giovedì 5 dicembre 2013
Irlanda. La Giant’s Causeway nella contea di Antrim ha una storia scientifica risalente a milioni di anni fa.
Si tratta di una superficie di circa 40.000 colonne di basalto ad incastro, frutto di una antica eruzione vulcanica.
Dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1986, per tanti secoli è rimasto un mistero per i locali, che hanno costruito attorno al Giant’s Causeway innumerevoli leggende .
Moltissime pietre sono colonne esagonali, anche se ci sono in realtà pietre con quattro, cinque, sette o otto lati.
Una leggenda narra che il malvagio gigante irlandese Finn MacCool costruì un sentiero in mare per raggiungere il nemico scozzese Finn Gall, che abitava sull'isola di Staffa.
Finn MacCool infisse in mare migliaia di pali di pietra, uno ad uno, fino a formare una strada lastricata che lo conducesse del nemico. Poi, in attesa del duello, ritornò a casa, per riposarsi.
Nel frattempo Finn Gall, giunto in Irlanda, si imbatté in Finn MacCool, addormentato, ma non lo riconobbe. Lo scambiò, invece, per il figlio di MacCool. Terrorizzato dalle possibili dimensioni del padre, viste quelle del presunto figlio, Finn Gall tornò precipitosamente in Scozia, distruggendo la lunga distesa di pali di pietra.
Attualmente sulla costa di Antrim, in Irlanda, sono presenti decine di migliaia di queste colonne di pietra, a formare un allineamento di 275 metri sulla costa e 150 metri in mare.
La loro altezza generalmente non supera i 6 metri, sebbene in alcune località siano presenti colonne alte fino a 12 metri (come quelle che costituiscono il leggendario "Organo del gigante", così chiamato per la sua straordinaria somiglianza con le colonne di un organo).
Ogni colonna è un parallelepipedo regolare, a base generalmente esagonale ma talora quadrangolare, pentagonale o decaedrica, con una larghezza variabile tra 38 e 50 cm.
La loro regolarità fa effettivamente fantasticare che possano essere opera dell'uomo.
Vista dall'altro, infatti, questa distesa di colonne di pietra può essere facilmente scambiata per una strada lastricata, la cosiddetta "Giant's Causeway", la strada dei giganti. In realtà i geologi sanno bene che tale struttura è naturale, di origine vulcanica.
Circa 50 milioni di anni fa buona parte dell'Irlanda del Nord e della Scozia occidentale furono soggette ad una prolungata attività vulcanica della crosta terrestre.
La lava, fuoriuscita da lunghe spaccature nella crosta, ricoprì larga parte di questi territori, con spessori di centinaia di metri. Questa lava, raffreddandosi lentamente ed in modo uniforme, attraverso un processo di contrazione, diede luogo negli strati più superficiali a poligoni di basalto regolari (fessurazione colonnare), così come il fango quando secca al sole.
Le fessure superficiali, poi, si approfondirono gradualmente, dividendo l'intero spessore di roccia basaltica in colonne di pietra. Quando le rocce che circondavano tali formazioni basaltiche furono erose dall'attività del mare, le colonne di giganti vennero alla luce.
La fessurazione colonnare è una struttura presente nelle rocce ignee.
Tale struttura si forma in seguito alla contrazione che le lave subiscono quando si raffreddano e cristallizzano. Il raffreddamento di tali corpi ignei, a geometria tabulare, deve essere uniforme e agire in tutte le direzioni.
Si formano così dei giunti che disegnano una maglia poligonale e danno luogo a colonne che possono estendersi in altezza anche per parecchi metri. Le superfici di giunto, infatti, si dispongono perpendicolarmente alla direzione maggiore della colonna.
Le colonne a sezione esagonale sono le più diffuse.
Quale amico/a (umano/a) vi accoglie con così tanto amore ????????
Poi (a detta di qualcuno)
Loro sono senz'anima, privi di sentimenti,scodinzolano sono per una ciotola di pappa.
Dico a costoro ...IMPARATE DA LORO che sono sicuramente più umani di voi .....e qui ci starebbe bene una parolaccia (non la dico ma la penso)
Porcellum (Si) ...(No) Mattarellum (Si)...(No) Ora l'importante (per loro) è come chiamare la nuova legge elettorale!!!! Propongo CASINELLUM
« L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. »
(Articolo 1 della Costituzione Italiana)
L’articolo 1 fissa in modo solenne il risultato del referendum del 2 giugno 1946:
l’Italia è una repubblica. nella repubblica la sovranità, come ribadito nel secondo comma dell'art.1, appartiene al popolo, in nome del quale si legifera e si giudica senza che nessuno sia posto al di sopra della legge.
Tratti successivi caratteristici, ma non fondamentali sono poi: L’elettività
La temporaneità delle cariche pubbliche.
L’accesso ad esse non avviene per ereditarietà e per appartenenza dinastica, ma, appunto, per elezione, e la durata in carica non può mai essere vitalizia
(se si esclude il caso particolare dei pochi senatori a vita) ma limitata ad un tempo fissato dalla legge, si tratti del Sindaco di un piccolo Comune o del Presidente della Repubblica.
Diventa chiaro, in questo modo, anche il significato etimologico della parola repubblica: lo Stato non è un patrimonio familiare e dinastico che si possa trasmettere ereditariamente come un bene qualsiasi, ma è invece una "res publica", appunto una cosa di tutti. Coloro che sono temporaneamente chiamati a svolgervi un importante ruolo di direzione politica non ne sono i proprietari, ma i servitori.
E, per converso, i governati non sono sudditi, ma cittadini che devono essere messi in condizione di esercitare la loro sovranità. Per questo l’articolo 1 stabilisce il carattere democratico della repubblica.
Con esso, conformemente all’etimologia del termine democrazia (dal greco: demos, popolo e kratìa, potere), si intende che la sovranità, cioè il potere di comandare e di compiere le scelte politiche che riguardano la comunità, appartiene al popolo.
È naturale che un simile ruolo non possa essere esercitato in forma arbitraria.
L’inciso “nelle forme e nei limiti della Costituzione” sta a indicare proprio questo fatto.
Più precisamente, l’esercizio effettivo della sovranità popolare avviene in varie forme, specie il diritto di voto (art. 48 Cost.), mediante il quale ogni cittadino sceglie i propri rappresentanti a cui viene delegata non la sovranità, ma la cura effettiva degli affari pubblici.
