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martedì 12 luglio 2016

Le meravigliose sculture che prendono vita grazie all'acqua


Quando pensiamo alle sculture forse immaginiamo qualcosa di antico e di statico, che rimane completamente immobile davanti ai nostri occhi. 
Il mondo della scultura però si sta trasformando grazie agli artisti di oggi e sta abbandonando la staticità. 

 Lo sa bene l’artista polacca Malgorzata Chodakowska che crea delle meravigliose sculture di bronzo che si trasformano in fontane grazie alla presenza dell’acqua.
 E’ proprio l’acqua che crea movimento e che nello stesso tempo gioca un ruolo essenziale nell’intera struttura dell’opera.
 L’acqua crea degli effetti particolari e inaspettati quando sgorga dalle fontane. 
Sembra quasi che si creai un effetto magico.

 Malgorzata impiega da due a sei mesi per dare vita ad ogni scultura.
 Le tempistiche di lavoro dipendono dalla complessità dell’opera. Le sculture-fontane vogliono rappresentare la pura gioia della vita che nasce dalla combinazione dell’acqua con la materia prima, rappresentata dal bronzo. 
L’artista si occupa di scultura da ben trent’anni.
 La creazione di ogni opera inizia con un modello in argilla. Quando i lavori in argilla raggiungono le dimensioni desiderate arriva il momento di ricoprirli di bronzo. 
L’acqua che scorre completa perfettamente ogni figura ed ogni scultura ha la propria storia.











Marta Albè

lunedì 11 luglio 2016

Scenari da sogno nella Grotta Azzurra di Capri


Capri custodisce un immenso tesoro: la Grotta Azzurra, scoperta già ai tempi dei Romani. 
Gli imperatori, infatti, lungimiranti, avevano sfruttato l’ingresso alla grotta, nascosto spesso dalle maree, facendo di essa la loro piscina privata.
Secondo alcuni storici del tempo, l’imperatore Tiberio si era persino fatto costruire un passaggio che collegava la sua villa alla grotta, anche se il cunicolo,forse crollato, non è mai stato ritrovato. 

La Grotta Azzurra, caduta quasi nel dimenticatoio, venne esplorata nel 1826 da uno scrittore, Augusto Kopisch, e un pittore, Ernesto Fries, guidati dal pescatore Angelo Ferrario, detto “il Riccio”. Già nota ai Capresi col nome di “Grotta di Gradola”, la Grotta Azzurra era stata fino ad allora ritenuta un luogo magico e pauroso per via di terrificanti leggende di streghe e mostri che la popolavano.Il merito principale dell’esplorazione fu, dunque, quello di ribattezzarla “Grotta Azzurra”… nome con cui oggi viene conosciuta e rappresentata sulle cartoline ricordo di Capri.


Nella grotta, lunga 60 metri e larga 25, si accede quasi distesi in piccole barche a remi, venendo travolti da un’atmosfera surreale dovuta ai meravigliosi giochi cromatici prodotti dai raggi solari che, penetrando nella cavità, attraverso un’apertura sottomarina, colorano il luogo d’azzurro, con tonalità variabili nelle diverse ore del giorno.
 A ciò si aggiungono i meravigliosi riflessi argento degli oggetti immersi nelle acque. 
Dopo aver ammirato il cosiddetto Duomo Azzurro, ossia il primo ambiente, più visitato e conosciuto, la grotta prosegue in fondo a destra coi tre rami della Galleria dei Pilastri, convergenti in un unico passaggio fino alla Sala dei Nomi, così chiamata per le firme dei visitatori poste sulle pareti. 
 Il passaggio poi si restringe fino alla Sala della Corrosione, ultima parte accessibile. 

Una curiosità: sul fondo della Grotta Azzurra, meraviglia di seducente bellezza, nel 1964 furono scoperte statue d’epoca romana, raffiguranti divinità marine, attualmente custodite nel Museo della Certosa.
 Queste sculture marmoree decoravano il ninfeo dell’imperatore Tiberio ed erano attaccate alle pareti con dei ganci che l’acqua marina ha corroso, provocando la loro caduta in mare. 

