sabato 18 aprile 2015
venerdì 17 aprile 2015
Un rito di scarnificazione nell’Italia neolitica
Circa 7.000 anni fa in Italia, i primi agricoltori praticavano il macabro rituale di sepoltura noto come “scarnificazione”.
Quando le persone morivano, le loro ossa venivano rimosse dal corpo, messe da parte e poi mischiate con i resti animali in una grotta vicina.
La pratica aveva lo scopo di separare i morti dai vivi, dicono i ricercatori.
Secondo John Robb, archeologo all’Università di Cambridge e capo del progetto di ricerca, si tratta “del primo caso ben documentato di scarnificazione funebre da parte dei primi agricoltori in Europa”.
“La scarnificazione è qualcosa che avviene nei riti di sepoltura in tutto il mondo, ma finora non conoscevamo dei casi in Europa”.
Robb e il suo team hanno analizzato le ossa sparse di almeno 22 uomini del Neolitico – di cui molti bambini – morti tra i 7.200 e i 7.500 anni fa.
I loro resti furono sepolti nella grotta di Scaloria, in Puglia.
La grotta di Scaloria – sigillata fino alla sua scoperta nel 1931 – contiene resti umani ben conservati, mischiati in modo casuale a ossa animali, pezzi di ceramica e utensili di pietra.
Le comunità neolitiche di solito seppellivano i loro morti sotto o di fianco alle loro case, oppure nei dintorni dell’insediamento. Tuttavia in questo caso gli agricoltori portarono i loro morti a ben 15-20 km di distanza.
Perché lo fecero, e cosa ci dice riguardo la loro visione della vita e della morte?
Per rispondere a queste domande, il team di Robb ha eseguito delle dettagliate analisi dei resti scheletrici, scavati dal 1978 e ora all’Università di Cambridge su prestito del Museo Nazionale Archeologico di Manfredonia.
I risultati hanno mostrato che nella grotta erano presenti pochi scheletri completi – erano state interrate solo delle ossa selezionate.
Alcune delle ossa avevano dei leggeri segni da taglio, suggerendo che durante la scarnificazione dovevano essere rimossi solo dei tessuti muscolari residui.
Ciò vuol dire che i resti furono probabilmente depositati anche un anno dopo la morte.
Date le prove, Robb e il suo team ipotizzano che il processo di scarnificazione facesse parte di una lunga sepoltura a più fasi.
Non sappiamo cosa succedesse ai corpi durante le prime fasi: la mancanza di danni sulle ossa da parte degli animali suggerisce che non erano esposti agli elementi; forse venivano rinchiuse da qualche parte o sotterrate in profondità.
Quello che è chiaro è che i riti finivano un anno dopo, quando delle ossa selezionate venivano pulite dalla rimanente carne e poste nella grotta.
Questa era probabilmente la fine del rito funebre.
I parenti potevano ora porre i resti tra altri oggetti di scarto, ossa animali e vasi rotti – forse un gesto simbolico che segnava la completa transizione dalla vita alla morte.
Robb contrappone l’antico rituale con quello moderno: “Oggi la morte è un tabù culturale. Tendiamo a evitare la morte e ad avere brevi interazioni, tutte in una volta, coi morti. Ma in molte antiche culture le persone avevano interazioni prolungate coi morti, sia perché c’erano dei lunghi rituali come in questo caso, sia perché i morti rimanevano presenti in qualità di antenati, reliquie, spiriti o potenti memorie”.
Ma qual era il significato della caverna?
Robb e il suo team hanno ipotizzato che per via della loro somiglianza, le ossa sarebbero state considerate come stalattiti. Infatti, notando la connessione tra la formazione delle stalattiti e le gocce d’acqua che cadevano dal soffitto, gli uomini neolitici avevano messo dei recipienti per raccoglierle.
Come la sostanza creava ‘ossa di pietra’, probabilmente aveva potere spirituale.
È perciò possibile che il processo di pulitura e deposizione nella grotta fosse un modo dei vivi di riportare le ossa alle loro origini, sia nell’aspetto sia nel luogo, completando un ciclo di incarnazione. “Forse pensavano che la vita si originasse da forze o sostanze sotterranee”, spiega Smith, “oppure credevano che nei luoghi sottoterra l’anima viaggiasse verso il mondo ultraterreno.
