Fu il più grande episodio pandemico attestato nella storia dell’umanità, provocando in pochi anni la morte, solo in Europa, di decine di milioni di persone, verosimilmente un abitante su tre (o perfino su due) del nostro continente.
L’evento fu cosi devastante che l’intero assetto sociale, economico e politico dell’Europa alla fine del Medioevo ne fu modificato per sempre.
Il ceppo della Peste Nera pare venisse dai recessi misteriosi del Deserto del Gobi, in Mongolia, o da un qualche altro luogo sperduto della sconfinata Asia Centrale.
Trasportato dai ratti e dalle loro pulci, in un luogo imprecisato di abbandono e miseria in cui anche i parassiti morivano di stenti, il batterio Yersinia pestis mutò per poter assalire anche l’uomo e garantirsi sopravvivenza e diffusione su un nuovo tipo di ospite/vittima.
Viaggiando di villaggio in villaggio, il bacillo della Morte Atroce raggiunse i monti Altaj e il Pamir e fu registrato per la prima volta da un resoconto scritto intorno al 1338 nell'attuale Kirghizistan, presso una comunità cristiana-assira posizionata sul lago Issyk-Kul.
Spostandosi lungo la Via della Seta, la Grande Pestilenza raggiunse poi nel 1345 la Crimea, il Mar Nero e il Mar Caspio, affacciandosi così sull’Europa.
Dopo essere serpeggiata per oltre un decennio in Oriente, attraverso vastità desolate che ne rendevano più lenta la diffusione, la Morte Nera raggiunse la colonia genovese di Caffa, nell’odierna Ucraina, durante l’assedio che l’Orda d’Oro del Khan Gani Bek teneva contro questo avamposto commerciale "italiano" nel Levante.
Caffa, la "Regina del Mar Grande", resisteva con tenacia all’assedio dell’Orda, che nel frattempo veniva invece flagellata dalla Pestilenza.
Gani Bek Khan abbandonò allora la guerra e si ritirò, portando via la sua armata di assalitori. Prima di andare via, tuttavia, come gesto di sfregio e ripicca, fece gettare con le catapulte i cadaveri infettati dei suoi uomini dentro le mura della città, in una strana forma di guerra batteriologica ante litteram, non meno crudele e insensata delle attuali.
Salvatisi dalla furia stragista degli uomini dell’Orda, i genovesi di Caffa non sfuggirono invece all’implacabile e orripilante contagio della peste, che strinse ben presto la città in una morsa di morte generata direttamente dal proprio interno.
Allo stesso modo, i marinai e commercianti che partivano da Caffa diretti verso un qualsiasi altro centro e avamposto marittimo del Mar Nero e del Mediterraneo, diffusero la Morte Nera in ogni regione d’Europa, Medio Oriente e Africa Settentrionale, stavolta con la rapidità e la potenza di un contagio che si diffonda in Occidente, tra regni malnutriti, città sovrappopolate e scarse condizioni di igiene e salute.
I primi focolai scoppiarono quindi nei porti più trafficati del Vecchio Mondo, a partire da Costantinopoli, Messina, Genova, Pisa e Venezia, per poi diffondersi da essi per ogni dove.
Secondo le cronache dell’epoca, la gente moriva per le case, nei palazzi, per le strade, sulle navi, in viaggio per cercare salvezza dopo essere fuggita dalle proprie città.
Morirono contadini e cittadini di ogni estrazione sociale. Morirono accattoni e miserabili così come re, giudici e vescovi.
Morirono perfino i medici che tentavano di curarli.
Nel 1940, emulando la barbarie folle dei mongoli di Gani Bek Khan, l’esercito giapponese decise di utilizzare la Peste Nera contro i cinesi della provincia del Chekiang.
Sul villaggio di Chushien vennero lanciate tramite aerei delle provviste di riso contaminate da feci di ratto appestato, che causarono un centinaio di morti.
Al giorno d’oggi la Peste non è ancora debellata ma appare in qualche migliaio di casi all’anno, in focolai di contagio che vengono presto debellati, ma si manifestano purtroppo in ogni parte del mondo, comprese Africa, Asia, Caucaso e Americhe.