 Fonte: http://www.meteoweb.eu/

venerdì 8 luglio 2016

Uno spettacolo della natura: i funghi fluorescenti


Immagina di camminare in un bosco del Giappone di notte e di vedere sul terreno qualcosa che emette luce.
 Mille pensieri alla mente su cosa potrebbe essere. No, non sei ubriaco e non si tratta nemmeno di un’ invasione aliena. Probabilmente stai osservando dei funghi, Chlorophos Mycena, per usare il termine tecnico. 

 Ritrovati in gran parte sull’isola di Mesameyama nella regione Ugui in Wakayama (Giappone) e nel Ribeira Valley Tourist State Park, in Brasile, questi particolari funghi , emergono nelle stagione delle piogge, tra maggio e luglio, “accendendo” il terreno con le loro spore luminose.


Lo spettacolo, quasi magico, che regalano è dovuto alla bioluminescenza, una delle reazioni strane ma meravigliose che accadono naturalmente in molte piante e animali. 

 Il fenomeno della bioluminescenza si verifica quando l’energia chimica naturale prodotta all’interno di un organismo viene convertita in energia luminosa. 
 Il risultato è un sorprendente luce fluorescente naturale, o ‘luce fredda’ (in opposizione al rosso luce calda). 
Sono svariate le persone di tutto il mondo che arrivano da tutto il mondo solo per vivere questa esperienza unica. 
 Il colore della bioluminescenza è normalmente dal blu al verde anche se non si escludono delle variazioni di colorazioni. 

 Anche se in Giappone, qualcuno sta già organizzando delle escursioni per poter osservare da vicino questo spettacolo i luoghi dove è possibile guardare questa meraviglia della natura rimangono ancora ben protetti in modo da salvaguardarli il più possibile. Il modo migliore per goderne, per ora, è tramite qualche foto di questi funghi fluorescenti …





Fonte: curiositaeperche.it

giovedì 7 luglio 2016

L'invasione dei pesci scorpione


Testimonianze raccolte tra pescatori e subacquei dimostrano che nel giro di un anno i predatori velenosi noti come pesci scorpione (Pterois miles), hanno colonizzato le acque attorno a Cipro. 
Il rapporto è di Demetris Kletou, del laboratorio di ricerca ambientale di Limassol (Cipro), ed è pubblicato sulla rivista Marine Biodiversity Records. 

 «Fino a poco tempo fa gli avvistamenti di pesci scorpione nel Mediterraneo erano relativamente pochi, ma c’erano forti timori che avrebbero potuto colonizzare il nostro mare così come hanno fatto nell’Atlantico occidentale», spiega Kletou, «e così è stato. Abbiamo la certezza che la specie ha colonizzato l’area orientale del mare attorno a Cipro e si sta prepotentemente insediando attorno all’isola.»


I pesci scorpione sono carnivori e possono nutrirsi di una grande varietà di specie. 
Si riproducono ogni 4 giorni durante tutto l’arco dell’anno, e così nel giro di 12 mesi depongono fino a 2 milioni di uova gelatinose che possono cavalcare le correnti marine e coprire grandi distanze per circa un mese prima di schiudersi. La capacità di riprodursi velocemente, insieme alla notevole armatura di spine velenose che scoraggia i predatori, fanno si che riescano a invadere rapidamente le zone in cui riescono ad arrivare.


Le cause che hanno portato il pesce scorpione a trovarsi così bene nel Mediterraneo sono essenzialmente due: da un lato vi è stato l’ampliamento del canale di Suez, che ha permesso ai Miles di spingersi più facilmente dal mar Rosso (loro habitat naturale) al Mediterraneo; e, in secondo luogo, effettuato il passaggio hanno trovato un habitat più confortevole rispetto al passato, per via dell'aumento della temperatura media dell'acqua del Mediterraneo. 

 Fonte: focus.it

mercoledì 6 luglio 2016

Il vestito multicolor del camaleonte


Il camaleonte è uno di quegli animali che mi ha sempre affascinato, forse per quella sensazione di esotico che riesce a trasmettere, forse per il suo aspetto in parte curioso e in parte “magico”, legato soprattutto alla sua capacità di cambiare colore nel giro di brevissimo tempo; ma vi siete mai domandati qual è il “trucco”?