In ogni caso, la grotta di Scaloria fornisce delle informazioni sulle credenze neolitiche a cui non abbiamo normalmente accesso.
Fonte: http://ilfattostorico.com/
La Cappella di Rosslyn, tracce dei Templari?
La cappella di Rosslyn è una chiesa situata nel piccolo villaggio di Rosslyn (Roslyn o Roslin), nel Midlothian in Scozia, vicino all’antico centro di Balantradoch (Edimburgo), la cui costruzione iniziò il 21 Sett. 1446, giorno di St. Mathew, ad opera di William Sinclair per terminare circa 40 anni dopo.
Per questo motivo, inizialmente, la chiesa fu dedicata a San Matteo apostolo ed evangelista.
Molte famiglie scozzesi a cui viene data origine normanna (popolazione galloromana originaria della zona nord della Francia) sono invece di origine fiamminga (derivazione germanica nell’Europa nord occ.) che durante il XII e XIII sec. sotto i regni di Davide I (re di Scozia dal 1124 al 1153), di Malcom IV (dal 1153 al 1165) e di Guglielmo I il Leone (1165 - 1214) furono incoraggiati ad emigrare in Scozia in quanto esperti nel campo del commercio e dell’agricoltura.
Una tra le poche famiglie importanti d’origine normanna, presenti nella Scozia medievale, fu quella dei St. Clair (conti di Roslin, baroni di Caithness e di Orkney, il cui nome fu poi trasformato in Sinclair).
Essi fecero parte della più alta nobiltà scozzese e stretti alleati dei re.
Alcuni dati - non comprovati - lascerebbero intendere che intorno al 1398 una flotta della famiglia Sinclair avesse perfino raggiunto il nord America attraversando il nord Atlantico e la Groenlandia, e questo prima del viaggio di Colombo avvenuto nel 1492. Raggiunsero la regione a Nord Ovest dell'attuale Canada, poi chiamata "Nuova Scozia".
Si dice che Henry Sinclair, 2° barone di Roslin, (1060-1110) avesse partecipato alla Prima Crociata (1045) proclamata da papa Urbano II, assieme a Goffredo di Buglione, mentre oltre due secoli dopo, un suo discendente ed omonimo Henry Sinclair, fu probabilmente uno dei comandanti dei Cavalieri Templari.
Mentre William Sinclair (1410–1484), Barone di Roslin, 1° conte di Caithness e 3° barone di Orkney e fu l’ideatore della Rosslyn Chapel nominata nel libro “Il codice da Vinci” di Dan Brown e originariamente chiamata “Collegiate Chapel of St. Matthew”.
Con le sue finestre ad arco acuto e i contrafforti sormontati da elaborati pinnacoli, sembra una chiesa in stile gotico (termine che in origine si riferiva a laico e profano), mentre ad un esame più attento risulta un miscuglio di tre stili: nordico, celtico e gotico.
Molti ritengono che tra i Templari e la famiglia St. Clair ci fossero dei legami e che nel profondo del loro castello a Rosslyn (oggi in rovina) fosse stato nascosto parte del tesoro dei Templari, portato dalla Francia durante il periodo dell’Inquisizione cattolica.
Il dissenso tra Templari e Chiesa aumentò nel 1244 dopo l’eccidio dei Catari da parte di Clemente V (ex arcivescovo francese Bertrand de Goth, candidato del re alla curie).
Di tutti i culti religiosi fioriti in epoca medievale, il catarismo fu, evidentemente, considerato il più minaccioso per il papato, anche se non lo era.
Si sapeva che i Catari erano esperti nel simbolismo della Cabala, così come quattro secoli prima, nella stesso regno di Septimania (la Linguadoca, terra dei Catari in Francia ai confini con la Spagna, era un residuo del più grande territorio di Septimania sotto il governo del conte di Tolosa), il conte Guglielmo di Gellone aveva fondato l’Accademia giudaica.
Per questo, forse, si pensava che i Templari avessero trasportato l’Arca e parte del tesoro di Gerusalemme in questa regione.
Il ritenere che le Tavole della Testimonianza e i manoscritti di Gerusalemme dell’epoca evangelica fossero stati nascosti in Linguadoca, portò Roma a decidere sulla persecuzione.
