perfezione intrinseca nelle cose, che esista un corpo perfetto, un amore perfetto, un compagno perfetto, un figlio perfetto, un sorriso perfetto, una gioia perfetta.
Distogliendoci così dal vedere che ciò che c’è di più perfetto al mondo sono le nostre diversità, i nostri gusti, il desiderio di migliorare, l’imperfezione. Sì, la perfezione reale è il nostro essere imperfetti e per questo assolutamente meravigliosi. Esseri da scoprire, eventi da creare, attimi da vivere.


Stephen Littleword

Albinoni - Adagio in G minor

domenica 9 giugno 2013

Amalfi, la Repubblica Marinara fondata da Ercole



 La leggenda racconta che la fondazione di Amalfi fu un tributo d'amore che Ercole, figlio di Giove, volle dedicare alla sua amata. La fanciulla che infiammò il cuore di Ercole, si chiamava Amalfi e aveva gli occhi dello stesso colore del mare. Fu per questo che alla sua prematura morte, l'addolorato compagno volle seppellirla in un luogo bellissimo, in cui il mare avrebbe per sempre abbracciato le spoglie mortali della sua donna. Sulla tomba della sua amata, Ercole fondò Amalfi, e la sua forza fu una qualità sempre evidenziata nella storia della città. 
 Questa forse è solo leggenda, mentre la storia reale di Amalfi è così antica che le sue origini vanno ricercate al tempo della lotta dei romani contro le popolazione barbare. La particolare posizione della città, ha fatto dell'attività marittima, la principale fonte di guadagno di Amalfi, permettendole inoltre, di stringere importanti rapporti commerciali con Bisanzio e l'Egitto.
 Delle quattro Repubbliche marinare, fu probabilmente la prima a riuscire ad ottenere l'indipendenza, a dotarsi di una propria struttura politica e darsi un codice giuridico, conosciuto come "Tavole amalfitane".
 La sua indipendenza risale al 839, ma già da diverso tempo la città amalfitana godeva di un buona flotta e di ottimi commercianti che stringevano rapporti economici con tutti i paesi del mediterraneo. E' stato sicuramente questo il periodo più florido della città di Amalfi che cadde rapidamente quando, nel 1137, fu saccheggiata dai militari della Repubblica marinara di Pisa dopo aver subito una serie di inondazioni che l'avevano già oltremodo indebolita.
 La città risorgerà con l'avvento del Romanticismo italiano, quando sarà riscoperta come luogo turistico dai grandi viaggiatori, soprattutto inglesi e tedeschi. Attirati dalla rigogliosa natura della Costiera e dallo storico passato, dal 1700 Amalfi ritorno ad essere un centro di grandissima attrazione per i viaggiatori di tutta Europa. Oggi Amalfi è il "capoluogo" della bellissima Costiera Amalfitana, dichiarata "Patrimonio dell'umanità in Italia" dall'UNESCO.

La cittadina non è molto grande e si gira a piedi in poco tempo. Dopo la visita d'obbligo al Duomo, le pause più frequenti sono quelle che riguardano le botteghe con souvenir e prodotti tipici di cui è piena la cittadina. Una sosta per una delizia al limone o per le altre squisitezze della Costiera Amalfitana, è d'obbligo. Partendo dalla parte bassa della città, che costeggia il mare, un arco conduce alla zona del centro storico e poi alla piazza principale da cui parte una leggera salita che porta verso la parte alta della città. Ristoranti e trattorie accompagnano il cammino dei turisti, richiamandoli come le mitiche sirene che vivevano nelle acque della vicina Sorrento.

Se qualcuno ha mai visto una foto o una cartolina di Amalfi, sopra c'era sicuramente l'immagine del Duomo che unisce due Chiese originariamente separate. 
I lavori di ristrutturazione alla quale è stata sottoposta la struttura, ne hanno alterato in modo significativo il disegno originale.
 Nel 1861, un tratto del coronamento, tenuto in pessimo stato, crollò a causa di un fortissimo vento. I danni alla cattedrale furono molto lievi, ma si optò lo stesso per operare un restauro completo. In seguito a questa decisione, la secolare stratificazione delle varie scuole scultoree che si erano alternate nell'abbellimento della facciata, furono completamente cancellate, per dare spazio ad una ricostruzione dello stile originale della Chiesa. 
Secondo alcuni studiosi, se ci si fosse limitati a restaurare la parte di coronamento, oggi la Chiesa presenterebbe uno stile unico, una sorta di mosaico dei tempi, nel quale si potrebbero ammirare le varie influenze. 
Gli stessi studiosi sostengono che sotto la facciata attuale, la Chiesa nasconda ancora tracce della stratificazione secolare che, per qualche motivo ancora sconosciuto, i politici del tempo hanno voluto cancellare senza alcun appello.