Il Titolo IV della prima parte della Costituzione è dedicato ai rapporti politici.
Esso definisce i diritti politici del cittadino, quelli cioè che garantiscono la sua effettiva partecipazione alla direzione politica del Paese, la sua concreta possibilità di concorrere, insieme agli altri cittadini, a determinare le scelte politiche del Comune, della Provincia, della Regione e dello Stato, in primo luogo, ma non soltanto, eleggendo i rappresentanti di tutte queste istituzioni.
È soprattutto in questi articoli che trova effettiva applicazione il principio democratico della sovranità popolare stabilito dall’Articolo 1.
Art. 49. Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale
Art. 50. Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.
Art. 51. Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge.
A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.
Art. 53. Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Art. 54. Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.
I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.
L'ITALIA NELLA MENTE DEI PADRI DELLA COSTITUZIONE
.....................DOPO................

IL PORCELLUM
Una delle leggi varate negli ultimi anni dal Parlamento italiano e senza dubbio più criticata per l’evidente inadeguatezza mostrata, è il cosiddetto Porcellum. Si tratta di una legge elettorale con la quale in sostanza si è andati a modificare il sistema elettorale italiano passandolo da un sistema maggioritario ad uno proporzionale.
Ad ideare tale sistema fu l’esponente della Lega Nord, Roberto Calderoli il 21 dicembre 2005. Lo stesso Calderoli qualche mese più tardi, resosi conto di come la legge da lui ideata non fosse per nulla adatta, in una famosa intervista la definì ‘una porcata’.
Da questa affermazione prese poi spunto Giovanni Sartori ribattezzandola Porcellum.
Dunque, una legge che trasversalmente viene considerata sciagurata per alcuni tratti caratteristici che si sono poi rivelati molto contraddittori e non in linea con il principio di sovranità del popolo nella scelta dei propri rappresentanti.
Sono stati aboliti i collegi uninominali.
- Non viene data all’elettore la possibilità di poter esprimere la preferenza per un singolo candidato in quanto si può votare soltanto per il partito che in secondo tempo decide quali siano gli esponenti da portare alla Camera oppure al Senato.
- Prevede un premio di maggioranza sia alla Camera che al Senato. Alla Camera consiste nel garantire alla coalizione che ottiene il maggior numero di voti, non conteggiando gli elettori residenti in Valle D’Aosta e all’Estero, un numero minimo di seggi pari a 340. Al Senato invece il premio viene dato regione per regione con la sola esclusione del Molise che, avendo un numero di votanti piuttosto basso, assegna soltanto due seggi.
Il premio al Senato consiste nel garantire alla coalizione vincente in quella regione, almeno il 55% dei seggi.
Ad esempio in Piemonte dove se ne assegnano 22, la coalizione vincente ne avrà diritto almeno ad 11.
- C’è l’obbligo per ogni partito o coalizione di indicare il proprio candidato con relativo programma.
- Hanno diritto ad essere rappresentate alla Camera tutte quelle coalizioni che superano la quota del 10% dei voti ottenuti.
Se invece si tratta di un singolo partito non coalizzato, la soglia si abbassa al 4%.
Al Senato la quota minima per le coalizioni è del 20% con inoltre i partiti che ne fanno parte devono raggiungere almeno il 3%.
Per partiti non apparentati la soglia è del 4%.
Si è spesso parlato di revisionare questa legge perchè Nel Porcellum le liste sono bloccate, quindi i cittadini non possono scegliere in autonomia i nomi dei deputati che li rappresentino ma si limitano a votare per alcune liste; scelta dei candidati che, come ormai tutti sanno, viene invece lasciata a monte ai partiti in base alle graduatorie da loro decise.
IL MATTARELLUM
Tale sistema elettorale è stato in vigore dal 1993 fino al 2001 venendo poi sostituito dal Porcellum.
Come funziona; questo sistema elettorale è misto in quanto prevede che l’assegnazione dei seggi avvenga per il 75% mediante l'elezione di candidati in collegi uninominali (il territorio nazionale è diviso in 475 collegi per la Camera e 232 per il Senato) ed in base ad un meccanismo maggioritario a turno unico.
Vale a dire, viene eletto il candidato che ottiene la maggioranza relativa delle preferenze nel collegio (nessun candidato può presentarsi in più di un collegio).
Il restante 25% dei seggi è assegnato con metodo proporzionale ma con sistemi di valutazione diversi tra Camera e Senato: alla Camera infatti, hanno diritto ad accedere alla suddivisione dei seggi le liste che raggiungono una soglia di sbarramento (che nello specifico è del 4%) ed il calcolo dei seggi spettanti avviene tramite un meccanismo piuttosto farraginoso che è integrato dal cosiddetto metodo dello scorporo, vale a dire una compensazione per i partiti minori che sarebbero altrimenti danneggiati dal sistema uninominale.
Al Senato invece, il meccanismo di divisione dei restanti 82 seggi da assegnare avviene tramite calcolo su base regionale: sostanzialmente in ogni singola regione vengono contati i voti di tutti i candidati perdenti che si collegano ad un gruppo regionale, per poi andare ad assegnare i seggi a coloro i quali hanno ottenuto la miglior percentuale elettorale (anche qui si applica la compensazione dello scorporo).
In sintesi il Mattarellum si caratterizza per essere un sistema elettorale misto, un ibrido basato al 75% su un sistema maggioritario con collegi uninominali, ed al restante 25% su un sistema proporzionale nel quale non si esprimono preferenze.
Un sistema elettorale che orienta il sistema politico in un senso fortemente bipolare e che, a differenza dell’attuale sistema elettorale (il Porcellum), consente ai cittadini elettori di scegliere i propri governanti (quantomeno per quel che riguarda la parte maggioritaria, ovvero il 75% dei seggi da attribuire).
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. »
(Articolo 1 della Costituzione Italiana)
L’articolo 1 fissa in modo solenne il risultato del referendum del 2 giugno 1946:
l’Italia è una repubblica. nella repubblica la sovranità, come ribadito nel secondo comma dell'art.1, appartiene al popolo, in nome del quale si legifera e si giudica senza che nessuno sia posto al di sopra della legge.