 I camaleonti appartengono alla famiglia dei rettili e al sottordine dei Sauri; in greco il suo nome significa “leone di terra”. 
Vivono principalmente in Africa e in particolare in Madagascar e altre zone tropicali, ma alcune specie è possibile trovarle anche nell'Europa meridionale (Andalusia e Grecia), in Sri Lanka, India e Asia Minore, mentre i Camaleonti di Jackson nelle isole Hawaii, in California e in Florida. 
Vivono sugli alberi spostandosi da un ramo all'altro grazie a delle zampe dotate di artigli, ma le specie più piccole anche nei cespugli o nell'erba.
 Le loro dimensioni possono variare dai 2-3 centimetri (come Brookesia micra e Brookesia minima) fino ai 60 centimetri dei Calumma parsonii e Furcifer oustaleti. 
Sono tutti accomunati da particolari elementi morfologici : 
 - tipica struttura delle zampe: sono dotate di due dita principali ognuna dotata di 2-3 artigli (sono come delle tenaglie che permettono al camaleonte di ancorarsi saldamente ai rami degli alberi); 
 - lingua retrattile che può raggiungere anche una lunghezza superiore a quella del suo stesso corpo e che nella parte prossimale presenta una pallina di muscolo appiccicosa alla quale l'insetto (soprattutto locuste, mantidi e grilli) rimarrà attaccato; quindi quando il camaleonte si trova davanti ad una preda la lingua viene estroflessa velocissimamente dalla bocca, per poi essere altrettanto rapidamente retratta una volta catturato l'insetto;


- mancanza di orecchie (e sembra che comunichino attraverso le vibrazione dei rami); 
 - occhi che possono ruotare e mettere a fuoco indipendentemente uno dall'altro (solo quando si trova davanti ad una preda, su di essa il camaleonte punta entrambi gli occhi); questo permette al camaleonte di avere una visione di 360 gradi senza spostarsi (visione stereoscopica)




ma soprattutto.... la capacità di cambiare colore.


Questa caratteristica dei camaleonti non ha come unico fine quello della mimetizzazione, ma si manifesta in diverse situazioni in cui l'animale può trovarsi, a seconda di determinate condizioni fisiche o fisiologiche; anche gli stati emotivi come la paura possono influenzare (ad esempio durante un combattimento, assume tonalità più vivaci al fine di intimorire l'avversario). 
Durante il periodo degli amori (da luglio ad ottobre) i camaleonti assumono determinate colorazioni per comunicare la loro disponibilità all'accoppiamento o, nel caso della femmina, la già avvenuta fecondazione.
 Anche le condizione di luce e la temperatura possono influenzare il colore della pelle di questi rettili.

 Ma come si verifica tale fenomeno? 
 Sotto la pelle trasparente del camaleonte si trovano diversi strati di cellule specializzate: 
 - quello superiore è costituito da cellule (cromatofore) contenenti pigmenti gialli e verdi 
 - quello intermedio contenente cellule (guanofore) contenenti una sostanza cristallina (guanina) che riflette una parte di luce incidente, principalmente quella blu e quella bianca 
 - strato inferiore costituito da cellule melanofore, contenenti appunto melanina 
 Se le cromatofore sono gialle, la luce incidente blu da una colorazione verde; le cellule melanofore invece servono per scurire o schiarire i colori prodotti dagli strati sovratanti. 
 Ma non è tutto qui: se il camaleonte è rilassato, i cristalli delle cellule guanofore formano uno strato più compatto in grado di riflettere principalmente luce blu (e ciò che vedremo è quindi un colore della pelle verde); in uno stato di eccitazione invece, ad esempio nel caso di uno scontro o un accoppiamento, i cristalli si distanziano l'uno dall'altro e cambiano la luce riflessa, e la colorazione finale sarà giallo-arancione (ed infatti come detto precedentemente, il cambiamento di colore non serve tanto per la mimetizzazione quanto è indice dello stato emotivo dell'animale). 