Attualmente la Peste viene curata tramite antibiotici e il 27 Aprile 2012 è stato approvato in USA un farmaco specificamente creato contro di essa.
Eppure, alcuni ceppi risultano resistenti a tutti i trattamenti e questo male antico è anche considerato un agente biologico di possibile utilizzo terroristico nelle guerre e nelle insorgenze del futuro.
Dalla preistoria dell’uomo fino agli scenari dei conflitti anticonvenzionali di domani, la Morte Nera accompagna il sorgere e il cadere delle civiltà umane senza che sia stato ancora possibile sgominarla.
Simbolo stesso della Pestilenza come idea astratta e della Malattia in quanto tale, la Peste Nera è stata raffigurata nel Medioevo come uno degli aspetti stessi della Morte e come uno dei Cavalieri dell’Apocalisse.
Mauro longo
lunedì 17 febbraio 2014
Ermete Trismegisto
(o Trimegisto), appellativo che significa "tre volte grandissimo" e che è riferito a un personaggio leggendario dell'età ellenistica e considerato autore del Corpus Hermeticum, un gruppo di scritti di argomento filosofico-religioso che circolarono nel mondo greco-romano nei primi secoli d.C.
Questi scritti facevano riferimento a una cosmogonia incentrata sulla creazione dell'uomo e sulle condizioni della sua liberazione spirituale attraverso la conoscenza
Unione Thot e Hermes
Gli scrittori che si definirono "ermetici" vollero attribuire le dottrine dei filosofi classici a quelli che pensavano ne fossero stati i maestri: da ciò nacque l'idea di assegnarli all'antichissimo dio egiziano Thoth, identificato con il greco Ermete Trismegisto. Dunque, questa figura nacque dall'assimilazione della figura greca del dio Hermes (noto anche tra i Romani con il nome di Mercurio), messaggero degli dèi e guida delle anime nel mondo dei morti, con il dio egiziano Thoth, scriba degli dèi e depositario della sapienza divina che in tempi antichissimi avrebbe appunto rivelato negli scritti attribuitigli.
Queste due divinità, infatti, presentano numerosi aspetti comuni: entrambi sono al servizio di una divinità superiore (Hermes è messaggero di Zeus, Thoth è lo scriba di Osiride); Hermes è dio della parola e Thot è dio della parola e della letteratura; entrambi sono psicopompi, ovvero accompagnatori delle anime dei defunti nell'oltretomba; inoltre, sia Hermes che Thoth sono, nelle rispettive culture, gli dèi della scrittura e della magia.
Già nella tradizione religiosa dell’antico Egitto si trovano riferimenti a vari personaggi chiamati Ermete.
Il primo fu "innanzi a tutte le cose", comprese egli solo la natura del Demiurgo e depose tale conoscenza in scritti che furono a lungo tenuti celati.
Cooperò alla creazione dei corpi da congiungere alle anime, aggiungendovi tra l’altro l’amore del vero.
Comunicò la scienza a Camefi, avo di Iside e Osiride ed a questi concesse di penetrare negli arcani suoi scritti, parte dei quali serbarono per sè, parte scolpirono su colonne, come regola alla vita degli uomini.
Quelle prime scritture furono poi tradotte in lingua comune dal secondo Ermete, inventore della scrittura, della grammatica, dell’astronomia, della geometria, della medicina, della musica, dell’aritmetica, della religione e di tutte le arti.
La tradizione gnostica accenna più esplicitamente al significato del termine "Trismegisto" nel senso di "tre volte incarnato".
Si tratterebbe cioè della triplice incarnazione, secondo la tradizione egiziana, del medesimo personaggio, Ermete, che sempre visse filosoficamente, dedito alla conoscenza il quale, nel corso della sua terza vita, grazie ai meriti accumulati nelle due precedenti, si "ricordò di se stesso" o meglio "riconobbe se stesso".
Accadde cioè che, mediante "un atto straordinario e illuminatore di reminiscenza che gli rivelò la sua identità e la sua origine trascendenti", Ermete riprese coscienza e possesso del suo autentico "io", e contemporaneamente "seppe" con certezza che sarebbe tornato al mondo superiore da cui era venuto, "al luogo intellegibile in cui si trovava primitivamente".
