martedì 6 novembre 2012
Unchained Melody
Cammino per strada,vedo tanta gente che non ha niente,vivere sul ciglio della strada.
Lasciata lì agli occhi indifferenti della gente,che cercano soltanto un po' di calore.
Passi,li vedi lì seduti,avvolti tra mille fogli di cartone,
non fanno male a nessuno,siamo noi a ferirli,un saluto,uno sguardo,
o soltanto una carezza,valgono più di un misero soldo,non costa niente tutto ciò.
Siamo inconsapevoli,di quello che possano insegnare a noi,
non sono emarginati dal mondo,
sono come noi,
erano come noi,
persone felici,che poi la vita li ha ripagati in sfortuna.
ne ho visti a distanza di un secondo,lì, che ti guardano,
vedi la luce che flette nei loro occhi,ciò ti colpisce al cuore.
Loro non mollano,
non si danno per perdenti,ma cercano sempre di lottare, sperando in qualche miracolo.
Ho girato l'angolo,ho visto che tu non c'eri più,
li per terra solo i tuoi cartoni consumati dalla pioggia e dalle suole della gente,
Ora sei anche tu un angelo,sicuramente inizierà la tua nuova vita,e troverai quella felicità tanto attesa.
Ricordati di me, per il sorriso e l'abbraccio che ti ho regalato,
non per l'ennesimo soldo lì buttato con freddezza e indifferenza.
Le piramidi dei Faraoni Neri
Sudan, nel deserto nubiano,lungo il corso del Nilo.
Troviamo la necropoli reale di Meroe, una delle più importanti e antiche città dell'Africa sahariana.
Fu prima capitale meridionale del regno di Kush tra l'800 e il 350 a.C., e poi del regno omonimo, esteso dall'Etiopia all'Egitto, fino al 300 d.C.
La Nubia, una terra molto antica con una cultura propria seppur con influenze culturali dei paesi si è mantenuta diversa sia dalla cultura egizia, sia da quella africana.
Una terra leggendaria, dove vissero i Faraoni Neri, sovrani che tra l'VIII e il VII secolo a.c estesero il loro dominio fino al delta del Nilo, sconfiggendo i signori di Tebe, di Menfi e di Tanis, fondando la 25° dinastia,che fa parte del plurimillenaria storia della civiltà egizia.
Era il regno di Napata,nome anche della capitale in cui il primo Faraone Nero, Alara, stabilì la sua sede intorno al 747 a.C. Un predominio che durò pochissimo fino al 656 a.C. gli Egiziani riconquistarono il territorio distruggendo la capitale e la Nubia cadde nell'oblio.
Nub (che significa "oro"), perché qui gli Egizi continuarono a estrarre l'oro.
E anche Nubt (che significa "treccia di capelli"), perché qui vivevano genti nere, dai capelli scuri e crespi, che portavano raccolti in fitte trecce.
La necropoli reale di Meroe. Attiva per 600 anni, conta alcune centinaia di piramidi, parecchie decine giunte fino a noi in buono o discreto stato di conservazione.
Le piramidi meroitiche,sono molto diverse da egizie, assai più recenti,molto più piccole (alte non più di 10-20 metri) ma più aguzze e svettanti
Le pareti inclinate di 70° (contro i 40°-50° delle egiziane), molto più recenti. Quelle nubiane poi non contengono la camera funeraria, perché i faraoni, le regine (le potenti Candaci) e i principi venivano sepolti al di sotto con i loro ricchi corredi, a volte, in compagnia di concubine, dignitari, schiavi e animali. Sul davanti si trova un tempietto quadrato con le pareti istoriate da bassorilievi narranti le gesta del defunto.