La carta prodotta ad Amalfi, chiamata "Charta Bambagina", è molto usata per pubblicazioni particolari quali edizioni editoriali di pregio, carta da lettera, inviti, biglietti da visita e importanti attestati. La sua pregiata fattura ha origini molto antiche: pare, infatti, che alcune cartiere fossero attive già al tempo in cui Amalfi era una Repubblica Marinara.
 Ottenuta con un procedimento molto particolare, rappresenta un pezzo di storia antichissima, che affonda le sue radici nella cultura e nel fascino di Amalfi. 
La "Charta Bambagina" è molto preziosa perché oltre alla normale cellulosa utilizzata per qualunque tipo di carta, viene mescolata con stracci di lino, canapa e cotone macerati. Un procedimento lento e meticoloso che richiede tecnica e pazienza, considerato che la poltiglia derivata dal trattamento delle stoffe, viene messa in forma di pagina rigorosamente a mano.
 Notizie ufficiali riguardante la pregiata carta di Amalfi, si trovano in un editto di Federico II che ne proibiva l'utilizzo per gli atti notarili, sia per il suo alto costo, sia per la delicatezza che la rendeva meno duratura della carta tradizionale. Il divieto non fu accolto e la carta continuò ad essere prodotta e utilizzata. 
L'alluvione che colpì la città di Amalfi nel 1954, tra gli altri gravissimi danni, causò la distruzione di quasi tutti i laboratori. Grazie alla passione e alla tradizione conservata da due famiglie amalfitane, la preziosa carta viene prodotta ancora oggi, con lo stesso procedimento che l'ha resa così famosa in passato.

La regata storica è una manifestazione durante la quale si sfidano le città delle ex Repubbliche marinare, e si svolge tutti gli anni in un giorno compreso tra la fine di maggio e l'inizio di luglio. 
Nata negli anni 50, la manifestazione itinerante, oltre alla gara, vede la rievocazione dei costumi dell'epoca, con figuranti in abiti del tempo, che ricreano situazioni tipiche dell'epoca. Ogni anno, a turno, le città di Amalfi, Pisa, Genova e Venezia ospitano la "Regata Storica", per onorare l'antica storia delle ex Repubbliche marinare.

ROCCIA D'ORO (Golden Rock) - Birmania (Myanmar)



Nell’insediamento birmano di Kin-pun, raggiungibile dopo una impegnativa camminata di una cinquantina di minuti in mezzo alla giungla con un caldo soffocante, si trova uno dei più incredibili fenomeni che si possono osservare in natura, la Kyaittiyo Paya, ovvero la Roccia d’Oro.
 Si tratta di un masso, che si trova sulla vetta del monte Kyaikto a circa 1.200 metri di altezza, che ospita sulla sua cima una stupa.

Questo luogo, famosa meta di pellegrinaggio per il popolo birmano oltre che a una visitatissima località turistica, si trova nello stato di Mon. La peculiarità del luogo consiste appunto in questo enorme macigno dorato che sta miracolosamente in equilibro sul bordo del precipizio. 
 I giovani del posto si divertono a spingerlo mostrando ai turisti quanto sia facile farlo oscillare di qua e di là. 
 Il colore dorato del macigno è dovuto alle migliaia di sottili foglie d’oro che i pellegrini birmani incollano in segno di devozione.

 Ma come è possibile che un enorme blocco di pietra resista in quella posizione? Sicuramente è un mistero, anche perché pare quasi che il masso non tocchi neppure la roccia dove poggia.

 La tradizione spiega il fenomeno con la presenza, sulla cima, della stipa Kaik-tiyo. Si dice che questa pagoda contenga un capello di Buddha e che sia grazie a questo che il masso rimane in equilibrio. La leggenda narra che un eremita donò al re Tissa un capello di Buddha a condizione di trovare un’enorme roccia che assomigliasse alla sua testa, metterla sull’orlo di un precipizio, costruirci sopra un santuario e metterci dentro il capello.
 Il re Tissa trovò la roccia che cercava in fondo al mare, con molta fatica la fece issare in cima al burrone dopo averla ricoperta d’oro e vi costruì la stupa.

Un’altra leggenda racconta che un giorno la bellissima Shwe-nan-kyin, moglie del re, stava passeggiando nella giungla proprio sotto la scarpata, quando una enorme tigre balzò davanti a lei; la regina, convinta che presto sarebbe morta sbranata dalla belva, alzò gli occhi verso la roccia d’oro affidando la sua sorte al destino, e a quel punto la tigre se ne andò.
 Il nome completo del santuario è Kayaik-l-thi-ro, che significa”pagoda portata sulla testa da un eremita”, ma col tempo il nome è stato accorciato in Kaik-tiyo. 

 Fonte : http://zloris.blogspot.it
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