martedì 5 aprile 2016
I sacrifici umani degli Aztechi
Chi erano gli individui sacrificati dagli Aztechi nel Grande Tempio di Tenochtitlan?
Le fonti storiche in genere parlano dei prigionieri di guerra, ma un recente studio sembra indicare che non tutti siano stati catturati nei territori sottomessi.
L’archeologa Alan Barrera, a capo della ricerca, ha sostenuto che: “C’era questa idea generale che i sacrifici erano per lo più il risultato di guerre, individui presi dalle popolazioni via via conquistate”
La civiltà azteca, fiorita tra il 1345 e il 1521, è passata alla storia soprattutto per i sacrifici umani, i quali prevedevano
smembramenti, decapitazioni e una pratica ormai diventata famosa attraverso la quale veniva estratto il cuore alla vittima mentre era ancora in vita.
Nonostante non fossero di certo i primi a praticare questi rituali, preceduti dalla civiltà olmeca, sembra che attuarono sacrifici umani su una scala mai conosciuta prima.
Se rimane pur vero che la descrizione di questa usanza sia stata esagerata dai missionari spagnoli giunti nel nuovo mondo, è innegabile come durante il loro regno tale pratica abbia causato migliaia di vittime.
In Mesoamerica il sacrificio umano era visto come un ringraziamento agli dei per la creazione del mondo e del sole, in particolare verso un mostro chiamato Cipactli (o Tlaltecuhtli). Secondo la leggenda gli dei Quetzalcoatl e Tezcatlipoca in origine strapparono la creatura in pezzi per dare origine al creato.
Per consolare lo spirito di Cipactli, gli dei avrebbero promesso cuori umani e sangue in accondiscendenza.
Un po’ come nella mitologia greca, sul modello di Prometeo che rubò il fuoco agli dei, Ehecatl-Quetzalcóatl rubò le ossa dagli Inferi e con questi creò gli esseri umani, rendendo necessari altri tributi di sangue.
Si è anche pensato che le vittime venissero in genere portate qui direttamente dai loro luoghi di origine e in seguito sacrificate quasi immediatamente.
In genere gli aztechi erano soliti lanciare vere e proprie guerre – definite “guerre fiorite”(xochiyaoyotl) – il cui scopo era quello di catturare prigionieri da sacrificare.
Altri due modi per trovare candidati per il sacrificio, erano il gioco della palla o l’utilizzo degli schiavi.
Si è sempre pensato ovviamente che la guerra fosse il metodo di scelta preferito dagli aztechi.
Lo studio dei frammenti ossei umani ha permesso però di concludere che alcune delle vittime sacrificate ed oggetto di studio da parte dell’archeologa Alan Barrera, avevano vissuto tra gli Aztechi per almeno sei anni.
I giovani uomini catturati nelle guerre non erano le uniche persone sacrificate, e le vittime includevano donne, anziani e bambini.
Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno prelevato campioni dai resti di sei individui trovati tra le vittime sacrificali del Grande Tempio ed estratti da teschi e denti.
Gli individui hanno vissuto tra il 1469 e il 1521, durante i regni di Motecuhzoma Ilhuicamina, Axayacatl e Moctecuhzoma Xocoyotzin.
Stefano Borroni
Covão do Conchos: il “lago col buco”
Sembra uscito da un film di fantascienza o il frutto di un’illusione ottica eppure questo posto esiste per davvero e compare in un video girato con un drone da tre giovani del comune portoghese di Oliveira do Hospital; video pubblicato su You Tube che ha ricevuto milioni di condivisioni e like.
Il luogo ripreso si chiama Covão do Conchos.
Si tratta di una piccola diga artificiale, contenente 123 mila metri cubi d’acqua, situata nel maggior gruppo montuoso del Portogallo continentale, la Serra da Estrela.
