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venerdì 12 giugno 2015

L' incredibile Fangweng Restaurant


Se avete voglia di visitare un luogo suggestivo, talmente incredibile da mozzare il fiato, e di mettere alla prova il vostro coraggio, dovete assolutamente andare in Cina, nella provincia di Hubei, a nord della città di Yichang. 
Qui si trova uno dei locali più incredibili del mondo, il Fangweng Restaurant. 
 Costruito lungo il fianco di una montagna, vicino alla celebre "Grotta dei tre viaggiatori", si trova sospeso su un precipizio, al di sotto del quale scorre il fiume Chang Jiang. 
Questo tratto roccioso è uno dei più panoramici del paese, caratterizzato da una serie di alte scogliere, caverne antiche, parchi e terreni.


L'ingresso del Fangweng Restaurant si trova all'inizio di un ponte e si presenta come un semplice edificio di mattoni grigio, allietato dalle classiche lanterne rosse cinesi.
 A vederlo così, non sembra niente di speciale. 
Per cogliere la meraviglia del posto è necessario oltrepassare la soglia e introdursi al suo interno.
 È tra i tavoli, infatti, che si apre uno spettacolo a dir poco commovente. Sulla sinistra, si staglia la roccia calcarea e sulla destra, oltre una ringhiera, si apre lo stupefacente paesaggio della Happy Valley.
 I tavoli sono distribuiti in una sala circondata da mura e soffitto di pietra, e in due salette più esterne, collocate in fondo al ponte.






Se volete provare un'esperienza sensoriale unica nel suo genere, vi consigliamo di recarvi al Fangweng Restaurant verso l'ora di pranzo, momento del giorno in cui il locale è meno affollato e in cui la luce offre le migliori sfumature, la luminosità ideale per godere della vista.
 Inoltre, avrete più possibilità di sedervi nel fondo del ponte, nei tavoli affacciati sullo strapiombo, sempre che non soffriate di vertigini!


Fonte: strabiliami.it

giovedì 11 giugno 2015

Phantom, il Koala che non lascia la mamma in pericolo


“Tieni duro mamma, ci sono io qui con te“. 

 Questo è quello che sembra dire il preoccupato Phantom, un cucciolo di koala che non si stacca dalla madre mentre la stanno operando. 
Tanta dolcezza mista a preoccupazione per un cucciolo che sta commuovendo il web; Lizzy la sua mamma ha dovuto subire un intervento d’urgenza dopo essere stata vittima di un incidente stradale in Australia. 
 Purtroppo Lizzy  ha riportato ferite al musetto e ad un polmone che è collassato, per fortuna il cucciolo non ha riportato ferite, ma quando l’Australia Zoo Wildlife Hospital ha portato la mamma in ospedale si è rifiutato di lasciarla.


Il piccolo koala ha solo 6 mesi e per non traumatizzarlo separandolo dalla madre, lo staff medico ha scelto di lasciarlo con lei anche durante l’intervento. 
 La scelta si è rivelata vincente. 
Forse anche grazie al "supporto morale", Lizzy ha superato l'intervento ed è sulla strada della guarigione


Phantom, visibilmente sollevato, saluta tutti i suoi fan.

 Gli incidenti su strada sono la principale causa di morte tra i koala dopo la distruzione e la frammentazione del loro habitat. 
Si calcola che solo nel sudest del Queensland, nella cosiddetta "koala coast", muoiano investiti dalle auto circa 300 esemplari all'anno.
Fonti:
eticamente.net
 focus.it

Le miniere di Wieliczka, la città sotterranea fatta tutta di sale


A 13 km dalla città polacca di Cracovia sorge Wieliczka, nota per ospitare una delle miniere di sale più antiche d’Europa. 
Dal 1978 la miniera è stata dichiarata dall’Unesco patrimonio mondiale della natura e della cultura. 

La miniera , tutt’ora utilizzata su nove livelli, è lunga 300 km tra cunicoli e gallerie. 
Fin dai tempi passati è stata oggetto d’interesse da parte di molti personaggi illustri tra cui gli scrittori Goethe, Balzac e l’astronomo Copernico a cui è dedicata una sala. 
Una visita a questa meraviglia di sale ve ne farà comprendere il motivo. 
Scoprirete, nelle viscere della terra, un altro mondo fatto tutto d’ “oro grigio”, come lo chiamano i polacchi.

