lunedì 29 febbraio 2016
I finestrini degli aerei non sono sempre stati ovali. Ecco perché lo sono diventati
Se pensate che i finestrini degli aerei siano sempre stati rotondi vi sbagliate. Sembra una banalità, eppure alla base della sua forma atuale ci sono motivazioni molte serie.
All’inizio degli anni ‘50, grazie allo sviluppo dei motori a reazione e dei sistemi di pressurizzazione della cabina, gli aerei iniziarono a volare a quote sempre più alte, che superavano i 10.000 metri.
I vantaggi erano diversi, e tra questi, soprattutto, il fatto che i velivoli avevano bisogno di meno carburante a causa della ridotta pressione dell’aria e c’erano meno turbolenze a bordo.
In quell’epoca storica l’ingegneria aerospaziale si stava sviluppando in maniera esponenziale rispetto al passo e i nuovi apparecchi andavano sempre più veloci (fino a 740 km/h), riuscendo a trasportare un numero sempre maggiore di passeggeri. Era l’era dei jet anche nel settore del trasporto di linea, ma, in particolare nel 1953, si verificò una serie tragica di eventi che coinvolsero due aerei: la fusoliera scoppiò durante il volo, uccidendo 56 persone.
E la colpa fu proprio dei finestrini.
A quei tempi, infatti, avevano una forma rettangolare, con gli angoli a 90°. E proprio questi angoli non riuscivano a sopportare le sollecitazioni, che erano superiori fino a tre volte quello delle altri parti della struttura.
Il finestrino rischiava così rotture e crepe.
Fu così che gli angoli vennero smussati e fu introdotto il finestrino con la forma ovale, l’odierno oblò.
Fonte: meteoweb.eu
Peter Carl Fabergé : l'Uovo della Transiberiana
L'Uovo della Transiberiana è una delle uova imperiali Fabergé: un uovo di Pasqua gioiello che l'ultimo Zar di Russia, Nicola II donò a sua moglie, la Zarina Aleksandra.
Fu fabbricato nel 1900 a San Pietroburgo nel laboratorio di Michael Perkhin per conto del gioielliere russo Peter Carl Fabergé, della Fabergè.
L'uovo sin dal 1927 si trova presso l'Armeria del Cremlino a Mosca. Alto 26 centimetri, è fatto di onice, argento, oro e quarzo, ed è decorato con smalto traslucido verde, blu e arancio; l'interno è rivestito in velluto.
L'uovo è caratterizzato da un'ampia fascia centrale in argento, sulla quale è incisa la scritta "Il percorso della grande della ferrovia siberiana nel 1900" ed una mappa della Russia con il tracciato della ferrovia Transiberiana da San Pietroburgo a Vladivostok, ogni stazione è contrassegnata da una pietra preziosa, è segnata anche la parte del percorso che nel 1900 non era ancora stata completata.
Ha un coperchio incernierato, rivestito di smalto verde e decorato con foglie di acanto ed intarsi, sormontato da un'aquila araldica a tre facce, in argento dorato, ad ali spiegate e con una corona sulle teste.
L'uovo è sostenuto da tre grifoni fusi in argento e placcati d'oro, armati di spada e scudo, che poggiano su una base di onice bianco a forma di un triangolo con i lati concavi e gli angoli arrotondati, intarsiata con una treccia d'argento placcata d'oro.
L'uovo contiene, suddiviso in tre sezioni, il modellino di un treno a vapore lungo 39,8 centimetri, in oro, platino, diamanti taglio rosetta, rubini, e cristallo di rocca.
La locomotiva a vapore ed il tender sono d'oro e platino, con una lanterna di rubino e i fanali di diamanti, i cinque vagoni sono d'oro con i finestrini di cristallo di rocca e recano le scritte: "posta", "solo per signore", "fumatori", "non-fumatori" e "cappella".
Il treno ha una chiave d'oro con la quale è possibile caricare un meccanismo ad orologeria che lo fa muovere.
Da: wikipedia
venerdì 26 febbraio 2016
Il Codice Barbaricino
Per capire cosa rappresenta il codice barbaricino occorre fare una riflessione storica e cercare di trovare e conoscere il contesto nel quale esso ha avuto origine.
Sappiamo che il popolo Sardo tornando indietro nel tempo ha patito da millenni invasioni di popoli venuti dal mare, sovrapponendo i loro usi e cultura.