La stessa chiesa di Rennes-le-Chateau era stata consacrata a Maria Maddalena nel 1059 e gli abitanti della regione così come i Templari, ritenevano che Gesù non era morto sulla croce (la croce templare è infatti diversa).
Non erano questi fatti in sé a preoccupare la Chiesa, quanto la possibilità che quella setta potesse avere informazioni (scritti) attendibili e sufficienti a screditare la religione cattolica ortodossa romana.
Il potere politico, esoterico ed economico raggiunto dai Templari preoccupava, ormai da tempo, regnanti e papati.
Nel 1306 il re Filippo IV di Francia doveva molto denaro ai Cavalieri e con l’appoggio di Clemente V, cominciò a perseguitarli eliminando l’ordine in molti paesi.
Mentre in Inghilterra i regnanti non ostacolarono tale inquisizione, in Scozia sotto la guida di Robert I the Bruce, le bolli papali non ebbero seguito, anzi oltre ai profughi francesi gli scozzesi accolsero anche i Templari fuggiti dall’Inghilterra.
The Bruce era stato scomunicato perché non si era sottomesso all’autorità inglese, situazione che aveva poi portato alle guerre contro Edoardo I e II d’Inghilterra, (quest’ultimo genero dello stesso re Filippo).
Prima di morire Robert the Bruce chiese al suo amico e compagno d’armi James Douglas (conosciuto anche come Guid Sir James o Black Douglas), che dopo la sua morte il suo cuore fosse portato in Terra Santa e depositato nel Santo Sepolcro a Gerusalemme.
Così, quando nel 1329 egli perì durante la battaglia di Faughart in Irlanda (durante la lunga guerra di indipendenza contro l’Inghilterra), Black Douglas insieme ad altri cavalieri, tra cui William Sinclair, 1st Earl of Caithness e vescovo di Dunkeld, si mise in viaggio col cuore del re chiuso in un piccolo scrigno d’argento appeso al collo.
Durante la loro sosta in Spagna i cavalieri fecero omaggio al re Alfonso di Castiglia ma, trovandosi nel mezzo di una guerriglia contro i Saraceni, alcuni di loro rimasero uccisi.
Si narra che lord Douglas, accerchiato dai nemici lanciò lo scrigno che teneva al collo e prima di soccombere gridò: “Adesso vai tu avanti, come eri abituato a fare ed io ti seguirò fino alla morte”.
I resti dei cavalieri caduti, insieme allo scrigno, furono portate di nuovo in Scozia dai cavalieri superstiti e il cuore del re fu sepolto sotto l’altare dell’Abbazia di Melrose, in Roxburghshire.
Durante l’inquisizione con l’aiuto di falsi testimoni, i Cavalieri furono accusati di tutto, dalla necromanzia all’omosessualità.
Si dice che il Gran Maestro dell’Ordine Jacques de Molay, per mettere in salvo il tesoro, armò 18 (o 12?) galere, di cui alcune salparono per raggiungere la Scozia, l’Irlanda e altre isole occidentali ed altre per andare in Portogallo dove l’Ordine prese poi il nome di Cavalieri di Cristo.
Due anni dopo de Molay venne arso sul rogo mentre la situazione dei Cavalieri non divenne facile dovunque arrivava l’influenza della Chiesa.
In Scozia la situazione era diversa anche perché anni prima, per volontà del re Davide I di Scozia, il suo ricco Ordine Cistercense e la stessa chiesa celtica vennero unificati ed ai Cavalieri furono concesse le terre vicino al Firth of Forth (Temple).
Per tale motivo l’ordine fu sostenuto dai successivi regnati e da Guglielmo il Leone in particolare, acquisendo anche altre proprietà (Lothian, Aberdeen, Ayr, ecc.)
Molti sostengono che oggi l’originale Ordine Militare Cavalleresco del Tempio di Gerusalemme non sia affatto estinto come la storia afferma, ma ancora presente in Europa ed in Scozia.
In merito a Rosslyn, alla luce di quanto detto, ora ci si rende meglio conto perché si pensi che nelle segrete sigillate da qualche parte sotto il castello dei Sinclair, si nascondi parte del tesoro dei Cavalieri.