 La leggenda narra che la principessa ungherese Kinga (futura sposa del principe di Cracovia) perse il suo anello di fidanzamento; arrivata in città diede ordine di scavare un pozzo, fu così che venne scoperto un giacimento di salgemma dove, nel primo minerale che estrassero, c’era l’anello.
 I minatori sono molto devoti a Kinga che fu poi canonizzata da Giovanni Paolo II. A lei è dedicata la bellissima Sala Principale, meglio conosciuta come Cattedrale di Sale, con sculture, altari e bassorilievi tutti rigorosamente fatti di sale; le lampade di cristallo illuminano il pavimento creando un gioco di colori e riflessi davvero particolare.

 La sala, che ospita la cappella dove sono conservate le reliquie della Santa, si trova ha 101 metri sotto terra.
 Qui viene celebrata la messa, hanno luogo cerimonie e concerti (l’acustica della miniera è perfetta). 

Leggende a parte a Wieliczka si estrae sale dal XIII secolo e ciò ha rappresentato per molto tempo la maggiore ricchezza del paese; nel Medioevo il sale aveva la stessa importanza che ha per noi il petrolio.




Il giro turistico si compie su un percorso di 3 km a una profondità di 135 metri. 
Il tour dura tre ore e si svolge obbligatoriamente con una guida.
 E’ un percorso affascinante ma non indicato a chi soffre di claustrofobia. 
Si inizia subito con una discesa di 380 scalini in legno per ritrovarsi in gallerie illuminate e ben areate; ogni angolo è una sorpresa, quasi si dimentica di visitare una miniera.
 Ci sono effetti speciali, video multimediali, sculture di sale e stanze allestite a museo utili a capire come funzionava la miniera.






Particolare la presenza di due laghi artificiali che, con la musica di Chopin in sottofondo, fanno perdere realmente la cognizione del tempo.


Il giro è articolato su tre livelli ma, non vi accorgerete della fatica di scendere ben 800 gradini, tanta è la bellezza del luogo che vi circonda.
 Il ritorno in superficie viene effettuato con un montacarichi che vi riporterà fuori dal suolo in pochi secondi. 
 All’interno ci sono punti di ristoro (tra cui una trattoria sotterranea) negozi di souvenir e la possibilità di spedire lettere.

 A 135 m ,nelle stalle dove un tempo dormivano i cavalli che lavoravano negli scavi è presente una stanza, che si avvale delle azioni terapeutiche del sale, per la cura di malattie relative al sistema respiratorio 
Ma non è tutto; in miniera c’è anche la possibilità di passare la notte nei sotterranei; ci sono infatti 48 posti letto, diverse zone di svago e persino una discoteca.


Gli itinerari “del sottosuolo” offerti dalle guide sono variegati. Oltre al classico giro turistico si può prenotare un percorso minerario, dove il turista viene munito dell’attrezzatura da minatore per compiere i primi passi di questo difficile mestiere.
 Un modo divertente per vivere in prima persona la suggestiva avventura nelle miniere di sale più famose del mondo, un’esperienza che tutti, almeno una volta nella vita, dovrebbero fare! 

 Fonte: meteoweb.eu

Il "doppio frontone" del Pantheon romano


Non tutti sanno che il Pantheon, il tempio romano dedicato a tutti gli dei dell’Olimpo, è oggetto di un enigma che archeologi e storici dell’arte non sono riusciti ancora a spiegare. 
 “Quanti in piazza del Pantheon, oltre che al più grandioso, più significativo e meglio conservato dei monumenti romani antichi, dedicano un’occhiata ai muri degli edifici, o alla sua sommità?”, si chiedeva Armando Ravaglioli. 
 Ci sono almeno tre lapidi, che definire eloquenti è poco; e spesso, queste piccole tavole in marmo raccontano incisa la storia di una città: solo nel Centro storico, se ne contano oltre novecento.
 In piazza, si vede poi il segno perfino di un clamoroso errore degli architetti antichi.