Il popolo Sardo fu costretto nei secoli a passare dalla sua consolidata cultura nuragica a quelle degli invasori delle coste come i Fenici, Punici e in seguito alle successive invasioni che sono penetrate fino alle zone interne come i Romani, Bizantini e Spagnoli durate fino alla fine del regno di Sardegna per poi finire a diventare una regione dell'Italia.
Nonostante questo arco di storia lungo millenni, i popoli invasori non sono mai riusciti a MUTARE completamente l'antica cultura nuragica salvaguardata e tramandata da genitori a figli nelle zone interne dell'isola e nei paesi della odierna barbagia.
E' indubbio che sin dai tempi remoti l'antico popolo Sardo era strutturato da tantissimi nuclei familiari e comunità con territorio e regole ben definite.
Gli indigeni consentivano di imparentarsi anche con etnie venute dal mare consolidando patti di AMISTADE (amicizia) , lo si capisce e lo dimostrano le rovine e i resti delle migliaia di villaggi che ancora oggi esistono e resistono a intemperie e saccheggi.
Ma l'intero popolo Sardo era di numero cosi esiguo da non riuscire in tutta l'isola a contrastare gli attacchi dei popoli invasori, consentendo nelle coste l'insediamento di colonie e instaurando pacifica convivenza e scambi commerciali.
La forza più distruttiva si è avuta con l'invasione dei Romani venuti come dominanti invasori. Riusciti a penetrare anche nelle zone dell'interno, saccheggiarono i villaggi e le comunità appropriandosi di beni e tesori, portando via gli uomini più forti e le donne per essere venduti come schiavi.
Al popolo Sardo non rimase altro da fare : da tutte le parti dell'isola quelli che non si vollero piegare si ritirarono nelle zone più impervie dell'interno come la valle di Lanaitto,Tiscali, Gorroppu, nel Supramonte, le uniche zone mai violate da popoli invasori.
Non potendo comunicare liberamente e per non correre il rischio di tradimenti, rimasero isolati e custodi delle zone e della valle salvaguardando in questo modo l'identità del popolo Sardo.
Per sopravvivere compivano saccheggi e portavano via le donne degli invasori per garantirsi il perpetuarsi della loro genia.
Preparavano imboscate a chi tentava di entrare dentro la valle che gli consentiva una solida difesa e chiunque riusciva a entrare non usciva vivo.
Tutto questo durò secoli tanto da consolidare delle regole che tutti avevano l'obbligo di rispettare un patto di alleanza fatto di parole tra i nuclei familiari che sugellavano i capi famiglia dando la parola come Garante per il rispetto di AMISTADE (amicizia) per l'impegno preso.
La parola diventò un patto rispettato senza essere mai scritto dando vita alle regole e valori rispettando un Codice mai scritto ma da tutti rigorosamente rispettato.
Chiunque trasgredisse a queste regole veniva ripudiato e punito a secondo dell'offesa come (omine de paku gabbale) uomo di poco valore.
Diventò un vero patto di alleanza fatto di regole, di diritti e doveri insegnato e tramandato a memoria da genitori a figli fino ai nostri giorni.
Nacque cosi il codice barbaricino che si sviluppò nella cultura Agro Pastorale unica fonte di sostegno delle zone impervie dell'interno maturato come tutela identitaria della cultura del popolo Sardo che non volle mai piegarsi nei confronti delle altre culture arrivate dal mare mantenendo in questo modo le sue origini storiche di diffidenza verso i (CONTINENTALES ISTRANZOS) continentali e stranieri.
Del codice Barbaricino fanno parte vere e proprie regole e valori di cui un uomo d'onore(su BALENTE) non può sottrarsi per mantenere la sua dignità e garante di parola. Un Balente non può subire un'offesa perché chi la subisce ha l'obbligo di rispondere con lo stesso peso. ossia il Balente può e deve riscattare le offese subite per difendere il suo onore e quello della propria famiglia.
Quindi il Codice Barbaricino è basato sulla figura del Balente e ciò riflette l'immagine di una società ordinata e forte dove la fierezza rappresenta il pilastro su cui questa antica e millenaria cultura si regge.
Le regole non scritte del Codice Barbaricino stabiliscono i limiti ben precisi della vendetta che non può essere lasciata al giudizio del singolo perché la vendetta deve essere proporzionata, prudente e fatta in maniera progressiva e se sei BALENTE non si può esimere e sottacere.