E' chiaro a questo punto come, attraverso il processo di assimilazione tra divinità greche ed egizie, avvenuto nell'atmosfera sincretistica dell'Impero romano.
Ermete Trismegisto divenne il dio rivelatore della verità e mediatore tra gli uomini e gli dèi. Il raggiungimento della verità e la mediazione tra uomini e dèi, secondo la natura stessa di Ermete Trismegisto, che rimanda inequivocabilmente a un'esperienza mistica e spirituale.
Nei suoi discorsi ad Asclepio, suo discepolo, Ermete parla di Dio come inconoscibile, invisibile, incorporeo; tuttavia "egli può, in verità, concedere a qualche eletto la facoltà di innalzarsi al di sopra delle cose naturali, così da percepire un barlume della sua somma perfezione".
Ermete dunque dichiara che la percezione spirituale è la base di ogni conoscenza esoterica.
Il mondo antico affidava questa esperienza al rito iniziatico, cui erano ammessi gli adepti che se ne mostravano degni: essi dovevano sottoporsi a prove che ne sondavano le attitudini fisiche, morali ed intellettuali. L’iniziazione coinvolgeva l’individuo in tutta la sua interezza, risvegliava le sensibilità sopite dell’anima inducendo l’adepto a mettersi in contatto cosciente con le forze occulte dell’universo, ri-conoscendo la propria vera natura attraverso la percezione spirituale diretta.
Ermete era appunto la figura guida in questo percorso iniziatico: ne troviamo testimonianza diretta nella Visione di Ermete, scritto attribuito ad Ermete Trimegisto e giunto fino a noi col titolo Il Pimandro, ossia l’intelligenza suprema che si rivela e parla.
Nel testo si narra di come un giorno, mentre era in meditazione, a Ermete comparve un essere immenso che si presentò a lui dicendo: "Io sono Pimandro, l’Intelligenza suprema". Subito Ermete ebbe una visione prodigiosa del Tutto.
Poi Pimandro proseguì: "Ascolta: quello che in te vede e intende è il Verbo, la parola di Dio; l’intelligenza è il Dio Padre. Essi non sono separati poichè l’unione è la loro vita." E ancora: "Comprendi dunque la luce e conoscila".
"A queste parole - prosegue Ermete - egli mi fissò a lungo ed io tremai nel guardarlo. E a un cenno di lui vidi nel mio pensiero la luce e le sue potenze innumerevoli, il mondo infinito prodursi e il fuoco, mantenuto da una forza immensa, arrivare al suo equilibrio. Ecco quel che compresi guardando attraverso la parola di Pimandro".
Questa esperienza fu all’origine della conoscenza di Ermete, che egli testimoniò, sicchè di lui fu detto:
Ermete vide la totalità delle cose e, vistala, comprese; e con la comprensione acquisì la forza di testimoniare e rivelare. Mise per iscritto il suo pensiero e occultò gran parte dei suoi scritti, a volte saggiamente tacendo, a volte parlando, così che in avvenire il mondo continuasse a cercare queste cose. E, comandato agli dèi suoi fratelli di fargli da corteo, ascese alle stelle.
Ermete Trismegisto è ritenuto per questo anche il padre fondatore di scienze occulte, come l'astrologia e soprattutto l'alchimia, poiché a lui è attribuita la redazione della Tabula Smaragdina o Tavola di Smeraldo, uno dei testi ermetici più importanti in assoluto.
Festa del gatto 2014: oggi 17 febbraio celebriamo tutti i gatti
Gattare e gattari d’Italia esultate!
Oggi, 17 febbraio, celebriamo il gatto nella sua gattità! Oggi, infatti, è la festa del gatto (conosciuta anche come Giornata del gatto), una ricorrenza tutta italiana che, nel corso degli anni, è divenuta sempre più popolare.
La festa del gatto nasce nel 1990 quando la giornalista Claudia Angeletti propose una sorta di referendum dalle pagine della rivista Tuttogatto per scegliere una data in cui festeggiare lui, Sua Maestà il Gatto.