Meroe è Patrimonio dell'Umanità Unesco
Il lungo e misterioso viaggio di un diamante
“Un diamante è per sempre”, recita una pubblicità nota a tutti. Anche se nella realtà non è così, in verità essi durano un tempo incredibilmente lungo per un uomo. E gran parte della loro vita la trascorrono all’interno della Terra. Ma ciò che è incredibile è soprattutto il luogo dove essi si formano e il viaggio che compiono per arrivare sulla superficie terrestre. Un viaggio così complesso che per molto tempo, e ancora oggi, presenta aspetti non del tutto chiari. Con nuove e avanzatissime tecnologie una ricerca ha da poco dimostrato come i diamanti compiano lunghi percorsi nel mantello fluido del nostro pianeta prima di arrivare in superficie, smentendo ipotesi precedenti che sostenevano che i diamanti si formino poco prima di essere espulsi da un vulcano. Ad oggi i geologi conoscono ancora poco di quel che c’è sotto la crosta terrestre, nel mantello del pianeta, che inizia a 25-35 chilometri per arrivare in prossimità del nucleo a 2900 km di profondità. Ma quel che è certo è il fatto che solo nel mantello si possono incontrare le pressioni necessarie per far si che gli atomi di carbonio si strutturino in diamanti e che questi ultimi arrivano in superficie solo attraverso eruzioni vulcaniche di estrema violenza.
Quel che è di grande interesse è il fatto che a volte il carbonio che forma i diamanti cattura piccolissimi pezzetti di mantello, chiamate “inclusioni” (vedi foto a fianco), al suo interno, incapsulandoli come in una macchina del tempo. Questo avviene sia quando si sta formando un nuovo minerale, sia quando questo può essere distorto o fratturato nel suo vagare all’interno del mantello. All’occhio umano un diamante con tali inclusioni appare del tutto simile a quelli che non le possiedono e un monile assume in ogni caso tutta la sua lucentezza e bellezza. Ma ad uno scienziato che possiede strumenti in grado di arrivare ad osservare le inclusioni il valore del diamante ne assume uno del tutto diverso, quello scientifico. “Poiché è al momento impossibile realizzare perforazioni che arrivano al mantello profondo, questa strada ci permette di analizzare il mantello terrestre seppur indirettamente”, spiega Ekaterina Rubanova dell’ARC Centre of Excellence for Core and Crust Fuid System of Macquarie University in New Saouth Wales, in Australia. Le inclusioni hanno dimensioni estremamente piccole, si parla infatti di oggetti che vanno da 5 a 50 miliardesimi di millimetro, dimensioni “invisibili” anche ad un esperto, ma che opportunamente pulite con un laser, levigate e sottoposte a microscopi elettronici diventano libri aperti dell’interno del nostro pianeta. La ricerca condotta da Rubanova e pubblicata su un’importante rivista scientifica ha permesso di sostenere che i diamanti vengono profondamente deformati nel mantello terrestre, nonostante siano i minerali più “duri” che si conoscono. Inoltre ha potuto stabilire che in un medesimo cristallo vi può essere più di un’inclusione di mantello, ad indicare che il diamante ha percorso un lungo tragitto andando a pescare pezzi di mantello diversi l’uno dall’altro. La conclusione della ricercatrice sostiene che generalmente i diamanti percorrono un lungo viaggio nel mantello terrestre prima di radunarsi in un luogo dove un vulcano provvederà a farli arrivare sulla superficie della Terra.
luigibignami
luigibignami
La Repubblica del Sudafrica
La Repubblica del Sudafrica (af. Republiek van Suid-Afrika, ingl. Republic of South Africa), o Sudafrica, è uno Stato indipendente dell'Africa australe. È situato nella punta meridionale del continente africano e confina a nord con la Namibia, il Botswana e lo Zimbabwe, a nord-est con il Mozambico e lo Swaziland; comprende nei suoi confini il Lesotho. Si affaccia inoltre sull'oceano Atlantico e su quello Indiano. Capo Agulhas, il punto più meridionale del continente africano, delimita il confine fra i due oceani.