Tratti successivi caratteristici, ma non fondamentali sono poi: L’elettività
La temporaneità delle cariche pubbliche.
L’accesso ad esse non avviene per ereditarietà e per appartenenza dinastica, ma, appunto, per elezione, e la durata in carica non può mai essere vitalizia
(se si esclude il caso particolare dei pochi senatori a vita) ma limitata ad un tempo fissato dalla legge, si tratti del Sindaco di un piccolo Comune o del Presidente della Repubblica.
Diventa chiaro, in questo modo, anche il significato etimologico della parola repubblica: lo Stato non è un patrimonio familiare e dinastico che si possa trasmettere ereditariamente come un bene qualsiasi, ma è invece una "res publica", appunto una cosa di tutti. Coloro che sono temporaneamente chiamati a svolgervi un importante ruolo di direzione politica non ne sono i proprietari, ma i servitori.
E, per converso, i governati non sono sudditi, ma cittadini che devono essere messi in condizione di esercitare la loro sovranità. Per questo l’articolo 1 stabilisce il carattere democratico della repubblica.
Con esso, conformemente all’etimologia del termine democrazia (dal greco: demos, popolo e kratìa, potere), si intende che la sovranità, cioè il potere di comandare e di compiere le scelte politiche che riguardano la comunità, appartiene al popolo.
È naturale che un simile ruolo non possa essere esercitato in forma arbitraria.
L’inciso “nelle forme e nei limiti della Costituzione” sta a indicare proprio questo fatto.
Più precisamente, l’esercizio effettivo della sovranità popolare avviene in varie forme, specie il diritto di voto (art. 48 Cost.), mediante il quale ogni cittadino sceglie i propri rappresentanti a cui viene delegata non la sovranità, ma la cura effettiva degli affari pubblici.
Il Titolo IV della prima parte della Costituzione è dedicato ai rapporti politici.
Esso definisce i diritti politici del cittadino, quelli cioè che garantiscono la sua effettiva partecipazione alla direzione politica del Paese, la sua concreta possibilità di concorrere, insieme agli altri cittadini, a determinare le scelte politiche del Comune, della Provincia, della Regione e dello Stato, in primo luogo, ma non soltanto, eleggendo i rappresentanti di tutte queste istituzioni.
È soprattutto in questi articoli che trova effettiva applicazione il principio democratico della sovranità popolare stabilito dall’Articolo 1.
Art. 49. Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale
Art. 50. Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.
Art. 51. Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge.
A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.
Art. 53. Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Art. 54. Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.
I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.
L'ITALIA NELLA MENTE DEI PADRI DELLA COSTITUZIONE
.....................DOPO................
IL PORCELLUM
Una delle leggi varate negli ultimi anni dal Parlamento italiano e senza dubbio più criticata per l’evidente inadeguatezza mostrata, è il cosiddetto Porcellum. Si tratta di una legge elettorale con la quale in sostanza si è andati a modificare il sistema elettorale italiano passandolo da un sistema maggioritario ad uno proporzionale.
Ad ideare tale sistema fu l’esponente della Lega Nord, Roberto Calderoli il 21 dicembre 2005. Lo stesso Calderoli qualche mese più tardi, resosi conto di come la legge da lui ideata non fosse per nulla adatta, in una famosa intervista la definì ‘una porcata’.
Da questa affermazione prese poi spunto Giovanni Sartori ribattezzandola Porcellum.
Dunque, una legge che trasversalmente viene considerata sciagurata per alcuni tratti caratteristici che si sono poi rivelati molto contraddittori e non in linea con il principio di sovranità del popolo nella scelta dei propri rappresentanti.
Sono stati aboliti i collegi uninominali.
- Non viene data all’elettore la possibilità di poter esprimere la preferenza per un singolo candidato in quanto si può votare soltanto per il partito che in secondo tempo decide quali siano gli esponenti da portare alla Camera oppure al Senato.
- Prevede un premio di maggioranza sia alla Camera che al Senato. Alla Camera consiste nel garantire alla coalizione che ottiene il maggior numero di voti, non conteggiando gli elettori residenti in Valle D’Aosta e all’Estero, un numero minimo di seggi pari a 340. Al Senato invece il premio viene dato regione per regione con la sola esclusione del Molise che, avendo un numero di votanti piuttosto basso, assegna soltanto due seggi.
Il premio al Senato consiste nel garantire alla coalizione vincente in quella regione, almeno il 55% dei seggi.
Ad esempio in Piemonte dove se ne assegnano 22, la coalizione vincente ne avrà diritto almeno ad 11.
- C’è l’obbligo per ogni partito o coalizione di indicare il proprio candidato con relativo programma.
- Hanno diritto ad essere rappresentate alla Camera tutte quelle coalizioni che superano la quota del 10% dei voti ottenuti.
Se invece si tratta di un singolo partito non coalizzato, la soglia si abbassa al 4%.
Al Senato la quota minima per le coalizioni è del 20% con inoltre i partiti che ne fanno parte devono raggiungere almeno il 3%.
Per partiti non apparentati la soglia è del 4%.
Si è spesso parlato di revisionare questa legge perchè Nel Porcellum le liste sono bloccate, quindi i cittadini non possono scegliere in autonomia i nomi dei deputati che li rappresentino ma si limitano a votare per alcune liste; scelta dei candidati che, come ormai tutti sanno, viene invece lasciata a monte ai partiti in base alle graduatorie da loro decise.
IL MATTARELLUM
Tale sistema elettorale è stato in vigore dal 1993 fino al 2001 venendo poi sostituito dal Porcellum.
Come funziona; questo sistema elettorale è misto in quanto prevede che l’assegnazione dei seggi avvenga per il 75% mediante l'elezione di candidati in collegi uninominali (il territorio nazionale è diviso in 475 collegi per la Camera e 232 per il Senato) ed in base ad un meccanismo maggioritario a turno unico.
Vale a dire, viene eletto il candidato che ottiene la maggioranza relativa delle preferenze nel collegio (nessun candidato può presentarsi in più di un collegio).