 Il dettaglio che rivela l’errore è proprio sopra il pronao dell’edificio dell’anno 27 avanti Cristo (che noi vediamo ricostruito da Adriano), dietro al timpano triangolare. 
 Dalla piazza, con qualche fatica per quanto è in alto ed anche nascosto dal frontone (alla cui base è la dicitura in cui se ne ricorda l’autore: Marco Vipsanio Agrippa, genero dell’imperatore Augusto), si può anche apprezzare l’errore di un’epoca e di architetti antichi.
 Il Pantheon, dietro il pronao, mostra le tracce di un altro frontone, più elevato dell’attuale.
 Il grande timpano triangolare, ora disadorno, in origine doveva essere decorato da fregi in bronzo che furono quasi certamente asportati all’epoca delle invasioni barbariche: la disposizione dei fori ora visibili usati per ancorare le decorazioni ha suggerito agli esperti che il fregio stesso potesse raffigurare un’aquila ad ali spiegate che tiene nel becco una corona di quercia, simbolo di potere. 
 Ma sulla facciata del Pantheon si nota un secondo frontone triangolare in laterizio esattamente identico a quello del pronao ma più alto di quasi 3 metri: il vertice, come bene evidenzia l’immagine sotto, sfiora la cornice superiore del tamburo.


La differenza di livello tra i due frontoni ha fatto ipotizzare che forse il progetto originale prevedeva un pronao più alto e più imponente con un effetto prospettico che sarebbe stato più equilibrato e gradevole con colonne molto più alte di quelle attuali. 

Si sono formulate due ipotesi. 
 La prima: le cave egiziane di Assuan, che fornivamo il il granito non erano in grado di fornire fusti monolitici di tali eccezionali dimensioni. 
La seconda più teorizza invece la possibilità di un errore: furono spedite colonne più basse. Quindi, per l’impossibilità (o mancando il tempo) di procurarsi quelle adatte, i costruttori risolsero il problema semplicemente abbassando l’altezza del pronao.
 “Era il progetto originario; però, non furono trovate colonne sufficientemente alte e quindi, la facciata del monumento fu ridotto di misura”, spiega l’archeologo Andrea Carandini. 
Per questo, il tempio, che ci appare come dovrebbero averlo visto alla loro epoca i Romani, è probabilmente il solo che vanti una tale eclatante singolarità.




Il Pantheon è il monumento romano che vanta il maggior numero di primati: è il meglio conservato, ha la cupola in muratura più grande di tutta la storia dell’architettura, è considerato l’antesignano di tutti moderni luoghi di culto, ed è stata l’opera dell’antichità più copiata ed imitata.

Michelangelo la considerava opera di angeli e non di uomini.

Il punto in cui sorge non è casuale ma è un luogo leggendario della storia della città. 
Secondo una leggenda romana, infatti, questo era il posto dove il fondatore di Roma, Romolo, alla sua morte fu afferrato da un’aquila e portato in cielo fra gli dei.
 Ma a che cosa serviva e cosa indica il suo nome? Il nome deriva da due parole greche: pan, “tutto” e theon “divino”, in origine infatti il Pantheon era un piccolo tempio dedicato a tutte le divinità romane. 

Fatto erigere tra il 27 e il 25 a.C. dal console Agrippa, prefetto dell’imperatore Augusto, l’edificio attuale è opera di successive e imponenti ristrutturazioni.
 Domiziano nell’80 d.c, lo ricostruì dopo un incendio, trent’anni dopo colpito da un fulmine prese nuovamente fuoco. 
Fu allora ricostruito nella sua forma attuale dall’imperatore Adriano, sotto il cui regno l’impero di Roma raggiunse il culmine del suo splendore, ed è probabile che la struttura attuale sia frutto proprio del suo genio eclettico dai gusti esotici. Infatti, il Pantheon unisce ad una struttura cilindrica, di chiaro stampo romano, lo splendido colonnato esterno d’ispirazione greca.
 Benché la nuova struttura risultasse molto diversa da quella originale l’imperatore Adriano volle che sulla facciata fosse apposta un’iscrizione latina che tradotta significa “Lo costruì Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta”.