Tutti i membri della famiglia Sinclair furono sepolti a Rosslyn tranne Rosabelle (la moglie di Henry il Crociato) che affogò a largo della costa.
I lavori della cappella rallentarono con la morte di William Sinclair (1484) e sebbene continuarono col figlio, nel 1486 terminarono del tutto senza portare a termine il progetto originario (pianta che si pensi ricalchi il Tempio di Salomone).
Infatti, come alcuni scavi hanno rilevato, le fondamenta e la planimetria della costruzione lasciano intendere che l’attuale cappella doveva essere solo una parte della struttura prevista.
La cappella è sorretta da 40 colonne che formano 12 arcate su tre lati della navata ed è ricca d’intagli, fregi e schemi di cui spesso non se ne conosce il significato.
Abbondano simboli massonici o icone dei Templari, o altri che raccontano storie della Bibbia in un assortimento raffigurativo che spazia tra il pagano, il cristiano e l’islamico.
Una analogia interessante è che una colonna porta il nome di colonna “dell’Apprendista” e un’altra“ del Maestro” come le due colonne portanti dell'antico tempio di Salomone, quelle di Boaz (l'Apprendista) e Jachim (il Maestro).
Nella colonna, inoltre, troviamo una raffinata raffigurazione dell'Albero della Vita biblico, contaminato però da riferimenti pagani come i draghi, dalle cui fauci fuoriescono viti rampicanti.
La colonna dell'apprendista
Con la stessa analogia si racconta che i disegni da effettuare su una colonna erano così particolari che lo scultore (il maestro) andò in Inghilterra per migliorare le proprie tecniche.
Ebbene, durante la sua assenza, un suo operaio (apprendista) riuscì da solo a creare la colonna, così come oggi la vediamo e il maestro al suo ritorno fu così irato da ucciderlo.
Nel soffitto della cappella della Chiesa oltre a gigli, stelle e rose vi sono 213 cubi con degli angeli che suonano e l'ipotesi che erano stati messi lì per raccontarci qualcosa ha portato Thomas e Stuart Mitchell (padre e figlio) ha lavorarci per anni ed arrivare alla recente conclusione che, secondo loro, vi è stata nascosto un pentagramma, che i due sono stati anche in grado di comporre.
Secondo i due musicisti, infatti, la chiave di lettura delle decorazioni e dei disegni risiede nella “cinematica” con la quale sono state rintracciate le “note” della melodia.
Fonte: leggendemitimisteri
La magia delle lucciole crea un bosco incantato
Durante una notte tranquilla nel Giappone rurale, il fotografo Tsuneaki Hiramatsu di Okayama City, ha scoperto un campo che pareva una foresta ardente, migliaia di luci verdognole aleggiavano nell’aria.
Dopo un esame più attento, Hiramatsu ha visto che si trattava di migliaia di lucciole che illuminavano il prato e gli alberi. Fortunatamente Hiramatsu aveva la sua Nikon a portata di mano, e ha catturato una serie di foto che mostrano le lucciole in tutto il loro splendore naturale.
Questa collezione di scatti con un’esposizione di addirittura 15 secondi, mostra il piccolo Lampyridae ballare nel bosco.
Un lavoro davvero magico, neppure nelle migliori fiabe si potrebbe immaginare uno scenario simile.
Si trovano in tutto il mondo e ne sono state catalogate addirittura 2000 specie.
Tutte e 2000 specie si accomunano per l’assenza totale o quasi delle ali nelle femmine e in alcuni maschi, ma soprattutto per la loro capacità di produrre luce da uno o più segmenti addominali, tale fenomeno viene chiamato bioluminescenza.
Questa caratteristica serve alle lucciole per accoppiarsi, infatti i maschi emettono segnali ritmici luminosi, per attirare le femmine che invece emettono luce a ritmi differenti, una caratteristica particolare è che sia le uova che le larve sono bioluminescenti. Purtroppo è sempre più difficile vedere una lucciola… stanno scomparendo dalle zone abitate a causa delle troppe luci presenti che non permettono alle lucciole di “incontrarsi” e riprodursi, ma anche a causa dei concimi chimici e dell’inquinamento.
Fonte: eticamente.net
Immagini: Tsuneaki Hiramatsu
giovedì 16 aprile 2015
La materia oscura un po' meno oscura
L'ammasso di galassie Abell 3827 ripreso dal telescopio spaziale Hubble.
