web
Visualizzazione post con etichetta news. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta news. Mostra tutti i post

venerdì 1 luglio 2022

La secca del Tevere fa riemergere le rovine del Ponte Neroniano


 La secca del fiume Tevere ha fatto riemergere le rovine del Ponte Neroniano, costruito durante l’impero di Nerone, e situato di fronte a Castel Sant’Angelo. 

Noto anche come Ponte Trionfale o Vaticano, consentiva all’antica via Trionfale, asse della viabilità del Vaticano in epoca romana, di attraversare il Tevere. Realizzato nel I secolo d.C., il Ponte collegava il Campo Marzio con l’Ager Vaticanus, consentendo all’antica via Trionfale di attraversare il fiume Tevere in direzione di Veio. Presso il Vaticano si trovavano le proprietà dell’imperatore Nerone (tra cui la villa della madre Agrippina), il circo di Caligola e la via Cornelia che passava davanti Castel Sant’Angelo.


Distrutto probabilmente all’epoca della Guerra gotica nella metà del VI secolo, il ponte Neroniano avrebbe dovuto essere ricostruito per Giulio II della Rovere, col nome di ponte Giuliano, per collegare via della Lungara con la sua via Giulia sulla riva opposta, ma tale progetto rimase irrealizzato.

Fonte: meteoweb

mercoledì 28 agosto 2019

Il relitto del Titanic è in pericolo


Il Titanic è affondato nell'Oceano Atlantico dopo essersi scontrato con un iceberg nella notte tra il 14 e il 15 aprile del 1912.
 Il suo relitto, che era già leggendario prima che il film con Leonardo Di Caprio e Kate Winslet ammantasse la tragedia di un ulteriore strato di romanticismo, riposa da allora a una profondità di circa 3800 metri, 600 km a sud ell'isola canadese di Terranova. 

Il relitto giace diviso in due pezzi principali, a circa 600 metri l'uno dall'altro. 

 Per quasi un secolo dal momento del naufragio si è discusso della possibilità di recuperare il relitto, ma il tentativo principale è fallito nel 1996.


 Recentemente un team internazionale di esploratori di acque profonde e scienziati guidati da Caladan Oceanic ha visitato il relitto per la prima volta da 14 anni, attraverso 5 diverse immersioni in 8 giorni all'inizio di agosto 2019. Il team ha usato telecamere modificate appositamente per adattarsi alla struttura del relitto, e i risultati delle ricerche verranno pubblicati insieme a un documentario della Atlantic Productions a Londra.




Purtroppo però l'esplorazione non porta buone notizie: il team ha scoperto che dopo oltre un secolo nella gelida acqua di profondità alla temperatura di circa 1 grado, il relitto è diventato vulnerabile dai vortici ed è sottoposto all'usura di correnti marine in continua variazione. 
Sale, batteri e corrente stanno avendo sul relitto un effetto peggiore del previsto. 

Uno "scioccante deterioramento" è stato osservato negli alloggi degli ufficiali, dove il capitano aveva le sue stanze. 
"La vasca da bagno del Capitano era una delle immagini preferite degli appassionati del Titanic e ora non c'è più", afferma Parks Stephenson, storico del Titanic. "e il deterioramento continuerà ad avanzare. ”


Sul sito la squadra ha deposto una ghirlanda e tenuto una breve cerimonia in onore delle vittime del 1912.

 A breve potrebbe crollare anche il tetto del salone di prua, oscurando gli interni della nave.

 La natura sta facendo il suo corso e non ci sono elementi che facciano sperare che il processo rallenti o si fermi.

 Fonte:esquire.com

lunedì 27 maggio 2019

Nel 2021 riaprirà il Corridoio Vasariano


Dal 2021 il Corridoio Vasariano, ovvero i 760 metri sospesi che collegano Palazzo Pitti agli Uffizi e poi a Palazzo Vecchio, sarà aperto al pubblico, così 500mila turisti avranno la possibilità di visitare quello che viene considerato come il corridoio più famoso del mondo. I lavori costeranno 10 milioni di euro e dureranno 18 mesi per garantire la messa in sicurezza del Corridoio Vasariano, il più celebre nel panorama mondiale.


 Una volta aperto, sarà visitabile su prenotazione per un massimo di 125 persone alla volta. 
 Il corridoio potrà essere percorso in una sola e unica direzione, ovvero partendo dagli Uffizi, passando per Palazzo Pitti, fino al Giardino di Boboli e Ponte Vecchio.


 Come sappiamo, il corridoio fu ideato da Giorgio Vasari e costruito nel 1565 su volere del granduca Cosimo I de’ Medici, in occasione delle nozze del figlio Francesco insieme a Giovanna d'Austria. Ma in generale, passando sopra case e negozi, il corridoio permetteva ai granduchi di muoversi liberamente dall’allora residenza, Palazzo Pitti, fino ai palazzi del Governo, gli Uffizi e Palazzo Vecchio.


Adesso il bando di gara di Invitalia dovrà essere assegnato e subito dopo, inizieranno i lavori che costeranno 10 milioni di euro, già finanziati dal ministero e da fondi europei che garantiranno uscite di sicurezza, accessibilità per le persone disabili, illuminazione a basso consumo energetico, videosorveglianza e climatizzazione. Previsti anche interventi di consolidamento strutturale e di restauro degli interni: dagli intonaci al pavimento.


Dunque il corridoio non sarà più un percorso visitabile solo nei grandi eventi e durante le visite istituzionali e sarà pronto secondo il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, nel 2021. 

