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giovedì 12 ottobre 2023

Sagrada Família, ci siamo: i lavori sono quasi terminati dopo 140 anni


 I lavori di completamento della Sagrada Família, l’imponente cattedrale di Barcellona, sembrava non dovessero finire mai. E invece ora stanno per concludersi. Si stima infatti che nel 2026 sarà terminata la sesta e ultima torre centrale: dunque, la costruzione verrà terminata 144 anni dopo la posa della prima pietra.

L’imponente opera architettonica è stata progettata, tra gli altri, dall’architetto Antoni Gaudì, che subentrò a lavori già in corso nel 1882: Gaudì ne ridisegnò completamente il prospetto passando da neogotico a liberty.

La novità degli ultimi giorni riguarda un ulteriore passo in avanti verso la conclusione dei lavori: è stata posizionata sulla torre dedicata all’Evangelista Matteo l’ultima scultura mancante. In più la torre di Giovanni Evangelista è stata ultimata con la posa di una statua a forma di aquila.


Nell’annunciare queste novità, la pagina ufficiale della Sagrada Família ha reso noto che il 12 novembre si terrà una messa inaugurale nella cattedrale: per l’occasione verranno illuminate le quattro torri dedicate ai quattro Evangelisti.


La Sagrada Família, sito Patrimonio dell’Umanità Unesco, è stata consacrata, pur non essendo ancora pronta, nel 2010 da Papa Benedetto XVI, come si è soliti fare per i progetti architettonici che sono in costruzione ormai da decenni o secoli.

Il disegno iniziale dell’architetto catalano, infatti, prevedeva una struttura monumentale: 18 torri, che simboleggiavano, rispettivamente, i 12 apostoli, i quattro evangelisti, la Vergine Maria e Gesù. Come detto, manca una sola torre per segnare la fine di un cantiere che è stato avviato due secoli fa: la torre rimanente, che rappresenta Gesù Cristo, sarà alta 172 metri e sarà sormontata da una croce.

Ma perché uno degli edifici più noti al mondo ha impiegato così tanti decenni per essere concluso?

 I lavori partirono a rilento e quando Gaudì morì, nel 1926, l’opera era solo al 10/15% del completamento totale. Ci furono poi diverse interruzioni durante gli anni Trenta a causa dello scoppio della Guerra Civile spagnola: nel Novecento, inoltre, furono necessarie diverse rimodulazioni del progetto iniziali.

In pochi sanno che fino al 2019, quando il Comune intervenne per rilasciare una licenza edilizia, i lavori erano di fatto portati avanti illegalmente perché privi di autorizzazione.

 Non ci resta, dunque, che aspettare il 2026 per vedere il capolavoro modernista terminati: solo allora la Sagrada Família diventerà l’edificio di culto più alto al mondo.

Fonte: greenme.it

giovedì 5 ottobre 2023

Gobekli Tepe, uno dei luoghi più misteriosi e antichi del mondo


 Nel sud-est della Turchia, sulla cima di un altopiano calcareo chiamato Gobekli Tepe, negli anni Novanta l’archeologo tedesco Klaus Schmidt scoprì più di 20 recinti di pietra circolari, il più grande dei quali era di ben 20 metri di diametro, un cerchio di pietra con al centro due pilastri riccamente intagliati alti 5,5 metri.

I pilastri di pietra scolpita, figure umane stilizzate con le mani giunte e cinture di pelle di volpe, pesavano fino a 10 tonnellate.

Le strutture, risalenti a circa 11.500 anni, rappresentano le più antiche costruzioni monumentali conosciute dell’umanità.

Gli strumenti di pietra e altri manufatti che Schmidt e il suo team trovarono nel sito hanno mostrato che i recinti circolari erano stati edificati da cacciatori-raccoglitori che si sarebbero uniti 11.500 anni fa per scolpire i pilastri a forma di T di Gobekli Tepe con strumenti di pietra, usando come cava la roccia calcarea della collina sotto i loro piedi, abbastanza morbida da lavorare con la selce e altri strumenti di legno disponibili all’epoca.

