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mercoledì 7 giugno 2017

Esiste una spiaggia caraibica a due passi da Milano.


Conosciuta da tutti come La Chiesetta, questa spiaggia a due passi da Milano è un’autentica oasi di pace, immersa nella natura incontaminata sulle sponde del fiume Trebbia.
 Situata proprio sotto il canyon di un antico borgo medievale dominato da una Chiesa, questa spiaggia è il luogo perfetto per evadere dalla confusione della città, pur rimanendo vicini. 
Qui infatti la spiaggia è bianchissima e l’acqua cristallina: un luogo magico che non ha nulla da invidiare alle lontanissime spiagge caraibiche.






La Val Trebbia è lo scenario perfetto per concedersi una giornata di relax con gli amici e la famiglia, godendosi un picnic, un fantastico bagno rigenerante e una passeggiata nella natura.



Fonte: siviaggia.i

martedì 6 giugno 2017

Un tesoro di 41 monete d’oro del Tardo Impero Romano scoperto nei Paesi Bassi


Gli archeologi hanno fatto una scoperta eccezionale nella città di Lienden, nei Paesi Bassi: ben 41 monete d’oro risalenti al Tardo Impero romano.
 Il tesoro sarebbe stato sepolto da un capo militare franco nella seconda metà del V secolo d.C., quando l’area faceva ancora parte dell’Impero romano d’Occidente, solo pochi anni prima della sua fine nel 476 d.C.

La moneta più recente porta l’effige di Maggioriano, uno degli ultimi imperatori romani, che regnò dal 457 fino alla sua morte nel 461. 
«Su tale base riteniamo che questo tesoro sia stato sepolto intorno al 460», ha detto Nico Roymans, professore di archeologia presso la Vrije Universiteit di Amsterdam.
 Il ritrovamento è avvenuto grazie ad alcuni archeologi dilettanti che, armati di metal detector, avevano indagato un frutteto in un campo privato e che dopo la scoperta hanno avvisato le autorità.
 Gli scopritori e il proprietario del terreno hanno gentilmente rinunciato alla collezione lasciandola in prestito permanente al Museo Valkhof di Nimega, che da venerdì li espone al pubblico. Secondo Roymans, probabilmente i Romani pagarono con questi solidi d’oro un capo militare franco in cambio del loro aiuto contro altre tribù germaniche nemiche.
 È possibile che il pagamento sia stato fatto da Egidio stesso, il magister militum per Gallias di Maggioriano. Ed è curioso notare come proprio in quegli anni (463), Egidio riuscì a sconfiggere i Visigoti nella battaglia di Orléans grazie all’aiuto dei Franchi, guidati dal loro re Childerico, salito al potere nel 458.
 In quegli anni l’imperatore Maggioriano stava cercando di ripristinare l’autorità romana a nord delle Alpi.
 Fu un abile comandante, ma il tentativo fallì, e quindici anni dopo la fine del suo regno l’ultimo imperatore romano d’Occidente venne deposto. 

Negli anni successivi il potere nella regione passò nelle mani di Childerico e della sua dinastia merovingia, la famiglia reale dei Franchi, uno dei numerosi popoli germanici occidentali. 
 Nel luogo di ritrovamento delle monete vi era un tumulo funerario dell’Età del Bronzo che conosciamo grazie ad alcune mappe del XIX secolo.
 Forse il proprietario aveva intenzione di tornare qui e prenderle: «Il tumulo funerario sarebbe stato facile da trovare in epoca tardo-romana e forse per questo motivo il tesoro venne nascosto qui», ha detto Roymans. 

«Questa scoperta è inusuale poiché risale a un periodo molto tardo», ha detto Stephan Mols, docente di archeologia presso la Radboud Universiteit di Nimega. Ma abbiamo sempre più testimonianze che qui i Romani cercassero aiuto e reclutassero soldati. 
 Nella conferenza stampa al museo Valkhof, gli archeologi Stijn Heeren, Nico Roymans e Jos Bazelmans hanno sottolineato l’importanza della scoperta per quanto riguarda il passaggio nei Paesi Bassi dall’autorità romana all’Alto Medioevo. 