"Sarà una passeggiata democratica accessibile con vista sul cuore di Firenze", spiega Schmidt. 

 La collezione di autoritratti che era tradizionalmente in mostra sarà sostituita da una selezione di antiche statue e iscrizioni, affreschi cinquecenteschi che originariamente decoravano le pareti esterne del Corridoio. 
Nel progetto è previsto anche un nuovo ingresso, mentre al piano terra sarà allestita la biglietteria.


Un’altra novità del progetto sono i due memoriali: uno realizzato in corrispondenza di via Georgofili per vedere il punto in cui esplose l’ordigno nel 1993 e l’altro subito dopo Ponte Vecchio per ricordare la devastazione nazista del 1944.



Dominella Trunfio

mercoledì 16 gennaio 2019

Scoperta la tomba di Cleopatra e Marco Antonio: la conferma dell'egittologo


Dopo migliaia di anni Cleopatra e Marco Antonio ancora insieme, seppelliti in un luogo sacro per l’antichità a circa 50 km da Alessandria d'Egitto.

 La scoperta è opera di Zahi Hawass, riconosciuto come uno dei massimi esperti di antichità egizie, ispettore di numerose spedizioni archeologiche e noto anche come divulgatore scientifico.

 Lo studioso ha tracciato il punto della situazione a Palermo lo scorso 12 gennaio. 

 Le prove? 
Abbiamo ancora solo l’annuncio del professore, da anni è impegnato in questi studi, che si è dichiarato sicuro di aver individuato il luogo nel quale i due amanti riposano insieme da millenni. 
Dunque a breve dovrebbero iniziare le ricerche per il disseppellimento delle tombe. 

 La morte della sovrana, avvenuta per suicidio nel 30 a.C., è sempre stata circondata di un'aura di leggenda, come d’altronde la sua figura stessa. 
E dunque le ricerche sulla sua tomba andavano avanti da molto tempo, recentemente concentrate proprio nella zona. 
 Stando alle parole di Hawass, la sepoltura sarebbe avvenuta a pochi metri dal tempio funerario di Taposiris Magna in un ambiente sotterraneo ma non molto profondo. 

Se, come si spera, gli scavi inizieranno presto, non mancherebbe dunque molto al vero e proprio ritrovamento, che si aggiungerebbe agli altri di questi ultimi mesi, tra i quali 8 mummie di 2500 anni fa e una di ben 4400 anni fa. 

 Roberta De Carolis

lunedì 12 febbraio 2018

In Finlandia c’è un’isola per sole donne in cui gli uomini non possono entrare


Vietato l’ingresso agli uomini. 
Da giugno, un’isoletta finlandese dell’arcipelago di Helsinki sarà accessibile solo ed esclusivamente alle donne. 
Un rifugio tutto al femminile, dove vivere appieno le gioie della natura, gestito da donne per le donne.
 SuperShe Island vuole essere questo. Un luogo di vacanza, ma anche un’oasi di equilibrio psico-fisico, dove ogni donna può uscire dalle convenzioni imposte dalla società, per ricaricare le batterie anche attraverso lezioni di yoga, attività di fitness per il corpo e per la mente, corsi di cucina e di musica.






L’isola dedicata alle donne misura 8,4 acri e sarà accessibile esclusivamente alle iscritte alla comunità SuperShe fondata dall’americana Kristina Roth. 
 L’ex ad di un’azienda di consulenza si è avvicinata all’idea di progettare un’isola per sole donne dopo esser stata a un ritiro olistica misto in cui «gli uomini rappresentavano una distrazione». 

Per realizzare il suo sogno aveva già acquistato un terreno ai Caraibi, sull’isola di Turks e Caicos. Ma è stato il cuore alla fine a decidere per lei: si è innamorata di un finlandese. Ha cambiato così destinazione ai suoi sogni, ma non i presupposti. 

 «L’idea è quella di concentrarsi su se stesse, senza pensare agli ormoni o alle apparenze». E, guardando altre iniziative simili solo per donne che ha già proposto in giro per il mondo, pare che proprio che funzioni.
 «Io amo gli uomini, sia chiaro!», insiste, ma senza è meglio. Almeno per qualche settimana l’anno.

 Fonte: lastampa.it

venerdì 31 marzo 2017

SpaceX e il lancio storico del Falcon 9 di seconda mano


Stanotte (dalle 00.36 circa, ore italiane) c'è stato un evento storico per l'esplorazione spaziale. 
SpaceX ha lanciato un satellite a bordo di un razzo Falcon 9 il cui primo stadio aveva già volato una volta nello spazio per poi rientrare a terra atterrando verticalmente.

 Il primo stadio "di seconda mano" ha funzionato perfettamente ed è nuovamente atterrato in verticale a bordo della nave appoggio Of Course I Still Love You nell’Oceano Atlantico.
 È la prima volta che il primo stadio di un razzo orbitale vola due volte nello spazio e ritorna verticalmente. 
Un traguardo storico in generale, e soprattutto per SpaceX, una società che opera soltanto da 15 anni. 

 Lo scopo di questo esperimento è arrivare a riutilizzare in modo efficiente e sostenibile i razzi spaziali (come facciamo con gli aerei, per intenderci, che non volano soltanto una volta) senza dover spendere troppi soldi tra un volo e l'altro, come accadeva per esempio con lo Space Shuttle. 

 Per questo primo test è stato “ricondizionato” il Falcon 9 che volò nel aprile 2016, la prima missione che si concluse con un appontaggio e la seconda a terminare con un primo stadio intero e non distrutto (il primo rientro non distruttivo di un Falcon avvenne a dicembre 2015 sulla terraferma).