Fonte: ilnavigatorecurioso.it

mercoledì 10 giugno 2015

Cina: la voragine misteriosa che nasconde un meraviglioso ecosistema


In Cina, in una misteriosa cavità calcarea, si è sviluppato in modo sorprendente un ecosistema a dir poco meraviglioso. 
Il fenomeno è stato scoperto nella provincia di Hubei, nella Cina centrale.
 Il paesaggio è accessibile soltanto attraverso una corda e una scaletta. Così ci si può avvicinare per osservare un ambiente umido che ha portato allo sviluppo di un ecosistema lussureggiante, autosufficiente e in gran parte incontaminato.

 Questa dolina cinese si è creata a seguito di processi carsici in una regione dal clima umido, tipico della contea di Xuanen. 
La dolina fu scoperta alcuni decenni fa ma solo una manciata di persone sono riuscite ad introdursi in questo paesaggio per osservarlo in profondità. 
Si ritiene che la cavità calcarea possa raggiungere una profondità di circa 290 metri e che abbia una superficie di circa 6,7 ettari. 

Grazie alla sua posizione indisturbata e alle condizioni di crescita favorevoli, la dolina ha sviluppato un ecosistema fiorente che fino a questo momento è rimasto nascosto agli occhi del pubblico. 
La luce del sole raggiunge questo spazio attraverso un'unica apertura nella roccia, che permette inoltre di raccogliere la pioggia. Si è formato così un paesaggio umido e ricco di ossigeno, ricco di vegetazione con particolare riferimento alle felci.

In questo luogo incantevole troviamo anche fiori profumati e muschi che creano un morbido tappeto verde sulla base rocciosa della dolina. 
Le pareti rocciose di questo luogo hanno permesso di nidificare a centinaia di rondini, che qui hanno trovato gli insetti di cui nutrirsi.










Marta Albè
 Fonte foto : La Presse/Xinhua

Il limone, alleato prezioso


Voglia d’estate, voglia di sentirsi in forma, dentro e fuori.

 Oggi parliamo del verdello o “limone d’estate” (Citrus limon), una delle varietà di limone più pregiate, appartenente alla famiglia delle Rutacee, tipica della fascia tirrenica del Messinese, con piccoli frutti dalla buccia verdina, compatta e aderente alla polpa .

Dissetante, aromatico, ricchissimo in vitamina C e sali minerali, il limone è diventato il protagonista indiscutibile della nostra tavola per una sana e corretta alimentazione.


Il Verdello viene anche detto “limone d’estate”, in quanto unico limone raccolto nel periodo estivo.
 Si tratta di una tipologia di limone dal caratteristico colore verde e dal profumo intenso, prodotto dagli oli essenziali presenti nella buccia. 
Contiene vitamina A, B e C le quali rafforzano le difese immunitarie.
 Ha proprietà diuretiche, antisettiche e astringenti, un forte potere depurativo, oltre ad essere, al contrario di quanto si creda, molto alcalino. 
A chi vuole iniziare una dieta disintossicante, consiglio sempre il succo di mezzo limone preso ogni mattino a digiuno diluito in un bicchiere d’acqua tiepida, l’effetto è immediato, riattiva l’organismo, purifica e riesce a riequilibrare l’intestino, ma anche se non siete a dieta, prenderlo gioverà al vostro organismo.

 Il succo di limone può essere applicato sulla pelle in caso di eritemi solari, in quanto astringente. 
Adesso che è il periodo dei primi raffreddori estivi, ve lo consiglio in quanto è un ottimo antibiotico naturale, combatte inoltre lo stress, protegge i fumatori dalle malattie, aumenta le prestazioni sportive e agisce sulla crescita e prevenzione alla senescenza. 
Ma non dimentichiamoci che questo meraviglioso frutto è anche un prezioso alleato in cucina, saporitissimo e molto profumato, per carni, salse, creme dolci, arricchisce i piatti con il suo caratteristico sapore aromatico, soprattutto nei piatti a base di pesce.
 E per concludere vi suggerisco di provare una deliziosa bevanda estiva fatta in casa a base di succo di verdello, acqua fresca e zucchero di canna o, se siete a dieta, la stevia in polvere.