La scelta per la giornata del gatto (o festa del gatto) cadde sul 17 febbraio per due motivi principali: astrologicamente parlando ci si trova sotto il segno dell’Acquario le cui caratteristiche costituiscono una summa del gatto. I nati sono il segno dell’Acquario, infatti, sono interessanti: sono dotati di intuito, anticonformismo, libertà; sono naturalmente affascinanti, riservati e anche estroversi con chi dicono loro; caparbi e ostinati; dotati di spirito d’avventura; sensibili e permalosi; il numero 17: nel nord Europa ha un significato positivo (vivere la vita sette volte), da noi un significato meno benefico perché, se si anagramma il modo in cui il numero è scritto in cifre romane (XVII) otteniamo vixi, cioè ho vissuto (e ora non ci sono più). E sulle sette vite dei gatti nessuno nutre dubbi!
In ogni caso ricordiamo che festeggiare i gatti non è una peculiarità dei nostri giorni: abbiamo testimonianze di “feste” del gatto presso l’Antico Egitto, i Celti, le civiltà pre-colombiane; ma anche in India e in Giappone dov’è tuttora venerato.
Il mio Romeo
La cava di bauxite: meraviglia rossa vicino Otranto
Se siete sensibili ai grandi paesaggi e agli spettacoli naturali che l’ambiente è in grado di offrire, il Salento si rivela ancora una volta per voi, la meta ideale, soprattutto per chi è amante della fotografia e degli scatti indimenticabili.
Mettendo da parte spiagge e stabilimenti, potete trascorrere una meravigliosa giornata nei pressi di Otranto, ammirando i diversi luoghi che questa terra nasconde lungo la sua costa.
Spostandovi progressivamente verso l’entroterra noterete come il paesaggio sia dominato da una grande ricchezza biologica e da falesie dolomitiche, simili più a quelle greche che a quelle italiane.
In questo panorama fatto di piccoli centri agricoli immersi nel verde ed uliveti, si aprirà davanti ai vostri occhi un luogo quasi magico ed estremamente suggestivo, ovvero la cava di bauxite, collocata esattamente tra Otranto e Punta Palascia, vicino a Monte S. Angelo.
La bauxite è un minerale dal quale si ricava l’alluminio. Dopo la scoperta di un suo giacimento vicino Otranto, ne iniziò lo sfruttamento, andato poi avanti per molti anni, fino al 1976, quando la cava fu abbandonata poiché non più redditizia.
Al di sotto della cava, grazie a delle infiltrazioni di acqua provenienti da una falda acquifera sotterranea, si è andato a formare, con il passare degli anni, un laghetto, coloratosi di un inteso verde smeraldo a causa del minerale stesso.
Uno spettacolo naturale che vi colpirà soprattutto per la varietà di colori, una distesa rossa e blu, che attraversa numerose sfumature e gradazioni di colore, mettendo in forte risalto anche la vegetazione presente.
Un paesaggio quasi surreale, che diventa ancora più affascinante con i vari giochi di colore creati dai raggi del sole che si tuffano all’interno del favoloso cratere.
Una visione che vi resterà impressa nella memoria .
Sara Carriero
Spostandovi progressivamente verso l’entroterra noterete come il paesaggio sia dominato da una grande ricchezza biologica e da falesie dolomitiche, simili più a quelle greche che a quelle italiane.
In questo panorama fatto di piccoli centri agricoli immersi nel verde ed uliveti, si aprirà davanti ai vostri occhi un luogo quasi magico ed estremamente suggestivo, ovvero la cava di bauxite, collocata esattamente tra Otranto e Punta Palascia, vicino a Monte S. Angelo.
La bauxite è un minerale dal quale si ricava l’alluminio. Dopo la scoperta di un suo giacimento vicino Otranto, ne iniziò lo sfruttamento, andato poi avanti per molti anni, fino al 1976, quando la cava fu abbandonata poiché non più redditizia.