 Mentre gli occhi di tutto il mondo erano - giustamente - concentrati sul rientro del primo stadio, il secondo completava la sua missione mettendo in orbita il satellite geostazionario SES-10. Il patron di SpaceX Elon Musk, è intervenuto - durante la diretta del lancio, subito dopo l'atterraggio - visibilmente emozionato: 
«è stato un evento rivoluzionario nella storia dei voli spaziali» ha detto, spiegando come buttar via il razzo dopo ogni singolo volo è inconcepibile: quanto costerebbe un biglietto aereo se non potessimo riutilizzare il velivolo alla fine del tragitto? 
 Secondo Musk (e gli esperti), il riutilizzo del primo stadio è una tappa fondamentale nella riduzione dei costi per raggiungere lo spazio. 
 Come spiega Paolo Attivissimo: 
«La prossima sfida, ora che il principio è stato dimostrato, è ridurre i tempi e i costi di riutilizzo e dimostrare non solo la fattibilità tecnica ma anche la convenienza economica».

Fonte: focus.it

giovedì 20 ottobre 2016

Arrivano le Orionidi, le stelle cadenti d’autunno


Appuntamento le Orionidi, stelle cadenti d’autunno, che illumineranno la notte tra il 21 e il 22 ottobre. 
Queste meteore, originate dai residui lasciati dalla cometa di Halley nei suoi precedenti passaggi vicino al Sole, offrono ogni anno in questo periodo lo stesso spettacolo delle Perseidi in estate, nella notte di San Lorenzo, ma quest’anno la loro apparizione sarà disturbata dalla luna.

 Nonostante in ottobre il numero di ore notturne sia maggiore che nei mesi precedenti, quest’anno la Luna piena è arrivata a metà del mese e, anche dopo il plenilunio, la sua luce disturberà l’osservazione delle Orionidi perché per osservare bene il loro passaggio “è necessario avere un cielo buio”, spiega Paolo Volpini, dell’Unione Astrofili Italiani (UAI). 
Tuttavia, non è detto che non si possa riuscire a vederle anche questa volta. 
“Bisogna avere fortuna, pazienza, saper aspettare. Insomma ci vuole costanza” e soprattutto “attendere il culmine della notte, quando le costellazioni sono più alte nel cielo e la Terra incontra la parte più consistente del flusso di polveri lasciate dalle comete”. 

 Le Orionidi passeranno dalle ‘nostre parti’ tra il 16 e il 23 ottobre, il picco è previsto tra il 21 e 22 ottobre. 
Per quasi tutto il mese sono previste altre due piogge di meteore: le delta Aurigidi, uno sciame di velocissime meteore ma di debole luminosità, e le Tauridi, provenienti dalla regione a Nord della Balena.

 Fonte: www.ansa.it

venerdì 30 settembre 2016

Termina la missione della sonda Rosetta


Rosetta addio, oggi alle 12:40 circa il D-Day della storica missione dell’Esa che ha portato per la prima volta una sonda su una cometa. Dopo quasi 12 anni di missione, Rosetta ci riserva di un finale straordinario, con una discesa controllata sulla superficie della cometa 67/P Churyumov-Gerasimenko, calcolato nella zona di Ma’at.
 E questa avventura unica parla molto anche italiano.
 La sonda Rosetta, grazie al supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), è infatti frutto anche della capacità industriale e accademica del nostro Paese. 
Il colosso aerospaziale Leonardo ha gestito la progettazione e la realizzazione degli strumenti scientifici sviluppati con l’Istituto Nazionale di Astrofisica, Università Parthenope di Napoli, Politecnico di Milano e l’Università di Padova-Cisas.
 Intanto per gli scienziati dell’Esa non è semplice prevedere come si evolveranno gli ultimi minuti di vita della sonda, quindi sono tutti col fiato sospeso.


E’ ormai è iniziato il conto alla rovescia per la conferma della fine della missione, prevista dalla sala di controllo principale dell’Esa alle 1320 circa ora italiana. 
A guidare Rosetta nel suo viaggio conclusivo sulla cometa è Andrea Accomazzo, Capo della divisione Missioni Interplanetarie dell’Esa. 
Rosetta è ‘lanciata’ verso la sua cometa 67/P intorno alla quale è in orbita da due anni, cioè dal 6 agosto 2014, quando ha raggiunto l’obiettivo della missione dopo un viaggio lungo dodici anni.

 La missione di Rosetta è iniziata il 2 marzo 2004 e da quel giorno la sonda ha compiuto una lunga strada attraverso il sistema solare. Circa tre mesi dopo il suo arrivo intorno alla cometa 67/P, la sonda ha rilasciato il lander Philae approdato sul corpo celeste il 12 novembre 2014. 
“Dopo due anni con la cometa, inviando informazioni di una ricchezza scientifica senza precedenti durante il suo massimo avvicinamento al Sole, Rosetta e la cometa si stanno ora dirigendo di nuovo oltre l’orbita di Giove” spiegano gli scienziati dell’Esa. Viaggiando “sempre più lontano dal Sole come non mai prima, ed affrontando una significativa riduzione dell’energia solare, che è necessaria affinché sia operativa, il destino di Rosetta è fissato: seguirà Philae sulla superficie della cometa” aggiungono.