Le strane strutture celesti che circondano le galassie centrali sono la vista di una galassia molto più lontana prodotta dall’effetto della lente gravitazionale.
La distribuzione della materia oscura nell’ammasso è mostrata con linee di colore blu.
Il grumo di materia oscura per la galassia a sinistra significativamente spostato dalla posizione della galassia stessa, che potrebbe essere prodotto dalla prolungata interazione tra materia oscura. Crediti: ESO/R. Massey
Usando il Multi Unit Spectroscopic Explorer MUSE installato sul VLT (Very Large Telescope) dell'ESO in Cile, insieme con immagini del telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA, un'equipe di astronomi ha osservato la collisione simultanea di quattro galassie nell'ammasso di galassie Abell 3827, raccogliendo le prime prove di interazione della materia oscura con altra materia oscura in un modo diverso dall'attrazione gravitazionale.
Anche se la materia oscura non si vede, l'equipe ha potuto dedurre la sua posizione usando una tecnica chiamata lente gravitazionale. La collisione è avvenuta per caso proprio davanti ad una sorgente molto più distante e non correlata.
La massa della materia oscura intorno alle galassie in collisione ha distorto lo spazio tempo, deviando il percorso dei raggi di luce provenienti dalla lontana galassia di fondo e distorcendone l'immagine nelle caratteristiche forme arcuate.
La teoria corrente è che tutte le galassie si formino all'interno di grumi di materia oscura.
Senza l'effetto vincolante della gravità dovuta alla materia oscura, galassie come la Via Lattea andrebbero a pezzi nella rotazione.
Per evitarlo, l'85% della massa dell'Universo deve esistere sotto forma di materia oscura, eppure la sua vera natura rimane ancora misteriosa.
In questo studio, i ricercatori hanno osservato le quattro galassie interagenti e hanno trovato che un grumo di materia oscura era apparentemente rimasto indietro rispetto alla galassia che circonda. La materia oscura è ora a circa 5000 anni luce (50 000 milioni di milioni di chilometri) indietro rispetto alla galassia.
Un ritardo tra la materia oscura e la galassia ad essa associata è previsto durante la collisione se la materia oscura interagisce con se stessa, anche se debolmente, grazie a forze diverse dalla gravità. Simulazioni al computer, infatti, mostrano che l'attrito aggiuntivo dovuto alla collisione farebbe rallentare la materia oscura.
La natura dell'interazione rimane non nota; potrebbe essere causata da effetti ben noti o da qualche forza esotica ancora sconosciuta. Tutto ciò che si può dire a questo punto è che non è la gravità.
La materia oscura non è mai stata osservata prima d'ora interagire in modo diverso dalla forza di gravità.
Il primo autore Richard Massey dell'Università di Durham spiega: "Eravamo abituati a pensare che la materia oscura stesse lì tranquilla, badando solo a se stessa, fatta eccezione per l'attrazione gravitazionale. Ma se la materia oscura venisse rallentata durante la collisione, potrebbe essere la prima evidenza di una diversa fisica nella zona oscura - l'Universo nascosto intorno a noi".
I ricercatori fanno notare che servono ulteriori indagini su altri effetti che possano produrre un ritardo.
Dovranno essere eseguite osservazioni simili su altre galassie e simulazioni numeriche dello scontro tra galassie.
Liliya Williams dell'Università di Minnesota, altro membro dell'equipe, aggiunge:
"Sappiamo che la materia oscura esiste a causa della sua interazione gravitazionale, che aiuta a dare una forma all'Universo, ma sappiamo poco, in modo addirittura imbarazzante, su cosa sia in realtà la materia oscura.
Le nostre osservazioni suggeriscono che la materia oscura interagisca con forze diverse dalla gravità, dimostrando che possiamo scartare alcune delle teorie fondamentali sulla composizione della materia oscura".
Questo risultato discende da un altro recente di questa stessa equipe, che ha osservato 72 scontri tra ammassi di galassie e trovato che la materia oscura interagisce molto poco con se stessa. Il nuovo lavoro, invece, riguarda il moto delle singole galassie, piuttosto che degli ammassi di galassie.