Dalla fine del regime di apartheid – vigente fino ai primi anni novanta – il Paese ha acquisito la denominazione informale di Rainbow Nation ("nazione arcobaleno", ovvero "abitato da persone di diversi colori").
Il Sudafrica è inoltre l'unico Paese al mondo con tre capitali: Pretoria, sede del Governo, Città del Capo, dove si trova il Parlamento, e Bloemfontein, sede del potere giudiziario. Ai fini internazionali, tuttavia, è Pretoria a essere identificata come capitale in quanto sede della Presidenza.
Il territorio sudafricano è in gran parte formato da altopiani, il cosiddetto Alto Veld, che in generale si innalza verso ovest, raggiungendo quote comprese fra i 900 e i 1.800 m s.l.m. Verso le coste l'altopiano presenta un orlo rialzato, detto Grande Scarpata, che si articola in diverse catene montuose separate da aree livellate dall'erosione (il principale agente modellatore del territorio, che non fu più interessato da ingressioni marine importanti dopo il Paleozoico). La Scarpata include a sud-ovest massicci isolati, come Table Mountain (1.914 m), un massiccio di arenaria che incombe su Città del Capo; a est e a nord si sviluppa invece in catene montuose importanti; le principali sono i monti Drakensberg (Monti dei Draghi), caratterizzati da effusioni basaltiche e cime che toccano altezze superiori ai 3000 m (la più alta è il Njesuthi, 3.408 m), da cui si dipartono catene minori (Stormberg, Nieuwveld e Sneeuwberg). Sempre nella zona nordorientale si trovano anche i sistemi montuosi Swartberg e Langeberg. Al di là della Scarpata si estende la pianura alluvionale costiera detta Basso Veld, salvo nella zona della Penisola del Capo, dove le formazioni rocciose giungono direttamente all'Oceano in una successione di promontori con coste a falesia. Il centro del paese è in gran parte occupato dai bacini semi-desertici del Grande e Piccolo Karoo, che sfumano a nord-ovest nel deserto del Kalahari, condiviso da Sudafrica e Namibia. Da un punto di vista geologico, il territorio del Paese poggia su uno zoccolo di rocce cristalline del Precambriano, venate da importanti filoni auriferi e uraniferi (concentrati nella regione del Witwatersrand, in Transvaal). Il Karoo ricopre questo zoccolo con sedimenti di età paleozoica e mesozoica in alcuni punti fino a 7.000 m di profondità; anche questi sedimenti hanno un'importanza economica, essendo non raramente ricchi di carbone e di petrolio.
Il territorio sudafricano è in gran parte formato da altopiani, il cosiddetto Alto Veld, che in generale si innalza verso ovest, raggiungendo quote comprese fra i 900 e i 1.800 m s.l.m. Verso le coste l'altopiano presenta un orlo rialzato, detto Grande Scarpata, che si articola in diverse catene montuose separate da aree livellate dall'erosione (il principale agente modellatore del territorio, che non fu più interessato da ingressioni marine importanti dopo il Paleozoico). La Scarpata include a sud-ovest massicci isolati, come Table Mountain (1.914 m), un massiccio di arenaria che incombe su Città del Capo; a est e a nord si sviluppa invece in catene montuose importanti; le principali sono i monti Drakensberg (Monti dei Draghi), caratterizzati da effusioni basaltiche e cime che toccano altezze superiori ai 3000 m (la più alta è il Njesuthi, 3.408 m), da cui si dipartono catene minori (Stormberg, Nieuwveld e Sneeuwberg). Sempre nella zona nordorientale si trovano anche i sistemi montuosi Swartberg e Langeberg. Al di là della Scarpata si estende la pianura alluvionale costiera detta Basso Veld, salvo nella zona della Penisola del Capo, dove le formazioni rocciose giungono direttamente all'Oceano in una successione di promontori con coste a falesia. Il centro del paese è in gran parte occupato dai bacini semi-desertici del Grande e Piccolo Karoo, che sfumano a nord-ovest nel deserto del Kalahari, condiviso da Sudafrica e Namibia. Da un punto di vista geologico, il territorio del Paese poggia su uno zoccolo di rocce cristalline del Precambriano, venate da importanti filoni auriferi e uraniferi (concentrati nella regione del Witwatersrand, in Transvaal). Il Karoo ricopre questo zoccolo con sedimenti di età paleozoica e mesozoica in alcuni punti fino a 7.000 m di profondità; anche questi sedimenti hanno un'importanza economica, essendo non raramente ricchi di carbone e di petrolio.