 In questi anni di lavoro nello spazio, Rosetta ha fornito “molti indizi importanti per gli scienziati, indizi – rileva l’Esa – da mettere insieme per risolvere le questioni chiave in materia di origine ed evoluzione della cometa, il suo posto nel sistema solare primordiale ed il possibile ruolo delle comete nel trasportare ingredienti considerati cruciali per la comparsa della vita sulla Terra, tra cui acqua e materiali organici“.

 Rosetta sta continuando a raccogliere importanti dati scientifici durante la complessa manovra, iniziata ieri e gestita nella sala di controllo principale dell’Esa a Darmstadt, in Germania, dal team Esoc (European Space Operations Centre), supportato da personale di Telespazio Vega Deutschland, società controllata da Leonardo-Finmeccanica coinvolta nel programma Rosetta dalla fine degli anni ’90, quando Esoc iniziò la pianificazione della missione. Queste ultime ore di discesa della sonda verso la sua cometa, “danno a Rosetta un’occasione unica per fare molte misurazioni, compreso analizzare gas e polvere il più vicino alla superficie della cometa che sia mai stato possibile finora, e scattando immagini ad alta risoluzione del nucleo della cometa, compresi i pozzi aperti della regione di Ma’at dove è previsto avvenga il suo impatto controllato con la cometa” assicura l’Esa. 
Questi dati, evidenzia l’Agenzia Spaziale Europea, “dovrebbero essere trasmessi durante la discesa e fino al momento dell’impatto finale, dopo il quale le comunicazioni con la navicella non saranno più possibili“. 
E per Rosetta sarà ‘game over’. 

 Fonte:www.meteoweb.eu

martedì 22 marzo 2016

SeaWorld, annuncio a sorpresa: stop agli spettacoli con le Orche


Dopo anni di pressioni, SeaWorld ha fatto un annuncio a sorpresa: non solo smetterà di catturare e allevare cuccioli di orche in cattività, ma cesserà gli spettacoli con i grandi mammiferi marini. La catena di parchi acquatici americana ha un totale di 29 orche che rimarranno in cattività, ma promette un approccio diverso nel futuro con “nuovi incontri più naturali con le orche”.
 Le orche di SeaWorld spaziano dagli 1 ai 51 anni, per cui alcuni potrebbero rimanere esposti per decenni.

 La partecipazione ai parchi di SeaWorld è diminuita dal 2013 dopo l’uscita di “Blackfish”, un documentario di denuncia che per la prima volta ha condotto lo spettatore dietro le quinte degli spettacoli marini.
 In particolare, il documentario di Gabriela Cowperthwaite racconta la storia di un’orca chiamata Tilikum, che a Orlando nel 2010 durante uno spettacolo dal vivo annegò e uccise il suo addestratore. E non era la prima volta. 
L’orca, un maschio catturo nel 1983 al largo delle coste dell’Islanda, è responsabile della morte di altre due persone a causa della prigionia e delle condizioni a cui è stato sottoposto Tilikum fin da cucciolo.
 In Blackfish viene documentata la sua cattura e le conseguenze del mantenimento in cattività di questi mammiferi marini.


Il successo planetario del documentario ha aperto gli occhi a milioni di persone, e dopo anni di polemiche e pressioni, la decisione del Sea World rappresenta un’importante vittoria per le orche. 
 I nuovi spettacoli “più naturali” inizieranno il prossimo anno al parco di San Diego, poi sarà il turno del parco di San Antonio e poi a Orlando nel 2019. 

 E per gli spettacoli che coinvolgono delfini e altri mammiferi marini? 
 Sembra che non tarderà ad arrivare una decisione analoga anche per loro, ma i tempi di riorganizzazione dei parchi acquatici saranno lunghi.
 SeaWorld ha anche interrotto la riproduzione delle orche attraverso l’inseminazione artificiale, tenendo sotto controllo le nascite attraverso un farmaco.
 Una delle orche più prolifiche di SeaWorld è stato proprio Tilikum. Il mammifero 35enne ha messo al mondo 14 cuccioli durante i suoi 23 anni a Orlando, ma è gravemente malato e non vivrà molto a lungo.


 Fonte: http://www.diregiovani.it/

lunedì 7 dicembre 2015

Ritrovato dopo 307 anni il galeone San Josè


Era considerato una leggenda fra i grandi velieri antichi affondati, con un carico 11 milioni di dobloni d'oro e quantità enormi di pietre preziose e gioielli e un valore solo ipotizzabile in decine di miliardi di dollari odierni, il più grande tesoro forse di tutti i tempi, che ne facevano una sorta di «Santo Graal» dei relitti. 
Ora, dopo 307 anni indisturbati sui fondali del Mar dei Caraibi, il galeone spagnolo San Josè è stato ritrovato dalla Colombia, appena al largo delle sue coste. E già evoca dagli abissi lo spettro di dispute legali, che si preannunciano dure.
 Il presidente colombiano, Juan Manuel Santos ha confermato , «al di là di ogni possibile dubbio», l'avvistamento al largo di Cartagena, del relitto del grande veliero affondato da pirati inglesi nel 1708, durante la Guerra di Successione spagnola (1701-14). 
In un discorso a Cartagena de Indias, sulla costa caraibica al nord della Colombia, Santos, che aveva anticipato la notizia su Twitter, ha indicato che il galeone è stato ritrovato lo scorso 27 novembre, al largo della penisola di Barù - ad ovest di Cartagena - da esperti dell'Istituto Colombiano di Antropologia e Storia (Icanh), grazie all'appoggio della Marina militare.
 «Si tratta di un a scoperta di importanza mondiale, perché costituisce uno dei più grandi ritrovamenti di patrimonio sommerso, o forse - come dicono alcuni - il più grande che si ricordi nella storia dell'umanità», ha detto il presidente colombiano. 

