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giovedì 20 giugno 2013

Sydney Harbour Bridge: un ponte da attraversare e da scalare

Inaugurato nel 1932, l’ Harbour Bridge è una delle icone dell’Australia e un must delle visite a Sydney. Per il suo 75° compleanno 200.000 persone lo hanno attraversato a piedi. Ma a piedi l’Harbour Bridge si può sia attraversare che scalare: già 1,5 milioni di persone si sono arrampicate sull’arcata di acciaio provando emozioni mozzafiato.
 Salendo i gradini che portano al Pylon Lookout si arriva ad un’altezza di 87 metri da cui si può ammirare il Porto di Sydney e l’Opera House. Ma si può salire ancora più in su e raggiungere il punto più alto del ponte con il Bridge Climb: un giro guidato di 3 ore e mezza con vista sulla magnifica baia della città di Sydney. Arrivati in cima, lo sguardo sulla città è a 360°.
Chi desidera cimentarsi in una scalata più avventurosa può sperimentare la Discovery Climb: una scalata guidata di 3 ore e mezza che permette di vedere da vicino le lavorazioni interne della struttura e di sentire storie su quello che è definito un “trionfo dell’ingegneria” Per coloro che invece hanno poco tempo ma non vogliono rinunciare alla scalata sull’Harbour Bridge c’è l’Express Climb, che dura 2 ore e 15 minuti. 
 Per la scalata sono d’obbligo gli scarponcini da montagna e un abbigliamento adatto e volendo si può indossare la tuta Bridge Suit, appositamente disegnata. Dopo aver dimostrato un’età superiore ai 10 anni e superato il test del palloncino (agli amatori degli aperitivi si ricorda che il limite è 0,05!), lo scalatore verrà munito di radiotrasmittente e cuffie comode per sentire il commento della guida durante l’avventura. Terminata la scalata, una bella foto di gruppo e un certificato ricordo commemorativo.

 Per scoprire la storia dell’ Harbour Bridge si può visitare il museo Pylon Lookout, dove sono visionabili gli oggetti utilizzati per la costruzione del ponte e alcuni attrezzi di JJC Bradfild, l’ingegnere incaricato della sua costruzione. Attraversando le sale del museo si può osservare un plastico del ponte, una mostra sulla sua costruzione e scoprire tante piccole curiosità (per esempio quante persone hanno attraversato il ponte prima della sua inaugurazione e quanti rivetti sono accorsi per la sua costruzione). 
 Se la sua imponenza lo rende visibile da lontano, il museo, l’avventura delle scalate e la meraviglia del panorama che si gode da lassù invitano a vederlo da vicino.