Le lezioni del professor monti
Mario Monti avverte il prossimo presidente Usa:
“Occhio alla finanza pubblica”
MONTI FINANZA USA – Monti mette in guarda gli Stati Uniti.
Il presidente del Consiglio italiano, in conferenza stampa...( dal Laos,) ha tenuto a sottolineare che la finanza pubblica è un tema da tenere sotto controllo, anche negli Usa.
Il premier ha infatti ricordato che anche se il dollaro continua ad essere una moneta di riserva e vi è una “una propensione nei portafogli internazionali pubblici e privati a tenere grandi quantità di debito pubblico“, ciò non significa che non possano “determinarsi, anche velocemente, mutazioni di composizione“. Insomma “l’attenzione sui temi della finanza pubblica americana resterà grande chiunque vinca le elezioni”.
Il prossimo 6 novembre gli americani saranno chiamati alle urne per scegliere di riconfermare Barack Obama alla Casa Bianca oppure sostituirlo con il candidato repubblicano Mitt Romney.
Intanto le dichiarazioni di Romney in Virginia hanno fatto alzare le orecchie agli italiani:
“Le politiche del presidente Barack Obama ci ridurranno a una situazione di difficoltà come quella che in Europa vediamo in Paesi come Italia e Spagna… Le elezioni presidenziali avranno enormi conseguenze.
Il voto del 6 novembre avrà un impatto non solo sui prossimi quattro anni ma sulle generazioni future”.
Fonte Diretta News.it
Gli americani avevano giusto bisogno delle raccomandazioni dell'insigne professore.
Se no come facevano a fare una buona politica di sviluppo come da noi????
“Occhio alla finanza pubblica”
MONTI FINANZA USA – Monti mette in guarda gli Stati Uniti.
Il presidente del Consiglio italiano, in conferenza stampa...( dal Laos,) ha tenuto a sottolineare che la finanza pubblica è un tema da tenere sotto controllo, anche negli Usa.
Il premier ha infatti ricordato che anche se il dollaro continua ad essere una moneta di riserva e vi è una “una propensione nei portafogli internazionali pubblici e privati a tenere grandi quantità di debito pubblico“, ciò non significa che non possano “determinarsi, anche velocemente, mutazioni di composizione“. Insomma “l’attenzione sui temi della finanza pubblica americana resterà grande chiunque vinca le elezioni”.
Il prossimo 6 novembre gli americani saranno chiamati alle urne per scegliere di riconfermare Barack Obama alla Casa Bianca oppure sostituirlo con il candidato repubblicano Mitt Romney.
Intanto le dichiarazioni di Romney in Virginia hanno fatto alzare le orecchie agli italiani:
“Le politiche del presidente Barack Obama ci ridurranno a una situazione di difficoltà come quella che in Europa vediamo in Paesi come Italia e Spagna… Le elezioni presidenziali avranno enormi conseguenze.
Il voto del 6 novembre avrà un impatto non solo sui prossimi quattro anni ma sulle generazioni future”.
Fonte Diretta News.it
Gli americani avevano giusto bisogno delle raccomandazioni dell'insigne professore.
Se no come facevano a fare una buona politica di sviluppo come da noi????
