PETA INDIA: VIETARE IL JALLIKATTU, LA "FESTA" CON I TORI TORTURATI
L'INDAGINE: ANIMALI PICCHIATI ANCHE DALLA POLIZIA
(VIDEO)
L'associazione animalista Peta ha chiesto il divieto immediato del Jallikattu, una sorta di corrida tipica del Tamil Nadu, nel sud-est dell'India, e ha preparato un rapporto che, secondo il gruppo, mette a nudo la crudeltà di questo "sport".
I tori che partecipano al Jallikattu vengono sottoposti a crudeltà estreme, nonostante il regolamento vieti pratiche che causano sofferenze. "I risultati di questa ricerca mostrano chiaramente che la crudeltà è insita nel Jallikattu e che l'obiettivo della disciplina è quello di terrorizzare deliberatamente i tori", ha detto Bhuvaneshwari Gupta, coordinatore della campagna dell'associazione con sede in India.
Lo scorso anno, Peta aveva organizzato una manifestazione a Londra per chiedere il divieto assoluto di questa disciplina, considerata la versione indiana di quello che accade ogni anno nella città spagnola di Pamplona. Il gruppo animalista ha aggiunto che la propria indagine nel Tamil Nadu è stata autorizzata dal Consiglio sul benessere animale dell'India.
Gli investigatori di Peta hanno assistito al Jallikattu nelle città di Avaniapuram, Palamedu e Alanganallur, nel Madurai, il 14, il 15 e il 16 gennaio scorsi e hanno raccolto prove video e fotografiche del fatto che i tori sono deliberatamente umiliati, tormentati, mutilati, accoltellati, picchiati, inseguiti e lasciati senza cibo e acqua.
Ogni anno, anche decine di esseri umani vengono feriti durante il Jallikattu. Questo crudele "sport", come abbiamo scritto in questo nostro articolo, si pratica durante la celebrazione del Pongal.
La posizione di Peta è chiara: il Jallikattu va vietato in ottemperanza alla legge sulla prevenzione della crudeltà verso gli animali del 1960, che vieta di causare sofferenze nei confronti degli animali.
E quindi proibisce di picchiare, prendere a calci, torturare gli animali e trattarli in modo da sottoporli al dolore o a sofferenze inutili.
Anche i poliziotti in uniforme - secondo Peta - sono stati visti colpire tori spaventati, anziché fermare le azioni crudeli degli organizzatori.
C'è in atto una petizione se v'interessa è qui sotto
http://action.petaindia.com/ea-action/action?ea.client.id=111&ea.campaign.id=13194&utm_campaign=0113%20bull%20dies%20during%20jallikattu%20bLOG&utm_source=PETA%20Text&utm_medium=promo
potete firmarla
lunedì 18 febbraio 2013
Basta alla violenza sulle donne
“Chi è nell’errore compensa con la violenza ciò che gli manca. In verità e forza.”
Johann Wolfgang von Goethe
Il pesce trombetta
Il pesce trombetta (Aulostomus maculatus) ha sviluppato una tecnica di camuffamento sopraffina e non è sempre facile individuarlo, anche se può raggiungere gli 80 centimetri di lunghezza.
Per passare inosservato spesso rimane fermo immobile come un bastone finito sul fondo del mare, assecondando con il corpo il movimento delle onde; o si nasconde dietro a grossi pesci nel tentativo di recuperare qualche piccola preda, che risucchia velocemente nella cavità orale.
Mangiare un'insalatina fatta da noi ...è impagabile
Aspetti pratici per l’orto fai da te

Nel caso si volessero coltivare piante a partire dai semi, la semina non deve essere effettuata direttamente in vaso.
È importante avere a disposizione un semenzaio, ovvero un apposito contenitore largo e poco profondo da collocare in un luogo riparato dagli agenti atmosferici dove le temperature rimangano costantemente tiepide.
Non è strettamente necessario acquistare un nuovo semenzaio: possono essere infatti impiegati, per la germinazione dei semi, contenitori di recupero come ad esempio le vaschette in plastica delle uova.
È sufficiente collocare un po’ di terriccio in ogni comparto per ottenere piccoli semenzai a costo zero, e qui piantare i semi.
Una volta che la piantina avrà raggiunto il grado di sviluppo idoneo, basta prelevare il piccolo panetto di terra che la contiene e trasferirlo direttamente all’interno del vaso.