Il restante 25% dei seggi è assegnato con metodo proporzionale ma con sistemi di valutazione diversi tra Camera e Senato: alla Camera infatti, hanno diritto ad accedere alla suddivisione dei seggi le liste che raggiungono una soglia di sbarramento (che nello specifico è del 4%) ed il calcolo dei seggi spettanti avviene tramite un meccanismo piuttosto farraginoso che è integrato dal cosiddetto metodo dello scorporo, vale a dire una compensazione per i partiti minori che sarebbero altrimenti danneggiati dal sistema uninominale.
Al Senato invece, il meccanismo di divisione dei restanti 82 seggi da assegnare avviene tramite calcolo su base regionale: sostanzialmente in ogni singola regione vengono contati i voti di tutti i candidati perdenti che si collegano ad un gruppo regionale, per poi andare ad assegnare i seggi a coloro i quali hanno ottenuto la miglior percentuale elettorale (anche qui si applica la compensazione dello scorporo).
In sintesi il Mattarellum si caratterizza per essere un sistema elettorale misto, un ibrido basato al 75% su un sistema maggioritario con collegi uninominali, ed al restante 25% su un sistema proporzionale nel quale non si esprimono preferenze.
Un sistema elettorale che orienta il sistema politico in un senso fortemente bipolare e che, a differenza dell’attuale sistema elettorale (il Porcellum), consente ai cittadini elettori di scegliere i propri governanti (quantomeno per quel che riguarda la parte maggioritaria, ovvero il 75% dei seggi da attribuire).
mercoledì 4 dicembre 2013
Quando Pirelli illuminò la Scala
" Sono del 1879 i primi tentativi di fabbricare fili telegrafici isolati per il Genio Militare -scrive nel 1946 Alberto Pirelli nel libro sulla vita dell'azienda fondata da suo padre All'ing. Pirelli era apparsa l'importanza che i conduttori elettrici dovevano assumere con lo sviluppo dell'elettrotecnica, per la quale quegli anni si dimostravano decisivi.
Fu quella dei conduttori elettrici una delle prime produzioni che l'ing.Pirelli osò impiantare in Italia quando ancora nessun altro Paese al mondo, all'infuori dell'Inghilterra, l'aveva iniziata…"
Quelli che oggi chiamiamo 'cavi energia' nascono dunque tra il 1879 e il 1880 -in seguito all'invenzione della lampadina elettrica da parte di Edison- da quei 'conduttori isolati' stessi che da oltre quarant'anni erano utilizzati dagli inglesi come linee telegrafiche. Erano costituiti da un filo di rame infilato in un tubetto di gomma a sua volta rivestito da una treccia di cotone catramata: la Pirelli & C. si gettò immediatamente nel business.
L'intuizione di Giovanni Battista Pirelli, che i conduttori elettrici dovessero cioè diventare decisivi per le sorti della Società, era ben supportata dai fatti: nel 1876 era stata costituita la prima società telefonica americana, nel 1879 la ferrovia elettrica Siemens & Halske veniva esposta a Berlino.
La lampadina elettrica è del 1879, mentre a New York nel 1882 entra in funzione la prima centrale di produzione e distribuzione di energia.
Già nel 1881 si è intanto costituito in Italia, ad opera di Giuseppe Colombo, il primo Comitato per l'Applicazione dell'Energia Elettrica: ancora un paio d'anni ed entrerà in funzione, nel vecchio teatro di Santa Radegonda a Milano, la prima centrale Edison per la produzione di elettricità.
È sempre Alberto Pirelli a ricordarci quest'ultimo fatto:
" A Milano, per iniziativa del senatore Colombo, cui si associava anche l'ing.Pirelli, si fondava nel 1883 la Edison e fa piacere ricordare che essa fu la prima Società creatasi in Europa a tale scopo. La distribuzione era fatta a 125 Volt. I cavi erano posati in cunicoli di legno o di mattoni e cemento, o in tubi di ferro." Per il giovane produttore di conduttori isolati si presentava una nuova sfida: realizzare cavi che supportassero le tensioni elevate generate da una centrale elettrica.
La scintilla di Edison nei cavi Pirelli
La "sfida" resta ormai nella storia di Milano -alla fine di quello stesso anno 1883- come la prima grande applicazione dell'energia elettrica: l'illuminazione della Scala. " Al Teatro alla Scala si era fatto un primo impianto di illuminazione, e alla Edison fu concesso un palco in proscenio perché gli Ingegneri della Società fossero sul posto ad osservare da vicino, durante opere e balletti…il funzionamento del nuovo sistema di illuminazione".
Raccontò il Corriere della Sera:
" Coloro che si propongono di applicare l'illuminazione elettrica su grande scala nella nostra città hanno ottenuto iersera il più grande, il più serio, il più clamoroso successo".
Iersera era l'1 gennaio 1884, perché a quei tempi la Prima avveniva nella notte di Capodanno.
Quella sera, la Scala fu illuminata da 2880 lampade a incandescenza alimentate da una conduttura sotterranea a corrente continua costituita da tubi di ferro lunghi sei metri nei quali erano infilate sbarre di rame fasciate con tessili catramati, riuniti tra loro mediante giunti. Un impianto, dalla centrale Edison di Santa Radegonda alla Scala, che Pirelli realizzò a tempo di record: quattro mesi a partire dalla delibera di fine agosto del Consiglio Comunale. " Cominciarono le esportazioni sia dei vari tipi di conduttori isolati -prosegue A.Pirelli- sia anche di cavi sotterranei, e di questi si fece tra l'altro fin dal 1886 una fornitura a Montevideo in concorrenza con le fabbriche di tutto il mondo.
" In questo fine secolo, la Dea dell'Elettricità si sta imponendo su tutto il continente. Il Primo gennaio 1897 viene fondata l' Associazione Elettrotecnica Italiana, con lo scopo " d'incoraggiare e divulgare in Italia lo studio dell'elettrotecnica e di contribuire al suo sviluppo; di stabilire e mantenere fra tutti gli elettrotecnici italiani relazioni amichevoli e continue; di facilitare loro la conoscenza dei lavori di ogni genere, invenzioni, scoperte, esperienze ecc. che si facessero anche all'estero". Tra gli associati c'è la Pirelli & C., ed il Commendator Pirelli è il presidente della sezione A.E.I. di Milano. Nell'ottobre dello stesso anno, l'Associazione organizza un'esposizione dedicata agli " ultimi ritrovati dell'elettrotecnica": accumulatori e trasformatori di corrente, freni elettrici, contatori, apparecchi telefonici della Società Telefonica Alta italia, isolatori Richard-Ginori, caldaie Babcok e Wilcox. E soprattutto " un campionario completo di fili isolati,cavi per distribuzione di energia, cavi sottomarini e istrumenti per misurare alte tensioni fabbricati dalla ditta Pirelli & C."