Tintagel - Il castello di re Artù
Intorno al leggendario personaggio di Artù si sono aggrovigliate, nei secoli, decine di leggende. Secondo una di esse, largamente diffusa, la madre di Artù, Igraine, sarebbe stata sorella di Viviana, Signora del Lago e dell’isola Sacra di Avalon, la mitica sede dei druidi, nonché ultima roccaforte celtica della Britannia. Igraine era sposata a Gorlois, duca di Cornovaglia, ma Artù era figlio non del legittimo marito bensi di Uther Pendragon, un condottiero nel cui sangue si univano due stirpi regali, quella delle genti britanniche legate all’antica tradizione celtica e quella dei devoti a Roma. Deus ex machina di questo tradimento destinato a sconvolgere la storia dell’isola fu il mago Merlino, che operò un sortilegio sulla duchessa.
Nel 1136 il cronista inglese Golfredo di Monmouth, nella sua Historia regnum Britanniae, cita la fortezza di Tintagel come la tradizionale residenza di re Artù. Al di là delle leggende, tuttavia, ciò che concretamente esiste sono le rovine di un monastero celtico risalente agli inizi del VI secolo e i resti delle mura di un complesso fatto costruire a picco delle burrascose scogliere, intorno al 1145, dal conte Reginaldo di Cornovaglia, figlio illegittimo di Enrico I. Al XII secolo risalgono i resti della cinta fortificata dalla parte della terraferma; questa era collegata alla parte insuare da una lingua di terra destinata a scomparire per l’erosione. Nella parte insulare si costruirono il dongione, una capella e la Great Hall, senza dubbio la parte più imponente del castello. Nel XIII secolo, Richard conte di Cornovaglia in grandi il complesso fino ad avere tre cinte fortificate: quella che protegge l’isola, collegata alla terraferma da un ponte levatoio e difesa da un corpo di guardia, e le due cinte che delimitavano un castello inferiore (Lower Ward) e un castello superiore (Upper Ward) – ciascuno dotato di un apparato difensivo e di un corpo di guardia autonomo. Con Edoardo, principe di Galles e figlio di Edoardo III, conosciuto come il Principe Nero, furono introdotte nuove modifiche. Comincio, però, allora la decadenza della fortezza trasformata fino al XVI secolo in prigione. In seguito fu definitivamente abbandonata con l’affondamento del castello inferiore, provocato dall’azione continua dell’erosione marina. Riscoperta nei primi decenni del Novecento Tintagel è stata l’oggetto di una campagna di scavi che hanno permesso di ristabilire la datazione e la storia.
L’intera vita del sovrano è intessuta di miti, storie leggendarie, sortilegi. Ancor giovane, Artù conquistò il diritto di sedere sul trono della Britannia strappando dalla viva roccia la magica spada Excalibur: evento avvenuto nel 516 d. C., secondo la tradizione. Durante il suo regno Artù, capo delle forze della Britannia celtica, avrebbe conquistato ben dodici vittorie, delle quali l’ultima soltanto, quella di Mount Badon, è forse storicamente provabile. Secondo l’immaginazione dei suoi biografi, Artù conquistò mezzo mondo cristiano, dalla Scozia all’Irlanda, Islanda, Danimarca, Norvegia, fino alla Gallia e alla Spagna. E avrebbe preso anche Roma se, giunto alle porte della città eterna, non fosse stato informato che la sua partia era in rivolta e che Morded, suo nipote, aveva sedotto la sua sposa, Ginevra. Rientrò allora precipitosamente in patria con Galvano, suo ambasciatore, che fu ucciso durante lo sbarco. I due fedifraghi fuggirono, Ginevra nascondendosi in un convento, Mordred rifugiandosi presso la baia di Camban, in Cornovaglia, dove avvenne lo scontro finale. Artù, ferito a morte, consegno la spada Excalibur a sir Belvedere, con l’ordine di gettarla nell’acqua. Apparve allora un piccolo vascello con molte dame e una regina, che portarono l’eroe sull’isola di Avalon, dove si dice che egli ancora attenda, insieme alla sorella Morgana, di ritornare tra i suoi e guidarli alla vittoria.