Anche per quanto riguarda i vasi esistono delle alternative decisamente economiche all’acquisto di contenitori nuovi.
Come, ad esempio le cassette in legno o in plastica destinate a contenere la frutta, che si possono recuperare facilmente presso i negozi di fruttivendolo ed i mercati ortofrutticoli. In questo caso, è sufficiente stendere sul fondo del contenitore un telo di plastica nel quale avremo eseguito dei fori per permettere il drenaggio dell’acqua.
Decisamente più capienti sono i cosiddetti garden box, ovvero appositi contenitori di forma rettangolare che tipicamente presentano lati di lunghezza superiore al metro per almeno una cinquantina di centimetri di profondità. Questi garden box possono essere acquistati presso i negozi specializzati in attrezzature per il giardinaggio, ma nulla toglie – se si ha la passione per il fai da te – di costruirseli a casa propria. È sufficiente avere a disposizione quattro assi di legno delle dimensioni desiderate, e quattro segmenti di legno di sezione quadrata.
Questi segmenti devono essere collocati all’interno del vaso, in corrispondenza dei quattro angoli; ad essi vanno fissate le assi con viti o chiodi. Il contenitore va rivestito internamente di un telo di plastica forato, da fissare alle pareti, ed il gioco è fatto: ecco un garden box “artigianale” pronto all’uso.
Varietà di piante da coltivare nell’orto in casa Se non si ha molta dimestichezza con la coltivazione delle piante, nel nostro nascente orto casalingo è sempre meglio iniziare a fare pratica con le varietà aromatiche. Si possono ad esempio coltivare basilico, rosmarino, prezzemolo, salvia o borragine, da collocare in vasi di ridotte dimensioni.
È molto semplice dedicarsi anche alla coltivazione delle insalate da taglio, che richiedono vasi non troppo grandi: sono sufficienti contenitori profondi solo una spanna o poco più per far crescere con successo lattuga, rucola o scarola. Le insalate presentano tempi di sviluppo piuttosto rapidi, pertanto già dopo alcune settimane è possibile raccogliere e portare in tavola i primi frutti del proprio orto casalingo.
Per quanto riguarda altre specie orticole, sono necessari contenitori di dimensioni superiori (profondità minima di 40-50 centimetri) per avviare la coltivazione di pomodori, pomodorini e zucchine, che in estate garantiscono raccolti abbondanti e continuativi. Una volta presa la mano con queste specie orticole, è possibile procedere con la coltivazione di ortaggi un po’ più “impegnativi”, ma che possono regalare grandi soddisfazioni.
Come, ad esempio, le melanzane, il cavolfiore oppure i fagiolini. Negli orti in casa è possibile dedicarsi anche alla coltivazione di specie arboree di piccole dimensioni: se il clima lo consente, si può optare ad esempio per piccoli alberelli di limone.
Si tratta di una pianta che predilige climi non troppo freddi pertanto, se si vive in zone dove gli inverni sono rigidi, è necessario avere a disposizione uno spazio al coperto (ad esempio, in serra fredda o nel vano delle scale) dove collocare il vaso durante i mesi invernali. Irrigazione ed esposizione dell’orto di casa
Ogni specie vegetale ha le sue richieste in termini di illuminazione e di fabbisogni idrici. Pertanto, le specie che hanno bisogno di molta luce devono essere collocate nei punti più esposti del terrazzo, mentre le altre possono essere schermate ad esempio con tende o appositi teli parasole. Per quanto riguarda le esigenze idriche delle piante, anche in questo caso è bene informarsi sulle corrette modalità di irrigazione.
È importante, indipendentemente dai fabbisogni della pianta, che l’irrigazione non determini la formazione di ristagni idrici. La presenza di acqua stagnante sul fondo del contenitore può infatti determinare l’asfissia dell’apparato radicale, la formazione di marciumi e, nei casi peggiori, addirittura la morte delle piante.
Per questo, è bene che le irrigazioni soprattutto dei vasi foderati in plastica siano frequenti, ma mai eccessivamente abbondanti: meglio dar da bere un po’ più spesso che fornire tanta acqua in una volta sola.