 Fonte: ilfattostorico.com

lunedì 5 giugno 2017

Ad Aruba c’è una spiaggia bianchissima popolata solo da fenicotteri rosa


Sabbia bianchissima, acqua cristallina e centinaia di fenicotteri rosa: sono questi gli ingredienti che rendono unica Flamingo Beach, l'insolita spiaggia privata di Renaissance Island.

 Si tratta di un atollo artificiale dei Caraibi realizzato da un resort di Aruba, aperto ogni giorno solo dalle 7 alle 19, dove vivono indisturbati centinaia di fenicotteri rosa.

 Flamingo Beach è una spiaggia per soli adulti: non sono ammessi bambini proprio per tutelare al massimo i fenicotteri che possono essere avvicinati ma non toccati.
 Gli unici suoni che si sentono qui sono il rumore delle onde, del vento che smuove del palme e, non a caso, il canto dei fenicotteri.










I pochi turisti ammessi ogni giorno hanno quindi il privilegio non solo di tuffarsi in queste bellissime acque ma anche di farsi dei selfie spettacolari con i sinuosi pennuti rosa shocking che vivono in spiaggia. 

 Fonte: lastampa.it

mercoledì 31 maggio 2017

Il maestoso spettacolo degli Alofaaga Blowholes, le fontane esplosive di Samoa


Pur essendo grandi appena 2800 metri quadrati, le isole Samoa custodiscono alcune delle attrazioni naturali più interessanti e suggestive al mondo. E a conquistare il titolo di più spettacolari - e impetuosi - sono sicuramente gli Alofaaga Blowholes.

 Sulla costa meridionale dell'isola di Savai'i, non lontano dal villaggio di Taga, i flussi di magma hanno creato una serie di condotti di collegamento fra il mare e la scogliera lavica.
 Una roccia friabile e piatta che, con la pressione dell'acqua sottostante, tende a rompersi senza preavviso trasformandosi in una fontana con degli spruzzi che possono superare i dieci metri d'altezza.


Per semplificare, questo fenomeno è molto simile ai geyser: l'acqua che sgorga ad alta pressione però non è calda perché è la stessa dell'oceano che si è incanalata sotto la scogliera.
 Le onde oceaniche riempiono i condotti naturali per poi emergere in superficie rompendo gli strati di pietra lavica superficiale, formando un Alofaaga Blowholes.
 Insomma, un processo del tutto naturale, che può essere anche innescato: esiste infatti un «gioco pericoloso» che consiste nel buttare noci di cocco, rocce o altri oggetti nei fori già aperti dalle onde, in modo da ricreare l'esplosione. 
Il pericolo sta proprio nella forza marina che è in grado di sparare in area l'oggetto occludente che, ricadendo, potrebbe colpire in testa i presenti.






Oltre a questo, alcune zone particolarmente fragili o scivolose della costa sono state recintate, per evitare ai turisti di farsi male: cadere o rimanere incastrati in una delle «soffiature», infatti, potrebbe risultare fatale. 

Ma se si è a Samoa, non si può perdere lo spettacolo degli Alofaaga Blowholes con l'alta marea, visibile anche a centinaia di metri dalla costa.
 Per chi sceglie di ammirare lo spettacolo dal villaggio di Taga, è richiesto il pagamento di una piccola tassa. E tutti coloro che assistono a questo straordinario fenomeno per la prima volta non possono fare a meno di fare un passo indietro al momento dello spruzzo, per poi rimanere letteralmente conquistati dalla forza della natura.