Queste regole sono andate avanti nei secoli fino al dominio degli Spagnoli e probabilmente hanno ispirato Mariano IV D'Arborea a dare vita alla stesura della Carta de Logu tra i primi schemi di ordinamento giuridico.
Un'opera interamente scritta in LIMBA SARDA, ampliata e portata a termine da Eleonora d'Arborea una vera e propria COSTITUZIONE per il popolo Sardo che restò in vigore fino al 1827 sostituito poi dal codice feliciano.
Oggi non vi è alcun dubbio sul fatto che il Codice Barbaricino rappresenta un ordinamento giuridico contrapposto a quello statale. Però ancora oggi difficilmente una controversia del mondo agro pastorale e non solo ,viene risolta in una sede del tribunale proprio per mancanza di fiducia nelle istituzioni imposte da un popolo straniero.
IL Codice Barbaricino nei paesi dell'interno della Sardegna continua a rimanere intatto nelle sue regole senza essere mai scritto ma da tutti imparato e rispettato.
Tratto da: mario-wwwmarioflorecom
La parola “petaloso” in un libro del 1693: ecco perchè non è un neologismo
Il piccolo Matteo ha coniato un termine che oltre ad essere apprezzato dall’Accademia della Crusca, è diventato il tormentone del web, dei media e persino della politica, in pochissime ore. “Petaloso“, ormai, è un aggettivo che ci ritroviamo davanti agli occhi ogni qual volta accediamo a Facebook o accendiamo la televisione.
C’è chi ne parla bene e chi ne parla male, ma questa è prerogativa di ogni novità che si rispetti: le opinioni in merito sono sempre controverse.
Peccato solo che non si tratti affatto di una novità. E già, perché quello che il piccolo Matteo non poteva sapere, data la sua tenera età, e nemmeno noi adulti potevamo sapere, data la nostra tenera età, è che “petaloso” è già stato utilizzato oltre tre secoli fa.
La segnalazione in merito, neanche a dirlo, è arrivata da un altro social, Twitter, da parte di Victor Rafael Veronesi, un 30enne appassionato di arte e storia.
Ad utilizzare per primo il termine, tra l’altro per errore, nel lontano 1693, pare sia stato tale James Petiver, botanico e farmacista.
Lo inserì in un libro in cui definì “petaloso” il fiore del peperoncino, ovvero la pimenta.
Il testo, il Centuriae Decem Rariora Naturae, è un trattato di specie animali, vegetali e fossili, nel quale sono stati utilizzati termini sia latini che italiani.
La parola “petaloso” fu scritta per sbaglio, dato che il suo autore era erroneamente convinto che fosse un termine latino, per la precisione un ablativo.
E già ai tempi era stato accusato, dai suoi colleghi, di non conoscere la lingua in questione.
Anche Matteo, che ha solo 8 anni, era convinto che in italiano la parola “petaloso” esistesse, ma nel suo caso non si può parlare di errore.
L’aggettivo è il risultato dell’interpretazione che il bambino ha dato ad un insieme di sensazioni, altrimenti non descrivibili con un unico termine.
Un plauso dunque al piccolo di Ferrara, che ci ricorda, nell’epoca dei tag, degli hashtag, dei like, dei “bannare”, dei link e di tutti quei termini che di italiano hanno ben poco, quanto sia in realtà meravigliosa la nostra lingua.
Una tra le più difficili, ma allo stesso tempo affascinanti, al mondo.
Fonte: meteoweb.eu
Le incredibili Piramidi di terra del Trentino Alto Adige
In Trentino Alto Adige, distribuite in tutta la regione, si trovano alcune formazioni naturali che sembrano essere quasi un fenomeno alieno da tanto sono strane.
Le Piramidi di Terra sono un particolarissimo e raro fenomeno idrogeologico che si verifica grazie ad una condizione climatica e territoriale praticamente unica, e quelle dell’Alto Adige sono le più famose e conosciute al mondo.
La possibilità che si formi una piramide di terra è subordinata ad un’alternanza fra periodi di piogge torrenziali con periodi di estrema siccità, e viene favorita dall’occorrere di frane e altri eventi catastrofici, oltre che dalla necessaria assenza di vento nella zona.
Quando il terreno sottostante è friabile si verificano quindi le condizioni perché si formino queste guglie naturali, che possono raggiungere altezze davvero impressionanti, sino a 30 metri dalla base.