Le rovine di quella che è diventata una grande attrazione turistica si ergono su uno sperone roccioso proteso nel mare, battuto dalle onde e dalle frequenti tempeste. Probabilmente le leggende sorte intorno a questo luogo sono state originate dallo stretto rapporto del luogo con le manifestazioni primigenie della natura, che qui si esprimono sotto forma di tempeste o di nebbie avvolgenti magicamente ogni cosa. O, forse, si tratta veramente di un luogo fuori dal tempo, dove per motivi inesplicabili si apre una porta su un altro mondo….
Nel 1136 il cronista inglese Golfredo di Monmouth, nella sua Historia regnum Britanniae, cita la fortezza di Tintagel come la tradizionale residenza di re Artù. Al di là delle leggende, tuttavia, ciò che concretamente esiste sono le rovine di un monastero celtico risalente agli inizi del VI secolo e i resti delle mura di un complesso fatto costruire a picco delle burrascose scogliere, intorno al 1145, dal conte Reginaldo di Cornovaglia, figlio illegittimo di Enrico I. Al XII secolo risalgono i resti della cinta fortificata dalla parte della terraferma; questa era collegata alla parte insuare da una lingua di terra destinata a scomparire per l’erosione. Nella parte insulare si costruirono il dongione, una capella e la Great Hall, senza dubbio la parte più imponente del castello. Nel XIII secolo, Richard conte di Cornovaglia in grandi il complesso fino ad avere tre cinte fortificate: quella che protegge l’isola, collegata alla terraferma da un ponte levatoio e difesa da un corpo di guardia, e le due cinte che delimitavano un castello inferiore (Lower Ward) e un castello superiore (Upper Ward) – ciascuno dotato di un apparato difensivo e di un corpo di guardia autonomo. Con Edoardo, principe di Galles e figlio di Edoardo III, conosciuto come il Principe Nero, furono introdotte nuove modifiche. Comincio, però, allora la decadenza della fortezza trasformata fino al XVI secolo in prigione. In seguito fu definitivamente abbandonata con l’affondamento del castello inferiore, provocato dall’azione continua dell’erosione marina. Riscoperta nei primi decenni del Novecento Tintagel è stata l’oggetto di una campagna di scavi che hanno permesso di ristabilire la datazione e la storia.
Le rovine di quella che è diventata una grande attrazione turistica si ergono su uno sperone roccioso proteso nel mare, battuto dalle onde e dalle frequenti tempeste. Probabilmente le leggende sorte intorno a questo luogo sono state originate dallo stretto rapporto del luogo con le manifestazioni primigenie della natura, che qui si esprimono sotto forma di tempeste o di nebbie avvolgenti magicamente ogni cosa. O, forse, si tratta veramente di un luogo fuori dal tempo, dove per motivi inesplicabili si apre una porta su un altro mondo….
La stele di Rosetta
La Stele di Rosetta è una lastra in basalto di 114 x 72 cm, che pesa circa 760 kg e riporta un'iscrizione con tre differenti grafie: geroglifico, demotico e greco (dall'alto in basso).
Demotico e Geroglifico non sono due lingue diverse ma semplicemente sono due differenti grafie dell'egizio: il geroglifico era usato per testi monumentali o di particolare importanza mentre il demotico, che derivava da una semplificazione della grafia ieratica, era usato per documenti ordinari; in epoca tarda l'uso di redigere anche i testi ufficiali in demotico derivava dall'essersi ristretta quasi solamente alla classe sacerdotale la conoscenza della grafia geroglifica.
Poiché il greco era conosciuto, la stele offrì una chiave decisiva per poter procedere alla comprensione dei geroglifici, e ciò avvenne nel 1822 ad opera di Jean-François Champollion.
Il decreto tolemaico è riportato in due lingue (ma tre grafie poiché l'egizio è presente sia in geroglifico che demotico) nella stele.