I ricercatori sostengono che lo scontro tra queste galassie potrebbe essere durato più a lungo che la collisione osservata nello studio precedente, permettendo agli effetti di una forza di attrito anche minima di crescere nel tempo e produrre un ritardo misurabile (l'incertezza maggiore sul risultato è la durata della collisione: l'attrito che rallenta la materia oscura potrebbe essere dovuto a una forza molto debole che agisce per un miliardo di anni o una forza relativamente più intensa che agisce per "solo" 100 milioni di anni.).
Presi insieme, questi due risultati restringono per la prima volta i possibili comportamenti della materia oscura che "interagisce più di questo, ma meno di quello".
Massey ha aggiunto:
"Stiamo finalmente costringendo la materia oscura all'angolo, spingendo la nostra conoscenza da due direzioni diverse".
Fonte:http://aliveuniverseimages.com
mercoledì 15 aprile 2015
Wistman's Wood: il bosco incantato di Dartmoor, in Inghilterra
In Inghilterra esiste un bosco davvero affascinante.
Si tratta di un'antica area boschiva alle pendici del Dart West River, nella località di Dartmoor.
Si estende su soli 8 ettari di terreno e rappresenta un bosco isolato, ciò che rimane di un'antica foresta che un tempo copriva un'area molto vasta.
Gli alberi di questo bosco sono molto antichi eppure non lo dimostrano, forse a causa di una particolare combinazione di clima e terreno.
I rami si intrecciano in forme fantastiche e si stagliano su un meraviglioso tappeto di muschio verde brillante.
In questo bosco troviamo querce alte più di 7 metri e i loro rami intrecciati lo rendono quasi inaccessibile.
Così gli alberi si riparano dalla distruzione che potrebbero causare sia gli uomini che gli eventi climatici.
Secondo le leggende, questo bosco magico esiste ancora dato che è stato protetto per secoli da druidi, fantasmi e creature soprannaturali.
Secondo la tradizione popolare, il bosco di Wistman era un luogo sacro protetto dai druidi del popolo celtico durante l'Età del Ferro. Il bosco sarebbe stato difeso da cani feroci che avevano il compito di attaccare le anime perse e gli incauti viaggiatori.
Nelle notti buie e nebbiosi in questo bosco incantato si potrebbero udire realmente ululati di cani.
Il bosco, sempre secondo le leggende, ospiterebbe delle vipere molto velenose.
Una di queste vipere avrebbe ucciso un cane chiamato Jumbo che di tanto in tanto apparirebbe ancora nel bosco come un fantasma.
Verso il confine settentrionale del bosco si trova l'antica Via Lych meglio conosciuta come Via dei Morti, lungo la quale sarebbero sepolti dei cadaveri.
Sarebbero state segnalate processioni spettrali di uomini in abiti completamente bianchi, vestiti come monaci, tra le querce nel silenzio più cupo.
Non c'è dunque da stupirsi se molti scrittori hanno descritto questo bosco come il luogo più infestato del Dartmoor.
Fonte : greenme.it
Micronesia: la Laguna Fantasma di Truck
La Laguna di Truck o Truk Lagoon e la sua flotta di relitti sommersi è conosciuta da tutti i subacquei come un posto paradisiaco.
La laguna si trova a circa 1000 km a sud est di Guam (U.S.A.), punto principale di approdo per le rotte intercontinentali.
Clima tropicale e temperatura dell’acqua intorno a 28-29 gradi ne fanno certamente una grande meta.
Data la magnifica posizione strategica, Truck diventò il baluardo dei Giapponesi nel Pacifico che qui concentrarono le loro maggiori flotte, sentendosi al sicuro.
Tuttavia, durante il secondo conflitto mondiale, nelle notti da il 16 e il 18 febbraio 1944, gli Stati Uniti sferzarono un attacco a sorpresa denominato “Operazione Hailstone”, distruggendo e radendo al suolo oltre 45 mezzi tra navi militare, aerei, portaerei, un sommergibile, navi cisterna...
1944 Aerei pronti al decollo su una portaaerei americana per l'Operazione Hailstone
Nacque così la famosa “Flotta Fantasma di Truck” con relitti di navi torpedinieri, bombardieri, navi di rifornimento, aerei, etc., affondati ad una profondità tra i +1 mt (di alcuni relitti fuoriesce il pennone dall’acqua) e i 200 mt.