Il sito, sosteneva Schmidt, era un centro rituale, forse una sorta di complesso di sepoltura o di culto, piuttosto che un insediamento.

Gli archeologi avevano a lungo pensato che i rituali complessi e la religione organizzata fossero “lussi” sviluppati dalla società dopo aver iniziato ad addomesticare animali e a coltivare, una transizione nota come Neolitico.

Gobekli Tepe, invece, ha capovolto quella linea temporale.

Gli strumenti in pietra del sito, supportati da datazioni al radiocarbonio, lo collocano infatti saldamente nell’era pre-neolitica


Più di 25 anni dopo i primi scavi, non esistevano ancora prove della presenza di piante o animali domestici: Schmidt riteneva che nessuno abitasse nel sito a tempo pieno e lo chiamò “cattedrale su una collina”.

Sotto la direzione del successore di Schmidt, Lee Clare, un team dell’Istituto Archeologico Tedesco ha poi scavato diverse trincee “a buco di serratura” fino al substrato roccioso del sito, molti metri sotto i pavimenti dei grandi edifici.

Ciò che Clare e i suoi colleghi hanno scoperto potrebbe riscrivere ancora una volta la preistoria.

Gli scavi hanno “a sorpresa” rivelato prove di case e insediamenti durante tutto l’anno, suggerendo che Gobekli Tepe non fosse un tempio isolato visitato in occasioni speciali bensì un fiorente villaggio con imponenti edifici al centro.

Il team ha anche identificato una grande cisterna e canali per la raccolta dell’acqua piovana, fondamentali in un insediamento sulla cima di una montagna arida, e migliaia di strumenti di macinazione per la lavorazione del grano, la cottura del porridge e la produzione della birra: un insediamento a tutti gli effetti con un’occupazione permanente.


Clare e i colleghi pensano così che Gobekli Tepe sia stato un tentativo di cacciatori-raccoglitori di aggrapparsi al loro stile di vita in via di estinzione mentre il mondo intorno a loro stava cambiando.
Prove dalla regione circostante mostrano infatti che le persone in altri siti stavano sperimentando la coltivazione e l’allevamento, una tendenza alla quale la gente di “Belly Hill” avrebbe cercato di resistere.

Clare sostiene inoltre che le incisioni rupestri del sito siano un indizio importante.
Sculture elaborate di volpi, leopardi, serpenti e avvoltoi che coprono i pilastri e le pareti di Gobekli Tepe “non sono animali che vedi tutti i giorni“, ha dichiarato. “Sono più che semplici immagini, sono narrazioni, che sono molto importanti per tenere insieme i gruppi e creare un’identità condivisa“.

Negli ultimi cinque anni, la cima della montagna alla periferia di Urfa è stata nuovamente ridisegnata.

Oggi strade, parcheggi e un centro visitatori accolgono viaggiatori da tutto il mondo.

Il Museo archeologico e del mosaico di Şanlıurfa, costruito nel 2015 nel centro di Urfa, è uno dei più notevoli musei della Turchia: conserva una replica in scala reale del recinto più grande del sito e dei suoi imponenti pilastri a T, permettendo ai visitatori di avere un’idea dei pilastri monumentali ed esaminare da vicino le loro sculture.

Nel 2018, Gobekli Tepe è stato dichiarato Patrimonio UNESCO e i funzionari del turismo turco hanno nominato il 2019 “Anno di Gobekli Tepe”, rendendo l’antico sito il volto della campagna nazionale di promozione turistica.

Gobekli Tepe, costruito 6.000 anni prima di Stonehengecustodisce ancora nel mistero il significato esatto delle sue incisioni e il mondo in cui un tempo abitavano le persone.

Ogni nuova scoperta promette di cambiare ciò che ora sappiamo sul sito e sulla storia della civiltà umana.

E il suo fascino si fa sempre più ammaliante.

Fonte: siviaggia.

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