Costruito nel 1698, il San Josè è salpato da Portobelo (attualmente in Panama) ad inizio del 1708, dirigendosi, insieme ad altre navi spagnole e francesi verso Cartagena de Indias. 
Dopo aver caricato una grande quantità di oro e preziosi, nel ripartire verso la Spagna fu attaccato nella battaglia di Barùdalla marina della Gran Bretagna, che appoggiavano Carlo d'Austria, da una squadra di quattro velieri da guerra al comando del capitano Charles Wager, che cercò, senza riuscirci, di incamerare il colossale tesoro, che invece finì in fondo al mare.






Il direttore dell'Icanh, Ernesto Montenegro, ha spiegato che il galeone è stato identificato grazie ai suoi cannoni di bronzo a forma di delfino, che era stati fusi su misura per l'imbarcazione, mostrando alla stampa varie foto subacquee che «non lasciano alcun dubbio sull'identità della nave». 
Santos, da parte sua, ha sottolineato che il San Josè «appartiene a tutto il popolo colombiano», aggiungendo che «alcune informazioni riguardanti questo straordinario ritrovamento devono ancora rimanere riservate, per motivi legali».
 Una discrezione dovuta al fatto che il prezioso carico del galeone - il cui valore potrebbe superare la decina di miliardi di dollari - potrebbe essere anche reclamato sia dalla Spagna che dalla Sea Search Armada (Ssa), un'azienda americana specializzata nella ricerca di tesori sepolti in fondo al mare e ora in disputa giudiziaria con Bogotà sulla percentuale del tesoro da ricevere in pagamento. La Ssa identificò nel 1981 la zona del relitto. 

Al di là di possibili battaglie giudiziarie, resta il fatto che il ritrovamento del San Josè rappresenta un fatto di importanza storica in Colombia, dove il suo affondamento fa parte della storia culturale e perfino letteraria: l'episodio, infatti, è ricordato da Garbiel Garcia Marques nel suo romanzo «L'amore ai tempi del colera».

 Fonte: http://gds.it

mercoledì 11 marzo 2015

A Lavau, in Francia, è stata scoperta la tomba di un principe celtico


Una tomba «eccezionale», risalente al V secolo avanti Cristo e ospitante i resti di un principe celtico, è stata scoperta e portata alla luce a Lavau nella regione di Champagne, a 100 chilometri da Parigi. 
La notizia è stata annunciata via Twitter alcuni giorni fa dal primo ministro francese Manuel Valls con tanto di foto del sito, più grande della cattedrale di Troyes, secondo gli archeologi, e del particolare di uno dei manufatti ritrovati all’interno della camera funeraria


Lo scorso ottobre, i ricercatori dell’Inrap, l’agenzia francese che si occupa del recupero e della conservazione dei beni archeologici, erano intervenuti dopo che scavi privati avevano scoperto un imponente tumulo di materiale risalente al V secolo a. C. 
Al ritrovamento di un grande coltello, il presidente dell’agenzia Dominique Garcia ha riferito che probabilmente si era di fronte al monumento funerario di un principe celtico locale.
 Al centro di un tumulo di 40 metri di diametro, il defunto e il suo altare riposano in una vasta camera funeraria di 14 metri quadrati, una delle più ampie rinvenute dagli archeologi relativamente al periodo intorno alla fine della prima età del ferro.


La tomba contiene depositi funerari di una ricchezza degna delle più alte élite del tempo.
 Disposti in un angolo, gli oggetti più fastosi sono bacili, un cesto in bronzo, una ceramica decorata, un coltello nella sua custodia.
 Il pezzo principale è però un calderone in bronzo, di circa un metro di diametro, ornato accanto alle quattro maniglie da alcune raffigurazioni della testa di Acheloo, un dio fluviale greco, qui rappresentato cornuto, barbuto, con orecchie taurine e tripli baffi. 
Il bordo del calderone è ugualmente decorato di otto teste di leoni. 

All’interno del calderone è stata ritrovata un’anfora in ceramica attica a figure nere rappresentante Dioniso disteso sotto una vigna mentre ha a che fare con una figura femminile.
 Intorno a lui scene conviviali di banchetto, un tema ricorrente nell’iconografia greca.
 L’orlo e la base del vaso sono impreziositi da inserti d’oro, sottolineati da una decorazione in filigrana.
 Probabilmente serviva a contenere vino: questo tipo di servizio di origine greco-italiana, testimonia come la pratica del banchetto era in uso anche nelle élite aristocratiche celtiche.






Tra l’800 e il 450 avanti Cristo, i commercianti del Mediterraneo stavano estendendo il loro raggio d’azione alla ricerca di schiavi, metalli e gioielli preziosi.
 I Celti,che controllavano le principali strade di comunicazione intorno alla Senna, il Rodano, la Saona, il Reno e il Danubio, beneficiarono da questi scambi per ottenere oggetti prestigiosi.


Sebbene siano stati ritrovati parti di uno scheletro umano, i ricercatori non hanno ancora identificato il corpo del principe.
 Altre tombe e urne funerarie sono state scoperte nel sito, incluso il corpo di una donna in una tomba vicina, a indicare una possibile connessione familiare.
 Alcune ceneri all’interno delle urne sono state datate intorno al 1.400 a. C. I lavori nel sito finiranno verso la fine di marzo. 