 Fonte www.rivistanatura.com

martedì 9 giugno 2015

Il mistero megalitico dell'antica città di Baalbek


Il sito di Balbeek è uno tra i luoghi più sacri ed enigmatici di tutta l’epoca antica. 
Con i suoi 5 mila anni di storia, Balbeek presenta le costruzioni realizzate con i più grandi blocchi di pietra mai osservati. 
 La sacralità del luogo era riconosciuta da tutti i popoli dell’antichità. Tant’è vero che quando i romani conquistarono la regione, vi costruirono un tempio dedicato al dio Baal-Giove, un ibrido tra l’antica divinità cananea di Baal (Signore) e Giove romano. 
 Il tempio è stato costruito su un ‘tel’, cioè un tumulo, segnale di un luogo ritenuto a lungo importante, anche se non si sa a cosa fosse dovuta la sua sacralità.


Ad infittire il mistero c’è il fatto che la parte più antica delle rovine di Baalbek non è assolutamente riconducibile a nessuna cultura conosciuta. Inoltre, originariamente il sito è stato impiegato per scopi che attualmente rimangono avvolti nel mistero. 

 Le origini di Baalbek risalgono a due insediamenti cananei che gli scavi archeologici al di sotto dell tempio di Giove hanno permesso di identificare come databili all’età del bronzo antica (2900-2300 a.C.) e media (1900-1600 a.C.).
 L’origine del nome è oggetto di discussione da parte degli archeologi. 
Il termine Baal significa semplicemente ‘Signore’ o ‘Dio’, titolo utilizzato in tutto il Medio Oriente arcaico.
 La parola Baalbek potrebbe significare ‘Signore della Valle’, o ‘Dio della Città’, a seconda delle diverse interpretazioni.

 Nel periodo seleucida (323-64 a.C.) e romano (64-312 a.C.), la città fu conosciuta con il nome di Eliopoli, la ‘Città del Sole’.
 Con la costruzione del tempio, Baal-Giove divenne la divinità centrale del culto della regione. 
Qualunque fosse la natura del culto preromano, la costruzione del tempio creò una forma ibrida di venerazione del dio Giove, generalmente indicato come Giove Eliopolitano. 

 Antiche leggende affermano che Baalbek era la città natale di Baal. Altre tradizioni vogliono che Baalbek sia il luogo del primo arrivo di Baalbek, corroborando l’ipotesi avanzata dai teorici degli Antichi Astronauti, secondo la quale la parte più antica del sito era stata costruita come una piattaforma da utilizzare per permettere a Baal di ‘andare in cielo e tornare in terra’.
 L’ipotesi nasce dal fatto che Eliopoli è stata costruita su un’enorme piattaforma di pietra di epoca preromana. 
Al di là delle teorie, lo scopo reale di questa struttura e l’identità di chi l’abbia realizzata rimangono completamente sconosciute. 

 Ciò che impressiona di Baalbek, e che rappresenta il suo mistero, sono i giganteschi blocchi pietra utilizzati per costruire la struttura più antica, situata sotto il tempio edificato dai romani.
 Alcuni di essi arrivano a pesare fino a 1000 tonnellate, parallelepipedi di pietra perfetti, i più grandi blocchi da costruzione mai esistiti in tutto il mondo.
 Le eleganti ed imponenti colonne posizionate successivamente dai romani impallidiscono in confronto ai megaliti utilizzati dagli antichi.
 Il modo in cui queste pietre sono state tagliate e spostate ha interrogato i ricercatori per molti anni.
 Anche con le tecniche attualmente a nostra disposizione, avremmo grosse difficoltà a lavorare e spostare rocce di tali dimensioni.


Il cortile del Tempio di Baal-Giove poggia su una piattaforma chiamata Grand Terrace, che consiste di un enorme muro esterno realizzato con mastodontici blocchi di pietra di circa 20 metri di lunghezza e i 4 metri di profondità. 
Nove di questi blocchi sono visibili sul lato nord del tempio, nove a sud e sei ad ovest.