Il masso visibile sulla sommità della piramide non è un ornamento posizionato da chissà quale bontempone, ma si tratta del motivo stesso per cui la piramide riesce ad esistere.
La pietra protegge infatti il terreno sottostante, consentendogli di rimanere all’asciutto sotto ad un “ombrello” di roccia.
Nel caso in cui la pietra cada o venga rimossa, la piramide di terra si scioglie in breve tempo e nel giro di qualche anno diventa soltanto un cumulo di argilla.
Fonte: vanillamagazine.it
giovedì 25 febbraio 2016
I maiali nuotatori delle Bahamas
Big Major Cay, un’isola disabitata del disytretto di Exuma delle Bahamas è la patria dei maiali nuotatori che attraggono i turisti che vanno a “Pig Beach” proprio per fotografarli, nutrrli ed a volte nuotare insieme ai suini bagnanti che si sono appropriati di un vero e proprio angolo di paradiso.
Alla fine il branco di maiali “adorable” è diventato incredibilmente popolare tra i ricchi turisti che frequentano le costose Bahamas.
In effetti i maiali di Big Major Cay fanno una vita invidiabile: scorrazzano lungo spiagge sabbiose da sogno, si crogiolano al sole per ore e quando il caldo si fa opprimente fanno un bel tuffo rinfrescante nelle acque cristalline.
Anche se sono selvatici, i maiali nuotatori sono molto cordiali con i visitatori umani e corrono loro incontro dalle palme sotto le quali riposano al fresco, per salutarli e rimediare qualche buon bocconcino.
Insomma un vero e proprio spettacolo per grandi e piccini.
Ma i maiali non sono una specie autoctona e nessuno sa come siano arrivati a Big Major Cay, anche se le ipotesi non mancano. Qualcuno dice che i suini fossero stati lasciati sull’isola da un gruppo di marinai come riserva alimentare oppure che sia naufragata nelle vicinanze una nave carica di maiali che poi hanno nuotato fino a Big Major Cay per mettersi in salvo.
Ma c’è anche chi ipotizza che i maiali facessero parte di un programma di attività per attrarre i turisti verso alle Bahamas, ipotesi abbastanza stramba, visto che il successo turistico delle Bahamas è dovuto a ben altro, ma che si è rivelata davvero di successo.
Comunque sia andata, il clan di maiali, una ventina di individui tra adulti e piccoli, sopravvive comodamente anche grazie alle sorgenti di acqua dolce dell’isola e alla generosità dei Bahamians e dei turisti.
Come spiega Tex Dworkin su Care2 una dei primi a far conoscere i maiali nuotatori di Big Major Cay al resto del mondo è stato la fotografa subacquea tedesca Nadine Umbscheiden che ha pubblicato la serie di fotografie “Bay of Pigs” che le è valso il soprannome di “la donna che sussurrava ai maiali”.
Per un po’ si è cercato di mantenere il segreto sull’esatta ubicazione del paradiso dei maiali nuotatori, ma ormai è noto a tutti e Pig Beach è diventata una popolare destinazione turistica, cosa alla quale l’amministrazione locale di Exuma non avrebbe mai pensato.
Alla fine della cosa se ne è interessato anche il governo delle Bahamas e la direttrice del ministero del turismo, Joy Jibrilu, ha dichiarato ufficialmente: «Come destinazione nota in tutto il mondo per accogliere i visitatori e fornire loro le spiagge più belle, alberghi e resort sontuosi e ottimi ristoranti e per essere una meta da sogno , le isole Bahamas sono molto orgogliose di essere la sede ufficiale dei maiali nuotatori».
Purtroppo i maiali di Big Major Cay hanno anche a che fare con gli imbecilli e su YouTube non mancano video di persone che li spaventano o che catturano i piccoli.
Inoltre restano animali rinselvatichiti e alcuni turisti si sono lamentati perché i maiali nuotatori diventano aggressivi quando si tratta di spartirsi il cibo.
Evidentemente qualcuno pensa di essere in un film della Disney e non in un ambiente naturale colonizzato da animali intelligenti, adattabili e anche irascibilii.
Naturalmente si tratta sempre di animali introdotti e che vanno tenuti d’occhio per il loro possibile impatto sulla fauna e la flora locali, ma non sembra che questa colonia di maiali nuotatori stia causando danni in un’isola deserta e forse c’è più da preoccuparsi per quelli che rischiano di fare i turisti nei loro safari fotografici a Pig Beach” e che ha fatto il cemento del turismo di lusso nelle Bahamas.