Le sementi si trovano facilmente anche nei supermercati e le bustine hanno tutte le indicazioni per i mesi di semina e di raccolto
Da non dimenticare che i semenzai vanno coperti se sono all'esterno con un telo di plastica forato e bagnati a pioggia con spruzzo leggero
Alcuni consigli per le vostre piante
Per gli afidi
Ottimo è acquistare delle coccinelle oppure acqua e sapone e spruzzare periodicamente va bene anche aglio macerato in acqua
Nel caso si volessero coltivare piante a partire dai semi, la semina non deve essere effettuata direttamente in vaso.
È importante avere a disposizione un semenzaio, ovvero un apposito contenitore largo e poco profondo da collocare in un luogo riparato dagli agenti atmosferici dove le temperature rimangano costantemente tiepide.
Non è strettamente necessario acquistare un nuovo semenzaio: possono essere infatti impiegati, per la germinazione dei semi, contenitori di recupero come ad esempio le vaschette in plastica delle uova.
È sufficiente collocare un po’ di terriccio in ogni comparto per ottenere piccoli semenzai a costo zero, e qui piantare i semi.
Una volta che la piantina avrà raggiunto il grado di sviluppo idoneo, basta prelevare il piccolo panetto di terra che la contiene e trasferirlo direttamente all’interno del vaso.
Anche per quanto riguarda i vasi esistono delle alternative decisamente economiche all’acquisto di contenitori nuovi.
Come, ad esempio le cassette in legno o in plastica destinate a contenere la frutta, che si possono recuperare facilmente presso i negozi di fruttivendolo ed i mercati ortofrutticoli. In questo caso, è sufficiente stendere sul fondo del contenitore un telo di plastica nel quale avremo eseguito dei fori per permettere il drenaggio dell’acqua.
Decisamente più capienti sono i cosiddetti garden box, ovvero appositi contenitori di forma rettangolare che tipicamente presentano lati di lunghezza superiore al metro per almeno una cinquantina di centimetri di profondità. Questi garden box possono essere acquistati presso i negozi specializzati in attrezzature per il giardinaggio, ma nulla toglie – se si ha la passione per il fai da te – di costruirseli a casa propria. È sufficiente avere a disposizione quattro assi di legno delle dimensioni desiderate, e quattro segmenti di legno di sezione quadrata.
Questi segmenti devono essere collocati all’interno del vaso, in corrispondenza dei quattro angoli; ad essi vanno fissate le assi con viti o chiodi. Il contenitore va rivestito internamente di un telo di plastica forato, da fissare alle pareti, ed il gioco è fatto: ecco un garden box “artigianale” pronto all’uso.
Varietà di piante da coltivare nell’orto in casa Se non si ha molta dimestichezza con la coltivazione delle piante, nel nostro nascente orto casalingo è sempre meglio iniziare a fare pratica con le varietà aromatiche. Si possono ad esempio coltivare basilico, rosmarino, prezzemolo, salvia o borragine, da collocare in vasi di ridotte dimensioni.
È molto semplice dedicarsi anche alla coltivazione delle insalate da taglio, che richiedono vasi non troppo grandi: sono sufficienti contenitori profondi solo una spanna o poco più per far crescere con successo lattuga, rucola o scarola. Le insalate presentano tempi di sviluppo piuttosto rapidi, pertanto già dopo alcune settimane è possibile raccogliere e portare in tavola i primi frutti del proprio orto casalingo.
Per quanto riguarda altre specie orticole, sono necessari contenitori di dimensioni superiori (profondità minima di 40-50 centimetri) per avviare la coltivazione di pomodori, pomodorini e zucchine, che in estate garantiscono raccolti abbondanti e continuativi. Una volta presa la mano con queste specie orticole, è possibile procedere con la coltivazione di ortaggi un po’ più “impegnativi”, ma che possono regalare grandi soddisfazioni.
Come, ad esempio, le melanzane, il cavolfiore oppure i fagiolini. Negli orti in casa è possibile dedicarsi anche alla coltivazione di specie arboree di piccole dimensioni: se il clima lo consente, si può optare ad esempio per piccoli alberelli di limone.
Si tratta di una pianta che predilige climi non troppo freddi pertanto, se si vive in zone dove gli inverni sono rigidi, è necessario avere a disposizione uno spazio al coperto (ad esempio, in serra fredda o nel vano delle scale) dove collocare il vaso durante i mesi invernali. Irrigazione ed esposizione dell’orto di casa
Ogni specie vegetale ha le sue richieste in termini di illuminazione e di fabbisogni idrici. Pertanto, le specie che hanno bisogno di molta luce devono essere collocate nei punti più esposti del terrazzo, mentre le altre possono essere schermate ad esempio con tende o appositi teli parasole. Per quanto riguarda le esigenze idriche delle piante, anche in questo caso è bene informarsi sulle corrette modalità di irrigazione.