 Fonte: lastampa.it

Dopo dieci anni nelle acque del lago del Parco nazionale Khao Sam Roi Yot sono tornati i i fiori di loto


Dalle acque paludose del lago tailandese si sono affacciati i fiori rosa. 
Si tratta di un importante ritorno, una fioritura tanto attesa quanto straordinaria che arriva dopo un lungo periodo di stop. 
Dieci anni, durante i quali si sono scatenate numerose polemiche sull'assenza di questo prezioso fiore. 
 Alla base infatti vi sarebbero ancora una volta l'inquinamento e lo sfruttamento delle risorse naturali.
 Negli ultimi decenni, molte zone umide del paese sono state trasformate in allevamenti di gamberetti, cambiando il delicato equilibrio di questi ecosistemi. 

 Khao Sam Roi Yot, il cui nome significa “montagna con 300 cime” è un parco nazionale che si trova nel distretto di Kui Buri. Esso comprende il più grande lago d'acqua dolce della Thailandia (98,08 kmq) protetto proprio tra le sue montagne. 
 Il parco, che dista circa 3 ore da Bangkok, è una delle più note località turistiche del paese. 
Alla notizia dello straordinario ritorno dei fiori di loto, in tanti si sono riversati lì per ammirarle lo spettacolare mare di colore rosa e rendergli omaggio.






La ricomparsa dei fiori di loto è un fatto sacro per molti credenti tailandesi.
 La pioggia, assente dopo una prolungata siccità, è tornata favorendo la fioritura. 

 Tratto da: greenme.it

lunedì 29 maggio 2017

Ecco perché i fenicotteri rosa stanno su una zampa sola


La loro posizione è inconfondibile. 
Ma perché i fenicotteri rosa stanno spesso accovacciati su una sola zampa?

 La risposta l’ha fornita uno studio condotto dai ricercatori dell’Emory University e di Georgia Tech: i fenicotteri assumono questa caratteristica posizione per sprecare meno energie. 
 Gli esperimenti sono stati compiuti, sia su individui vivi, che su fenicotteri morti. In maniera sorprendente è stato scoperto che anche le carcasse possono stare in equilibrio su di una sola gamba senza alcun bisogno di supporto esterno.
 Secondo i ricercatori, questa è la prova che si tratta di un meccanismo passivo. 
«Se si guarda ai fenicotteri in maniera frontale, si noterà come la zampa distesa non è dritta ma, piuttosto, piegata all’interno – ha detto il professor Young – Hui Chang, che ha condotto lo studio -. Si tratta di una posizione maggiormente stabile rispetto all’appoggio su due gambe».

 I ricercatori hanno detto di non essere ancora riusciti a spiegare i meccanismi anatomici che rendono possibile questa posizione e che le ricerche continueranno
.

In passato, l’ipotesi più accreditata per spiegare la posizione accovacciata dei fenicotteri era quella della dispersione termica. Secondo alcuni ricercatori, infatti, gli uccelli rosa assumerebbero questa posizione per rinfrescarsi, soprattutto quando le temperature salgono. 
L’ipotesi, avanzata dal professore Matthew Andrews dell’Università di Philadelphia non ha convinto appieno gli studiosi, soprattutto alla luce delle più recenti scoperte.

 FONTE: RIVISTANATURA.COM

venerdì 26 maggio 2017

La misteriosa fortezza di Castel del Monte


Castel del Monte con la sua imponente struttura è un geniale esempio di architettura medievale che si trova a circa 60 chilometri da Bari, a 18 da Andria, in Puglia.
 Dal 1996, Castel del Monte è uno dei 49 siti italiani, inseriti nella World Heritage List dell’Unesco, grazie al suo valore artistico, paesaggistico e culturale.

 Costruito da Federico II di Svevia nel XIII secolo, il Castello domina il tratto delle Murge occidentali grazie alla sua massiccia struttura ottagonale. Seppur predomini l’architettura medievale, in realtà esso unisce diversi elementi stilistici, ci sono ad esempio le torri gotiche, i fregi interni in stile classico, i leoni dal taglio romanico e perfino mosaici che richiamano l’arte islamica.

 Castel del Monte è stato costruito nel 1240 ed era proprio la sede permanente della corte di Federico II, re del Regno di Sicilia dall’età di tre anni.
 Tutto il castello ruota attorno alla sua figura a tratti molto misteriosa.