La città sotterranea di Derinkuyu

Da secoli si raccontano storie di grotte e tunnel nelle profondità della terra, passaggi sotterranei che conducono a regni di demoni e mostri. È possibile che queste leggende nascondano una sorprendente verità? Forse ci sono davvero luoghi misteriosi e inspiegabili sotto i nostri piedi, luoghi le cui origini potrebbero non essere di questo mondo. 
 La Cappadocia, nella Turchia orientale, è delimitata al nord dal Mar Nero e a sud dalla catena montuosa del Tauro. Nel 1963, una semplice ristrutturazione nella città di Derinkuyu porta ad una scoperta straordinaria. L'apertura della parete di una grotta, rivela un passaggio verso una città sotterranea, antica di migliaia di anni, ad oltre 85 metri di profondità. 
 Ci sono tredici piani che scendono sottoterra, con pozzi di ventilazione e circa quindicimila bocchette che portano l'aria anche ai livelli più profondi. 
 Per quanto incredibile, le camere rocciose scoperte potevano contenere circa 20.000 persone tra uomini, donne e bambini. Ci sono perfino tracce di centri religiosi, magazzini, torchi per il vino e stalle per il bestiame. Nei livelli sotterranei sono stati trovati sale da pranzo, cucine annerite dalla fuliggine, cantine, botteghe di alimentari, una scuola, numerose saloni e anche un bar. La città ha beneficiato della presenza di un fiume sotterraneo e pozzi d’acqua. Era una piccola città completamente autosufficiente, che ancora oggi stupisce studiosi e ingegneri.
La costruzione di una città come Derinkuyu sarebbe stata un'impresa per chiunque, anche in tempi moderni e con attrezzature moderne. Pensare che un'opera del genere sia stata realizzata in un'epoca così remota è semplicemte stupefacente, paragonabile solo alle piramidi d'Egitto.
A Derinkuiu, a causa della morbidezza della pietra, bisognava stare molto attenti a fornire abbastanza supporto ai piani superiori con i pilastri, altrimenti ci sarebbero stati crolli catastrofici. Invece, è sorprendente l'assenza di qualsiasi traccia di collasso grave, quindi dobbiamo supporre che dovessero essere particolarmente abili e conoscessero molto bene il materiale roccioso.
Parliamo di popoli antichissimi, ed è difficile immaginare come possano aver fatto a realizzare un'opera del genere. Forse furono aiutati da qualche altra civiltà? 
Ma chi ha costruito questa enorme città sotteranea? E quale motivazione misteriosa li ha spinti a vivere sottoterra? Perchè qualcuno vorrebbe vivere nella profondità di queste strane caverne? Secondo molti archeologi e studiosi, è probabile che Derinkuyu servisse come rifugio temporaneo durante le invasioni e che sia stata costruita intorno all'800 a.C. dai Frigi, un popolo dell'Età del Bronzo imparentato con i Troiani. 
Altri credono che sia stata costruita dagli Ittiti, popolo guerriero menzionato nella Bibbia e che aveva prosperato centinaia di anni prima.
Ma è possibile che la città sotterranea sia ancora più antica?

 Secondo i teorici degli "Antichi Astronauti" lo è, e forse di varie migliaia di anni. La Cappadocia faceva parte dell'impero di Zoroastro, di origine persiana, con una delle più antiche tradizioni religiose dell'umanità. Si ritiene che la religione di Zoroastro, una fede antica basata sulle forze opposte del bene e del male, abbia fortemente influenzato sia l'Induismo che il Giudaismo e il Cristianesimo. 
 Fondata intorno al VI secolo a.C., il suo dio principale è il creatore Ahura Mazdā. Nel secondo capitolo del testo sacro zorastriano "Avestā", Ahura Mazdā salva l'intero genere umano da un distrato ambientale globale, un po' come la storia di Noè nella Bibbia ebraica: il grande profeta Yima fu incaricato dal creatore di costruire il palazzo "Vara di Yima" al fine di proteggere tutte le creature dall'imminente disastro. 
Secondo i teorici degli Antichi Astronauti, questo palazzo sarebbe da indentificare con l'opera realizzata a Derinkuyu.
 Secondo i testi sacri, Yima costruì una città sotterranea a più piani per proteggere un gruppo scelto di persone e animali non dall'alluvione, ma da un'era glaciale globale. 
Nella "Vendidad" viene denominato come il "malvagio inverno". Secondo molti climatologi classici, l'ultima era glaciale si è verificata circa 18.000 anni fa, terminando intorno al 10.000 a.C. È possibile che Derinkuyu sia stata costruita come rifugio da un devastante inverno globale? Non potendo datare la pietra al carbonio, chiunque può fare ipotesi su quanto sia antica Derinkuyu. 
Ma se Derinkuyu dovesse essere la città sotterranea che Ahura Mazdā ha ordinato di costruire, forse c'è un sorprendente nucleo storico dietro la leggenda. Se è così, chi o cosa era il dio Ahura Mazdā? Dai testi sacri zoroastriani, Ahura Mazdā sembra essere il responsabile della gestione di tutto quello che succede sulla Terra. Lo si può leggere in vari modi: potrebbe rappresentare una sorta di forma di coscienza universale che sovraindente alla vita dell'universo e dell'umanità, oppure, molto più concretamente, potrebbe rappresentare un'intelligenza extraterrestre che vigila sul pianeta.
 Quasi tutti i testi sacri antichi parlano della conoscenza data al genere umano da "divinità" discese dal cielo. È possibile che Ahura Mazdā sia stato un essere intelligente proveniente da un altro mondo e che sia stato riconosciuto come un dio dalle antiche popolazioni terrestri? E se sì, ha fornito la tecnologia necessaria ai suoi seguaci per costruire questo complesso labirinto di protezione contro un disastro ambientale? 
 Ma ci potrebbe essere un'altra inquietante ragione dietro la costruzione di Derinkuyu. Secondo alcuni studiosi, un indizio sarebbe l'insolito sistema di sicurezza della città sotterranea, realizzato con porte da 500 chili posizionate su rotelle e che possono essere spostate da una sola persona. Queste porte sono state realizzate con grande ingegno. In pratica, si possono aprire facendo leva solo dall'interno. 
Ciò lascia supporre che chiunque abitasse a Derinkuyu si nascondesse da qualcosa o da qualcuno. Secondo i testi antichi zoroastriani, Ahura Mazdā si alza in cielo in un carro divino e muove guerra contro il suo eterno nemico Angra Mainyu, il demone della distruzione.
 È possibile che si tratti, come sostengono molti teorici degli Antichi Astronauti, della raffigurazione di due forze extraterrestri che si scontrano per il controllo della Terra e delle sue risorse?
Solo delle intelligenze evolute avrebbero potuto avere la capacità di alzarsi in volo con dei veicoli aerei (carri divini). 
Queste entità erano in possesso di quel genere di macchine di cui si legge in ogni cultura antica del mondo! Basta pensare alle "Vimana" della tradizione Indù o al "Carro di Fuoco" nella Bibbia ebraica che rapisce il profeta Elia portandolo in cielo.
 Se prendiamo in considerazione la tradizione zoroastriana, ci sono chiari accenni ad una sorta di battaglia aerea tra fazioni in guerra. Perciò, è molto probabile che le grotte di Derinkuyu siano state usate come riparo contro i bombardamenti aerei degli extraterrestri che si combattevano tra loro. 
Se un veicolo aereo sorvola Derinkuyu ad alta velocità, non potrà mai vedere le bocchette di areazione della città sotterranea. Derinkuyu è il rifugio antiaereo per eccellenza!