Fonte: blueplanetheart.it

giovedì 12 febbraio 2015

Daniza: riaperta l'inchiesta su mamma orsa, indagato il veterinario


C'è ancora speranza per avere giustizia per Daniza, mamma orsa uccisa dai narcotici dopo la sua cattura lo scorso mese di settembre. Il Gip di Trento Carlo Ancona ha deciso di riaprire la vicenda giudiziaria sull'uccisione di mamma orsa Daniza, ritenendo che si possa configurare la responsabilità del Veterinario che ha preparato la dose.
 Così il Giudice ieri ha depositato il provvedimento con il quale ha respinto la richiesta della Procura di Trento di archiviazione dell'inchiesta sulla morte dell'orsa durante il tentativo di cattura. Bocciata, dunque, la linea della Procura che aveva escluso il maltrattamento dal momento che aveva ritenuto che il veterinario avesse comunque agito in un quadro normativo chiaro, ovvero che le operazioni di cattura dell'orsa rientravano in un caso previsto dalle norme e anche dai protocolli. 

La Procura aveva osservato che l'ordinanza di cattura di Daniza era stata adottata seguendo il piano di azione per la conservazione dell'orso bruno sulle Alpi. Però il veterinario non avrebbe avuto "un'adeguata capacità di contrastare in modo efficace la complicanza della narcosi sostanziatasi nell'ipossiemia indotta dall'uso della medetomidina. 
Nel momento topico si è verificato un inappropriato approccio da parte del veterinario". 

"Si tratta di una vicenda drammatica e gravissima, non solo per l'orsa uccisa ma anche per i suoi cuccioli rimasti orfani precocemente per irresponsabilità umane: la LAV aveva già avanzato l'ipotesi di imputabilità per il reato di maltrattamento e uccisione di animali, ora confermata dal Gip. 
Nessuna fatalità, Daniza è stata uccisa: chiediamo che si vada a fondo su questa vicenda, accertando le responsabilità anche tra i vertici della Provincia", ribadisce la LAV che aveva denunciato per violazione dell'articolo 544 bis del Codice Penale - reato di animalicidio che prevede fino a 2 anni di reclusione – anche il Presidente della Provincia di Trento Rossi, il Vice Presidente Olivi, l'Assessore-veterinario alla caccia Dalla Piccola. 

Una morte che anche l'Ente Nazionale Protezione Animali ha fin dal principio ritenuto essere un caso pieno di zone d'ombra. 
E proprio per questo a fine dicembre, quando la Procura di Trento aveva richiesto l'archiviazione, la Protezione Animali aveva presentato ricorso contro tale provvedimento. 
"Tutta la vicenda che ha portato alla morte dell'orsa - dichiara l'Ente Nazionale Protezione Animali - dalla presunta aggressione all'altrettanto presunto cercatore di funghi, fino al provvedimento di cattura e alla successiva telenarcosi, presenta moltissimi punti oscuri". 
Sono milioni gli italiani che pretendono sia accertata la verità e chiedono che sia fatta giustizia, come chiedono di avere notizie ufficiali anche sui due cuccioli, che ci si augura siano ora in letargo. 

 Roberta Ragni

venerdì 30 gennaio 2015

L'Isis distrugge parte delle antiche mura di Ninive


Se i talebani buttarono giù le gigantesche statue dei Buddha di Bamiyan, in Afghanistan, una risalente a 1800 anni fa l'altra, più giovane, "solo" a 1500, ora i tagliagole dell'Isis compiono un altro scempio contro la cultura e la storia, distruggendo una parte delle antichissime mura assire di Ninive, a Mosul, la seconda città irachena nel nord del Paese, da giugno scorso in mano ai guerriglieri della jihad.

 Lo scrive il il quotidiano panarabo al Hayat che cita Said Mumzini, portavoce del Partito democratico del Kurdistan, al potere nella regione autonoma dell’Iraq. 
Mumzini rende noti altri particolari: i jihadisti hanno fatto saltare in aria il tratto murario vicino alla Grande Moschea di Mosul, nel quartiere di Tahrir, nella parte occidentale della città. 
La notizia è stata ripresa anche dal sito Shaqaf News.

 Le mura, fatte costruire dai re assiri nell’ottavo secolo avanti Cristo, erano considerate il più importante monumento storico di Mosul e dell’intera regione. Da quando, a giugno 2014, l’Is ha preso il controllo di ampie regioni dell’Iraq, ha distrutto molti monumenti antichi, santuari e siti archeologici considerati "profani" e quindi contrari all’Islam.


Ninive fu capitale dell’impero assiro nel primo millennio a.C. ed è uno dei più importanti siti archeologici dell’Iraq. 
Situata sulla riva sinistra del Tigri, a nord della Mesopotamia, divenne fulcro degli Assiri sotto re Sennacherib (704 - 681 a.C.), raggiungendo il suo massimo splendore.
 Il sovrano fece costruire nuove strade e piazze e palazzi imponenti tra i quali il "Palazzo senza Eguali" (503 per 242 metri) con ottanta camere. All'interno del palazzo è stata trovata una importantissima biblioteca di tavolette cuneiformi.
 Le mura della città raggiungevano una lunghezza di circa 12 km. La città fu distrutta nel 612 a.C., ad opera di Medi e Caldei.

 I residenti di Mosul nei giorni scorsi avevano lanciato l'allarme, facendo sapere che l’Isis intendeva distruggere alcuni tratti delle antiche mura.

 Purtroppo la loro folle decisione è andata in porto. 