Inoltre alcuni ricercatori hanno individuato un altro strato di cristalli sotto il primo: qui le strutture cristalline sono più grosse e disposte in modo più irregolare; sarebbero in grado di riflettere tutte le lunghezze d'onda di luce, aiutando il camaleonte a rimanere al fresco.
 Per mimetizzarsi invece sfruttano anche la loro caratteristica andatura e la forma del corpo compressa: le movenze oscillanti durante gli spostamenti lo fanno sembrare una foglia; in questo modo il camaleonte non viene notato né da eventuali predatori né dalle possibili prede (sono cacciatori passivi, nel senso che possono rimanere immobili anche per ore in attesa di una preda di passaggio).

 Fonte: greenme.it

martedì 5 luglio 2016

Le meraviglie sommerse di Panarea


Localizzati quattro relitti romani del I e II secolo d.C. con centinaia di reperti intatti.
 Divieto di immersione, pesca e ancoraggio. Ma ci sono anche i danni causati da pesca a strascico. 

Il mare attorno a Panarea, la più piccola delle isole Eolie che in estate attira vip e personaggi dello spettacolo, è sempre più meta degli archeologi marini e subacquei di alto fondale. 
Nel profondo blu, compreso tra gli 80 e i 170 metri sul versante che guarda gli scogli di Basiluzzo e Lisca Bianca, nel 2010 gli archeologi siciliani della Soprintendenza del mare hanno localizzato e fotografato quattro spettacolari relitti di epoca romana (I e II secolo) carichi di centinaia di anfore intatte, che giacciono adagiate sul fondo. 
Erano navi commerciali romane di medie dimensioni, adibite al trasporto di grano, vino e garum (una salsa di pesce molto apprezzata all'epoca) che, troppo cariche, verosimilmente imbarcando acqua fecero naufragio inabissandosi lungo la trafficatissima rotta tirrenica tra la Sicilia e la costa meridionale italiana. 

Nelle prossime settimane gli archeologi della Regione, che hanno localizzato con esattezza i carichi e iniziato la mappatura del sito tra il 2009 e il 2011 grazie all'impiego del Rov (Remotely Operated Vehicle) insieme all'équipe americana della Fondazione Aurora Trust, si preparano a tornare sui fondali.
 Obiettivo, continuare a studiare i reperti, grazie all'intervento dei sub esperti in immersioni di alto fondale che utilizzano le sofisticate tecniche di rebreather.
 E iniziare a progettare una strategia di controllo con le telecamere di profondità.




La questione dei furti clandestini di reperti, per i mari siciliani, è una piaga antica. 
Sul relitto a 85 metri, oltre a danni alle anfore ridotte in cocci, sono state rilevate tracce di alterazioni, forse cavi d'acciaio utilizzati per un tentativo di furto, secondo quanto rilevato negli anni passati dagli esperti della regione.
 "Il progetto Archeorete, partito alle Eolie nel 2009, continuerà anche quest'estate", spiega il soprintendente del Mare della Sicilia, l'archeologo Sebastiano Tusa. 
"Tra fine luglio e inizio agosto ritorneremo a lavorare sul relitto Panarea III, il più bello, quello che ha già restituito un altare portatile, su cui sono incise tre lettere che consentono di individuarne la proprietà, e i vasi cilindrici adibiti al trasporto del miele. 
L'alta profondità a cui giacciono i reperti costituisce un buon deterrente contro i furti", continua il Soprintendente. 
"Pensiamo che non sia affatto facile trafugare materiali a 100 metri sott'acqua e che la rete di informatori, primi tra tutti i diving locali, che abbiamo attivato negli anni è sempre efficace". 