Fonte : ilnavigatorecurioso

I capolavori dell’Ermitage a San Pietroburgo


San Pietroburgo, la città degli zar o Leningrado, la città della Seconda Guerra Mondiale? Due nomi per una sola metropoli, per le due anime di un luogo così fortemente evocativo.
 Oggi, nessun dubbio su cosa sia davvero diventata San Pietroburgo. Il mondo intero la riconosce patria dell’arte, dell’eleganza e della raffinatezza. La seconda città della Russia per fama, la più bella per testimonianze artistiche, è di nuovo il paese di Dostoevsky e Nureyev, di Stravinsky come di Pushkin. 
La magia dell’inverno del Nord rende San Pietroburgo un luogo affascinante e proibito, dall’insolita luce riflessa sulla neve e sulle acque del fiume Neva; romantico luogo di passeggiate, come quella sulla Prospettiva Nievskii.

Ma San Pietroburgo vuol dire, prima di tutto, Ermitage ed Ermitage è una parola legata indissolubilmente alla figura della grande zarina Caterina II. 
Tedesca di nascita, dalle idee progressiste e moderne, divenne imperatrice dopo aver contribuito alla caduta dell’uomo che aveva sposato, l’imperatore Pietro III. 
La storia trascinerà via l’illuminismo temperato di Caterina, ma consegnerà ai posteri quel capolavoro ancora oggi invidiato dal mondo intero: uno fra i più importanti musei del mondo, l’Ermitage. Qui, il visitatore potrà ammirare le più remote espressioni artistiche dell’uomo così come i capolavori della più recente arte, in un susseguirsi fantastico di emozioni e meraviglie. Tra i pezzi più pregiati custoditi nell’imponente Palazzo, ricordiamo la “Madonna Benois” di Leonardo,



la celeberrima “Danza” di Matisse,

i capolavori di Canova, (nella foto il gruppo delle grazie)

tele di Rembrandt

la leggiadra “Signora in giardino” di Monet,

il fresco “Boulevard Montmartre” di Pissarro,

il pregiato “Fumatore” di Cezanne,

opere di Ricasso, Tiziano, El Greco, solo per citare alcuni artisti, considerati i più grandi tra i grandi.

