Il Padre Eterno convocò i capi di Governo delle Potenze belligeranti per porre fine all'immane conflitto.
Le tesi sostenute da ciascuno erano inconciliabili e, quindi, difficile diventava il raggiungimento di una pace negoziata.
Dio, allora, escogitò un rimedio risolutivo.
Disse: "Ho deciso. Chi di voi riuscirà a catturare quell'unico pesce che guizza in quella vasca, sarà decretato vincitore".
Il 1° a lanciarsi in acqua, così vestito com'era, fu Mussolini il quale riuscì ad agguantare più volte il pesce, ma non a tenerlo in pugno e quindi, stanco dei tentativi andati a vuoto, si sedette sull'orlo della vasca per riprendere lena.
Intervenne Hitler, il quale, con manovre-lampo, riuscì in poche bracciate ad impadronirsi del pesce, a tenerlo ben fermo in pugno, senonchè, nell'atto di uscire dalla vasca per presentare il suo trofeo, il pesce gli sgusciò dal pugno.
Stalin se ne stava ad osservare e, se ci fu un momento in cui ammiccò a Hitler, poi decisamente parteggiò e sostenne gli altri 2. Anche lui ci provò, ma inutilmente.
Fu allora la volta di Churchill il quale, con tipica flemma inglese, entrò nella vasca col sigaro, si tolse il cilindro e con questo iniziò pazientemente a svuotarla.
Si capiva lo scopo ultimo dell'impresa: catturare il pesce dopo averlo privato del sostentamento vitale. A questo punto lo scenario diventa curiosamente variegato e, comunque, nuovo ed imprevedibile.
Il paralitico Roosevelt, titolare dell'Impero Stellato, si sporge sull'orlo, batte la stampella sulle spalle dell'inglese e, con il classico sorriso del cowboy, dice: " Amico, fai bene il tuo lavoro; quando avrai finito di svuotare la vasca, verrò io dentro a prendere il pesce". E così Dio, a conclusione della gara, decretò il vincitore
Il miglior modo per capire la realtà è attraverso i sentimenti, l’intuizione, non attraverso l’intelletto. L’intelletto è limitato. * (Tiziano Terzani)
Nella mitologia greca, la Sfinge è raffigurata con le ali e con la testa di donna.
La leggenda narra che essa sarebbe stata mandata da Era per punire la città di Tebe. Insediatasi sopra una rupe del monte Citerone, poneva un indovinello a chi passava, divorando coloro che non fossero risusciti a risolverlo.
L'indovinello proposto dalla Sfinge consisteva nell'individuazione dell'animale che al mattino camminasse su quattro zampe, a mezzogiorno su due e alla sera su tre: l'enigma fu risolto da Edipo il quale affermò si trattava dell'uomo che quando è bambino (durante il mattino della vita), cammina carponi su quattro zampe; quando è adulto (durante il mezzogiorno della vita), cammina su due piedi; da vecchio (durante la sera della vita), cammina su tre piedi aiutandosi con il bastone.
Sconfitta, la Sfinge si sarebbe inflitta la morte lasciandosi cadere da una rupe.
Secondo altre versioni della leggenda, ad ucciderla sarebbe stato lo stesso Edipo.
Studiosi di mitologia contemporanei ritengono, comunque, che la sfinge greca non abbia nulla in comune con quella egiziana, ma appartenga ad un indipendente sostrato mitologico di area mesopotamica.
Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli è custodito un cratere apulo che si ritiene illustri un altro mito (che, però, non ci è pervenuto) che avrebbe la Sfinge come protagonista.
Sul cratere è rappresentato un Sileno che porge al mostro un uccello chiuso nel palmo della sua mano . L'analogia con una favola di Esopo (la n. 55), ha fatto pensare che sia il sileno che sta sottoponendo alla sfinge l'enigma; il che comporterebbe un rovesciamento del mito di Edipo.
Tuttavia i due personaggi potrebbero anche essere intenti ad una gara pacifica, diversa dall'episodio edipeo.
Si è anche supposto che la scena raffigurata nel cratere possa essere collegata al dramma satirico di Eschilo "La Sfinge", ma la sua lettura è ancora controversa: in ogni caso il cratere testimonia la diffusione del mito della Sfinge nell'area greco-italica.
Gli archeologi italiani hanno scoperto un tunnel sotto gli edifici di Villa Adriana a Tivoli, non lontano da Roma.
Il tunnel fa parte di una rete funzionale di gallerie e passaggi che sarebbero stati utilizzati da schiavi a servizio della villa dell'imperatore. Esso è abbastanza grande per permettere il passaggio di carri per il trasporto di cibo e legna da ardere e di altri beni da una parte all'altra del vasto palazzo imperiale, voluto e fatto edificare dall'imperatore Adriano nel II secolo d.C.
La villa copre circa 250 ettari di territorio ed è composta da più di 30 grandi edifici. Sebbene sia chiamata comunemente "villa", il complesso è molto più simile ad una vasta tenuta di campagna, con biblioteche, bagni riscaldati, teatri, cortili e giardini. C'erano piscine ornate di coccodrilli in marmo verde ed un'isola artificiale nel mezzo del laghetto che orna la villa.
Sotto il complesso di Villa Adriana corrono più di due chilometri di gallerie che venivano quotidianamente percorse dagli schiavi per passare da un edificio all'altro senza essere visti dall'imperatore e dalla sua famiglia.
Molte delle gallerie sono note da decenni, ma la galleria appena rinvenuta è molto più grande delle altre. E' stata scoperta quasi per caso, quando gli archeologi sono incappati in una buca nel terreno nascosta tra rovi e cespugli.
La galleria è stata esplorata da una società di archeologi dilettanti, che si sono calati con la corda e con dei robot dotati di telecamere. Gran parte è, però, ostruita dai detriti che si sono accumulati nel corso dei secoli.
Lo sai com’è fatto un cuore?
Tu mi dirai che è un muscolo che pulsa, ma non è così.
Un cuore è come il vaso di Pandora,
perché in esso è racchiuso un universo intero.
Contiene colline, verdi prati e tante farfalle che volano.
Quando sei innamorata, con le ali ti accarezzano il cuore.
Ci sono le isolette dei ricordi, dove trovi tutto l’amore che hai donato agli altri.
C’è anche un firmamento, dove ogni stella nasconde un sentimento.
Ed il grande oceano che quando il cuore è affamato, una tempesta scatena.
Dopo si quieta e dolcemente ti culla.
Nell’angolo più nascosto risiede la speranza, la sala d’attesa per le cose belle della vita.
Sole e luna dentro il petto si alternano, illuminando tutto ciò che ti circonda.
Tratta il cuore con rispetto per non farlo mai inaridire,
perchè il cuore non è solo una parte del tuo corpo. E’ la bussola che guida la tua vita.
- A. Degas