Sui siti, intanto, sono state apposte ordinanze di divieto di immersione, pesca e ancoraggio, su cui vigilano le forze dell'ordine, Carabinieri e Capitaneria di Porto. 
Il pericolo maggiore però è costituito dalle reti a strascico con i loro congegni metallici che, al passaggio, distruggono le anfore nella parte summitale. 
"Per evitare questo scempio l'unica arma è sensibilizzare le marinerie costiere di Messina e Reggio Calabria che si spingono sino a queste acque", conclude Tusa. 
"Stiamo inoltre pensando a un bando per un progetto internazionale per realizzare la rete di telecontrollo per proteggere l'area, con un sistema simile a quello già sperimentato sui relitti delle isole Egadi, a Levanzo e Favignana". 

 Fonte: http://www.corriere.it/

L'azzurro Crater Lake, il lago più profondo degli Stati Uniti


I grandi laghi degli States sono famosi in tutto il mondo, ma molti ignorano che in essi si trova anche il nono lago più profondo del pianeta: l’azzurro Crater Lake, che occupa una caldera estinta nel cuore del Crater Lake National Park, noto, tra l’altro, per i suoi paesaggi lunari di pomice e cenere e gli imponenti pinnacoli di roccia, frutto dell’erosione di antichi siti eruttivi. 
Il parco, istituito il 22 maggio 1902 dal presidente Theodore Roosevelt, raccoglie una media di 500 mila visitatori l’anno, offrendo tanti divertenti modi per trascorrere le vacanze : in inverno, sci di fondo, in estate gite in barca, escursioni e tour panoramici di tutto il lago, praticando la pesca al salmone e alla trota iridea. 
Visto dall’alto, il Crater Lake sembra un vulcano che presenta, al posto della lava incandescente, una vasta distesa d’acqua.


Situato nella regione centro-meridionale dell’Oregon, sulla cresta della Cascade Mountain Range, a 100 km ad est dell’Oceano Pacifico e a 110 km dal confine con la California, con una superficie di 53 km quadrati e una profondità massima di 594 metri, il Crater Lake è il lago più profondo degli Stati Uniti, lasciando a bocca aperta per l’eccezionale limpidezza dell’acqua e il suo incredibile colore blu intenso, paragonato da alcuni all’inchiostro. 
La sua particolarità sta proprio nell’essersi formato nella caldera di un vulcano spento, il Monte Mazama, ed è sovrastato da muri di roccia alti fino a 700 metri.

 La caldera è una forte depressione che si forma su un edificio vulcanico in seguito ad una forte esplosione. 
Con la perdita di pressione, la camera magmatica si svuota, riempendosi progressivamente di acqua piovana. 
Pur non essendoci fiumi che convogliano dentro il lago, l’evaporazione è compensata dalle abbondanti piogge e dallo scioglimento delle nevi, che permettono il rinnovamento dell’acqua ogni 250 anni.
 Si tratta di un luogo spettacolare in cui si respira l’aria più pulita della Nazione, passeggiando lungo i sentieri immersi nella tranquillità della natura, con uno scenario di boschi di cicuta, abeti rossi, pini, caratterizzati da un ecosistema attivo, popolato da orsi neri, linci, aquile e falchi.


Un’interessante leggenda racconta che quando i primi visitatori di Crater Lake lo fotografarono per poi mandare le foto a sviluppare., la Kodak offrì di rimborsare il costo dello sviluppo, ritenendo che il blu del lago fosse così innaturale che non poteva che trattarsi di un errore nel processo di stampa. 
In realtà, è proprio quel colore, unico al mondo, ad attrarre ogni anno milioni di visitatori. La straordinaria profondità del lago Crater conferisce un colore così azzurro limpido da essere considerato unico al mondo.
 Godersi il Crater Lake dalla sponda ovest, vicino al punto d’osservazione Watchman, ammirando in tutta la sua maestosità la punta del cono vulcanico (Wizard Island) che emerge dalle acque limpide, è un’esperienza impressionante.
 Da altri punti d’osservazione potrete scorgere Phantom Ship, altro picco vulcanico che, durante i periodi di nebbia o poca luce, dà veramente l’impressione di essere un vascello fantasma. 
Secondo molti viaggiatori, il Crater Lake regala i panorami più suggestivi nei periodi in cui è ricoperto di neve, quando la sua visione mette letteralmente in soggezione!


Fonte: meteoweb.eu
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