La diga, iniziata nel 1912 e terminata nel 1955, per portare acqua alla centrale idroelettrica di Sabugueiro, presenta nella zona sud un grosso buco, una voragine, di 48 metri di diametro, profonda circa 46 metri, di granito, che è la parte iniziale di un tunnel lungo 1519 metri che devia le acque del Ribeira das Naves.
Quello che più semplicisticamente è stato definito “il lago col buco” è un eccezionale lavoro di ingegneria e, al contempo, un’opera d’arte del XX secolo, venuto alla ribalta solo in questi giorni, con la pubblicazione del video che continua ad impressionare per il suo fascino e la sua particolarità.
Fonte: meteoweb.eu
lunedì 4 aprile 2016
“Garden of cosmic speculation”, dove si fondono fisica, scienza e matematica
Possono la fisica, la matematica e la scienza essere fonte di ispirazione nella progettazione del paesaggio?
A giudicare dal The Garden of Cosmic Speculation, ovvero il giardino della speculazione cosmica, potremmo rispondere di si.
Il giardino della speculazione cosmica si trova a Dumfries in Scozia ed è stato creato nel 1989 dall’dall’architetto paesaggista Charles Jencks e da sua moglie, la designer Maggie Keswick.
E’ un giardino unico nel suo genere perché qui piante, fiori, laghi sono stati pensati come incontri di forme geometriche.
L’ispirazione viene direttamente dalla teorie delle Stringhe, dal Big Bang, dai buchi neri, da fenomeni cosmici e formule scientifiche fino a esplorare la Legge di Fibonacci.
Jencks e la moglie hanno costruito il giardino della speculazione cosmica ai piedi della loro casa, 12 ettari di strutture artificiali e installazioni quanto mai bizzarre, realizzate con il supporto di esperti in botanica, ma anche fisici e matematici.
Passeggiando ci si ritrova così in laghi artificiali e lunghe scalinate bianche. C’è poi la Cascata dell’Universo che con i suoi 25 passaggi rappresenta gli stadi evolutivi del Pianeta o ancora tra sentieri e arbusti ci sono 5 installazioni che riprendono le forme del DNA; non mancano i giochi di prospettiva che rimandano ai buchi neri e ai frattali.
E ancora, il ponte a spirale rosso "Paradiso-Inferno", che è un collegamento filosofico e spaziale tra nascita, vita e morte, bene e male.
Lo stile riprende le tradizioni zen ma anche quelle persiane, inglesi e francesi rinascimentali, un mix che mette al centro la natura.
Il Giardino della speculazione cosmica è così particolare che è riuscito a ispirare una composizione musicale, quella dell’artista statunitense Michael Gandolfi, per la Boston Symphony Orchestra e il Tanglewood Music Center, nominata ”Miglior Composizione Classica Contemporanea” presso ai Grammy Awards 2009.
Il giardino della speculazione cosmica è aperto al pubblico solo una volta l’anno (a inizio maggio solitamente), in occasione della raccolta fondi per il Maggie’ s Centre, una fondazione per la ricerca sul cancro dedicata alla moglie scomparsa di Charles Jencks.
Dominella Trunfio
sabato 2 aprile 2016
venerdì 1 aprile 2016
Giappone: la casa sull’albero più alta del Paese, ecco Kusukusu
Una casa per chi non soffre di vertigini e ama vivere a stretto contatto con la natura. Si chiama Kusukusu ed è la casa sull’albero più alta di tutto il Giappone, costruita ad un’altezza di 22 metri su una vecchia pianta.
L’abitazione per emozioni forti si trova all’interno di un lussuoso hotel chiamato Risonare Atami Resort, a Shizuoka ed è il risultato della collaborazione tra il designer Takashi Kbayashi e lo studio Hiroshi Nakamura NAP Architects.
Una casa immersa nella natura e costruita in legno, ma dotata di tutti i comfort di una moderna abitazione, apprezzatissima dai turisti che visitano il Giappone, molti dei quali vogliono provare l’ebbrezza di dormire su un albero.