Tra le attività promosse dall'Associazione Elettrotecnica Italiana, c'è anche un'accurata visita agli stabilimenti.
" La visita allo stabilimento Pirelli & C. e le esperienze del capo elettricista di detto stabilimento egregio Ing. Jona con apparecchi sino a 70.000 volt facendo archi a 3.000 Volt, ci hanno sempre più persuasi che lo stabilimento Pirelli per la fabbricazione dei cavi per distribuzione di energia, per cavi sottomarini, per fili isolati ecc., e per l'industria della gomma può ben a ragione essere considerato come uno dei migliori del mondo, e come anche in Italia vi sono uomini capaci di creare delle industrie, di organizzarle perfettamente, di tenerle costantemente all'altezza del progresso, ed anzi di farle progredire."
In questo scorcio di XIX Secolo, nel gabinetto elettrico dello stabilimento di via Ponte Seveso, Emanuele Jona -il primo dei tanti 'genii dell'elettricità' che si occuperanno di far grande Pirelli- sta dunque dando vita ad una nuova Era Elettrica...
Fonte : http://www.pirelli.com/
Fu quella dei conduttori elettrici una delle prime produzioni che l'ing.Pirelli osò impiantare in Italia quando ancora nessun altro Paese al mondo, all'infuori dell'Inghilterra, l'aveva iniziata…"
Quelli che oggi chiamiamo 'cavi energia' nascono dunque tra il 1879 e il 1880 -in seguito all'invenzione della lampadina elettrica da parte di Edison- da quei 'conduttori isolati' stessi che da oltre quarant'anni erano utilizzati dagli inglesi come linee telegrafiche. Erano costituiti da un filo di rame infilato in un tubetto di gomma a sua volta rivestito da una treccia di cotone catramata: la Pirelli & C. si gettò immediatamente nel business.
L'intuizione di Giovanni Battista Pirelli, che i conduttori elettrici dovessero cioè diventare decisivi per le sorti della Società, era ben supportata dai fatti: nel 1876 era stata costituita la prima società telefonica americana, nel 1879 la ferrovia elettrica Siemens & Halske veniva esposta a Berlino.
La lampadina elettrica è del 1879, mentre a New York nel 1882 entra in funzione la prima centrale di produzione e distribuzione di energia.
Già nel 1881 si è intanto costituito in Italia, ad opera di Giuseppe Colombo, il primo Comitato per l'Applicazione dell'Energia Elettrica: ancora un paio d'anni ed entrerà in funzione, nel vecchio teatro di Santa Radegonda a Milano, la prima centrale Edison per la produzione di elettricità.
È sempre Alberto Pirelli a ricordarci quest'ultimo fatto:
" A Milano, per iniziativa del senatore Colombo, cui si associava anche l'ing.Pirelli, si fondava nel 1883 la Edison e fa piacere ricordare che essa fu la prima Società creatasi in Europa a tale scopo. La distribuzione era fatta a 125 Volt. I cavi erano posati in cunicoli di legno o di mattoni e cemento, o in tubi di ferro." Per il giovane produttore di conduttori isolati si presentava una nuova sfida: realizzare cavi che supportassero le tensioni elevate generate da una centrale elettrica.
La scintilla di Edison nei cavi Pirelli
La "sfida" resta ormai nella storia di Milano -alla fine di quello stesso anno 1883- come la prima grande applicazione dell'energia elettrica: l'illuminazione della Scala. " Al Teatro alla Scala si era fatto un primo impianto di illuminazione, e alla Edison fu concesso un palco in proscenio perché gli Ingegneri della Società fossero sul posto ad osservare da vicino, durante opere e balletti…il funzionamento del nuovo sistema di illuminazione".
Raccontò il Corriere della Sera:
" Coloro che si propongono di applicare l'illuminazione elettrica su grande scala nella nostra città hanno ottenuto iersera il più grande, il più serio, il più clamoroso successo".
Iersera era l'1 gennaio 1884, perché a quei tempi la Prima avveniva nella notte di Capodanno.
Quella sera, la Scala fu illuminata da 2880 lampade a incandescenza alimentate da una conduttura sotterranea a corrente continua costituita da tubi di ferro lunghi sei metri nei quali erano infilate sbarre di rame fasciate con tessili catramati, riuniti tra loro mediante giunti. Un impianto, dalla centrale Edison di Santa Radegonda alla Scala, che Pirelli realizzò a tempo di record: quattro mesi a partire dalla delibera di fine agosto del Consiglio Comunale. " Cominciarono le esportazioni sia dei vari tipi di conduttori isolati -prosegue A.Pirelli- sia anche di cavi sotterranei, e di questi si fece tra l'altro fin dal 1886 una fornitura a Montevideo in concorrenza con le fabbriche di tutto il mondo.
" In questo fine secolo, la Dea dell'Elettricità si sta imponendo su tutto il continente. Il Primo gennaio 1897 viene fondata l' Associazione Elettrotecnica Italiana, con lo scopo " d'incoraggiare e divulgare in Italia lo studio dell'elettrotecnica e di contribuire al suo sviluppo; di stabilire e mantenere fra tutti gli elettrotecnici italiani relazioni amichevoli e continue; di facilitare loro la conoscenza dei lavori di ogni genere, invenzioni, scoperte, esperienze ecc. che si facessero anche all'estero". Tra gli associati c'è la Pirelli & C., ed il Commendator Pirelli è il presidente della sezione A.E.I. di Milano. Nell'ottobre dello stesso anno, l'Associazione organizza un'esposizione dedicata agli " ultimi ritrovati dell'elettrotecnica": accumulatori e trasformatori di corrente, freni elettrici, contatori, apparecchi telefonici della Società Telefonica Alta italia, isolatori Richard-Ginori, caldaie Babcok e Wilcox. E soprattutto " un campionario completo di fili isolati,cavi per distribuzione di energia, cavi sottomarini e istrumenti per misurare alte tensioni fabbricati dalla ditta Pirelli & C."