Il fascino misterioso di Castel del Monte è dato dal suo rigore matematico che ruota appunto attorno ai numeri. 
La planimetria ottagonale è studiata in modo tale che crea particolari simmetrie di luce durante il solstizio e l’equinozio. 
 Una sorta di simbolismo che appassiona studiosi e turisti provenienti da tutto il mondo. 

Anche l’impianto militare è un enigma perché manca degli elementi che caratterizzano la maggior parte dei monumenti militari del periodo come le mura di cinta, il fossato e le stalle.


E poi c’è questo numero otto che ritorna sempre. 
Otto sono i lati della pianta, otto le sale del piano terra e del primo piano a pianta trapezoidale disposte in modo da formare un ottagono e otto sono le imponenti torri, ovviamente a pianta ottagonale, disposte su ognuno degli otto spigoli.
 Nel cortile interno probabilmente era presente una vasca anch’essa ottagonale.

 “Il cortile,come tutto l'edificio, dal contrasto cromatico derivante dall'utilizzo di breccia corallina, pietra calcarea e marmi; un tempo erano presenti anche antiche sculture, di cui restano solo la lastra raffigurante il Corteo dei cavalieri ed un Frammento di figura antropomorfa” si legge sul sito ufficiale.

 Le sedici sale, otto per ciascun piano, hanno forma trapezoidale e sono state coperte con un'ingegnosa soluzione: lo spazio è ripartito, in una campata centrale quadrata coperta a crocièra costolonata, ovvero con semicolonne in brèccia corallina a pianterreno e pilastri trilobati di marmo a quello superiore, mentre i residui spazi triangolari sono coperti da volte a botte decorate da elementi antropomorfi o zoomorfi. 
 I due piani sono collegati da tre scale a chiocciola, ma sicuramente è il corredo scultoreo ad affascinare di più grazie a tessere musive, piastrelle maiolicate, paste vitree e dipinti murali.







Dominella Trunfio

giovedì 25 maggio 2017

La leggenda del grande masso sospeso in Birmania


La Roccia d’Oro è situata in Birmania ed è uno dei luoghi naturalistici più incredibili al mondo.
 Famosa per la sua posizione completamente instabile, in equilibrio da quasi 2500 anni su un dirupo in cima al monte Kyaikto, questa roccia ha resistito nel tempo a venti e terremoti, che sono molto frequenti in questa regione, attirando ogni anno un numero sempre maggiore di turisti e viaggiatori.


Non è un caso però se questo masso ha mantenuto intatto il suo equilibrio: si tramanda infatti una leggenda che spiega il perché di questo fenomeno del tutto particolare e, a tratti, soprannaturale.

 Secondo la leggenda, questo equilibrio dipende da un sottile capello di Buddha, senza il quale la pietra scivolerebbe dal dirupo immediatamente. 

Originariamente di aspetto comune, oggi la roccia è chiamata dorata per le innumerevoli foglie d’oro che, negli anni, i fedeli hanno deciso di incollare sulla sua superficie: oggi infatti il grande masso risulta essere completamente dorato, brillando con la luce del sole.




Per godersi a pieno l’esperienza di visita di questo luogo fuori dal mondo, è consigliabile raggiungere la cima del monte a piedi, per chi ne fosse impossibilitato però c’è l’opportunità di essere accompagnati dai ragazzi locali, per la modesta cifra di circa 8 dollari, ed intrattenersi fino allo scendere del sole. 

 Turisti curiosi ed increduli, fedeli che pregano con intensa devozione e abitanti del luogo sono accomunati dallo stesso senso di meraviglia davanti a questa roccia. In particolare, davanti allo spettacolo del tramonto che si infrange con i suoi colori sul masso, le persone rimangono sbigottite da tutta questa bellezza. 
I riflessi dorati infatti rendono questa location ancora più magica, spingendo sempre più persone ogni anno a visitare questo autentico tempio di Buddha.