È importante, indipendentemente dai fabbisogni della pianta, che l’irrigazione non determini la formazione di ristagni idrici. La presenza di acqua stagnante sul fondo del contenitore può infatti determinare l’asfissia dell’apparato radicale, la formazione di marciumi e, nei casi peggiori, addirittura la morte delle piante.
Per questo, è bene che le irrigazioni soprattutto dei vasi foderati in plastica siano frequenti, ma mai eccessivamente abbondanti: meglio dar da bere un po’ più spesso che fornire tanta acqua in una volta sola.
Le sementi si trovano facilmente anche nei supermercati e le bustine hanno tutte le indicazioni per i mesi di semina e di raccolto
Da non dimenticare che i semenzai vanno coperti se sono all'esterno con un telo di plastica forato e bagnati a pioggia con spruzzo leggero
Alcuni consigli per le vostre piante
Per gli afidi
Ottimo è acquistare delle coccinelle oppure acqua e sapone e spruzzare periodicamente va bene anche aglio macerato in acqua
Un po di dolce ......di questi tempi non guasta
Maritozzi ai pinoli e uvetta
Soffici e dolci panini perfetti per una colazione nutriente e gustosa o per un tè pomeridiano.
Ottimi farciti con panna montata o con creme e marmellate.
Ingredienti per i maritozzi ai pinoli e uvetta (dosi per 6 persone)
• 100 g farina
• 3 uova
• 100 g burro ammorbidito
• 15 g lievito di birra
• 100 g zucchero
• 30 g pinoli
• 40 g uvetta sultanina
• buccia grattugiata di 1 limone non trattato
• 300 ml latte
• 1 pizzico di sale
Preparazione
Ammollare l’uvetta in un poco d’acqua.
Mescolare il burro e lo zucchero con una frusta elettrica.
Quando il composto sarà cremoso, unire il sale, le uova (uno alla volta), la buccia di limone, la farina setacciata (meno un cucchiaio) ed il lievito sciolto nel latte intiepidito.
Lavorare l’impasto su un ripiano e poi farlo lievitare coperto per 3-4 ore in luogo tiepido.
Trascorso il tempo, unire all’impasto l’uvetta scolata ed infarinata ed i pinoli. Creare le pagnotte e farle lievitare ancora per altre 2 ore.
Cuocere i maritozzi nel forno già caldo per 20 minuti circa
Nocelle al cioccolato
Ingredienti:
*250g di nocciole tostate.
*250g di cioccolato fondente.
*Pirottini per pasticcini.
Preparazione:
Fondere il cioccolato a bagno maria.
Gettare nel cioccolato fuso le nocciole e mescolare affinché si ricoprano di tutta la cioccolata.
Raccoglierne a 4 a 4, formando dei quadrifogli, oppure delle palline, se volete più cioccolato, e posizionarle nei pirottini.
Metterle in frigo a raffreddarle.
Ottimi farciti con panna montata o con creme e marmellate.
Ingredienti per i maritozzi ai pinoli e uvetta (dosi per 6 persone)
• 100 g farina
• 3 uova
• 100 g burro ammorbidito
• 15 g lievito di birra
• 100 g zucchero
• 30 g pinoli
• 40 g uvetta sultanina
• buccia grattugiata di 1 limone non trattato
• 300 ml latte
• 1 pizzico di sale
Preparazione
Ammollare l’uvetta in un poco d’acqua.
Mescolare il burro e lo zucchero con una frusta elettrica.
Quando il composto sarà cremoso, unire il sale, le uova (uno alla volta), la buccia di limone, la farina setacciata (meno un cucchiaio) ed il lievito sciolto nel latte intiepidito.
Lavorare l’impasto su un ripiano e poi farlo lievitare coperto per 3-4 ore in luogo tiepido.
Trascorso il tempo, unire all’impasto l’uvetta scolata ed infarinata ed i pinoli. Creare le pagnotte e farle lievitare ancora per altre 2 ore.
Cuocere i maritozzi nel forno già caldo per 20 minuti circa
Nocelle al cioccolato
*250g di nocciole tostate.