Tra le attività promosse dall'Associazione Elettrotecnica Italiana, c'è anche un'accurata visita agli stabilimenti.
" La visita allo stabilimento Pirelli & C. e le esperienze del capo elettricista di detto stabilimento egregio Ing. Jona con apparecchi sino a 70.000 volt facendo archi a 3.000 Volt, ci hanno sempre più persuasi che lo stabilimento Pirelli per la fabbricazione dei cavi per distribuzione di energia, per cavi sottomarini, per fili isolati ecc., e per l'industria della gomma può ben a ragione essere considerato come uno dei migliori del mondo, e come anche in Italia vi sono uomini capaci di creare delle industrie, di organizzarle perfettamente, di tenerle costantemente all'altezza del progresso, ed anzi di farle progredire."
In questo scorcio di XIX Secolo, nel gabinetto elettrico dello stabilimento di via Ponte Seveso, Emanuele Jona -il primo dei tanti 'genii dell'elettricità' che si occuperanno di far grande Pirelli- sta dunque dando vita ad una nuova Era Elettrica...
Fonte : http://www.pirelli.com/
Pegaso
Pegaso è una creatura leggendaria della mitologia greca, forte e potente nella corsa, ha grandi ali che gli permettono di spiccare il volo.
Animale selvaggio e libero, è il più famoso dei cavalli alati. Sua madre era Medusa, la Gorgone famosa in gioventù per la sua bellezza, in particolare per le sue chiome fluenti. Fu avvicinata da molti pretendenti, ma quello che la fece sua fu Poseidone, che era sia Dio del mare che dei cavalli. Sfortunatamente però, la seduzione ebbe luogo nel tempio di Atena.
Furibonda per l’oltraggio subìto nel suo tempio, la dea Atena trasformò Medusa in un mostro con la testa ricoperta di serpenti, il cui sguardo poteva mutare gli uomini in pietra.
La leggenda narra che Perseo, figlio di Zeus e Danae, con l’aiuto di Hermes ed Atena, provvisto di un elmo che rendeva invisibili, di una magica sacca e d’un paio di calzari alati, riuscì a recidere la testa della Gorgone Medusa, dal cui tronco sorse Pegaso.
L’unione di un corpo terrestre, esteticamente puro, come quello di un cavallo, e di ali, attributi celesti legati nell’immaginario agli Angeli, hanno dato vita ad un’indimenticabile ed eterna figura.
Secondo il mito, Pegaso nacque dal terreno bagnato dal sangue versato, quando Perseo decapitò Medusa. Secondo un’altra versione, Pegaso sarebbe balzato direttamente fuori dal collo tagliato della Medusa, insieme a Crisaore. Il nome Pegaso viene dalla parola greca pegai, che significa “sorgenti” o “acque”. Il nome Crisaore significa “spada dorata”, a descrizione dell’arma che aveva in mano al momento della nascita.
Non casualmente Pegaso nasce dalla Gorgone, che altro non è se non l’immagine data dagli Elleni alla dea libica Neith, alla Grande Madre. Quanto al cavallo, originariamente era un animale ctonio associato alla Grande Madre, che sorgeva dalle viscere della terra o dagli abissi del mare. Figlio della notte, era come la Grande Dea, portatore di vita e morte, legato all’acqua di cui conosceva i cammini sotterranei, e per questa ragione aveva tradizionalmente il dono di far scaturire sorgenti con un colpo del suo zoccolo. Successivamente, con l’avvento della religione patriarcale indoeuropea, venne associato a Poseidone.
Si nota come la leggenda della nascita di Pegaso da Medusa, fecondata da Poseidone, ricorda pur con molte differenze, quella dello stesso dio che genera Arione in Demetra, trasformatasi non casualmente in una giumenta.
Ambedue i miti descrivono come gli Elleni devoti a Poseidone sposassero a forza le sacerdotesse della Luna, senza lasciarsi impaurire dalle loro maschere di Medusa, ed assumessero il controllo dei riti propiziatori di pioggia e del culto del cavallo sacro. Per questo motivo si narrava che il primo cavallo fosse stato creato da Poseidone quando, in gara con Atena per il possesso dell’Attica, lo aveva fatto scaturire dalla terra. E non a caso si favoleggiava che Pegaso balzato dal collo di Medusa, si era abbeverato alla fonte Pirene, sulla strada che conduceva al santuario di Poseidone.
Appena generato, Pegaso volò sul monte Elicona: nella famosa gara di canto tra le Muse e le Pieridi, Pegaso colpì con uno zoccolo il monte, che si era ingigantito fino a minacciare il cielo, dopo aver udito il celestiale canto delle Dee.
Dal punto colpito dallo zoccolo di Pegaso nacque una sorgente, chiamata Ippocrene, o “sorgente del cavallo”, alla quale le Muse si dissetavano nutrendo la loro ispirazione, per poi volare alla volta dell’Olimpo cantando con voce sublime. Sicché, Pegaso, che aveva fatto sgorgare la sorgente delle Muse, diventò l’emblema dell’immaginazione creatrice, del furore poetico. Allo stesso modo, Pegaso fece scaturire una sorgente a Trezene.
Connessa a Pegaso, è anche la leggenda di Bellerofonte, nipote di Sisifo occhio-di-lince, che aveva un unico sogno nella vita: galoppare su Pegaso, il cavallo alato.
Un giorno Bellerofonte, trovò Pegaso che si stava abbeverando, e lo ammansì con briglie dorate avute in dono da Atena per compiere un’impresa disperata, uccidere la Chimera.
La leggenda narra che Bellerofonte si sarebbe attirato l’odio di Zeus per aver osato, cavalcando il suo Pegaso, dare la scalata al cielo, credendosi, forte dei suoi numerosi successi, immortale.
Zeus mandò allora un insetto che punse e fece infuriare Pegaso, che disarcionò e determinò la caduta dell’eroe in un roveto. E mentre Bellerofonte, ferito e solitario vagava tristemente per la terra, punito per la sua ambizione, Pegaso ritornò tra gli Dèi, venne da Zeus alloggiato nelle antiche stalle del monte Olimpo e fu da allora utilizzato per trasportare le folgori forgiate dai Ciclopi. Infine, per ricordarne la funzione, Zeus volle donargli l’immortalità ponendolo, per l’eternità, nel firmamento.