L'erba di grano

L’erba di grano, conosciuta sin dai tempi dei Romani, poi caduta nel dimenticatoio, è stata riscoperta 50 anni fa dalla dottoressa americana Anne Wigmore.
Si ricava dall’erba tenera del frumento germogliato da 10-12 giorni ed è in grado di migliorare i processi digestivi e assimilativi,
di stimolare il metabolismo
e di favorire l’eliminazione delle tossine.

Erba di grano: proprietà
L’erba di grano è un alimento completo, ricco di proteine e di grandi quantità di enzimi, è una fonte preziosa di calcio, ferro, magnesio, fosforo, potassio, sodio, zolfo, cobalto, e zinco, di Vitamina A, beta-carotene, B1, B2, B6, B12, PP, C, E, acido folico, acido pantotenico e bioflavonoidi.
Questa pianta vanta numerose proprietà, quali:
Dà maggiore resistenza alla fatica fisica e mentale
Drena il sistema linfatico da tossine e residui di farmaci
Distrugge i radicali liberi
Rinforza il sistema immunitario
Facilita la digestione
Regolarizza il ciclo mestruale
Riequilibra il tasso di vitamina B12 nei vegetariani
Supporta le diete (assunta 40 minuti prima del pranzo riduce l’appetito)
In Italia, le proprietà curative di questa piccola pianta, definita anche “medicina verde”, sono state confermate da Luciano Pecchiai, un punto di riferimento scientifico della medicina naturale.
Ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche presso l’Istituto di Anatomia Patologica dell’Università di Milano, è stato primario patologo dell’Ospedale pediatrico “Vittore Buzzi” di Milano e fondatore del Centro di Eubiotica Umana presso lo stesso ospedale. L’erba di grano è poco diffusa anche perché la coltivazione deve essere rigorosamente biologica, inoltre i metodi di estrazione a freddo sono particolarmente costosi.
Chi ha il pollice verde può coltivarla anche in casa, in semplici vassoi, usando terriccio e semi biologici.
Dopo una decina di giorni l’erba sarà già pronta da utilizzare.
Se non avete tempo o il giardinaggio non fa per voi, in commercio si trova il succo di erba di grano, venduto in polvere solubile da sciogliere nell’acqua.
Erba di grano: controindicazioni
Chiaramente non è indicata per chi è allergico o intollerante al frumento, in quanto potrebbe causare eruzioni cutanee, orticaria, difficoltà respiratorie e gonfiore della gola o della bocca.

Come coltivare l'erba di grano in casa
Innanzitutto dobbiamo procurarci dei chicchi di grano biologico (io ho usato il grano duro, ma va bene anche quello tenero), se nella vostra zona ci sono consorzi agrari che vendono sementi biologiche sfuse, questa è sicuramente la soluzione più conveniente; in alternativa potete comprare i semi di grano presso i negozi bio oppure online.
Se vi rivolgete ad un consorzio agrario dovete chiedere il grano "da semina", il grano decorticato o perlato che viene venduto a scopo alimentare non va bene perché non germoglia. Io ho preso qualche manciata di chicchi, ho speso 10 centesimi (10 centesimi!!!) e ho ottenuto 2 raccolti per un totale di 300g, l'equivalente di circa 6 porzioni quotidiane.
In realtà avrei potuto fare anche un terzo e forse un quarto raccolto perché l'erba ricresce velocemente dopo ogni taglio, ma ho preferito fermarmi al secondo perché non so se il valore nutritivo diminuisce dopo ogni taglio.
L'erba di grano cresce senza problemi anche in piccoli contenitori. Io ho usato le vaschette di plastica della frutta/verdura, l'importante è che siano profonde almeno 5 cm.
Praticate dei fori sul fondo con delle forbicine, riempitele di terriccio e disponete i semi preventivamente ammollati per 6 ore. I semi si possono disporre in modo molto fitto come si vede nella foto.
Quantità per 1 dose giornaliera 50 g di erba di grano 150 ml acqua o succo di frutta a vostra scelta
Mettete tutti gli ingredienti nel frullatore e avviate per 1 minuto. Prendete un colino, rivestitelo con un fazzoletto, ponetelo sopra un contenitore sufficientemente capiente e versateci il succo ottenuto. Quando tutto il liquido è filtrato, vedrete che nel fazzoletto è rimasta una poltiglia fibrosa.
Avvitate il fazzoletto e torcetelo per spremere il succo ancora trattenuto nelle fibre.
Il succo così ottenuto va bevuto a digiuno e consumato entro 30 minuti.