I cittadini del posto credono fermamente in questa leggenda, considerandola anche una risorsa importantissima di sostentamento per un paesino piccolo e dotato di ben poche attrazioni turistiche. Alcuni turisti invece, arrivano increduli, certi di trovare qualcosa di molto diverso da quello che hanno letto sulle guide turistiche, ma quando raggiungono la roccia non possono fare altro che constatare la reale immensità di questo paesaggio unico e straordinario.

 Fonte: http://siviaggia.it

mercoledì 24 maggio 2017

A Deir el-Bahari scoperte 56 giare con materiali per l’imbalsamazione


La missione archeologica spagnola-egiziana (che vede la collaborazione del Middle Kingdom Theban Project, l’Università di Alcala, il Ministero delle Antichità e l’Ispettorato di Luqsor) che lavora nella necropoli di Deir el-Bahari alla TT 315, la tomba di Ipi, ha riscoperto ben 56 giare contenenti materiali di imbalsamazione destinati per la mummificazione del vizir Ipi, supervisore di Tebe e personaggio di élite alla corte di Amenemhat I, sovrano fondatore della XII dinastia che regnò tra il 1994 e il 1964 a.C.

 Questa nuova scoperta è avvenuta durante i lavori di pulizia del cortile esterno della tomba di Ipi, precisamente all’interno di una camera ausiliaria situata nell’angolo nord-est.
 Anche questa volta si tratta di una riscoperta, in quanto i vasi erano già stati precedentemente individuati dall’egittologo americano Herbert Winlock tra il 1921 e il 1922 ed erano stati ricollocati dalla missione statunitense in una fossa di un metro e mezzo di profondità a pochi metri dall’ingresso della sepoltura.

 Si tratta della più grande collezione di materiale per l’imbalsamazione mai trovata finora risalente al Medio Regno. Il dottor Antonio Morales, direttore della missione spagnola, ha comunicato che il deposito dei materiali di mummificazione utilizzati per Ipi comprende metri e metri di bende impregnate di resine, oli e natron, residui biologici (come coaguli di sangue),diversi teli e lenzuola di lino lunghe anche quattro metri, rotoli di tessuto per ampi bendaggi, diversi tipi di stoffe, stracci, vari bendaggi di sei metri di lunghezza, nonché un sudario utilizzato per coprire il corpo di Ipi, uno scialle frangiato lungo 10 metri e piccole strisce destinate ad avvolgere le dita delle mani e dei piedi del visir.
 I vasi contengono inoltre diverse decine di sacchetti di natron (il tipo di sale usato nei procedimenti di essiccazione dei corpi da imbalsamare), i quali erano stati depositati nelle parti interne del corpo del visir, ed altri contenenti olii, sabbie e altre sostanze: un totale di 300 sacchetti circa tra sei e i dieci centimetri di diametro legati con bende lino.
 Tra i pezzi della collezione ritrovata ci sono anche dei grandi vasi di argilla del Nilo e marna, alcuni con sigilli, altri con segni ed iscrizioni in ieratico, tappi per vasi e un raschietto.








Nonostante siano trascorsi più di 4.000 anni non è affatto svanito il potere delle esalazioni delle sostanze utilizzate: il natron pizzica e fa quasi lacrimare gli occhi degli archeologi nonostante guanti e maschere di protezione, le resine e gli aromi utilizzati emanano ancora le loro fragranze. 

L’idea che dopo migliaia di anni sia possibile percepire nitidamente un odore molto profumato, come una sorta di incenso, ha dell’incredibile; di certo una bellissima sensazione, ricca di fascino e di romanticismo, una percezione che catapulta direttamente a quegli istanti in cui si stavano compiendo i riti che avrebbero impedito la decomposizione del corpo di Ipi e garantito la sua conservazione per l’eternità. 