Terminate le sue imprese, Pegaso prende dunque il volo verso la parte più alta del cielo e si trasforma in una nube di stelle scintillanti, che hanno in seguito formato una costellazione.
Con il nome di Pegaso sono definite anche numerose figure mitologiche minori, e che sono in realtà, tutte deformazioni del Pegaso greco.
In generale, ogni figura, mitologica o araldica, corrispondente ad un cavallo alato viene chiamata Pegaso.
Nella letteratura latina Plinio descrive, come Pegasi, degli uccelli dell’Etiopia con teste di cavallo. Sempre Plinio, descrive sotto lo stesso nome un cavallo dotato di ali e corna.
Per Giulio Solino e Pomponio Mela, sarebbe invece un uccello con orecchie di cavallo.
SIMBOLOGIA
Le antiche tradizioni dei popoli dell’Europa continentale hanno conservato, nella letteratura e nel senso magico della natura, l’immagine del cavallo come animale dai poteri misteriosi, poteri che suppliscono a quelli dell’uomo, quand’essi si arrestano al momento della morte. In tal senso, si ritrova il cavallo che svolge molteplici funzioni peculiari degli sciamani, soprattutto grazie alla credenza che l’animale fosse un profondo conoscitore dell’Oltretomba.
In non poche leggende, inoltre, il cavallo assunse la valenza della manifestazione della morte, parimenti alla figura di una tetra donna scheletrica che impugna la falce, tipica espressione nel folklore europeo.
Il cavallo, particolarmente nelle antiche tradizioni dei popoli mediterranei, ascese, nelle valenze sia fisiche che spirituali, anche a simbolo di giovinezza e di forza generatrice.
La sua raffigurazione assunse il valore sia ctonio che uranico, tellurico e celeste insieme. In tale senso l’animale divenne simbolo di potenza sessuale.
Anche ora certi termini come “puledro” o “giumenta” possono assumere un significato erotico, che ha la stessa ambiguità linguistica del verbo “cavalcare”. Peraltro, come il cavallo maschio ha rappresentato la forza sessuale fecondante, l’istinto e lo spirito, la giumenta ha incarnato il ruolo della terra-madre nella ierogamia fondamentale cielo-terra, che costantemente ha presieduto alle tradizioni magico-religiose degli antichi popoli del Mediterraneo dediti all’agricoltura.
Le antiche popolazioni celtiche ravvisarono nel cavallo i pregi della forza fisica e della velocità.
Il cavallo fu la cavalcatura del dio del vento Baerh, divinità molto citata nelle saghe islandesi dei primi secoli: i suoi otto cavalli corrisposero agli otto venti principali che devastavano o che accarezzavano le coste islandesi.
In un capitello presente nel duomo della città di Tavant, è raffigurato un uomo sopra un destriero alato che insegue una figura femminile in groppa ad un serpente.
Nell’Irlanda primitiva sembra anche che il cavallo sia stato il simbolo della longevità, della protezione e della vecchiaia vissuta con saggezza.
Nella religione islamica il cavallo fu considerato il simbolo del vento, del tempo e degli impetuosi desideri umani.
Il suo simbolismo si collega per certi versi al mito greco del vento Borea, il quale generò dei cavalli aeriformi e velocissimi, unendosi ad una delle Erinni, ad una delle Arpie e con le giumente d’Erittonio. Un altro aspetto solare e positivo del simbolismo equino fu in relazione al tema della bellezza e del potere, ottenuti dall’uomo attraverso il dominio dello spirito sui sensi.
Così visto, il cavallo diventò emblema della regalità.
Dal punto di vista psicanalitico, secondo la metodica junghiana, è un’espressione dell’inconscio. Altre scuole psicanalitiche hanno individuato nell’animale il significato della psiche che trascende l’umanità, altre ancora l’hanno collegato ad una manifestazione dell’impetuosità dei desideri e delle passioni. In particolare, il cavallo di colore bianco rappresenterebbe l’istinto umano controllato (teoria psicanalitica del “cavallo celeste”), già in precedenza controllato e sublimato, foriero delle più nobili conquiste spirituali e morali dell’uomo. Si pensa che il cavallo abbia costituito uno degli archetipi fondamentali della mente e della memoria dell’uomo.
Il suo simbolismo si estende in due poli distinti, sia verso l’alto che verso il basso, e passa con la stessa prontezza dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, dagli istinti all’azione. Sintetizza pertanto gli opposti in una manifestazione continua, facendo dell’animale un’idea concretizzata totalmente universale.
Secondo l’ottica archetipica, il cavallo è associato alle tenebre del mondo ctonio, sia che l’animale emerga dalle viscere della terra, sia che scaturisca dagli abissi oceanici, ed è considerato figlio della notte e del mistero, significatore di morte e di vita insieme.
È connesso sia al fuoco, come spesso è indicato in gran parte della mitologia nordica ed europea continentale, che all’acqua, come nei miti classici greco-levantini, l’animale si eleva in alto verso la dimora degli Dèi, in piena luce.
Diviene luminoso, solare o uranico.
È il veicolo principale del trasporto delle anime degli eroi nel paradiso nordico del Wahallah, cavalcatura preferita dalle Valchirie solari.
In un secondo significato, invece, il cavallo diviene animale tenebroso e lunare. È il mezzo di trasporto delle anime dei morti nell’Ade greco, negli Inferi, nella profondità delle viscere della terra. È alleato primario delle divinità del sonno eterno e, sotto tale aspetto, fa testo la tradizione della cosiddetta “caccia selvaggia”, protrattasi nell’Europa occidentale per tutto il corso del Medioevo, che vuole i Demoni (anche la dea Diana o il dio nordico Odino) cavalcare di notte feroci e demoniaci destrieri, a caccia di anime da rapire per poi scagliarle nel più profondo inferno.
Nondimeno il cavallo, nelle antiche tradizioni, non fu considerato un animale come gli altri e la sua vita, o il suo destino, fu percepita come inseparabile da quella dell’uomo.
Nella mitologia greca i cavalli sono simboli ricorrenti di lealtà e coraggio. Il cavallo diviene l’attributo principale del dio Apollo, nella sua qualità d’auriga della biga solare. I cavalli trainano il carro del sole, e all’astro sono consacrati.