Costarica: Jairo, 26 anni, ucciso perchè proteggeva le tartarughe marine



Jairo Mora Sandoval, è stato prima rapito, poi picchiato a sangue, fino alla morte per trauma cranico.
Nei suoi polmoni c'era sabbia. Che colpe aveva questo ragazzo? Difendeva con tutto se stesso le tartarughe marine ed i loro nidi dai chi continua a saccheggiarli per vendere le uova.
Al mercato centrale di San Josè, la capitale del Costrarica e in tutti i mercati delle cittàdine più piccole, è possibile comprare tranquillamente uova di tartaruga...perchè?
Sono forse un piatto prelibato?
No, ancora oggi nel 2013, con tutto il viagra e simili a disposizione, migliaia di idioti vogliono mangiare le uova di tartaruga perchè sono afrodisiache.
Il commercio in alcune zone è talmente fiorente che le uova vengono barattate con la droga, e i narcotrafficanti sono coinvolti in questo scempio.
Questo aveva denunciato Jairo alla televisione prima di essere ucciso. Altre due ragazze erano state rapite, e fortunatamente sono riuscite a fuggire dalla loro prigione prima che gli assassini tornassero dal luogo in cui avevano portato Jairo.

Cosa fanno i volontari? Si passa tutta la notte facendo ronde in spiaggia, a gruppi di due e o tre persone.
Si dorme tutti quanti lì, e ci si turna ogni 2 o tre ore. Si utilizzano torce a luce rossa, per non spaventare le tartarughe che vengono a nidificare a decine. Si contano, si controlla se hanno un microchip, grazie al quale è possibile conoscere i loro spostamenti e vedere come questi animali tornino ogni anno a deporre le uova nello stesso luogo.
Si tengono lontane le persone che vogliono rubare le uova. Dopo aver scavato per ore le tartarughe marine, depongono centinaia di uova, e questo è necessario per l'altissimo numero di piccoli che muoiono dopo la schiusa, mangiati da predatori di ogni tipo, dagli uccelli sulla spiaggia ai pesci in mare.
Mesi fa, i volontari avevano iniziato a spostare le uova dai nidi ad un'incubatrice, che è stata distrutta da uomini armati dopo che il numero di uova disponibili da rubare era troppo diminuito.
La raccolta delle uova di tartaruga è permessa unicamente a certe comunità rurali, come fonte di sussistenza, ma il business è smisurato, e chiunque abbia bisogno di denaro ne approfitta.
In risposta a quello che è successo, il progetto di protezione delle tartarughe è stato sospeso, la Presidente del Costarica, Laura Chinchilla, ha fatto un discorso in cui chiama le persone come Jairo estremisti ambientali, che vogliono fermare il progresso del paese trasformandolo in un museo di scienze naturali.
Il vicepresidente del Costarica, Alfio Piva, Direttore dell'Inbio (che dovrebbe lavorare per proteggere la biodiversità), dice alle tv di tutto il mondo che è stata colpa del ragazzo, che si è messo in pericolo entrando in contrasto con i narcotrafficanti..
Vergogna.
Il Costarica, vive di turismo, migliaia di dollari arrivano a questo paese per la tutela dell'ambiente e della fauna da tutto il mondo, e l'ecoturismo è una delle fonti di ricchezza principali.
E' solo una facciata?