 Salima Ikram, la famosa egittologa dell’Università Americana del Cairo che collabora con il progetto, ha identificato tra le decine di metri di tessuto intrecciato quello che sembra essere il cuore mummificato (quindi accuratamente trattato) di Ipi; una pratica sconosciuta che senza dubbio merita ulteriori indagini, in quanto il cuore solitamente veniva lasciato al suo posto nel corpo del defunto.

 L’identificazione dei materiali contenuti all’interno delle giare sarà di grande importanza per comprendere sia le tecniche di mummificazione utilizzate durante i primi anni del Medio Regno che il tipo di oggetti, strumenti e sostanze coinvolti nel processo di imbalsamazione, in quanto la tecnica di mummificazione in questo periodo non è ancora così chiara oltre al fatto che non era ancora così raffinata ed evoluta come nel Nuovo Regno, periodo in cui raggiunse il suo culmine. 

Le lunghe strisce di lino imbevute di natron e sangue saranno analizzate con gli strumenti di nuova tecnologia di cui dispone il team. Da questo studio emergeranno dati importantissimi che permetteranno di conoscere tanti aspetti ancora sconosciuti di questa pratica.

 L’opera di pulizia del cortile che ha permesso questa riscoperta era parte del progetto di studio archeologico ed epigrafico delle tombe di Henenu (TT 313) e di Ipi (TT 315), della camera funeraria e del sarcofago di Harhotep (CG 28023), nonché di conservazione e pubblicazione di questi ed altri monumenti tebani.

 Fonte: mediterraneoantico.it

lunedì 22 maggio 2017

Un sacrificio umano sotto il palazzo reale di Wolseong in Corea


Per la prima volta in un sito coreano sono state trovate tracce di un sacrificio umano rituale. 
Due scheletri risalenti al V secolo sono stati scoperti sotto le mura del Wolseong, o Castello della Luna, a Gyeongju in Corea del Sud, la capitale dell’antico regno di Silla. 
 «Questa è la prima prova archeologica delle storie sui sacrifici umani utilizzati per le fondamenta di edifici, barriere o mura», ha dichiarato Choi Moon-Jung, portavoce dell’Istituto Nazionale di Ricerca del Patrimonio Culturale di Gyeongju.
 La sepoltura di vittime ancora in vita insieme ai loro sovrani defunti, con l’obiettivo di servirli nell’aldilà, è ben nota nelle antiche culture coreane.


Come furono messe a morte le vittime di Wolseong non è ancora chiaro e bisognerà condurre ulteriori ricerche, ma non sembrano essere state seppellite vive.
 «A giudicare dal fatto che non ci sono segni di resistenza, devono essere stati inumati da incoscienti o da morti”, ha dichiarato il ricercatore Park Yoon-Jung. 
«Il folklore indica che gli uomini venivano sacrificati per appagare gli dèi e per supplicarli che gli edifici in costruzione durassero a lungo».

 I due scheletri sono stati rinvenuti fianco a fianco sotto l’angolo occidentale della mura del castello: uno era rivolto verso l’alto, l’altro con viso e le braccia leggermente verso il primo individuo. 

Silla fu uno dei tre regni emersi nella penisola coreana nel primo millennio, il quale riuscì alla fine a conquistare gli altri due e a unificare il territorio nel 668.
 In seguito si frammentò in tre ulteriori piccoli stati, denominati Tre Regni Posteriori, e nel 935 fu sottomesso dalla dinastia dei Koryŏ.

 I manufatti del periodo Silla comprendono alcuni dei tesori culturali più preziosi della Corea e i siti storici di Gyeongju sono una delle principali attrazioni turistiche.


Attualmente sono in corso d’esecuzione l’esame del DNA e altri test sui resti per determinare le caratteristiche fisiche, lo stato di salute, la dieta e altri attributi genetici.

 Tra i reperti scavati vi sono tavolette di legno con iscrizioni, e statuette animali e umane del VI secolo, tra cui una con turbante e vestiti simili a quelli indossati nell’antica civiltà centro-asiatica di Sogdiana.

 Fonte: ilfattostorico.com
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