*250g di cioccolato fondente.
*Pirottini per pasticcini.
Preparazione:
Fondere il cioccolato a bagno maria.
Gettare nel cioccolato fuso le nocciole e mescolare affinché si ricoprano di tutta la cioccolata.
Raccoglierne a 4 a 4, formando dei quadrifogli, oppure delle palline, se volete più cioccolato, e posizionarle nei pirottini.
Metterle in frigo a raffreddarle.
anima ...soffio...vento
domenica 17 febbraio 2013
La fossa delle Marianne
La fossa è formata da lava antica

La Fossa delle Marianne, nella realtà non è un buco profondo come il suo nome potrebbe suggerire, ma un abisso che segna il luogo di una zona di subduzione.
La zona di subduzione in questione è il punto dove la Placca Pacifica s'infila sotto quella delle Filippine.
Benché le forze tettoniche abbiano finito per deformare la Placca Pacifica al punto da farla "tuffare" quasi verticalmente verso l'interno della Terra, al livello del fondo marino la placca segue un'inclinazione relativamente dolce.
Una placca tettonica è un enorme pezzo di roccia, spesso anche 100 chilometri o più, spiega Robert Stern, geofisico della University of Texas di Dallas. Una delle ragioni per cui la fossa è così profonda, dice, sta nel fatto che nel Pacifico occidentale vi sono alcuni fra i fondali più antichi del pianeta, risalenti a circa 180 milioni di anni fa.

Il fondo marino si forma quando la lava in mezzo all'oceano si solleva. Quando è fresca, la lava è calda e ribollente, sollevandosi di molto dal mantello sottostante; ma quando invecchia e si allontana dalla sua fonte di origine, lentamente si raffredda e diventa via via più densa, depositandosi sempre più in basso, come nel caso della Fossa delle Marianne.

La Fossa delle Marianne può innescare grandi terremoti?
Altri due fattori contribuiscono a rendere così profonda la fossa, che si estende per 2.550 chilometri.
Il primo è che si trova lontano da qualunque grande massa terrestre, il che significa che è anche lontana da foci di fiumi.
Inoltre, le vicine linee di faglia tagliano la Placca Pacifica in un stretta lingua nel punto della fossa, permettendo alla placca di piegarsi verso il basso con un angolo più ripido rispetto ad altre zone di subduzione.
No dice il geofisico Emile Okal della Northwestern University, perché, nella fossa, la roccia densa della Placca Pacifica non spingerebbe con forza verso l'alto la sormontante Placca delle Filippine, creando quell'attrito che causa i terremoti.
Ma questa teoria è stata smentita dallo spaventoso terremoto di Sumatra del 2004 e da quello che ha colpito il Giappone nel 2011, non c'è ragione di credere che la Fossa non possa dare origine a altri sismi
La Fossa delle Marianne, nella realtà non è un buco profondo come il suo nome potrebbe suggerire, ma un abisso che segna il luogo di una zona di subduzione.
La zona di subduzione in questione è il punto dove la Placca Pacifica s'infila sotto quella delle Filippine.
Benché le forze tettoniche abbiano finito per deformare la Placca Pacifica al punto da farla "tuffare" quasi verticalmente verso l'interno della Terra, al livello del fondo marino la placca segue un'inclinazione relativamente dolce.
Una placca tettonica è un enorme pezzo di roccia, spesso anche 100 chilometri o più, spiega Robert Stern, geofisico della University of Texas di Dallas. Una delle ragioni per cui la fossa è così profonda, dice, sta nel fatto che nel Pacifico occidentale vi sono alcuni fra i fondali più antichi del pianeta, risalenti a circa 180 milioni di anni fa.
Il fondo marino si forma quando la lava in mezzo all'oceano si solleva. Quando è fresca, la lava è calda e ribollente, sollevandosi di molto dal mantello sottostante; ma quando invecchia e si allontana dalla sua fonte di origine, lentamente si raffredda e diventa via via più densa, depositandosi sempre più in basso, come nel caso della Fossa delle Marianne.
La Fossa delle Marianne può innescare grandi terremoti?
Altri due fattori contribuiscono a rendere così profonda la fossa, che si estende per 2.550 chilometri.
Il primo è che si trova lontano da qualunque grande massa terrestre, il che significa che è anche lontana da foci di fiumi.