Si tratta di un decreto emesso nel 196 a.C. in onore del faraone Tolomeo V Epifane (al tempo tredicenne) in occasione del primo anniversario della sua incoronazione.
Il testo riporta tutti i benefici resi al paese dal re, le tasse da lui abrogate, e la conseguente decisione del clero di erigere in tutti i templi del paese una statua in suo onore, e statue d'oro da collocare accanto a quelle degli dei, e di indire festeggiamenti in onore del re.
Stabilisce inoltre che il decreto sia pubblicato nella scrittura delle parole degli dei (geroglifici), nella scrittura del popolo (demotico) e in greco. Il contributo più importante alla comprensione dell'egiziano e allo studio della stele di Rosetta fu quello del francese Jean-François Champollion. Champollion non aveva però identificato i segni multi consonantici, cosa che fece successivamente Karl Richard Lepsius.
La storia della stele è legata a Napoleone Bonaparte e alla campagna d'Egitto.
Facevano parte delle spedizione anche 175 scienziati, che avevano l'obiettivo di aprire alla Francia la conoscenza della storia mediorientale.
Il ritrovamento della stele è attribuito al capitano francese Pierre-François Bouchard che la trovò nella città portuale di Rosetta (l'odierna Rashid) nel delta del Nilo il 15 luglio del 1799.
La stele fu esposta al British Museum, dove viene custodita dal 1802.
Nel luglio del 2003 gli egiziani hanno chiesto la restituzione della stele. Attualmente al Museo Egizio del Cairo è presente una copia.
Demotico e Geroglifico non sono due lingue diverse ma semplicemente sono due differenti grafie dell'egizio: il geroglifico era usato per testi monumentali o di particolare importanza mentre il demotico, che derivava da una semplificazione della grafia ieratica, era usato per documenti ordinari; in epoca tarda l'uso di redigere anche i testi ufficiali in demotico derivava dall'essersi ristretta quasi solamente alla classe sacerdotale la conoscenza della grafia geroglifica.
Poiché il greco era conosciuto, la stele offrì una chiave decisiva per poter procedere alla comprensione dei geroglifici, e ciò avvenne nel 1822 ad opera di Jean-François Champollion.
Il decreto tolemaico è riportato in due lingue (ma tre grafie poiché l'egizio è presente sia in geroglifico che demotico) nella stele.
Si tratta di un decreto emesso nel 196 a.C. in onore del faraone Tolomeo V Epifane (al tempo tredicenne) in occasione del primo anniversario della sua incoronazione.
Il testo riporta tutti i benefici resi al paese dal re, le tasse da lui abrogate, e la conseguente decisione del clero di erigere in tutti i templi del paese una statua in suo onore, e statue d'oro da collocare accanto a quelle degli dei, e di indire festeggiamenti in onore del re.
Stabilisce inoltre che il decreto sia pubblicato nella scrittura delle parole degli dei (geroglifici), nella scrittura del popolo (demotico) e in greco. Il contributo più importante alla comprensione dell'egiziano e allo studio della stele di Rosetta fu quello del francese Jean-François Champollion. Champollion non aveva però identificato i segni multi consonantici, cosa che fece successivamente Karl Richard Lepsius.
La storia della stele è legata a Napoleone Bonaparte e alla campagna d'Egitto.
Facevano parte delle spedizione anche 175 scienziati, che avevano l'obiettivo di aprire alla Francia la conoscenza della storia mediorientale.
Il ritrovamento della stele è attribuito al capitano francese Pierre-François Bouchard che la trovò nella città portuale di Rosetta (l'odierna Rashid) nel delta del Nilo il 15 luglio del 1799.
La stele fu esposta al British Museum, dove viene custodita dal 1802.
Nel luglio del 2003 gli egiziani hanno chiesto la restituzione della stele. Attualmente al Museo Egizio del Cairo è presente una copia.
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