Alla base della costruzione è stata realizzata, dopo accurate tecniche di scansione 3D e studi approfonditi, una struttura portante in acciaio, che non ha in alcun modo interferito con lo sviluppo dell’albero secolare, una canfora di oltre 300 anni ed alta oltre 22 metri.
Insomma una casa divenuta un vero must per ogni amante della natura.
Fonte: http://scienzenotizie.it/
L'altra Via della Seta, tra le montagne del Tibet
La leggendaria Via della Seta - l'intricato complesso di vie di terra e d'acqua percorse dalle carovane commerciali che collegavano la Cina a Roma, l'Oriente all'Occidente, si arricchisce di una "terza dimensione".
I reperti trovati in un'antica tomba nell'altopiano tibetano sembrerebbero dimostrare che questo corridoio commerciale si snodava anche sulle alture del Tibet, inerpicandosi su di esse e non aggirandole, come più volte speculato.
La tomba di 1800 anni fa è stata rinvenuta nel 2005 da alcuni monaci nel distretto di Ngari, Tibet, 4,3 km sopra il livello del mare.
Gli scavi archeologici, iniziati nel 2012, hanno portato alla luce al suo interno manufatti provenienti dall'antica Cina, come una maschera in oro, vasellame in ceramica e sete preziose con la scritta wang hou (re, principe) ricamata in caratteri cinesi.
Ma la prova più stringente della provenienza geografica dei reperti è descritta in un articolo pubblicato su Scientific Reports.
Nella tomba gli archebotanici dell'Accademia Cinese delle Scienze hanno trovato anche i resti di quelli che parrebbero germogli di tè. La presenza di questa bevanda in Tibet è documentata dal 700 d.C., ma questi sembrebbero più antichi di quattro o cinque secoli.
Le analisi chimiche dei reperti hanno individuato tracce di caffeina e teanina, sostanze contenute nelle piante di tè; inoltre, i residui sarebbero riconducibili a una varietà di tè dello Yunnan (Cina), la stessa rinvenuta anche in una tomba cinese della dinastia Han, di 2100 anni fa.
Quel tè trovato in Tibet sembra provenire a tutti gli effetti dalla Cina: anche 1800 anni fa, le montagne non dovevano quindi rappresentare un ostacolo invalicabile per i commerci via terra.
Fonte: focus.it
giovedì 31 marzo 2016
Il meraviglioso mondo degli Hunza
La valle dell’Hunza prende il nome dall’omonimo fiume, si trova nel Pakistan del nord, a 2.438 metri di altitudine e si estende per circa 7.900 chilometri quadrati.
E’ un luogo fantastico, reso quasi magico dai colori delle stagioni che si riflettono sulla valle e su i suoi maestosi rilievi. Ma è conosciuta anche per un’altra caratteristica: i suoi abitanti vivono fino a 110-120 anni, raramente si ammalano e, nonostante il passar del tempo, mantengono un aspetto piuttosto giovane anche ad età avanzata.
Sono diversi rispetto alle popolazioni vicine per diversi aspetti: fisicamente gli Hunza somigliano agli europei, parlano una lingua propria – il burushaski – che non somiglia a nessun altro idioma al mondo, e professano il credo ismaelita.
Ovviamente ciò che affascina di questo piccolo popolo che vive tra i massicci montagnosi del nord del Pakistan, sono i racconti sulla loro straordinaria capacità di mantenersi giovani e in salute.
Fanno il bagno in acque gelide anche fino a 15 gradi sotto zero, fanno attività sportive fino a cent’anni, le donne a 40 anni sembrano adolescenti e a 65 sono ancora in grado di dare alla luce figli; in estate mangiano frutta e verdure crude, in inverno albicocche secche, germogli di grano e formaggio di pecora
.
Fu il medico scozzese Robert McCarrison a scoprire, nei lontani anni ’30, la “valle felice”, e registrò che mangiavano pochissime proteine: 1933 calorie diarie, che comprendevano 50 grammi di proteine, 36 grammi di grassi e 365 grammi di carboidrati.