Inoltre, le vicine linee di faglia tagliano la Placca Pacifica in un stretta lingua nel punto della fossa, permettendo alla placca di piegarsi verso il basso con un angolo più ripido rispetto ad altre zone di subduzione.
No dice il geofisico Emile Okal della Northwestern University, perché, nella fossa, la roccia densa della Placca Pacifica non spingerebbe con forza verso l'alto la sormontante Placca delle Filippine, creando quell'attrito che causa i terremoti.
Ma questa teoria è stata smentita dallo spaventoso terremoto di Sumatra del 2004 e da quello che ha colpito il Giappone nel 2011, non c'è ragione di credere che la Fossa non possa dare origine a altri sismi
La vista .....vista da diversi tipi di vista
Settecento milioni di anni fa nasceva la vista
La capacità visiva è dovuta a un'antica proteina da cui si è sviluppata anche la melatonina che è all'origine di tutte le opsine.
Le proteine che permettono ai fotorecettori la trasduzione dello stimolo luminoso in segnale nervoso
Tutti gli animali hanno gli occhi.
Anche gli invertebrati più semplici, gli insetti più piccoli o addirittura le meduse, composte al 99% di acqua, presentano cellule sensibili alla luce che servono come strumenti visivi.
Ma come vedono?
Hanno una percezione della realtà simile alla nostra?
I loro occhi sono uguali ai nostri?
Non è semplice rispondere a queste domande: dipende.
Ogni specie ha sviluppato le caratteristiche più adatte al proprio habitat e “stile di vita”.
Non è detto che vedano meglio di noi, anzi talvolta è vero il contrario. Tuttavia vedono nel modo migliore per loro
Le talpe vedono bene soltanto da vicino e nel buio più completo delle loro tane.
I cani non riconoscono i colori, ma vedono meglio nella penombra e al crepuscolo.
Le mosche, e gli insetti in genere, non distinguono chiaramente le forme, ma vedono un numero maggiore di immagini fisse al secondo, 200 circa contro le 18 dell'uomo.
Per questo un movimento che a noi appare rapido per una mosca è invece composto da singole immagini fisse.
Il sistema visivo degli insetti è dunque ideale per sopravvivere alle insidie dei predatori (uomini con giornale compresi), o per catturare al volo le prede.
In generale, anche se la forma e la struttura degli occhi è molto diversa tra uomo e altri animali, la funzione degli organi della vista è pressappoco simile. L'occhio è paragonabile a una telecamera: la cornea e il cristallino (negli occhi dei vertebrati) sono lenti che, come un obiettivo, catturano le immagini e le mettono a fuoco.
Le immagini sono poi proiettate sulla retina, assimilabile agli elementi sensibili di una videocamera.
Nella retina dell'uomo ci sono due tipi di cellule sensibili alla luce, detti anche fotorecettori: i coni e i bastoncelli.
I primi (che nell'uomo sono circa 6 milioni) si trovano prevalentemente al centro della retina e sono adatti alla visione diurna: si adattano alla luce e permettono di percepire i colori e distinguere i dettagli.
I bastoncelli (circa 100 milioni, sempre nell'uomo) sono prevalentemente alla periferia della retina e servono per la visione notturna: sono molto più sensibili dei coni alla luce ma si "saturano" rapidamente quando essa aumenta, e non permettono di percepire i colori né distinguere bene i dettagli. Più la parte centrale della retina è sensibile, migliore è l'immagine inviata al cervello.
Gli uomini, nei cui occhi coni e bastoncelli sono ben integrati, vedono meglio alla luce del giorno.
I lupi, e i cani che da essi discendono, hanno invece una retina ricchissima di bastoncelli e perciò più adatta all'oscurità del crepuscolo e della notte, momenti in cui infatti cacciano.
Alta risoluzione
I rapaci hanno un punto centrale dell'occhio che funziona come un teleobiettivo e ingrandisce particolari di ciò che vede.
La funzione d'ingrandimento è assicurata da una particolare area della retina, chiamata fovea, dove le cellule della visione sono molto concentrate.
Se nell'uomo vi sono circa 200 mila coni per millimetro quadrato, nella fovea dell'aquila ve ne sono 1 milione.
L'immagine percepita dall'occhio ha una parte centrale ingrandita di 2,5 volte e ad altissima definizione.