Al di sotto della cava, grazie a delle infiltrazioni di acqua provenienti da una falda acquifera sotterranea, si è andato a formare, con il passare degli anni, un laghetto, coloratosi di un inteso verde smeraldo a causa del minerale stesso.
Uno spettacolo naturale che vi colpirà soprattutto per la varietà di colori, una distesa rossa e blu, che attraversa numerose sfumature e gradazioni di colore, mettendo in forte risalto anche la vegetazione presente.
Un paesaggio quasi surreale, che diventa ancora più affascinante con i vari giochi di colore creati dai raggi del sole che si tuffano all’interno del favoloso cratere.
Una visione che vi resterà impressa nella memoria .
Sara Carriero
I paesaggi multicolor delle miniere di sale più belle del mondo
A decine di metri sotto una cittadina russa c'è una miniera di sale abbandonata, che presenta spettacolari paesaggi multicolor, con pareti coperte da motivi psichedelici causati dagli strati naturali di carnallite, il minerale che si trova proprio nei depositi di sale marino e nei laghi salati. La carnallite è facilmente solubile in acqua ed è deliquescente. È anche fluorescente e viene utilizzata nel processo di fertilizzazione delle piante, essendo uno dei principali minerali di potassio.
I suoi colori variano dal giallo al bianco, passando per il rossastro, ma a volte può essere anche blu o addirittura completamente incolore.
Anche se una piccola parte della miniera è ancora in uso, chilometri di gallerie ora sono abbandonati.
Vi si può accedere solo con un permesso speciale del governo. Ma questo non ha impedito al fotografo Mikhail Mishainik, 29 anni, di esplorare questa spettacolare rete di cunicoli che si trova sotto la città industriale di Ekaterinburg.
L'avventuriero ragazzo ha passato oltre 20 ore ad esplorare il labirinto poco illuminato, incurante del rischio di perdersi, della possibilità che si verificasse una perdita di gas da sostanze chimiche come metano, idrogeno solforato anidride carbonica e dei rischio di una frana.
"Le miniere sono enormi e proseguono per molti chilometri in larghezza e in lunghezza, un unico tunnel può essere lungo più di quattro miglia. E 'difficile descrivere come ci si a stare così sotto, si perde la cognizione del tempo e l'aria è molto secca, si sente sempre sete", racconta il fotografo, orgoglioso di aver visitato un posto che in pochissimi hanno visto.
Fonte: greenMe
domenica 16 febbraio 2014
Sirene: il mistero svelato | Discovery Channel Italia
Sirene: il mistero svelato | Discovery Channel Italia
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Quanto c'è di vero sulla mitica sirena?
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Quanto c'è di vero sulla mitica sirena?
In uno speciale che unisce scienza e fiction, "Sirene: il mistero svelato" ripercorre eventi reali e strani fenomeni attraverso la storia di due scienziati convinti di aver trovato i resti di una creatura marina, mai identificata, che avrebbe delle caratteristiche umane.
Basando le loro argomentazioni sull’ipotesi evoluzionistica della 'Teoria della scimmia acquatica', secondo i due scienziati le sirene potrebbero essersi evolute sin dalle prime origini dell’uomo e continuano ad esistere ancora oggi.
Attraverso le immagini realizzate grazie alla computer grafica, le testimonianze, i filmati e le fotografie che dimostrano come potrebbe essere l’aspetto di queste creature, l’affascinante programma indaga sulla possibilità che le sirene esistano realmente e che ancora oggi si nascondano fra le onde dell’oceano.
L'unica cosa certa è che questa creatura appare descritta rappresentata in petroclifi,graffiti, dipinti,diari di bordo,(Cristoforo Colombo ne parla) racconti marinareschi, ecc. In tutto il mondo e in tutte le epoche questa creatura faceva parlare di se. Mito,leggenda? può darsi ma è risaputo che alla base di ogni leggenda c'è un fondo di verità. domande:
Come facevano gli antichi a raffigurarla cosi bene se non l'avevano vista?
Perchè moltissime civiltà antiche parlano del popolo del mare?
Da dove arriva il mito del dio Poseidone?
Conosciamo e cerchiamo i misteri dell'universo ma ci sono sconosciuti gli oceani della nostra terra!
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