Un’altra pietra, ancora più grande, si trova in una cava di calcare a circa un quarto di miglio dal complesso di Baalbek.
 Il blocco pesa circa 1200 tonnellate e supera i 21 metri di lunghezza, il che la rende la più grande blocco di pietra lavorato più grande del mondo.
 E’ chiamata l’Hajar el Gouble e ha un angolo sollevato da terra, con la parte opposta ancora attaccata alla roccia, quasi pronto per essere completato e trasportato a destinazione.
 Per quante spiegazioni si siano tentate di dare, i blocchi di Balbeek rimangono un grande enigma per gli scienziati contemporanei, così come per gli ingegneri. 
E’ difficile immaginare in che modo tali blocchi di roccia possano essere stati tagliati con tale precisione, trasportati e posti in opera con un precisione che va al di là delle capacità tecniche di costruttori antichi e moderni.
 E’ possibile tagliare degli enormi blocchi di pietra calcarea, in maniera così perfetta, colo con degli scalpelli di bronzo? E come è stato possibile alzare e posizionare con precisione millimetrica tali blocchi?


Vari studiosi, a disagio con l’idea che una cultura del passato potesse essere in possesso di una tecnologia superiore alla nostra, hanno ipotizzato che le pietre siano state sollevate utilizzando un sofisticato sistema di ponteggi e animali, rampe e pulegge, e un gran numero di uomini. 

 Per fare un paragone, quando l’architetto italiano Domenico Fontana dovette ergere l’obelisco di 327 tonnellate in Piazza San Pietro, impiegò 40 enormi pulegge, 800 uomini e 140 cavalli. Quindi, in teoria, per elevare un blocco di 1200 tonnellate, si sarebbero dovuto moltiplicare per quattro l’intero armamentario. Inoltre, l’obelisco di San Pietro è stato innalzato su un grande spazio aperto che poteva facilmente ospitare tutti gli apparecchi di sollevamento, gli uomini e i cavalli. Ma il complesso di Baalbek si trova su di una collina a 1200 metri sul livello del mare, con nessuno spazio sufficientemente ampio da poter ospitare una tale mole di strumenti, lavoratori e animali. 
Inoltre, posizionare una serie di pietre a diverse altezze con precisione millimetrica è molto più complesso dell’erezione di un obelisco. Il paragone, quindi, non regge.

 Alcuni archeologi, incapaci di risolvere l’enigma di Balbeek, raramente hanno l’onesta intellettuale di ammettere la loro ignoranza in materia, concentrando esclusivamente la loro attenzione su innumerevoli misurazioni e impegnandosi in discussioni fuorvianti sulle stratificazioni di epoca romana. Architetti e ingegneri, tuttavia, non avendo nessuna idea preconcetta della storia antica, affermano francamente che non esistono, attualmente, tecnologie tali da poter ripetere una simile impresa.

 Gli enormi blocchi di Baalbek sono semplicemente al di là delle capacità ingegneristiche di qualsiasi civiltà nota del passato e del presente.
 Non si tratta di artefatti goffi e grossolani come quelli di Stonehenge, ma di una raffinata opera ingegneristica con un enorme paradosso: le pietre più gradi, invece di essere state utilizzate come fondamenta, sono state poste nei punti più in alto. 

E’ evidente che Baalbek è uno dei complessi più misteriosi e controversi del pianeta.
 La sua origine è sconosciuta, così come i suoi costruttori. Quello che è certo è che il sito è decisamente più antico dei popoli che lo hanno utilizzato: Fenici, Egiziani, Greci e Romani.
 L’unica ipotesi plausibile è che sia stato costruito da una civiltà a noi sconosciuta, esistente poco prima della comparsa delle nostre culture più antiche e in possesso di una tecnologia sofisticata e, in qualche modo, la figura di Baal è legata ad essa.

 Come abbiano fatto a costruire un tale monumento senza lasciare la minima traccia del loro passaggio è uno dei grandi misteri di Baalbek. 

 Fonte: www.ilnavigatorecurioso.it
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