Diversi animali, inoltre, hanno occhi sensibili alla luce ultravioletta (è il caso di alcune farfalle che così riconoscono i maschi dalle femmine, e delle api che così vengono attratte dai fiori in cui alcune strutture si vedono solo agli ultravioletti) e agli infrarossi:
i serpenti e alcuni pesci“vedono” anche le prede a sangue caldo grazie a recettori termici che si trovano sotto gli occhi e che il cervello associa alla visione oculare.
La capacità visiva è dovuta a un'antica proteina da cui si è sviluppata anche la melatonina che è all'origine di tutte le opsine.
Le proteine che permettono ai fotorecettori la trasduzione dello stimolo luminoso in segnale nervoso
Tutti gli animali hanno gli occhi.
Anche gli invertebrati più semplici, gli insetti più piccoli o addirittura le meduse, composte al 99% di acqua, presentano cellule sensibili alla luce che servono come strumenti visivi.
Ma come vedono?
Hanno una percezione della realtà simile alla nostra?
I loro occhi sono uguali ai nostri?
Non è semplice rispondere a queste domande: dipende.
Ogni specie ha sviluppato le caratteristiche più adatte al proprio habitat e “stile di vita”.
Non è detto che vedano meglio di noi, anzi talvolta è vero il contrario. Tuttavia vedono nel modo migliore per loro
Le talpe vedono bene soltanto da vicino e nel buio più completo delle loro tane.
I cani non riconoscono i colori, ma vedono meglio nella penombra e al crepuscolo.
Le mosche, e gli insetti in genere, non distinguono chiaramente le forme, ma vedono un numero maggiore di immagini fisse al secondo, 200 circa contro le 18 dell'uomo.
Per questo un movimento che a noi appare rapido per una mosca è invece composto da singole immagini fisse.
Il sistema visivo degli insetti è dunque ideale per sopravvivere alle insidie dei predatori (uomini con giornale compresi), o per catturare al volo le prede.
In generale, anche se la forma e la struttura degli occhi è molto diversa tra uomo e altri animali, la funzione degli organi della vista è pressappoco simile. L'occhio è paragonabile a una telecamera: la cornea e il cristallino (negli occhi dei vertebrati) sono lenti che, come un obiettivo, catturano le immagini e le mettono a fuoco.
Le immagini sono poi proiettate sulla retina, assimilabile agli elementi sensibili di una videocamera.
Nella retina dell'uomo ci sono due tipi di cellule sensibili alla luce, detti anche fotorecettori: i coni e i bastoncelli.
I primi (che nell'uomo sono circa 6 milioni) si trovano prevalentemente al centro della retina e sono adatti alla visione diurna: si adattano alla luce e permettono di percepire i colori e distinguere i dettagli.
I bastoncelli (circa 100 milioni, sempre nell'uomo) sono prevalentemente alla periferia della retina e servono per la visione notturna: sono molto più sensibili dei coni alla luce ma si "saturano" rapidamente quando essa aumenta, e non permettono di percepire i colori né distinguere bene i dettagli. Più la parte centrale della retina è sensibile, migliore è l'immagine inviata al cervello.
Gli uomini, nei cui occhi coni e bastoncelli sono ben integrati, vedono meglio alla luce del giorno.
I lupi, e i cani che da essi discendono, hanno invece una retina ricchissima di bastoncelli e perciò più adatta all'oscurità del crepuscolo e della notte, momenti in cui infatti cacciano.
Alta risoluzione
I rapaci hanno un punto centrale dell'occhio che funziona come un teleobiettivo e ingrandisce particolari di ciò che vede.
La funzione d'ingrandimento è assicurata da una particolare area della retina, chiamata fovea, dove le cellule della visione sono molto concentrate.
Se nell'uomo vi sono circa 200 mila coni per millimetro quadrato, nella fovea dell'aquila ve ne sono 1 milione.
L'immagine percepita dall'occhio ha una parte centrale ingrandita di 2,5 volte e ad altissima definizione.
Diversi animali, inoltre, hanno occhi sensibili alla luce ultravioletta (è il caso di alcune farfalle che così riconoscono i maschi dalle femmine, e delle api che così vengono attratte dai fiori in cui alcune strutture si vedono solo agli ultravioletti) e agli infrarossi:
i serpenti e alcuni pesci“vedono” anche le prede a sangue caldo grazie a recettori termici che si trovano sotto gli occhi e che il cervello associa alla visione oculare.
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