. Fonte: greenreport.it
I Maya hanno inventato i fumetti?
L'arte di raccontare storie con simboli e rappresentazioni grafiche risale ai primi dipinti rupestri preistorici: ma un conto è un graffito che narra una scena di caccia, un conto è un fumetto con un codice linguistico condiviso, come quelli che leggiamo oggi.
Per Soeren Wichmann, ricercatore dell'Università di Leiden (Olanda) specializzato in lingue ed epigrafia mesoamericane, le basi delle moderne graphic novel, inclusi i modi di rappresentare linguaggio, movimento, cattivi odori o scherzi tra personaggi, risalirebbero niente meno che alla civiltà Maya.
È la tesi che Wichmann espone in un capitolo di un libro appena uscito, The Visual Narrative Reader.
A differenza delle moderne graphic novel, le "strisce" Maya riprendevano soltanto poche scene di storie già note, come se i lettori conoscessero bene la sequenza di eventi cui ci si riferiva. Lungi dall'essere considerati un passatempo leggero e di poco conto, i fumetti erano trattati come rappresentazioni di grande valore, incise su bicchieri e recipienti in modo tale che la storia si svelasse poco a poco, mentre si sollevava la tazza.
Si pensa che questi oggetti fossero considerati talmente preziosi, che venivano usati come merce di scambio nelle negoziazioni politiche.
Un maestro corregge i suoi alunni, e le sue parole sono collegate alla bocca da una sottile linea, che ricorda le moderne "nuvolette" impiegate per contenere i discorsi.
Questa convenzione grafica, che risale alle più antiche civiltà Maya del 650 a.C., è arrivata fino a noi.| JUSTIN KERR
Le lingue di fuoco attorno a questi fumetti suggeriscono che i personaggi dai tratti felini qui rappresentati stiano avendo un confronto acceso, dai toni nervosi.
L'usanza di cambiare i fumetti in base alle necessità (per esempio, a forma di nuvola per i pensieri privati, o con tratti spezzati per le litigate) è arrivata fino alle graphic novel moderne.| JUSTIN KERR
Il classico "gioco della palla" in voga presso i Maya. Si notino le linee curve vicino ai corpi, per rappresentare velocità e movimento.| JUSTIN KERR
Nell'oltretomba Maya, una figura scheletrica (il secondo personaggio da destra) emette gas e flatulenze dalla pancia, visibili come una lingua di fumo. Una resa grafica che indica cattivo odore e decomposizione, rintracciabile anche nei moderni fumetti.| JUSTIN KERR
Sulla sinistra, un coniglio ha rubato i vestiti di un vecchio uomo: l'animale rivolge al rivale una frase beffarda che suona più o meno come, «annusa il tuo sudore, mago del pene!» (non molto diverso da «Ciucciati il calzino!»). Sulla destra, il coniglio, di dimensioni più piccole, sembra schermarsi dall'ira di una divinità. Anche i Maya esageravano le proporzioni dei personaggi per rappresentare prevaricazione o sottomissione.| JUSTIN KERR
Benché ogni tipo di fumetto risponda alla propria cultura d'origine e a un preciso codice interno - basti vedere la differenza tra le comics americane e i manga giapponesi - le somiglianze tra le strisce Maya del 600-900 d.C. e i loro "discendenti" moderni sono impressionanti.
Molto simili sono le metafore visive.
La rabbia è indicata con il fuoco, le "puzzette" con nuvole di fumo che escono dal ventre dei personaggi; le parole pronunciate sono collegate alla bocca da una linea sottile, che ricorda la nuvoletta usata per contenere pensieri o discorsi nei fumetti odierni.
Piccole linee ricurve trasmettono il movimento, e non mancano gli scherzi crudeli e i personaggi divertenti: in una delle rappresentazioni analizzate si nota un coniglio guanciuto non molto diverso da Bugs Bunny, che dice all'uomo a cui ha rubato i vestiti: «Annusa il tuo sudore, mago del pene!» (una frase che ricorda l'espressione: «Ciucciati il calzino!» pronunciata da Bart Simpson).
Questi originali reperti archeologici dovrebbero ricordarci - conclude Wichmann - che quella del fumetto è un'arte antica, oggi a tratti riscoperta ma anche, talvolta, ingiustamente denigrata come passatempo di serie B.
Fonte: focus.it
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