Questo è quanto avviene in barba al fatto che queste creature che esistono dal tardo Triassico, circa 215 milioni di anni e che ora sono in via d'estinzione
L’uomo sta causando  l'estinzione di numerose specie, mentre molte altre sono già estinte ad opera sua. Aiutateci a rendere la morte di Jairo un faro che porti alla tutela integrale delle tartarughe e delle loro uova. 

Firmate qui le petizioni e inviate automaticamente una lettera alla Presidente del Costarica, chiedendo giustizia: 

mercoledì 19 giugno 2013

Quelli che sognano


Quelli che sognano li riconosci, hanno negli occhi un velo di tristezza.

Hanno la malinconia addormentata agli angoli della bocca,
hanno l’ aria di chi cerca ma non trova.
Sognare è faticoso, sognare non è da tutti.
E’ per le persone coraggiose, sognare.
Come il mare e l’amore.

[Suzanne M.Casciani]

Monaco: Il Casinò di Montecarlo


La nascita del Casinò di Montecarlo è da attribuire all’architetto Charles Garnies che nel 1862 lo realizzo con la consulenza di Homburg Francois Blanc un esperto e direttore di giochi di casinò. La sua creazione fu decisa dal principe Carlo III, in seguito alla pessima condizione economica attraversata dal paese in quei tempi che videro la secessione della città di Mentone e Rochebrune.
 Carlo III pensò quindi di far fronte al problema affidando la gestione del Casinò di Monte-Carlo ad una società che si impegnava in cambio a garantire determinati servizi pubblici come il provvedere alla ordinaria manutenzione stradale, distribuire beni primari alla popolazione come acqua e gas e provvedere ai trasporti che prevedevano gli spostamenti per recarsi a Nizza e Mentone sia per quanto riguardava l’andata che per il ritorno.
 La soluzione adottata da Carlo III ebbe un enorme successo e portò al grande obiettivo che vide l’abolizione di tutte le tasse che fino a quel momento avevano pagato i monegaschi.

Il Casinò di Monte Carlo è situato all’interno di una piazza ricca di verde chiamata per l’appunto “Piazza del Casinò“. A pochi metri dal Casinò è possibile ammirare l’Hotel de Paris. Al centro della piazza si può notare un’aiuola ornata da palme, con una vistosa fontana centrale. A completare il tutto, un raffinato locale di ristoro rappresentato dal “Cafè Divan”, con le sue favolose sale da gioco che fino al 1960 hanno ospitato il bowling per poi sostituirlo, dopo aver rimodernato le sale da gioco con la Roulette Americana, il Royal Ascot, il black jack, il gioco del Craps e con le numerosissime slot machines alloggiate in un vasto parco.

Ritornando al nostro Casinò di Montecarlo, diciamo subito che si presenta come un edificio sontuoso con l’atrio rivestito in marmo e circondato da numerose colonne da cui si ha la possibilità di accedere alla “Salle Garnier” dove si svolgono annualmente importanti manifestazioni a carattere lirico, concerti ad alto livello e spettacoli in cui è possibile vedere l’esibizione di ballerini professionisti.
 Sempre all’interno troviamo attraenti sale da gioco, in francese “Salons de Jeux” che presentano accattivanti e gaie vetrate colorate, suddivise in: Saloni Europei, Saloni Privati e Club Inglese. 
Nei saloni europei è possibile trovare giochi come la roulette e il trente et quarante. Nei saloni privati troviamo una vastissima varietà di giochi come la rulette europea, la roulette inglese, il Craps, il trente et quarante, il blackjack, il banco a doppio tavolo e lo Chemin de Fer.
 Infine troviamo il Club Inglese dove è possibile divertirsi col black jack e con la roulette inglese. 
Il Casinò di Montecarlo dedica a tutti i giocatori numerose promozioni, numerose gare e tornei che servono ad aumentare la già grande emozione di trovarsi in un vero e proprio “Paese del Divertimento“.