 Fonte: ilgiornale.it

venerdì 23 gennaio 2015

Spacciatori di mummie, nell’800 le facevano false. Due in Vaticano


Gli spacciatori di mummie, nell’800 le facevano false e due di queste sono ai Musei Vaticani.
 Era un vero e proprio inganno, architettato per ingannare i collezionisti, che gli autori ritenevano degli sprovveduti. 
L’inganno risale all‘Ottocento, quando chi possedeva le due piccole mummie in questione, probabilmente un collezionista privato, ha pensato di riempire l’involucro con qualcosa di più consistente di scarsi resti polverizzati. 
Si trattava di una vecchia mania nata dopo la campagna di Napoleone in Egitto, con la scoperta della stele di Rosetta e la decifrazione dei geroglifici fatta da Jean-Francois Champollion.
 E non si tratta degli unici esemplari: in tutta Europa sarebbero almeno 40.

 I viaggiatori europei che affrontavano un viaggio nel Paese delle sfingi al ritorno volevano portare con sé dei reperti da esibire durante i tè con gli amici.
 Agli incontri avveniva anche lo sbendaggio delle mummie. E per mostrare qualcosa di consistente nacque la pratica di riempire i sarcofagi di resti umani, magari medievali, che dessero l’idea di un corpicino dell’Antico Egitto.

 Ora due di questi esemplari sono stati individuati nei Musei Vaticani da Alessia Amenta, direttrice del reparto Antichità Egizie e del Vicino Oriente, che le ha studiate con l’aiuto del Laboratorio di diagnostica per la conservazione e il restauro coordinato da Ulderico Santamaria e dal suo assistente Fabio Morresi. 

Spiega Amenta al Corriere della Sera: 
“I risultati delle analisi hanno rivelato stessa manifattura e stesse stranezze in entrambe. 
Le bende sono di epoca faraonica (2.000 a. C.), ma ricoperte di una resina che non si trova in Egitto ma in Europa.
 Il volto infantile è modellato e dipinto su una copertura in cartonnage, a cui è sovrapposta una lamina di stagno spalmata di resina gialla per conferire una doratura antica: una tecnica tipica dell’Ottocento inglese.
 La Tac ha rivelato che dentro le bende c’era una tibia umana, ma di adulto e di epoca medievale. 
Un assemblaggio studiato per ingannare i collezionisti sprovveduti”. 

 Fonte: http://www.blitzquotidiano.it/

giovedì 22 gennaio 2015

La Terra ha una nuova isola


La Terra ha un'isola in più, "lunga circa due chilometri e larga uno, e si è già innalzata di circa 100 metri sul livello del mare" si legge nel comunicato ufficiale del Ministero delle risorse di Tonga (Polinesia), che negli ultimi giorni ha inviato una nave per osservare da vicino la nuova isola vulcanica.

 La sua nascita inizia quando il vulcano Nuku'alofa, a 65 chilometri a sud-ovest dell'isola principale di Tongatapu, si risveglia, il 20 dicembre 2014, dopo 5 anni di riposo totale.
 Con la ripresa dell'attività, il vulcano, che già in passato aveva creato nuove isole, inizia ad emettere lave in grandi quantità da due bocche principali: una sull'isola disabitata di Hunga Ha'apai, l'altra sottomarina, a circa 100 metri dall'isola stessa.
 L'eruzione dà vita a esplosioni ogni 5 minuti circa, durante le quali il materiale viene lanciato fino a 400 metri d'altezza, con le ceneri che raggiungono anche i 9000 metri (e ciò ha causato la deviazione delle rotte di numerosi voli).
 La potenza delle eruzioni è tale che il materiale ricade anche a 10 km di distanza.
 Molte piante nate sulle isole Hunga Tonga e Hunga Ha'apai sono morte a causa della enorme quantità di cenere caduta nell'arco di pochi giorni.


L'eruzione dalla bocca sottomarina è stata così intensa da dare vita alla nuova isola. 
Ora bisognerà vedere se continuerà a crescere e se riuscirà a sopravvivere alle onde oceaniche oppure se, com'è successo per altre isole del Pacifico, la sua esistenza sarà effimera - in questo caso nell'arco di qualche mese o anno verrà totalmente erosa. 
Molto dipenderà dall'andamento dell'eruzione in corso. Se continuerà, darà probabilmente all'isola la massa adeguata alla sua sopravvivenza.

 

Fonte: focus.it

sabato 29 novembre 2014

Auguri mamma Freedom !



In una riserva naturale olandese sabato sono nati tre gemelli di orso polare.
 Un evento molto raro, che tutto l’Ouwehands Dierenpark, situato nella città di Rhenen, 34 chilometri a sud est di Utrecht, sta festeggiando con entusiasmo. Ma anche con molto rispetto: i custodi, infatti, non si sono ancora avvicinati ai piccoli, per evitare di mettere di cattivo umore la madre, Freedom.
 La vita della nuova famiglia viene osservata da un circuito di telecamere che, però, non hanno ancora permesso di stabilire con certezza il sesso dei nascituri e il loro peso.
 Nel frattempo il parco ha assicurato che gli orsetti stanno bene e che Freedom è una mamma attenta e affettuosa.

venerdì 28 novembre 2014

La coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria è Patrimonio universale dell’Unesco


Pantelleria: i giardini arabi e dammùsi, i muri a secco e i terrazzamenti. E poi c'è l'inconfondibile vite dello Zibibbo, ora patrimonio dell'Unesco. 
La pratica agricola della "vite ad alberello" è stata infatti ammessa tra i beni culturali immateriali dell'Umanità.