A distanza di svariati decenni le abitudini alimentari degli Hunza non sembrano cambiate: la carne è quasi assente dalla dieta e si nutrono soprattutto dei cereali da loro più coltivati come frumento, orzo e grano saraceno, di patate e frutta come albicocche e mele, nocciole, eppoi di burro, yogurt e derivati del latte di pecora.
Per quanto riguarda l’acqua, la loro unica fonte discende dal ghiacciaio Altar. Ma non disdegnano, ogni tanto, un po’ di alcol, bevendo elisir ottenuti dalle more di gelso o dalla distillazione del succo fermentato di albicocche.
La conclusione è dunque che sia proprio la dieta il fattore principale della longevità di questo popolo.
Un esempio è dato dalle popolazioni vicine, che vivono alle stesse condizioni climatiche ma non rispettando lo stesso regime alimentare e che hanno una speranza di vita due volte inferiore.
Non sappiamo dove finisca la realtà e inizi la favola del popolo che non invecchia, nei primati di longevità umana non c’è traccia degli Hunza, ma anche se fosse è una bella favola.
http://popoffquotidiano.it/
Il fiabesco Parco di Pinocchio
Il Parco di Pinocchio è un parco tematico sulla celebre fiaba "Le avventure di Pinocchio", ideata da Carlo Lorenzini.
Aperto nel 1956, il parco si trova a Collodi, una frazione del Comune di Pescia in Toscana.
Il Parco di Pinocchio ripercorre attraverso mosaici, sculture in bronzo ed edifici realizzati da artisti come Emilio Greco, Venturino Venturi e Pietro Consagra, tutti gli episodi salienti del libro italiano più amato e conosciuto al mondo.
Tutte le creazioni artistiche del Parco di Pinocchio sono perfettamente inserite nel paesaggio e attraverso un sentiero è possibile incontrare il Gatto e la Volpe, la Fata turchina, il Pescecane o ancora immergersi nel Paese dei Balocchi.
Gli scenari del libro di Collodi prendono forma creando un parco divertimenti adatto ai bambini ma non solo, ci sono il grande gioco dell’oca a grandezza naturale, il sentiero dei bisbigli con suggestive sensazioni sonore e le giostre d’epoca.
In più, nel Parco di Pinocchio si trova il Museo che ospita costumi, scenografie e mostre d’arte dedicate al celebre burattino.
I più piccoli rimangono affascinati dal carrozzone di Mangiafuoco, la carrozza della Fata turchina e il teatrino meccanico animato.
Per i più avventurosi c’è poi un percorso avventura dedicato a bambini fino a 12 anni che ruota intorno alle rive del fiume Pescia: qui si ci si può arrampicare tra ponti tibetani, casette sull’albero e tronchi.
Il Parco di Pinocchio è gestito dalla Fondazione Nazionale Carlo Collodi, che è anche la proprietaria mentre l'idea originale e la creazione iniziale vengono dal Comitato per un Monumento a Pinocchio, formato negli anni '50 da un gruppo di cittadini locali con il sostegno del Comune di Pescia.
Oltre alle attività più ludiche all’interno nel Parco di Pinocchio è possibile partecipare a laboratori didattici e spettacoli con cantastorie e burattini; alla Biblioteca virtuale di Pinocchio si possono, invece, scoprire le tante traduzioni delle sue avventure.
La lettura, l’arte e il gioco si fondono alla perfezione con la fantasia, per questo il parco è tra i più visitati e dalla sua apertura ha raggiunto i 7milioni di visitatori provenienti da tutto il mondo.
Il Parco di Pinocchio ha avuto anche il merito di aver fatto conoscere le avventure del burattino proprio a tutti, al di là della letteratura. Infatti, oggi centinaia di scultori, pittori e designer lavorano per arricchire di opere d’arte il parco.
Fonte: greenme.it
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