I Kamikaze

I Kamikaze (神風, in giapponese vento divino),
Furono due tempeste di vento o tifoni che, secondo la percezione dell'epoca, avrebbero salvato il Giappone da due flotte mongole che tentarono di invadere il Giappone sotto il regno di Kublai Khan.
La prima spedizione mongola contro il Giappone ebbe luogo nel 1274. Una flotta di 900 navi con circa 40.000 uomini partì dalle basi coreane, occupò Tsushima e di qui attaccò l’isola meridionale di Kyushu.
La disperata resistenza giapponese sarebbe stata facilmente sopraffatta se un ciclone non avesse disperso le navi mongole e costretto gli invasori ad una precipitosa ritirata
Una seconda spedizione di maggiore portata venne organizzata nel 1281.
Questa volta gli eserciti invasori erano due, uno (di 40.000 uomini e 900 navi anch’esso) proveniente dalla Corea, l’altro (100.000 uomini e 3500 navi) da Quanzhou nel Fujian.
La presenza di questa seconda flotta dimostra appunto che i mongoli si avvalevano appieno della collaborazione della nautica e militare dei cinesi di quelle regioni meridionali che avevano appena conquistato.
Cinesi erano, infatti, i comandanti delle due flotte.
La difesa giapponese contro le invasioni fu accanita.
Ma anche questa volta il ruolo decisivo lo ebbe un ciclone che disperse l’esercito mongolo dopo 50 giorni di lotta.
Il tentativo di invasione non venne più ripetuto. A causa della diffusione del Buddismo Zen tra i Samurai del tempo i tifoni che causarono la distruzione delle navi mongole furono descritti come venti divini, sia per la loro potenza che per il momento favorevole nel quale si erano generati. 


La flotta mongola distrutta da un tifone; china su carta, Kikuchi Yōsai, 1847

L’opinione pubblica giapponese interpretò questi fatti come interventi dei Kami: le divinità di tutto il Giappone sarebbero, secondo la leggenda che si diffuse immediatamente, scese in campo a difendere il Paese degli dei dalla minaccia esterna, suscitando un “Vento degli dei” o Kamikaze che avrebbe disperso le truppe mongole.
La seconda delle due flotte mongole, è considerata il maggiore tentativo di invasione navale della storia e la sua consistenza fu superata solo in tempi recenti dall'operazione Overlord, l'invasione (riuscita) della Normandia messa in atto dalle forze alleate nel 1944. Il termine “Kamikaze” tornò in uso verso la fine della seconda guerra mondiale.
Esso era rimasto nella memoria storica del popolo, nella leggenda, nella tradizione e così venne riutilizzato nella propaganda governativa quando, nel 1944, il Giappone si trovò ad essere minacciato ancora, per una seconda volta, da un’invasione straniera.
Al posto delle navi mongole c’erano quelle americane: la propaganda trovò opportuno (ed ebbe successo) ricorrere a questa antica tradizione per la quale il Giappone era un Paese imprendibile, inconquistabile e protetto dagli dei.

La prima unità kamikaze

Il pilota kamikaze medio aveva circa 20 anni e studiava scienze all'università.
Le motivazioni nell'offrirsi volontario andavano dal patriottismo, al desiderio di portare onore alle proprie famiglie, al mettersi alla prova in maniera estrema.
I piloti delle missioni suicide vedevano la montagna più a sud del Giappone mentre erano in aria, dicendo addio al proprio paese e salutavano la montagna lanciando fiori dall'aria mentre partivano per la loro missione suicida.

Dunque, il 20 ottobre 1944 è la data di nascita del reparto kamikaze, formato da 24 piloti del 21º Stormo:
Alla fine della seconda guerra mondiale il servizio aeronautico della marina giapponese aveva sacrificato 2.526 piloti kamikaze, mentre quello dell'esercito ne aveva sacrificati 1.387. Secondo un dato ufficiale, di fonte giapponese, le missioni affondarono 81 navi e ne danneggiarono 195, secondo gli americani « Approssimativamente 2.800 attaccanti kamikaze affondarono 34 navi della marina, ne danneggiarono altre 368, uccisero 4.900 marinai e ne ferirono oltre 4.800. Nonostante l'allarme dei radar, l'intercettazione in volo ed un massiccio fuoco antiaereo il 14% degli attacchi Kamikaze giungeva fino all'impatto contro una nave; circa l'8,5% delle navi colpite dagli attacchi kamikaze affondò »
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