La vitalità e la forza del cavallo, unite alla capacità di volare e quindi di svincolarsi dal peso della gravità, fanno di Pegaso un simbolo della vita spirituale dell’artista e della sua ispirazione che si eleva indomabile, incurante di qualsiasi ostacolo terreno.
Pegaso rappresenta non tanto la fusione del mondo celeste e di quello sotterraneo, quanto la sublimazione dall’uno all’altro, infatti Pegaso fu eternato come cavallo celeste (regge i fulmini di Zeus), ma fu anche rappresentato con un’origine ctonia, essendo nato dagli amori di Poseidone con una Gorgone.
In tal senso si potrebbe affermare che il cavallo simboleggiò la sublimazione dell’istinto umano, e l’uomo in questo caso non fu considerato un veggente, uno sciamano posseduto dalla divinità, bensì un iniziato alla saggezza divina la quale, attraverso lui, a noi si manifesta.
È un simbolo d’innalzamento verso Dio e, sostanzialmente, un elemento d’elevazione spirituale.
Infine, il messaggio che ci trasmette il mito di Perseo è che, per non soccombere all’energia pietrificante che coagula (che è quella sessuale) e alle paure inconsce, non bisogna lottare direttamente (Perseo non deve incrociare lo sguardo di Medusa), ma occorre la riflessione (il riflesso dello specchio), la conoscenza della natura superiore ed inferiore (Jung direbbe l’ombra), e così possono essere superate le prove, al fine di liberare infine se stesso, come il Pegaso alato.
Pegaso è indubbiamente un simbolo di positività, di bellezza, di energia, di potenza… simboleggia l’acqua celeste, le grosse nubi che salgono rapidamente dal mare al cielo spazzando via il cattivo tempo; la Chimera, invece, rappresenta le furie temporalesche prodotte dalle perturbazioni atmosferiche.
Pegaso è dunque il bene che sconfigge il male.
Qualche idea per gli stuzzichini da accompagnamento agli aperitivi
Ingredienti:
8 fette di prosciutto crudo non sottilissime
2 albumi 1 uovo intero
3 cucchiai di yogurt greco 0% di grassi
10 olive nere tritate circa
Un ramettodi rosmarino tritato
Un pizzico di pepe nero macinato o pestato al momento
sale q.b. olio q.b.
Preparazione
Preriscaldate il forno a 180 gradi.
Ungete con un filo di olio 8 stampini per mini-muffin, oppure usate 8 stampini in silicone.
Rivestire gli stampini cercando di creare dei cestini.
Sbattete gli albumi e l’uovo intero fino ad ottenere un composto liscio.
Sempre sbattendo incorporate le olive, lo yogurt, il rosmarino tritato, il pepe e pochissimo sale.
Versate questo composto nei cestini di prosciutto.
Cuocete nel forno caldo i cestini per circa 10 minuti.
Decorate con dei ciuffetti di rosmarino freasco
Ingredienti (dosi per 24 pezzi)
3/4 di litro di acqua
2,5 dl. di aceto di vino bianco
1 barbabietola, pelata e tagliata a fettine sottili
1 scalogno o una cipolla piccola affettato
1 cucchiaio di zucchero
1 foglia di alloro
12 uova sode sgusciate
1 cucchiaino di semi di cumino
1 dl. circa di maionese
1 cucchiaio di senape
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
sale e pepe q.b.
Preparazione Portate ad ebollizione l’acqua, l’aceto, la barbabietola, lo scalogno, la foglia di alloro, e mezzo cucchiaino di sale fino.
Fate sobbollire fino a quando la barbabietola sarà tenera, circa 20 minuti.
Fate raffreddare
Immergete le uova sode nel liquido di barbabietole in una ciotola, e fate marinare mescolando di tanto in tanto per almeno due ore, in frigorifero.
Riducete il cumino in polvere. Togliete le uova dalla marinata, asciugatele e dividetele a metà.
Togliete i tuorli e schiacciateli con una forchetta, impastateli con la maionese, la senape, il prezzemolo e metà del cumino. Aggiustate di sale e pepe.
Farcite le mezze uova con il composto di tuorli. possibilmente con il sac a posh
Spolverizzate con il cumino rimasto
Peparazione:
In una terrina amalgamate i formaggi insieme alle erbette aromatiche che avrete finemente tritato. Aggiungete circa 50 gr. di un misto di pistacchi e nocciole tritati e una spolverizzata di pepe nero; continuate ad amalgamare finché non otterrete un composto omogeneo e compatto.
Modellate quindi delle palline di media dimensione (poco più grandi di una noce) e sistematele su un vassoio; coprite con un foglio di alluminio e lasciate riposare in frigorifero.
Trascorsi circa 45 minuti, riprendete le palline e fatele rotolare delicatamente sulla granella di pistacchi e nocciole rimasta, così da ricoprirle interamente. Rimettete le palline in frigorifero per altri 15 minuti prima di servire.
Accorgimenti:
Trascorsi i primi 45 minuti di riposo in frigorifero, vi consigliamo di verificare la compattezza delle palline e, se necessario, lasciate al fresco altri 15-20 minuti.
Idee e :
Se la forma sferica non vi fa impazzire, potete sempre optare per cilindretti o cubetti: aiutatevi con la carta stagnola per conferire la forma desiderata (per esempio a salamino). Una volta freddo e compatto, tagliate il composto in cilindretti e proseguite come sopra.
Per quanto riguarda il trito di erbette aromatiche, vi consigliamo: basilico, menta, timo, maggiorana.
Ampia libertà nella scelta dei formaggi, purché siano abbastanza spalmabili.
Un’idea natalizia per servirle?
Decorate il piatto con le foglie rosse delle stelle diNatale
Voulevent
Dosi per 25 cestini
125 gr di prosciutto cotto
20 gr di parmigiano
40 gr di burro
40 ml di latte
frullare gli ingredienti e formare una crema ,
che poi con il sac a poche farcirete i cestini
ornandoli a piacere
(con un vasetto di giardiniera e fantasia sarà un giochetto che darà risultati ottimi
Varianti le mousse si possono fare anche con il tonno, uovo sodo e maionese,
burro ed alici sottolio, formaggi vari e paprica, cumino,semi di papavero ecc. ecc.
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