La Fossa delle Marianne, nella realtà non è un buco profondo come il suo nome potrebbe suggerire, ma un abisso che segna il luogo di una zona di subduzione.
La zona di subduzione in questione è il punto dove la Placca Pacifica s'infila sotto quella delle Filippine.
Benché le forze tettoniche abbiano finito per deformare la Placca Pacifica al punto da farla "tuffare" quasi verticalmente verso l'interno della Terra, al livello del fondo marino la placca segue un'inclinazione relativamente dolce.

Il fondo marino si forma quando la lava in mezzo all'oceano si solleva. Quando è fresca, la lava è calda e ribollente, sollevandosi di molto dal mantello sottostante; ma quando invecchia e si allontana dalla sua fonte di origine, lentamente si raffredda e diventa via via più densa, depositandosi sempre più in basso, come nel caso della Fossa delle Marianne.
La Fossa delle Marianne può innescare grandi terremoti?
Altri due fattori contribuiscono a rendere così profonda la fossa, che si estende per 2.550 chilometri.
Il primo è che si trova lontano da qualunque grande massa terrestre, il che significa che è anche lontana da foci di fiumi.
Inoltre, le vicine linee di faglia tagliano la Placca Pacifica in un stretta lingua nel punto della fossa, permettendo alla placca di piegarsi verso il basso con un angolo più ripido rispetto ad altre zone di subduzione.
No dice il geofisico Emile Okal della Northwestern University, perché, nella fossa, la roccia densa della Placca Pacifica non spingerebbe con forza verso l'alto la sormontante Placca delle Filippine, creando quell'attrito che causa i terremoti.
Ma questa teoria è stata smentita dallo spaventoso terremoto di Sumatra del 2004 e da quello che ha colpito il Giappone nel 2011, non c'è ragione di credere che la Fossa non possa dare origine a altri sismi
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