La tradizionale pratica della coltivazione del vigneto ad alberello è trasmessa da generazioni tra le famiglie di viticoltori e agricoltori della meravigliosa isola mediterranea di Pantelleria. 
Circa 5mila residenti di questo fazzoletto di terra si dedicano ogni giorno alla coltivazione secondo metodi sostenibili.

 La tecnica ha diversi passaggi: il terreno viene dapprima livellato, poi vi si scavano delle buche profonde circa 20 centimetri dove saranno piantate le vigne.
 Il ramo principale della vite viene poi accuratamente tagliato per produrre sei rami e formare un vero e proprio cespuglio.
 Le uve vengono raccolte a mano dalla fine di luglio, tra riti e feste contadine.


"E' un atteso riconoscimento al lavoro di intere generazioni di agricoltori che hanno realizzato nel tempo un territorio unico ed inimitabile di una bellezza straordinaria ma capace anche di esprimere produzioni da primato conosciute ed apprezzate in tutto il mondo". 
E' quanto ha affermato il presidente nazionale della Coldiretti Roberto Moncalvo, nel commentare il via libera all'iscrizione della vite ad alberello di uve Zibibbo nella Lista dei Patrimoni Culturali dell'Umanità.
 La proposta avanzata dall'Italia, con un dossier coordinato dal professor Pier Luigi Petrillo con il supporto del comune di Pantelleria e degli agricoltori panteschi, è stata votata all'unanimità dai 161 paesi membri dell'Unesco durante la riunione del 24 novembre a Parigi. 
Soddisfatto è il ministro Maurizio Martina alle Politiche agricole, che dice : "È la prima volta che una pratica agricola consegue questo autorevole riconoscimento. La notizia mi riempie di orgoglio e di soddisfazione. Questa iscrizione rappresenta una svolta a livello internazionale, poiché finalmente anche i valori connessi all'agricoltura e al patrimonio rurale sono riconosciuti come parte integrante del più vasto patrimonio culturale dei popoli".


Germana Carillo

mercoledì 26 novembre 2014

Samantha Cristoforetti: la prima spettacolare foto della Terra dallo spazio

È volata a bordo della Stazione Spaziale tra domenica e lunedì. E poco più di due giorni dopo il suo arrivo nello spazio, Samantha Cristoforetti ha già regalato una bellissima immagine della Terra vista da lontano.


Bella e fragile, come può apparire solo agli occhi di chi la osserva da una distanza di 400 km. 
A quell'altezza orbita la ISS.

 Ruotando attorno alla Terra ogni 90 minuti, la Stazione permette agli astronauti a bordo di ammirare qualcosa come 16 albe e altrettanti tramonti. Ma anche scorci come questo fotografato da Samantha Cristoforetti. 
“Ieri sera dopo cena: era completamente buio fuori dalla Cupola solo qualche minuto prima e dopo questo è apparso!” si legge sulla pagina Facebook di Samantha Cristoforetti.
 Nell'immagine sono visibili anche i pannelli fotovoltaici da cui la Stazione trae gran parte della propria energia. 

L'astronauta, la prima italiana ad andare nello spazio, rimarrà in volo quasi 6 mesi e siamo certi che ci regalerà altri scorci meravigliosi della magica sfera blu che ospita la vita. 

 Francesca Mancuso

venerdì 21 novembre 2014

Il Bosco Verticale di Stefano Boeri incoronato come più bel grattacielo del mondo


L'obiettivo? Rendere Milano più verde all'insegna della biodiversità urbana.
 Potete ammirare il Bosco Verticale di Stefano Boeri nel quartiere Porta Nuova. 

Boeri è docente di Urban Design presso il Politecnico di Milano, che ha dato notizia del riconoscimento attraverso il proprio sito web. Il grattacielo ha vinto l'International Highrise Award 2014. 

Tra i finalisti del premio era presente anche One Central Park, il grattacielo di Sydney con il giardino verticale più alto del mondo.


Secondo Boeri, il premio che è stato assegnato a Bosco Verticale rappresenta un riconoscimento all'innovazione nell'ambito dell'architettura e un invito a pensare ad essa come ad un anticipazione del futuro per ognuno di noi e non solo come all'affermazione di uno stile o di un linguaggio.
 Bosco Verticale è una nuova idea di grattacielo dove alberi e umani convivono.
 Si tratta del primo esempio al mondo di una torre che arricchisce di biodiversità vegetale e faunistica la città che lo accoglie, secondo le parole del suo ideatore.




Il grattacielo verde di Milano è formato da due torri residenziali di 80 e 112 metri di altezza (27 e 19 piani, 113 residenze totali) in grado di ospitare 800 alberi fra i tre e i nove metri di altezza, 11mila fra perenni e tappezzanti, 5000 arbusti, per un totale di oltre 100 specie diverse.
 Il Bosco Verticale è disegnato e progettato da Boeri Studio (Stefano Boeri, Gianandrea Barreca, Giovanni La Varra) e realizzato nel quartiere Porta Nuova Isola a Milano da Hines Italia SGR insieme a COIMA, che gestisce anche le attività di property management. L'interior design è curato da COIMA Image con Dolce Vita Homes. 

Il Premio, nato nel 2003 dallo sforzo congiunto della città di Francoforte, del Museo dell'architettura di Francoforte (DAM) e di DekaBank, è riservato a opere che raggiungano almeno i 100 m di altezza e che siano state terminate negli ultimi due anni. 

Sostenibilità, design e qualità degli spazi interni insieme all'integrazione nel contesto urbano di appartenenza sono i criteri seguiti per la selezione. 

 Tratto da : greenme.it
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...