Si sono resi necessari ben 25 anni di bonifica e migliaia di immersioni per sminare completamente e rendere innocuo il pericoloso carico di queste navi da guerra.
La laguna è divenuta ora parco, dove per immergersi è obbligatoria la guida.
I relitti , dopo oltre 50 anni, si sono completante trasformati e da tetri ricordi di una sanguinosa battaglia sono ora una ricchissima colonia di pesci e coralli colorati di ogni specie.
La Sankisan Maru, la nave da munizioni per eccellenza era una nave da carico di 112 mt di lunghezza e 4776 tonnellate di stazza ,giace su un fondale di circa 33 mt parzialmente in assetto di navigazione.
La poppa, pesantemente danneggiata dai bombardamenti, si è staccata infatti dalla prua e si trova a circa 200 mt di distanza, in posizione eretta.
All’interno centinaia di tonnellate di proiettili ancora nelle cartucciere e munizioni di vario genere, comprese bombe di profondità, ali di aerei, mitragliatrici , motori di aerei, eliche di navi , chassis di camion completi di pneumatici.
L’esplosione di colori e coralli è assicurata visitando invece la Fujikawa Maru, una portaerei di 132 mt e 6938 tonnellate di stazza, anch’essa in assetto di navigazione e con l’albero che lambisce la superficie dell’acqua; sovraccarica di crinoidi, coralli duri e molli, anemoni che rendono sia la poppa che la prua particolarmente fotogeniche.
A parte ciò la grande attrattiva di questa nave è il suo carico : parti di tre aerei, compresa una fusoliera e una cabina di pilotaggio perfettamente conservata e un bombardiere Mitsubishi Zero intatto nel quale è addirittura possibile sedervisi dentro.
Anche la sala dei motori è di grandissimo interesse ma riservata ai sub più esperti, in quanto piuttosto angusta.
Un’immersione impegnativa è quella sulla San Francisco Maru, vista la profondità del relitto il cui ponte si trova 50 mt di profondità, ma la nave è sorprendentemente intatta.
Si tratta di una nave da carico di 116 mt e 5864 ton di stazza ed è considerata un MUST per tutti i sub che visitano la laguna di Truck.
Anche qui oltre 1000 libbre di bombe e munizioni di vario genere, comprese le mine antinave, tutte accatastate nelle stive .
Il radiotelegrafo è collassato sul ponte, proprio in prossimità della stiva, che è invece è pienissima carri armati e camion cisterna.
La Aikoku Maru è un’altra immersione per davvero esperti.
Nave passeggeri lunga 150 mt e con 10438 tonnellate di stazza, fu convertita dai giapponesi e armata con enormi cannoni in poppa e prua e vicino alle stive 3 e 4 e mitragliatrici lungo tutta la sovrastruttura.
Responsabile di aver contribuito all’affondamento di tantissime navi nemiche, fu proprio uno dei primi bersagli dell’operazione Hailstone degli americani e colpita da un missile il primo giorno delle ostilità lanciato dallUSS Intrepid, esplodendo violentemente e affondando in soli 60 secondi.
Ora la nave riposa, con i resti di tutto il suo equipaggio, su un fondale di 70 mt (parte dei resti umani di 400 membri sono state ritrovate e traslate in Giappone) .
Le parti visitabili sono quelle della poppa, dove è montato un enorme cannone da 160”, mentre tutta la parte prodiera è completamente distrutta.
Il Mitsubishi G4M Betty Bomber riposa su un fondale sabbioso di 15 mt..
Tali bombardieri, costruiti dai giapponesi a partire dal 1938, avevano un’apertura alare di circa 30 mt e raggiungevano una massima velocità di 430 km orari.
Tutti armati con mitragliatrici frontali da 7.7 mm e 20 mm potevano portare un carico di 4000 libbre di bombe.
E’possibile penetrare in tutta tranquillità nel relitto sia dalla parte frontale che posteriore e giungere sino alla cabina di pilotaggio.
Tutt’intorno al relitto sono sparse qua e là le armi che erano a bordo, la radio e strumentazione varia, mentre al di sotto delle ali si è sviluppata una foltissima foresta di coralli molli multicolori
Fonte: http://www.nauticareport.it/
martedì 14 aprile 2015
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